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	<title>urbanohumano &#187; Urbanistica</title>
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	<description>Sentient City, P2P Urbanism, Commons, Open Government, Social Innovation, Politic</description>
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		<title>Nuovi strumenti e metodi innovativi per la Pianificazione Partecipata.</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 15:42:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo esattamente 5 anni, oggi voglio rispolverare i documenti relazionati con la mia tesi di laurea intitolata &#8220;Nuovi strumenti e metodi innovativi per la Pianificazione Partecipata. Il caso di un piano intercomunale nel bacino nord del fiume Jarama (Madrid)&#8221; con la quale ho ottenuto la Laurea in Architettura il 16 maggio 2006 presso la Facoltá [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/05/titolo_tesi.png" alt="" title="titolo_tesi" width="545" height="132" class="alignnone size-full wp-image-1088" /><br />
Dopo esattamente<strong> 5 anni,</strong> oggi voglio rispolverare i documenti relazionati con la mia tesi di laurea intitolata <strong><em>&#8220;Nuovi strumenti e metodi innovativi per la Pianificazione Partecipata. Il caso di un piano intercomunale nel bacino nord del fiume Jarama (Madrid)&#8221;</em></strong> con la quale ho ottenuto la Laurea in Architettura il <strong>16 maggio 2006</strong> presso la Facoltá di Architettura &#8220;L. Quaroni&#8221; della Università La Sapienza di Roma.</p>
<p>Sono passati invece <strong>4 anni</strong> dalla cerimonia di premiazione del 17 maggio 2007 del <strong>&#8220;Premio Tesi 2007&#8243;</strong> promosso da <strong>BIC Lazio SpA</strong>, nella quale questa tesi fu premiata.<br />
Il Premio Tesi BIC Lazio viene concesso ai progetti che hanno individuato nuovi prodotti e processi produttivi, prospettando nuove soluzioni tecnologiche ed interventi sul mercato. Tra i criteri di valutazione dei lavori: il livello di studio e approfondimento; la capacità di elaborazione progettuale, con particolare riferimento ai risultati economici; il grado di trasferibilità sul mercato del servizio/tecnologia/prodotto oggetto dello studio.</p>
<p>Di seguito pubblico il testo che ho presentado come sintesi della tesi, necessario per poter partecipare al concorso:<span id="more-1079"></span></p>
<h2><strong>Nuovi strumenti e metodi innovativi per la Pianificazione Partecipata.</strong><br />
<strong> Il caso di un piano intercomunale nel bacino nord del fiume Jarama (Madrid)</strong></h2>
<h3><strong>Premessa</strong></h3>
<p>Da più di due anni mi interesso a temi relazionati con la Partecipazione Pubblica e mi occupo dell&#8217; organizzazione di workshop di progettazione partecipata come membro dell&#8217;associazione Laboratorio Urbano di Madrid. Da molto più tempo invece, sono un appassionato delle nuove tecniche di informazione e comunicazione (Internet).</p>
<p>Al momento di definire un argomento di tesi é stato per me facile dirigermi verso un tema che potesse riguardare questi due grandi mondi; mentre più difficile è stato definire un preciso ambito di studio.</p>
<p>Il primo grande problema è stato delimitare di che tipo di partecipazione mi sarei occupato e subito dopo definire un preciso obiettivo di ricerca. Fin dal principio mi rendevo conto dell&#8217;enorme potenzialità offerta dagli odierni strumenti di comunicazione come appoggio ai processi di progettazione partecipata, però non mi era del tutto chiaro in che modo e in che misura ciò potesse concretarsi. Da qui nasce il chiaro obiettivo di lavorare alla proposta di un modello semplificato di Pianificazione Partecipata, descriverne le fasi e le dinamiche più importanti, quindi ricercare e descrivere come usare strumenti e tecniche di comunicazione esistenti ed eventualmente proporne di nuovi. Per evitare di rimanere troppo nel teorico ho voluto presentare il tutto applicandolo ad un preciso caso di studio, in modo da avere un esempio chiaro delle diverse fasi descritte nel modello ed di come si potrebbero usare gli strumenti proposti.</p>
<h3><strong>1. Presentazione</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425194423-3df14e50f78d470d8ea5f9ed705e6d36&amp;docName=pianificazione-partecipata-1&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%201%2F10&amp;et=1305473151687&amp;er=21" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425194423-3df14e50f78d470d8ea5f9ed705e6d36&amp;docName=pianificazione-partecipata-1&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%201%2F10&amp;et=1305473151687&amp;er=21" /></object></p>
<p>Utilizzare la Partecipazione Pubblica nella gestione del territorio comporta un&#8217;importante evoluzione della società. Il ruolo del cittadino cambia, l’amministrazione pubblica diventa più trasparente; nei cittadini cresce il sentimento di appartenenza ad una comunità.</p>
<p>La gestione degli interessi comuni smette di essere delegata e diventa, almeno in parte, diretta ed accessibile a tutti. Si sviluppa un processo di “appropriazione” che rende tutti i cittadini consapevoli delle risorse della propria comunità, e quindi delle strategie amministrative adottate. Si moltiplicano le probabilità di esito di azioni, progetti e strategie di gestione, proprio perché assimilate, comprese e volute dagli stessi cittadini.</p>
<p>Tuttavia ancora troppo spesso, nella disciplina urbanistica, si guarda con diffidenza alla partecipazione dei cittadini nello sviluppo di un piano, ad un processo di consultazione dei cittadini e nel migliore dei casi ad un conseguente processo di informazione. Solo in questi ultimi anni, all&#8217;interno del dibattito urbanistico si sta cominciado a parlare seriamente del tema della partecipazione dei cittadini nei processi di gestione e trasformazione del territorio.</p>
<p>Si considera necessario individuare e promuovere un alternativo approccio progettuale e comunicativo, attraverso una pianificazione partecipata e condivisa, che preveda la collaborazione dei cittadini alla costruzione di politiche di programmazione e gestione del territorio.</p>
<p>Con questa tesi ho voluto inserirmi all&#8217;interno di questo nuovo dibattito, lavorando ad una proposta di un modello (uno schema) di pianificazione basato sulla partecipazione dei cittadini. Per essere il più concreto possibile vi ho affiancato la presentazione di nuovi strumenti, che a mio avviso consentirebbero un notevole miglioramento di tali processi.</p>
<p>Due di questi sono il risultato di due progetti su cui continuo a lavorare tuttora: “wikimap” e “Wikicity”, entrambi basati sulle nuove tecnologie di comunicazione e informazione.</p>
<p>Come caso di studio ho lavorato alla redazione di un piano intercomunale del bacino nord del fiume Jarama, nell&#8217;area metropolitana di Madrid che era stato già l&#8217;oggetto del mio laboratorio di Sintesi.</p>
<h3><strong>2. Obiettivi</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425202335-0810f8f669004a8fb627ed006a8aff0a&amp;docName=partecippianificazione-partecipata-4&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%204%2F10&amp;et=1305473381688&amp;er=78" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425202335-0810f8f669004a8fb627ed006a8aff0a&amp;docName=partecippianificazione-partecipata-4&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%204%2F10&amp;et=1305473381688&amp;er=78" /></object></p>
<p>Con questo lavoro comincio una riflessione sulle possibilità di sviluppo di un nuovo modello di Progettazione Partecipata, rivolgendo una particolare attenzione alle enormi potenzialità che ci offrono le nuove tecnologie informatiche e telematiche.</p>
<p>Tali strumenti permettono una enorme facilità di comunicazione interattiva e una straordinaria garanzia di trasparenza. Due concetti che stanno alla base di un qualsiasi processo di progettazione partecipata.</p>
<p>Nell&#8217;attuale fase storica in cui gli abitanti hanno sempre meno “relazioni” con il proprio territorio, mi propongo di illustrare alcune possibilità di innovazione nella metodologia di sviluppo del progetto partecipativo. Un modello integrato che permetta la collaborazione di molti soggetti (abitanti, utenti, soggetti locali organizzati, soggetti istituzionali, operatori privati) attraverso i nuovi strumenti di informazione e partecipazione diretta dei cittadini, capace ampliare le possibilità di successo di un progetto e uscire dalla logica degli interventi settoriali.</p>
<h3><strong>3. Metodo</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234439-57353f26b6b044e5ac2ceb2976d8c8cb&amp;docName=pianificazione-partecipata-7&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%207%2F10&amp;et=1305473948399&amp;er=83" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234439-57353f26b6b044e5ac2ceb2976d8c8cb&amp;docName=pianificazione-partecipata-7&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%207%2F10&amp;et=1305473948399&amp;er=83" /></object></p>
<p>Da circa due anni collaboro come membro dell&#8217;associazione Laboratorio Urbano a diversi progetti di progettazione partecipata, sperimentando diverse metodologie e strumenti.</p>
<p>Utilizzando l’esperienza acquisita come “base sperimentale” presenterò una proposta progettuale basata su di un modello integrato, in cui diverse metodologie e strumenti interagiscono in modo organico. In modo particolare mi centrerò sull’ integrazione delle nuove tecnologie informatiche e di informazione con i più tradizionali modelli di partecipazione.</p>
<p>La tesi si può dividere in due parti, una parte teorica (la definizone del modello) ed una progettuale (applicazione del modello: vedi le tavole allegate).</p>
<p>Con la prima presenterò una proposta per un nuovo modello di Progettazione Partecipata, che utilizzi in modo piú innovativo le nuove tecnologie di informazione e comunicazione. Con la seconda svilupperò un progetto territoriale seguendo le linee teoriche tracciate nella prima e basato sulla esperienza acquisita sul campo.</p>
<h3><strong>4. Caso di Studio</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425195613-e0a4adcfe41246478fccababcdf525b5&amp;docName=pianificazione-partecipata-2&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%202%2F10&amp;et=1305473235678&amp;er=82" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425195613-e0a4adcfe41246478fccababcdf525b5&amp;docName=pianificazione-partecipata-2&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%202%2F10&amp;et=1305473235678&amp;er=82" /></object></p>
<p>Il caso di studio sarà il bacino nord del fiume Jarama nell’area metropolitana di Madrid, costituito dai comuni Talamanca del Jarama, Valdetorres del Jarama y Fuente el Saz del Jarama.</p>
<p>Lo sviluppo di un processo partecipativo può essere visto come il miglior modo per cercare di avvicinare i cittadini di tre paesi. Il progetto riguarda un’area molto vasta alla quale si vuole dare un carattere ed una identità più forte, capace di evitare l’attrazione fatale della vicina metropoli:Madrid.</p>
<p>Il punto di forza è probabilmente la qualità paesaggistica e il bacino del fiume Jarama. Tale carattere può essere valorizzato solo se si attua una politica intercomunale. Da qui l’esigenza di elaborare un piano intercomunale.</p>
<p>Vista la separazione sociale e culturale esistente tra i tre paesini, la scelta di usare lo strumento partecipativo è in questo caso particolarmente appropriata. Il contatto diretto tra gli abitanti dei tre paesi propria di una dinamica partecipativa, costituisce una qualità aggiunta e facilita enormemente la successiva fase di attuazione del progetto.</p>
<h3><strong>5. Il modello</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425200625-ad631cbfeaa34088b79a807255d99bdf&amp;docName=lamina3&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%203%2F10&amp;et=1305473311456&amp;er=14" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425200625-ad631cbfeaa34088b79a807255d99bdf&amp;docName=lamina3&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%203%2F10&amp;et=1305473311456&amp;er=14" /></object></p>
<p><strong>5.1 Il modello classico</strong></p>
<p>Il modello classico che accompagna la disciplina Urbanistica fin dalla sua nascita puó essere semplificato in tre gradi fasi consecutive: analisi, sviluppo e attuazione.</p>
<p>Questo modello contempla un contatto diretto con i cittadini, quasi eclusivamente nella prima fase. Inoltre questo contatto si limita ad essere solo una buona fonte di informazione, peró in nessun caso arriva ad ad attribuire ai cittadini un qualsiasi ruolo attivo, seppur minimo alla definizione della proposte (vale a dire partecipare alla fase successiva).</p>
<p>Anche nei casi più recenti, quando si vuole dare importanza all&#8217;implicazione dei cittadini nel processo di pianificazione, in realtá ci si limita ad un miglioramento dell&#8217;informazione pubblica del progetto in corso.</p>
<p>Secondo il prof. Riccardo Wallach il rapporto dell&#8217;urbanista con i cittadini può essere molto più interessante, però questo può avvenire solo qualora si verificasse in modo continuo e non limitado alla fase di analisi. Wallach propone l&#8217;istituzione di un “urbanista di base”, una sorta di tecnico al servizio dei cittadini, capace di monitorare quotidianamente problemi, proposte e desideri dei cittadini relativi all&#8217;intorno urbano in cui vivono.</p>
<p><strong>5.2 Monitoraggio</strong></p>
<p>E&#8217; da questa originale idea che parte la mia riflessione per la proposta di un nuovo modello.</p>
<p>Associando l&#8217;idea del professor Wallach ad un modello di pianificazione, il risultato automatico è la definizione di una nuova fase trasversale a tutto il processo: il monitoraggio.</p>
<p>La Partecipazione dei cittadini, é qualcosa di molto complesso, non si può considerare come un semplice elemento in più da aggiungere a ciascuna delle tre fasi del modello classico. La Partecipazione é qualcosa di continuo, che dura nel tempo, che si costruisce poco a poco, con un ritmo molto più lento di quello della redazione di un piano e proprio per questo motivo necessita di un processo continuo (quindi una fase trasversale), sulla quale possa appoggiarsi un processo di pianificazione partecipata.</p>
<p>A questo punto mi sembra opportuno chiarire che quando parlo di Pianificazione Partecipata, in realtá non sto parlando di Partecipazione che come ho spiegato é qualcosa di molto complesso e necessita di tutta una struttura politica di appoggio. Quindi ci tengo a chiarire che questo lavoro non é uno studio sulla Partecipazione, ma su un modello di</p>
<p>Pianificazione basato sulla Partecipazione. Sembra un dettaglio ma sono assolutamente convinto che é importantissimo fare questa precisazione.</p>
<p><strong>5.3 Immaginario collettivo</strong></p>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234015-d6e1a0d595d140c586326a2ac169eccb&amp;docName=pianificazione-partecipata-6&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%206%2F10&amp;et=1305473843335&amp;er=70" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234015-d6e1a0d595d140c586326a2ac169eccb&amp;docName=pianificazione-partecipata-6&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%206%2F10&amp;et=1305473843335&amp;er=70" /></object></p>
<p>Ritornando al modello, una volta riconosciuta l&#8217;importanza di un processo di monitoraggio rimane da definire in che modo tale processo, continuo, possa comunicare con un modello di pianificazione, che é necessariamente costituito da fasi cronologicamente successive.</p>
<p>La risposta potrebbe essere l&#8217;introduzione di una fase che entri nello schema di successione cronologica del processo di pianificazione e che permetta una &#8220;comunicazione&#8221; tra i due processi.</p>
<p>Questa fase di comunicazione tra monitoraggio e pianificazione è probabilmente l&#8217;elemento più difficile da definire nell&#8217;ambito del modello che propongo. D&#8217;altro canto é qui che introduco alcune delle maggiori innovazioni al modello classico, proponendo nuove dinamiche di partecipazione ed sviluppandone gli strumenti adeguati.</p>
<p>L&#8217;anello di congiunzione tra Partecipazione e Pianificazione potrebbe essere una fase che abbia come obiettivo la definizione e quindi la riconoscibilità di un immaginario collettivo, riferito alla propria comunità, la propria città o in generale al tema oggetto del piano. La fase sarebbe costituita da una serie di dinamiche volte a definire una immagine di partenza condivisa dai cittadini. Un modo per definire l&#8217;idea che gli abitanti hanno dei luoghi in cui vivono.</p>
<p>In questo caso le idee di tutti si uniscono per definire un idea collettiva associata alla propria comunità.</p>
<p>Si tratta di rendere visibile, e quindi condividere (nel senso di conoscere) i temi di maggiore interesse per la comunità, riconoscere su quali c&#8217;è accordo e su quali c&#8217;è disaccordo arrivando alla rappresentazione di quell&#8217;immaginario collettivo che é fondamentale per poter passare ad una fase di partecipazione basata sulla “negoziazione creativa”, che per funzionare ha bisogno che ognuno conosca cosa pensano tutti gli altri.</p>
<p>Il problema maggiore é costituito dalla sintesi di questa immagine condivisa. E&#8217; facile intuire come la scelta del metodo é determinante per la definizione del risultato finale. Vale a dire che il metodo condiziona fortemente i risultati. Per risolvere questo problema sto lavorando allo sviluppo di uno strumento informatico capace di realizzare una sintesi &#8220;oggettiva&#8221; e soprattutto di rappresentarla in modo che sia facilmente comprensibile, che ho chiamato &#8220;Wikicity&#8221;. A questo si può aggiungere il simulatore di scenari &#8220;The Time Machine&#8221; sviluppato dal LaMP (Laboratorio di Analisi e Modelli per la Pianificazione), che però é meno intuitivo e necessita di una importante mediazione da parte dei tecnici, cosa che invece non succede con wikicity..</p>
<p>A tale immagine, che in qualche modo si costruisce in modo &#8220;automatico&#8221; come il risultato di una determinata dinamica si può associare l&#8217;analisi più professionale di un urbanista. In questo caso però mi riferisco ad un&#8217;analisi per niente convenzionale e totalmente innovativa, perché basata sulla partecipazione dei cittadini. Anche in questo caso propongo l&#8217;uso di uno strumento sul cui sviluppo sto lavorando personalmente: &#8220;wikimap&#8221;. Questo strumento permette ai cittadini di intervenire direttamente su una cartina digitale della propria città, apportando nuove informazioni (testo, video, audio, immagine). Nella fase Immaginario collettivo, un urbanista (che potrebbe benissimo essere l&#8217;urbanista di base di cui parla il prof. Wallach) potrebbe realizzare una analisi sintetica dei temi apportanti sulla cartina dinamica.</p>
<p>Con questa fase i tecnici (urbanisti) potranno &#8220;misurare&#8221;  la coscienza di città che hanno i cittadini e quindi organizzare le seguenti fasi nel modo più adeguado.</p>
<p><strong>5.4 Analisi</strong></p>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425233213-9099871d2149453fa00aa0f7a82f5a0f&amp;docName=pianificazione-partecipata-5&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%205%2F10&amp;et=1305473445940&amp;er=89" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425233213-9099871d2149453fa00aa0f7a82f5a0f&amp;docName=pianificazione-partecipata-5&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%205%2F10&amp;et=1305473445940&amp;er=89" /></object></p>
<p>La partecipazione e l’azione diretta dei cittadini comincia in questa fase. Attraverso l’uso di tecniche come il “Planning for Real” e dei workshop EASW si comincia a “giocare” con modellini e piani della zona. I cittadini cominciano a raccontarci il proprio paese, com’è e come lo vorrebbero.</p>
<p>In questo caso non é importante cercare l&#8217;accordo dei partecipanti, quindi non si ricerca una unica immagine da condividere. Si tratta di spingere tutti i partecipanti a fare la propria analisi, fare in modo che saltino fuori le idee e i commenti di tutti. Il risultato é un collage enorme di idee e commenti (anche contrastanti) che garantiscono che niente e nessuno sia stato trascurato.</p>
<p>I tecnici realizzeranno la loro analisi complementare a quella degli abitanti. Nella fase di progetto ci si servirà di entrambe le analisi.</p>
<p><strong>5.5 Sviluppo</strong></p>
<p>In questa fase è necessario cominciare con i primi passi di negoziazione. Si sceglieranno i temi sui quali lavorare. La scelta dei temi dipende chiaramente dalla differente importanza che ognuno gli attribuisce.</p>
<p>La impossibilità di usare una scala oggettiva dovrà spingere i cittadini ad uno sforzo di negoziazione. In questa fase si userà la procedura denominata “Open Space Tecnology”. I tecnici dovranno fare la stessa cosa utilizzando però uno strumento un poco più complesso che permetterà di definire uno scenario possibile a seguito dei temi e soluzioni proposti. In questo caso userebbero un Simulatore di Scenari che permette la &#8220;rappresentazione&#8221; di uno scenario futuro.</p>
<p>Naturalmente come per il wikicity anche qui stiamo parlando di una rappresentazione schematica e simbolica, che serve solo a visualizzare scelte e risultati possibili.</p>
<p><strong>5.6 Attuazione</strong></p>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425235114-672168c9c1db47869458d23f4e3d2d16&amp;docName=pianificazione-partecipata-9&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%209%2F10&amp;et=1305473695964&amp;er=7" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425235114-672168c9c1db47869458d23f4e3d2d16&amp;docName=pianificazione-partecipata-9&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%209%2F10&amp;et=1305473695964&amp;er=7" /></object></p>
<p>Un sicuro vantaggio della progettazione partecipata è data da una maggiore probabilità di successo della fase di attuazione del piano. I cittadini hanno partecipato attivamente, hanno dibattito e sicuramente anche coloro che non hanno partecipato attivamente hanno avuto modo di conoscere cosa si stava facendo, attraverso pubblicazioni e sito web o semplicemente discutendo con coloro che hanno partecipato.</p>
<p>C’è da aggiungere che l’uso di internet e di strumenti come il wikimap possono migliorare molto la fase di attuazione perché amplificano le capacità di monitoraggio degli stessi cittadini. Il loro “compito” passerà dal semplice protestare al presentare con uno strumento pubblico delle riflessioni e proposte.</p>
<p>Queste possono essere condivise in tempo reale da altri cittadini e cosi implicare un cambio del piano anche all’ultimo momento.</p>
<h3>6. Strumenti e tecniche</h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425235452-cb431186b5704e8a9875cd7eaa929248&amp;docName=pianificazione-partecipata-10&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%2010%2F10&amp;et=1305473745485&amp;er=13" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425235452-cb431186b5704e8a9875cd7eaa929248&amp;docName=pianificazione-partecipata-10&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%2010%2F10&amp;et=1305473745485&amp;er=13" /></object></p>
<p><strong>6.1 Strumenti sviluppati personalmente</strong></p>
<p><strong>6.11 Wikimap &#8211; Mappa digitale interattiva</strong></p>
<p>Wikimap è una mappa digitale dove, i pensieri, i suoni, le storie e i paesaggi percepiti dagli abitanti completano la rappresentazione di strade, edifici e piazze di una città (un paese, un quartiere, una cittadina).</p>
<p>Si presenta come uno spazio multimediale, flessibile ed espandibile, in grado di di far riscoprire e quindi rappresentare la memoria storica di una comunità; di fortificare direttamente o indirettamente la partecipazione dei cittadini alla vita sociale e culturale del proprio quartiere (o città).</p>
<p>Può considerarsi come un nuovo tipo di spazio pubblico in cui gli utenti-cittadini possono incontrarsi, conoscersi, condividere idee e storie; un punto di incontro in cui possono fortificarsi o incluso nascere nuove reti di collaborazione tra gruppi, collettivi, associazioni e cittadini, tutti aventi una importante caratteristica in comune: vivere nello stesso quartiere o città.</p>
<p>Non si tratta di una alternativa ai classici spazi pubblici della città, ma piuttosto di una specie di “anticamera” di questi utlimi, un “luogo” in cui gli utenti-cittadini possono conoscersi e dialogare, conservando la distanza e l&#8217;anonimato con cui si sentono più comodi.</p>
<p>Leggendo le riflessioni, le storie, le idee e le passioni che i propri vicini hanno aggiunto sulla mappa li rende persone più prossime e meno sconosciute, e sicuramente aumenta la possibilità che si ritrovino negli spazi di incontro del proprio quartiere, per una semplice chiacchierata o anche per mettere in marcia un progetto condiviso prima su internet.</p>
<p>Il funzionamento è molto semplice: si tratta di una mappa digitale interattiva, consultabile in Internet, che permette ai propri visitanti, di aggiungere contenuti multimediali associati ad un punto esatto della mappa. I contenuti aggiunti modificheranno in parte la visualizzazione della mappa e saranno visibili a tutti coloro che successivamente la consultino in internet.</p>
<p>La sua semplicità d&#8217;uso nasconde un&#8217;enorme possibilità di sviluppo. Gli utenti/cittadini che poco a poco aggiungeranno documenti multimediali relazionati con la strada in cui vivono, lavorano o che semplicemente conoscono, raccontando storie e lasciando opinioni su di essa, oppure semplicemente descrivendo i propri interessi, le passioni, i desideri, preferenze e speranze, contribuiranno a dar alla mappa un carattere ed una qualità rappresentanti la vita quotidiana della città.</p>
<p>Il wikimap potrebbe convertirsi in una “finestra aperta” sulla città. Una finestra che permetterebbe all’utente/cittadino, vedere come vive la città e allo stesso tempo intervenire su di essa, attraverso la rappresentazione digitale.</p>
<p>Ci mostrerebbei i punti della città più attivi, quelli con più attività culturali e quelli dove sono più sviluppate le relazioni sociali tra i vicinii di uno stesso quartiere.</p>
<p>Chiunque consulti questa mappa (in particolar modo un urbanista) potrà rendersi conto delle qualità che caratterizzano ognuna delle differenti zone della città, scoprire le preoccupazioni, le aspirazioni e i problemi che differenziano i quartieri, avere quindi una visione molto più realistica della città, grazie ad una rappresentazione dinamica e collettiva costruita dagli stessi abitanti.</p>
<p>Wikimap si sviluppa seguendo un nuovo modo di intendere internet (chiamato internet 2.0), caratterizzato soprattuo dal protagonismo attrubuito agli utenti che smettono di essere semplici recettori e si convertono in veri attori e autori. I siti web sviluppati secondo questa filosfia sono costituiti infatti da contenuti apportati dai suoi stessi visitatori.</p>
<p>Fino ad oggi, internet si è sviluppato soprattutto grazie alla sua capacità di avvicinare persone lontane e per il suo carattere anonimo. Adesso con il wikimap si prova a dargli un senso e una funzione esattamente contraria.</p>
<p>Wikimap potrebbe rappresentare un valido strumento per sperimentare un nuovo modo di relazionare spazio fisico e spazio virtuale e per dare la possibilità di essere meno anonimi agli utenti che lo desiderino.</p>
<p>Pretende sviluppare processi grazie ai quali la “rete” si trasformi in catalizzatore e propiziatore di relazioni sociali che ci permettano di conoscere meglio i nostri vicini, e quindi fortificare la comunità e il sentimento di appartenza alla stessa.</p>
<p>Tale strumento ha tutte le potenzialità per diventare la piattaforma ideale per la interazione tra tecnici e cittadini (e forse anche dei politici).</p>
<p><strong>6.12 Wikicity</strong></p>
<p>Lo sviluppo di questo strumento é uno dei risultati più importanti di questo lavoro. Durante la definizione del modello mi sono reso conto della necessità di inserire una nuova fase nel processo partecipativo. Una fase dedicata alla definizione e rappresentazione dell&#8217;immaginario collettivo che hanno i città cittadini del proprio territorio.</p>
<p>Il suo compito é quello di garantire la massima &#8220;obiettività&#8221; e trasparenza del processo oltre a fornire una rappresentazione sintetica dei risultati, una rappresentazione facilmente comprensibile e che tenga in conto l&#8217;opinione di tutti coloro che partecipano.</p>
<p>Si può definire come uno strumento utile a definire l&#8217;immaginario collettivo che gli abitanti hanno della propria città e in un certo senso misurare la coscienza di città che i cittadini hanno.</p>
<p>Lo strumento è totalmente interattivo; tutti i suoi contenuti sono apportati  dai  suoi stessi utenti. La struttura è molto semplice, centrata prevalentemente sul carattere concettuale, sociale e culturale della partecipazione degli utenti-cittadini, le cui riflessioni sono messe in relazione tra loro e rappresentate in una forma intuitiva.</p>
<p>La dinamica è molto semplice. Il sistema chiede all&#8217;utente una descrizione della città (o del tema del progetto) attraverso delle parole chiave. In un secondo momento gli chiederà di associare le stesse parole con una relazione positiva o negativa. Poi se l&#8217;utente vuole essere più preciso, può definire l&#8217;intensità di relazione con un numero da 1 a 10, negativo o positivo.</p>
<p>Per esempio l&#8217;utente utilizza la parola “parchi” e vuole associarla alla parola “inquinamento”; in questo caso se pensa che i parchi riducono l&#8217;inquinamento metterà una relazione negativa.</p>
<p>Come risultato avremo una città ideale basata nelle valutazioni (positive o negative) dei diversi fattori (parole) che i cittadini (utenti) associano alla città. Con il tempo si crea una cartografia che rappresenta in modo strutturato  i legami semantici esistenti tra le parole che definiscono una città.</p>
<p>Ogni parola sarà associata a un quadrato con dimensione proporzionale al numero di volte che gli utenti l&#8217;hanno usata. I quadrati avranno dei legami di relazione con caratteristiche e dimensioni diverse dipendenti dalla intensità e dal segno medi definite dagli utenti.</p>
<p>Questa è una rappresentazione elemetare che non vuole essere una rappresentazione diretta, ma piuttosto schematica.</p>
<h3>6.2 Strumenti di interesse già esistenti</h3>
<p><strong>6.21Simulatore di Scenari</strong></p>
<p>Abbiamo visto che uno degli obiettivi fondamentali per una buona riuscita di un processo di pianificazione partecipata è riuscire a definire innanzitutto l&#8217;immaginario collettivo che gli abitanti hanno rispetto al proprio territorio. I “simulatori di scenari” sono gli strumenti più adatti alla definizione e rappresentazione della struttura e delle relazioni che definiscono tale immaginario.</p>
<p>Una volta costruito un immaginario collettivo (scenario) della situazione presente si può passare alla “costruzione” di uno scenario futuro (cioè un piano). Naturalmente parliamo solo di schemi e relazioni che però possono essere preziosi per definire le linee guida di un qualsiasi piano.</p>
<p>Tra i vari progetti sviluppati in diversi paesi e settori, considero molto interessante il simulatore denominato: “The Time Machine” proposto dal LaMP (Laboratorio di Analisi e Modelli per la Pianificazione).</p>
<p>La Macchina del Tempo è un software per la costruzione degli scenari basata sulla cross-impact analysis.</p>
<p>Gli scenari sono ottenuti attraverso l’interazione di diversi insiemi di entità attivabili in modi personalizzabili, i quali si influenzano a vicenda, e danno luogo ad uno scenario finale.</p>
<p>L’ipotesi di lavoro alla base del modello è l’idea che sia possibile “modellizzare” un sistema ed i suoi possibili sviluppi/scenari attraverso una serie di eventi che lo rappresentano.</p>
<p>In altre parole, il sistema viene definito come un ventaglio di scenari “in potenziale” attraverso una serie di eventi possibili.</p>
<p>Lo strumento si è rivelato particolarmente utile per l’attivazione di discussioni e per processi di costruzione del consenso.</p>
<p>Questo è un ulteriore argomento a favore dell’utilità di questa tecnica per la previsione del futuro: dato che normalmente abbiamo a che fare con sistemi la cui evoluzione dipende dalle azione di diversi soggetti, una tecnica che permetta di rilevare o anche influenzare il “movente” di azione umana, ovvero le visioni del mondo, la percezione delle situazioni, le aspettative sui comportamenti altrui e così via, merita un certo rispetto. Questo è particolarmente vero se i partecipanti alla “costruzione” della “simulazione di uno scenario” sono gli attori stessi, gli agenti dal “mondo reale”.</p>
<p><strong>6.22 Open Space Technology (OST)</strong></p>
<p>L’Open Space Technology (OST) è stato creato nella metà degli anni ’80 da un esperto americano di scienza delle organizzazioni, Harrison Owen, che realizzò che le persone che partecipavano alle sue conferenze apprezzavano più di ogni altra cosa i coffee break.</p>
<p>I seminari organizzati secondo la metodologia OST non hanno relatori invitati a parlare, programmi predefiniti, o espedienti organizzativi. Al contrario i partecipanti, seduti in un ampio cerchio, apprendono nell’arco della prima mezz’ora come faranno per creare la propria conferenza. Chiunque intende proporre un tema per il quale prova sincero interesse, si alza in piedi e lo annuncia al gruppo, e così facendo assume la responsabilità di seguire la discussione e di scriverne il resoconto. Quando tutti gli intenzionati hanno proposto i propri temi, viene dato avvio alla prima sessione di lavoro e si comincia. Alla fine della giornata sarà distribuito ai partecipanti il resoconto di tutte le discussioni svolte.</p>
<p><strong>6.23 Planning for real</strong></p>
<p>Planning for Real è un metodo di progettazione partecipata, sviluppato a partire dagli anni &#8217;60-&#8217;70 dalla Education for Neighborhood Change dell&#8217;Università di Nottingham e registrato dalla Neighborhood Initiatives Foundation (NIF), un&#8217;organizzazione no-profit fondata nel 1988 da Tony Gibson con sede a Telford in Inghilterra.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è quello di individuare bisogni e opzioni di intervento su uno specifico contesto territoriale a partire dall&#8217;esperienza della comunità locale, individuata come il soggetto che possiede la migliore conoscenza dei problemi del proprio territorio.</p>
<p>In questo senso Planning for Real nasce come tecnica alternativa alla discussione pubblica e ad altri metodi che tendono a favorire la partecipazione delle persone più abituate o più preparate a sostenerli, consentendo invece ad ogni partecipante di esprimere le proprie idee e le proprie opinioni liberamente e in modo anonimo.</p>
<p>Il punto di partenza è sempre una rappresentazione dell&#8217;area d&#8217;intervento attraverso un modello tridimensionale, il cui scopo è quello di aiutare gli abitanti a identificare ogni elemento del proprio quartiere e a individuare più facilmente su di esso le opere migliorative che ritengono necessarie.</p>
<p>Ogni persona è chiamata a posizionare sul plastico apposite carte-opzione, ciascuna delle quali indica un intervento migliorativo. Lo staff tecnico al termine delle giornata deve aver rilevato le preferenze espresse, per ciascun luogo rappresentato nel plastico, rilevando in questo modo anche la presenza inevitabile di opzioni conflittuali.</p>
<p><strong>6.24 EASW</strong></p>
<p>La metodologia EASW è promossa dalla Commissione Europea come strumento efficace per facilitare il dialogo e la partecipazione sociale in programmi come Agenda 21, Urban, programmi per lo sviluppo locale sostenibile e piani sociali di zona. Con EASW si gestiscono laboratori con un numero di partecipanti compreso tra 20 e 40 persone. Il lavoro è strutturato in due fasi: lo sviluppo di visioni, dove i partecipanti creano uno scenario futuro condiviso. La proposta di idee, dove si formulano idee progetto che possano contribuire da oggi alla realizzazione dello scenario futuro condiviso.</p>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234840-ae46368d079b49ed93d5126f6e60cec2&amp;docName=pianificazione-partecipata-8&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%208%2F10&amp;et=1305473604780&amp;er=46" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234840-ae46368d079b49ed93d5126f6e60cec2&amp;docName=pianificazione-partecipata-8&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%208%2F10&amp;et=1305473604780&amp;er=46" /></object></p>
<h3>7. Bibliografia</h3>
<p><strong>7.1 Partecipazione</strong></p>
<p>Arendt H., Vita Activa. La condizione umana, Bompiani, Milano, 2000.<br />
Besio M., &#8220;Riqualificazione ambientale e protagonismo delle comunità locali. Due casi di progettazione Urbanistica partecipata: il recupero di piazza delle vigne a Genova; il recupero del territorio delle cinque terre&#8221;, Paramentro, 211, pp. 18-57, La forza della pianificazione debole, 1995.<br />
Bateson G., Il Ruolo dell&#8217;Umorismo nrlla Comunicazione Umana. &#8220;aut-aut&#8221; n. 282, pp. 4-52, 1997.<br />
De Bono E., Creatività e pensiero laterale, Rizzoli, Milano, 2001.<br />
De Bono E., Io ho ragione, tu hai torto, Sperling e kupfer, Milano, 1991.<br />
Fischer R., Ury W., L&#8217;arte del negoziato, Mondadori, Milano, 1995.<br />
Gambetta D., Le strategie della fiducia, Einaudi, Torino, 1989 .<br />
Gibson T., The Planning for Real Report, Notthingham University, Nottingham, 1981.<br />
Jedlowski P., Stoire comuni: la narrazione nella vita quotidiana, Mondadori, Milano, 2000.<br />
Mantini P., Cenni sulla partecipazione al procedimento amministrativo in materia urbanistica nell&#8217;Europa comunitaria, in Centro Studi Amministrativi della Provincia di Como (acura di),pp. 213-226, Giuffré, Milano, 1994.<br />
Neighbourhood Initiatives Foundation, The do-ers&#8217; guide to &#8220;Planning for Real&#8221;, NIF, Telford, U;K, 1999.<br />
Rinzafri. C., La pianificazione partecipativa: Teorie e tecniche. Un esempio di integrazione di diversi strumenti: GIOCOMO, Tesi di Laurea , IUAV, relatori prof. Edoardo Salzano e prof. Arnaldo Cecchini, Anno Accademico 2002/2003.<br />
Secchi E., Partiti, amministratori e tecnici nella costruzione della politica urbanistica in Italia, Angeli, Milano, 1984<br />
Sclavi M., Arte di ascoltare e mondi possibili, Le Vespe, Milano, 2000<br />
Slavi M., Avventure Urbane. Progettare la città con gli abitanti, Elèuthera, Milano, 2005.<br />
Wallach R., Documento del corso:raccolta degli argomenti delle lezioni, Anno Accademico 2004/2005.</p>
<p><strong>7.2 Pianificazione</strong></p>
<p>Choay F., La regola e il modello. Sulla teoria dell&#8217;architettura e dell&#8217;urbanistica, Roma, Officina, 1986.<br />
Cinà G.&#8221;Aree protette e aree agricole:alcune prospettive di sviluppo integrato&#8221;, Urbanistica Dossier,20,1999.<br />
Cinà G.,&#8221;Pianificazione e sviluppo locale negli ambienti sostenibili&#8221;,Urbanistica Dossier, 20, 1999.<br />
Donadieu P., &#8220;Può l&#8217;agricolura diventare paesistica?&#8221;, Lotus International, 101, pp. 60-71, 1999.<br />
Erba V., &#8220;La dimensione ambientale nella pianificazione territoriale&#8221;, Territorio, 14, 1993.<br />
Nucci C., Geografia Urbana:Le nuove strutture Urbano-Territoriali, Palermo, Università degli Studi, 1974.<br />
Karrer F., &#8220;L&#8217;ambiente nei processi di Pianificazione:Una ipotesi di lavoro&#8221; ,Via, 1, 1987.<br />
Salzano E., &#8220;Dal piano alla Pianificazione, dalla qualità alla qualità&#8221;, CRU &#8211; Critica della Razionalità Urbanistica,3,pp.28-35, 1995.<br />
Wallach R., L&#8217;ambiente costruito storico. La conservazione come trasformazione, Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;, Facoltà di Architettura, DIPTU, Roma, 1997.<br />
Wallach R., Mobilità e spazi urbani. Tipologie &#8211; repertori &#8211; norme, Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;, Facoltà di Architettura, DIPTU, Roma, 2003.<br />
Wallach R., Il bisogno di città. Strumenti e metodi per la costruzione della qualità urbana, Edizioni Kappa,Roma,2005.</p>
<p><strong>7.3 Siti internet</strong></p>
<p>Avventura Urbana &#8211; Associazione di professionisti con l&#8217;obiettivo di promuovere la progettazione partecipata &#8211; <a href="http://www.avventuraurbana.it" target="_blank">www.avventuraurbana.it</a><br />
OHA! BOLZANO &#8211; Progetto di partecipazione realizzato a Bolzano, curato dall&#8217;associazione Avventura Urbana &#8211; <a href="http://www.oha-bz.it" target="_blank">www.oha-bz.it</a><br />
Laboratorio Urbano &#8211; Associazione di prefessionisti architetti ed urbanisti (Madrid) &#8211; <a href="http://www.laboratoriourbano.org" target="_blank">www.laboratoriourbano.org</a><br />
Taller Niños Alcala &#8211; Workshop di progettazione partecipata realizzato da Laboratorio Urbano &#8211; <a href="http://www.urbanohumano.org/alcala.htm" target="_blank">www.urbanohumano.org/alcala.htm</a><br />
Wikimap Madrid &#8211; Progetto di una mappa interattiva realizzato a Madrid (di cui mi sono occupato personalmente) &#8211; <a href="http://www.wikimap.es" target="_blank">www.wikimap.es</a><br />
Demgames &#8211; Progetto britannico di partecipazione attraverso internet &#8211; <a href="http://www.demgames.org" target="_blank">www.demgames.org</a><br />
E-Democracy National project &#8211; Programma britannico per la promozione della partecipazione on-line &#8211; <a href="http://www.e-democracy.gov.uk" target="_blank">www.e-democracy.gov.uk</a><br />
Local e-gov &#8211; Agenzia di promozione della partecipazione locale &#8211; <a href="http://www.localegov.gov.uk" target="_blank">www.localegov.gov.uk</a><br />
AskBristol &#8211; Progetto di partecipazione on-line della città di Bristol &#8211; <a href="http://www.askbristol.com" target="_blank">www.askbristol.com</a><br />
Delib Creatin Understanding &#8211; Impresa che fornisce servizi di appoggio per la partecipazione on-line &#8211; <a href="http://www.delib.co.uk" target="_blank">www.delib.co.uk</a><br />
The Neighbourhood Initiatives Foundation  &#8211; Fondazione dedicata alla promozione della partecipazione &#8211; <a href="http://www.nif.co.uk" target="_blank">www.nif.co.uk</a><br />
Laboratorio di Analisi e Modelli per la Pianificazione &#8211; Laboratorio interuniversitario dedicadto allo sviluppo di modelli  innovativi per la pianificazione &#8211; <a href="http://http://www.lampnet.org/" target="_blank">www.lampnet.org</a></p>
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		<title>strumenti per la competitività delle città: gli urban center</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 12:16:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con il termine urban center si indicano quelle strutture, pubbliche e pubblico-private, che da alcuni anni operano anche in Italia nell’ambito delle politiche urbane. Il loro sviluppo si può ricondurre ai tentativi di rispondere alla generale crisi delle suddette politiche, acuitasi in diversi paesi negli anni ottanta, e a cui si è cercato di rispondere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con il termine urban center si indicano quelle strutture, pubbliche e pubblico-private, che da alcuni anni operano anche in Italia nell’ambito delle politiche urbane. Il loro sviluppo si può ricondurre ai tentativi di rispondere alla generale crisi delle suddette politiche, acuitasi in diversi paesi negli anni ottanta, e a cui si è cercato di rispondere con diversi strumenti, quali i piani strategici ed il partenariato pubblico-privato. Non essendo in vigore nessuna legge nazionale, o regionale, che ne prevede l’istituzione, il quadro complessivo nazionale presenta differenze rilevanti, seppur non sostanziali, tra caso e caso.<span id="more-113"></span><br />
Il dibattito nazionale si è sviluppato significativamente a partire dal 2005(1), grazie al ruolo di enti quali l’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), ma la bibliografia specifica in materia è ancora ridotta e la difficoltà di comprensione dall’esterno permane.<br />
In Italia i primi urban center sono stati creati &#8211; dopo un dibattito quasi ventennale &#8211; verso la fine degli anni novanta, in città di dimensioni medio-grandi, ad opera delle amministrazioni locali, talvolta di concerto con soggetti pubblici e privati: alcuni con l’obiettivo di presentare i progetti urbani, altri allo scopo di permettere una definizione allargata degli stessi. Negli ultimi anni queste strutture si sono diffuse in città di varie dimensioni, sempre più spesso con funzioni documentali, partecipative ed analitiche, allo scopo di accompagnare i nuovi piani urbanistici, strategici e strutturali. Proprio in virtù di questa diffusione, molti operatori e studiosi sentono l’esigenza di costruire un insieme di conoscenze comuni(2), nonché di confrontarsi con quanto viene fatto all’estero. Amministratori pubblici, ricercatori, associazioni ed imprese guardano infatti a questi progetti con crescente interesse. Nel solo biennio 2006/2007 sono stati annunciati una quindicina di progetti in tutta Italia, ma con una generale carenza di dettagli per quanto riguarda gli obiettivi e le scadenze dei singoli centri. Un insieme organizzato di casi, riferimenti ed indicazioni di sviluppo, può quindi costituire uno strumento significativo per tutti i soggetti impegnati o solamente interessati nello strumento urban center, affinché ne conoscano le potenzialità come le necessità gestionali.<br />
La ricerca in questione si è svolta tramite il confronto con gli operatori ed i responsabili, l’analisi delle strutture e dei risultati prodotti, seguendo il dibattito interno e i primi studi comparsi in questi anni. Si è inoltre cercato di combinare l’attenzione per gli aspetti gestionali con quelli operativi, e di individuarne tratti comuni, posto che ogni struttura opera con mission e caratteristiche definite di volta in volta dal contesto, con l’obiettivo generale di rendere le trasformazioni urbane e le città stesse oggetti più comprensibili e meno conflittuali per i soggetti e gli attori interessati.<br />
Uno studio dell’insieme degli interventi ed articoli pubblicati sugli urban center fa emergere un dato poco conosciuto(3): la volontà di costituire centri per innovare le politiche urbane era già presente più di venti anni fa. La proposta di studiare i casi stranieri e di avviare dei progetti anche in Italia viene portata avanti dall’INU a partire dai primi anni ottanta, ma senza immediati riscontri. Attorno alla metà degli anni novanta sembrano esservi maggiori possibilità di riuscita, ma bisognerà aspettare il decennio successivo per vedere l’affermarsi di questo strumento nel nostro paese. Nei primi anni ottanta le amministrazioni di alcune grandi città valutarono, per proposta dell’INU, di dotarsi di case della città, strutture che avrebbero dovuto riprendere il modello dei casi britannici impegnati nell’intervento nell’ambito delle politiche urbane, con una maggior impronta museale, sulla storia della città e temi analoghi. Si tratta di un processo non approfondito ma che può aiutare a interrogarsi sulle generali condizioni del dibattito urbanistico e della pubblica amministrazione. In questa occasione, l’istituto aveva tentato di promuovere la creazione di tali strutture in diverse città italiane, tramite pubblicazioni ed attività di lobbying. Tra i primi anni ottanta e i primi anni novanta, alcuni soci dell’istituto illustrarono le esperienze straniere di riferimento e cercarono di preparare il terreno per l’avvio di un dibattito interno alle amministrazioni locali, intervenendo con articoli, proposte e studi. Nel 1984 l’INU pubblicò un dossier, curato da Giulio Tamburini, sulle esperienze internazionali. Contemporaneamente, diversi esponenti dell’istituto avviarono contatti informali con amministratori e politici, cercando di sollecitarli alla creazione di simili strutture anche nel nostro paese, tramite la presentazione di proposte per i casi specifici e avviando un confronto con gli amministratori locali. Lo sforzo non sortì però gli effetti desiderati.<br />
Se i primi risultati arrivarono alla fine degli anni novanta, in realtà già precedentemente si era delineato un altro progetto per creare dei centri a livello cittadino, e amministratori e tecnici avevano discusso a fondo su come dotarsi di tali strutture allo scopo di avviare pratiche comunicative e partecipative intorno alla pianificazione. La ragione dell’avvio di questo dibattito è da ritrovarsi nella possibilità di finanziamento da parte dell’allora Ministero dei Lavori Pubblici per la creazione di urban center in diverse città italiane (Mangoni, 1996). Il progetto di finanziamento è poi decaduto, ma intanto molte amministrazioni comunali avevano già avviato un confronto interno in questa direzione. A Milano si era proceduto alla valutazione di un progetto grazie all’impegno della locale sezione dell’In/Arch, della Camera di Commercio cittadina e dell’Istituto di Ricerca Sociale (Irs) già dalla fine degli anni ottanta.<br />
Ad osservare quanto accaduto nei quasi vent’anni successivi si possono trovare due elementi di radicale cambiamento, per quanto con risultati discontinui: da una parte l’insieme di riforme sulle funzioni della pubblica amministrazione e dall’altra l’evoluzione della materia urbanistica. Questi due processi hanno permesso che maturassero le condizioni affinché simili strutture potessero essere considerate necessarie e disponessero così del clima adatto per essere ‘accettate’. Molti operatori e studiosi trovano riferimento nella attività di comunicazione pubblica(4), posta come funzione strategica dell’operato della pubblica amministrazione dalle leggi n. 142/1990 e n. 241/1990, e poi codificata ed articolata nella legge n. 150/2000. I nuovi strumenti della prassi urbanistica &#8211; segnati dal superamento dello strumento gerarchico del Prg (come previsto dalla legge n. 1150 del 1942) &#8211; vengono infine presi in carico dalle regioni che, dalla fine degli anni novanta, varano le proprie leggi in materia di governo del territorio. In diversi casi (si guardi ai casi di Emilia-Romagna e Veneto) queste prevedono pratiche di confronto e negoziazione internamente al processo decisionale, il ricorso a strumenti complessi quali i Piani Strategici o Strutturali, e l’allargamento delle tipologie di attori coinvolti. Questo insieme di fattori ha agevolato la ricerca di nuovi strumenti di coordinamento ed informazione quali, appunto, gli urban center. Se si guarda a due delle prime strutture create, Casa della Città di Napoli ed Urban Center Pesaro, si capisce come siano stati decisivi nella definizione del progetto la prospettiva di servizio e l’orientamento all’implementazione del processo decisionale tramite le attività di comunicazione e di partecipazione. Alcuni centri nascono come strumento attuativo o di accompagnamento del Piano Strategico cittadino (Trento, Ravenna, Torino, Venezia), altri sono i centri previsti con queste finalità (Asti, Bolzano e Ferrara).<br />
Attualmente una rassegna completa delle realtà attive a livello internazionale non è disponibile. Incrociando, però, quanto emerge da convegni, risorse on line(5) e studi, i casi si concentrano in paesi europei quali Francia, Olanda, Germania e Gran Bretagna, ed in Australia, Giappone, India e Stati Uniti. Questi urban center si presentano come strutture neutrali &#8211; di volta in volta associazioni, centri di ricerca, fondazioni e padiglioni espositivi &#8211; e nelle realtà britanniche e statunitensi, le funzioni di formazione e di patrocinio rispetto alle politiche urbane sono primarie. Le prime esperienze si registrano in Gran Bretagna e negli Stati Uniti a partire dagli anni sessanta e settanta. Si tratta di strutture generalmente indipendenti e neutrali rispetto ai progetti pubblici e privati, impegnate in attività di formazione e patrocinio rivolte all’insieme degli attori coinvolti nelle politiche urbane. Questo orientamento alla ricerca e al miglioramento delle politiche urbane è comune anche a centri attivi in Giappone quali il Fukuoka Asian Urban Research Center e il Nagoya Urban Institute, e al Urban Design Research Institute (UDRI) di Mumbai.<br />
Quest’ultimo è una fondazione di interesse pubblico che, tramite il contributo di urbanisti, economisti e sociologi, ha il compito di agevolare il dibattito e proposte sulla condizione dell’ambiente costruito della città indiana.<br />
Gli urban center statunitensi sono fortemente caratterizzati da una mission civica, ovvero dall’obiettivo di migliorare l’efficacia delle politiche pubbliche e, nello specifico, di quelle urbane (mobilità, edilizia pubblica, infrastrutture, progetti privati, etc.). Questo si traduce nel tentativo di stimolare il dibattito con mostre, convegni e pubblicazioni e nella volontà di dotare la cittadinanza di strumenti e competenze per incidere nel processo delle trasformazioni urbane. Il loro profilo gestionale li caratterizza come attori neutri rispetto all’amministrazione pubblica, alla politica e alle imprese: sono associazioni, fondazioni e centri studi collegati ad università (si veda il caso del Pratt Center for Community Development – PCCD) creato come organizzazione non-profit dal Pratt Insitute di Brooklyn, a New York.<br />
Altre tipologie di urban center, diffuse omogeneamente tra Europa, America del Nord ed Asia sono strutture maggiormente concentrate sulla documentazione dell’evoluzione delle singole città. Si tratta di fondazioni di carattere pubblico, come di strutture gestite da amministrazioni cittadine, università ed associazioni di architetti e di costruttori. Questi centri combinano il focus principale, quello urbanistico-architettonico, con l’attenzione ai processi sociali ed economici, nel tentativo di restituire la complessità dei fenomeni urbani. Le mostre ed esposizioni, nelle sedi stesse dei centri, sono dedicate a temi quali architettura, i grandi progetti del passato, l’edilizia pubblica, la mobilità e spesso sono assimilabili a mostre di fotografia ed esposizioni multimediali secondo un modello già affermato. Le loro attività comprendono anche l’organizzazione di incontri e seminari (anche su temi di attualità politica e scientifica), la gestione di archivi (pubblicazioni, fotografie ed altri materiali) nell’obiettivo di offrire una ricostruzione dettagliata dei processi che hanno accompagnato lo sviluppo di città spesso peculiari. Tra le attività ‘minori’ ma dal forte valore il Museum of Sydney organizza una serie di passeggiate per la città, le ‘architecture walks’(6), condotte da architetti che guidano residenti, studiosi e visitatori attraverso luoghi e temi della storia urbanistica e sociale della città.<br />
In generale queste strutture sembrano avere lo scopo di documentare l’evoluzione di città, per cui è peculiare o di interesse promuovere una visione consapevole dell’evoluzione del tessuto urbano.</p>
<p>Nota: La versione integrale di questo articolo è pubblicata in <a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.ticonzero.info');" href="http://www.ticonzero.info/">www.ticonzero.info</a></p>
<p><em>Note:</em><br />
1. Cfr Urbanistica Informazioni n. 205, 2005.<br />
2. Cfr. Atti della giornata studio ‘Urban center: realtà a confronto’, 23 giugno 2006, Centro Culturale Candiani, Mestre (VE).<br />
3. Queste informazioni sono basate su un’intervista telefonica all’Architetto Simone Ombuen, ricercatore presso l’Università Roma Tre, dedicata al processo di promozione dello strumento casa della città da parte dell’INU presso le amministrazioni cittadine negli anni ottanta.<br />
4. Cfr. Atti del Convegno Urban Center: una casa di vetro perle politiche urbane. Stili, modelli e forme interpretative per l’informazione, la partecipazione e la costruzione condivisa delle nuove strategie di trasformazione della città, 9 novembre 2006, Venezia.<br />
5. Cfr. il sito web <a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.planum.net');" href="http://www.planum.net/webcompass/best-feb05-it.htm">http://www.planum.net/webcompass/best-feb05-it.htm</a>, curato da Davide Paganotti, un’ampia rassegna sugli urban center in Italia e nel mondo.<br />
6. Cfr tra gli altri, il sito web <a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.hht.net.au');" href="http://www.hht.net.au/museums/mos/exhibitions#architect">http://www.hht.net.au/museums/mos/exhibitions#architect</a></p>
<p><strong><em>Bibliografia<br />
</em></strong>Andriello V. 1998. <em>Caratteri e prospettive di sviluppo della Casa della Città di Napoli</em>. Comune di Napoli, Napoli.<br />
Comune di Pesaro, Istituto per la Ricerca Sociale. 1999. <em>La costruzione dell’Urban Center nella prospettiva della pianificazione strategica</em>. Comune di Pesaro/Irs, Pesaro.<br />
Fareri P. 1995. <em>Urban Center. L’esperienza statunitense</em>. Camera di Commercio, Milano.<br />
Mangoni F. 1996. <em>L’Inu per gli Urban Center</em>, Urbanistica Informazioni, n. 149.<br />
Morgante M. 2005. ‘Tra documentazione e interazione, le prospettive degli Urban Center in Italia’, <em>Urbanistica Informazioni</em>, n. 201.<br />
Risso E. 2004. <em>La porta aperta sul futuro. Appunti e idee per l’Urban Center di Monza</em>. Pubblica/swg, Milano.</p>
<p>Più in generale si vedano le seguenti riviste:<br />
Edilizia e Territorio: 22-27 maggio 2006, 25-30 Giugno 2007 (Il Sole 24 Ore, Milano)<br />
Urbanistica Informazioni n. 149/1996, n. 201/2005, n. 202/2005, n. 209/2006. (INU Edizioni, Roma)<br />
<strong><em><br />
Riferimenti online</em></strong><br />
<em>Rassegna curata da Davide Paganotti</em><br />
<a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.planum.net');" href="http://www.planum.net/webcompass/best-feb05-it.htm">http://www.planum.net/webcompass/best-feb05-it.htm</a></p>
<p>Urban center internazionali:</p>
<p><em>Pavillon de l’Arsenal de la Ville de Paris</em><br />
<a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.pavillon-arsenal.com');" href="http://www.pavillon-arsenal.com/home.php">http://www.pavillon-arsenal.com/home.php</a><br />
<em>Reseau des Maisons de l’Architecture de France</em><br />
<a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.ma-lereseau.org');" href="http://www.ma-lereseau.org/">http://www.ma-lereseau.org/</a><br />
<em>Fukuoka Asian Urban Research Center, The</em><br />
<a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.urc.or.jp');" href="http://www.urc.or.jp/english/index.html">http://www.urc.or.jp/english/index.html</a><br />
<em>Nagoya Urban Institute</em><br />
<a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.nui.or.jp');" href="http://www.nui.or.jp/english/outbody.htm">http://www.nui.or.jp/english/outbody.htm</a><br />
<em>Architecture Center Network</em><br />
<a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.architecturecentre.net');" href="http://www.architecturecentre.net/">http://www.architecturecentre.net/</a><br />
<em>Chicago Architecture Foundation</em><br />
<a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.architecture.org');" href="http://www.architecture.org/">http://www.architecture.org/</a><br />
<em>Pratt Center for Community Development (New York)</em><br />
<a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.prattcenter.net');" href="http://www.prattcenter.net/index.php">http://www.prattcenter.net/index.php</a><br />
<em>San Francisco Planning and Urban Research Association</em><br />
<a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.spur.org');" href="http://www.spur.org/">http://www.spur.org/</a><br />
<em>Museum of Sydney</em><br />
<a onclick="javascript:urchinTracker ('/outbound/article/www.hht.net.au');" href="http://www.hht.net.au/museums/mos/main">http://www.hht.net.au/museums/mos/main</a></p>
<p><a title="Articoli scritti da: Restuccia Michele" href="http://www.tafter.it/author/michele-restuccia/">Restuccia Michele</a></p>
<p>fonte del articolo: <a href="http://www.tafter.it/2008/10/17/nuovi-strumenti-per-la-competitivita-delle-citta-gli-urban-center/" target="_blank">www.tafter.it</a></p>
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		<title>A Grosseto i cittadini partecipano direttamente al primo Regolamento urbanistico</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 11:36:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per una pianificazione del territorio all’insegna della trasparenza e della partecipazione, l’amministrazione comunale continua nell’azione di coinvolgimento dei cittadini. E proprio ai cittadini, così come alle associazioni di categoria, agli ordini professionali e a chiunque abbia un interesse specifico, è rivolto l’invito a presentare un contributo propositivo sul futuro assetto del patrimonio edilizio esistente e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per una pianificazione del territorio all’insegna della trasparenza e della partecipazione, l’amministrazione comunale continua nell’azione di coinvolgimento dei cittadini. E proprio ai cittadini, così come alle associazioni di categoria, agli ordini professionali e a chiunque abbia un interesse specifico, è rivolto l’invito a presentare un contributo propositivo sul futuro assetto del patrimonio edilizio esistente e delle aree di trasformazione, il tutto finalizzato alla redazione del primo Regolamento urbanistico, al quale l’assessorato sta lavorando con un gruppo di tecnici ed esperti del settore.</p>
<p><span id="more-107"></span><br />
“Il coinvolgimento dei cittadini ci permetterà di avere un quadro più preciso dei valori e delle priorità pubbliche nel periodo di validità dello strumento urbanistico, ovvero per i prossimi cinque anni” dice l’assessore all’Urbanistica, Moreno Canuti. “La gestione pubblica si deve basare sull’assunto che l’intervento pubblico o l’iniziativa privata non sono due fini in sé che si contrappongono e si ostacolano a vicenda, quanto due facce della stessa medaglia, due modi a disposizione della collettività per conseguire, caso per caso, gli obiettivi che si sono espressi e programmati. Quindi – prosegue Canuti &#8211; piano pubblico e progetti privati: piano pubblico volto a sollecitare progetti, definendo a priori i percorsi della sostenibilità, strumento di governo di una grande risorsa quale è il territorio, ma anche necessità di raccordare progetti di intervento multipli che per loro natura non possono non essere soprattutto di iniziativa privata e, quindi, non possono non fare i conti con il mercato”.<br />
Proposte, progetti, idee su possibili interventi riguardanti il futuro sviluppo e la gestione del territorio potranno essere presentati entro il 30 agosto al Comune di Grosseto, in piazza Duomo, 1. Si possono inoltre inviare via fax al numero 0564-488530 o mandare via mail all’indirizzo: rossana.chionsini@comune.grosseto.it.<br />
Per avere tutta la documentazione e per ulteriori chiarimenti ci si può rivolgere all’ufficio Pianificazione urbanistica, in via Minghetti 3/a (tel. 0564/488694) o si può visitare il sito del Comune: <a href="http://www.comune.grosseto.it" target="_blank">www.comune.grosseto.it</a>.</p>
<p>fonte: <a href="http://www.tafter.it/dettaglio.asp?id=5072" target="_blank">www.tafter.it</a></p>
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		<title>Azione locale partecipata e sviluppo urbano sostenibile</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jun 2007 20:02:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con molto piacere voglio segnalare un bel corso post-lauream que si svolge presso la Università Iuav di Venezia- Dipartimento di Pianificazione Facoltà di pianificazione del territorio con il patrocinio del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane. Corso di perfezionamento post-lauream: Azione locale partecipata e sviluppo urbano sostenibile a.a 2007-2008 settembre – novembre 2007 palazzo tron santa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con molto piacere voglio segnalare un bel corso post-lauream que si svolge presso<br />
la <strong>Università Iuav di Venezia</strong>- Dipartimento di Pianificazione Facoltà di pianificazione del territorio con il patrocinio del <strong>Coordinamento Agende 21 Locali Italiane</strong>.<span id="more-18"></span></p>
<p>Corso di perfezionamento post-lauream:<br />
<strong>Azione locale partecipata e sviluppo urbano sostenibile</strong></p>
<p>a.a 2007-2008 settembre – novembre 2007<br />
palazzo tron santa croce 1957 venezia</p>
<p>Per informazioni relative al bando e all’iscrizione al corso:<br />
vai al sito del <a href="http://iuav.inet2.it/dp/formazione/corsi/0708/azione_locale0708.html">Dipartimento di Pianificazione</a><br />
La scadenza per presentare la domanda di ammissione è il 12 luglio 2007</p>
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		<title>La città diffusa puó essere sostenibile?</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 17:43:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per un corso di dottorato, sto lavorando ad un piccolo lavoro di ricerca dedicato al concetto di &#8220;città diffusa&#8221; associato a quello delle &#8220;nuove tecnologie&#8221;. Il termine città diffusa (o &#8220;area urbana&#8221;) potrebbe definire ció che fino ad oggi abbiamo chiamato &#8220;metropoli&#8221; o &#8220;area metropolitana&#8221;. La teoria che vorrei portare avanti é che la cittá [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per un corso di dottorato, sto lavorando ad un piccolo lavoro di ricerca dedicato al concetto di &#8220;città diffusa&#8221; associato a quello delle &#8220;nuove tecnologie&#8221;.<br />
Il termine città diffusa (o &#8220;area urbana&#8221;) potrebbe definire ció che fino ad oggi abbiamo chiamato &#8220;metropoli&#8221; o &#8220;area metropolitana&#8221;.<br />
<span id="more-10"></span> La teoria che vorrei portare avanti é che la cittá diffusa in sé non costituisce un fenomeno negativo. Negativa é la maniera in cui si sta costruendo.<br />
Proprio come una città si forma di tanti quartieri ognuno dei quali puó godere di un certo grado di vita ed identità propria, la città diffusa potrebbe considerarsi come una rete di piccole città.<br />
Negativo é il processo che porta alla formazione di un centro e di una periferia. Un città diffusa intesa come una vasta area dove la qualità urbana si mantiene più o meno costante non comporta necessariamente tale fenomeno.<br />
Il problema non é tanto l&#8217;espanzione della città ma piuttosto il fenomeno di fragmentazione che ne deriva. Oggi infatti la città diffusa si caratterizza per la formazione di aree omogenee indipendenti ed isolate, collegate tra loro attraverso grandi infrastrutture urbane e tecnologie di comunicazione avanzate.<br />
Aumentando le dimensioni di una città aumentano le distanze medie percorse, quindi aumenta la quantità di macchine presenti in strada allo stesso momento. La soluzione non puó essere la costruzione di infrastrutture sempre piú grandi; al contrario é necessario ridurre le distanze da percorrere, avvicinandoci il più possibile a distanze misurabili a scala umana.<br />
Consiero cruciale un cambiamento della politica della mobilità. Per quanto possa sembrare assurdo credo che quanto piú lenti possiamo spostarci piú sostenibile sará la mobilità di una città. Su questo concetto ritorneró piú avanti.<br />
Come conciliare quindi le grandi dimensioni di una città diffusa con la necessità (alcuni la definirebbero &#8220;un diritto&#8221;) di movimento? In questo internet ci puó aiutare; piú avanti vedremo come.</p>
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		<title>Perché scommettere sulla Partecipazione</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 23:32:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell’ultimo decennio, il tema della partecipazione dei cittadini nei processi di gestione e trasformazione della città e del territorio, ha acquisito maggiore risalto all’interno del dibattito urbanistico. Sempre più spesso si considera necessario individuare e promuovere un alternativo approccio progettuale e comunicativo, attraverso una pianificazione partecipata e condivisa, che preveda la collaborazione dei cittadini alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ultimo decennio, il tema della partecipazione dei cittadini nei processi di gestione e trasformazione della città e del territorio, ha acquisito maggiore risalto all’interno del dibattito urbanistico. Sempre più spesso si considera necessario individuare e promuovere un alternativo approccio progettuale e comunicativo, attraverso una pianificazione partecipata e condivisa, che preveda la collaborazione dei cittadini alla costruzione di politiche di programmazione e gestione del territorio.<span id="more-9"></span><br />
Utilizzare la Partecipazione Pubblica (PP) nella gestione del territorio comporta un importante evoluzione della società. Il ruolo del cittadino cambia, l’amministrazione pubblica diventa più trasparente; nei cittadini cresce il sentimento di appartenenza ad una comunità. La gestione degli interessi comuni smette di essere delegata e diventa, almeno in parte, diretta ed accessibile a tutti. Si sviluppa un processo di “appropriazione” che rende tutti i cittadini consapevoli delle risorse della propria comunità, e quindi delle strategie amministrative adottate. Si moltiplicano le probabilità di esito di azioni, progetti e strategie di gestione, proprio perché assimilate, comprese e volute dagli stessi cittadini.</p>
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		<title>Comunicazione o Marketing?</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 04:25:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questo periodo in Spagna sta per quotarsi in borsa un grande gruppo editoriale. La campagna pubblicitaria che la promaziona recita: &#8220;esiste qualcosa di piu&#8217; importante della comunicazione?&#8220;. Questo spot mi ha fatto riflettere sul ruolo che ha assunto oggi giorno la comunicazione nella vita quotidiana in genere e su come sta influenzando la disciplina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo periodo in Spagna sta per quotarsi in borsa un grande gruppo editoriale. La campagna pubblicitaria che la promaziona recita: &#8220;<em>esiste qualcosa di piu&#8217; importante della comunicazione?</em>&#8220;.<br />
Questo spot mi ha fatto riflettere sul ruolo che ha assunto oggi giorno la comunicazione nella vita quotidiana in genere e su come sta influenzando la disciplina Urbanistica.<br />
<span id="more-8"></span> La pubblicitá essenzialmente cerca di attirare l&#8217;attenzione su un prodotto, in genere senza dirci nulla di nuovo su di esso. A causa della enorme quantità di messaggi pubblicitari, un prodotto acquista (o conserva) visibilità solo grazie ad una continua campagna di pubblicità (<strong>comunicazione</strong>).<br />
Le amministrazioni pubbliche sembrano aver recipito il messaggio e dedicano sempre più risorse alla comunicazione, cercando di farsi spazio tra la multitudine di informazioni che quotidianamente ci bombardano.<br />
Da qualche tempo giá non si parla di comunicazione ma bensí di <strong>Marketing Urbano</strong>. La parola Marketing mi fa pensare immediatamente ad un prodotto da vendere. Se penso alla città mi domando quale sia il prodotto in vendita.<br />
La risposta é più semplice di quello che sembra. Ciò che si sta cercando di vendere con il marketing urbano, è un determinata idea di città. Per essere più precisi, le strategie di marketing urbano spesso vengono utilizzate per creare consenso intorno ad un idea di città fra i propri abitanti e promozionare la città nel mercato internazionale del turismo e degli investitori. Si usano per ottenere un consenso minimo su grandi progetti di trasformazione urbana evitando di passare per un lungo e difficile dibattito pubblico, eventualità che danneggerebbe la strategia di marketing della cittá a livello nazionale ed internazionale.<br />
Un esempio chiarissimo é cio che sta succedendo a <strong>Madrid</strong>. L&#8217;amministrazione pubblica sta promozionando la cittá con un determinato marketing che ha come punta di diamante la candidatura olimpica: buona qualità di vita, sole, divertimento, accoglienza, innovazione, grandi opere pubbliche, crescita economica e fisica della città.<br />
La conseguenza é una città assediata dai cantieri, che rende la vita impossibile ai cittadini, i cuali non hanno alcuna voce in capitolo. Quando i cantieri chiuderanno tutti beneficeranno di una città più moderna, con strade enormi e ancora più macchine. L&#8217;idea di città sarà stata a quel punto <strong>venduta e accettata</strong> (obligatoriamente) dai cittadini e le quotazioni della cittá saranno cresciute a livello internazionale. Però durante tutto il processo le risorse che si sarebbero dovute desitnare alla promozione di un indispensabile dibattito pubblico sono state spese per la promozione della nuova immagine di città.<br />
Risultato: più turisti e più capitali. E i cittadini? Be in questo caso possiamo paragornarli a delle <strong>comparse di un parco tematico</strong>, indispensabili per tenere in vita una città che ha come unico scopo la ricezione di visitatori (<strong>turisti e capitali</strong>).<br />
Credo sia giunto il momento di pensare ad un nuovo modello di pianificazione che si basi obligatoriamente nella <strong>partecipazione dei cittadini</strong> evolvendo la fase di comunicazione verso un vero e proprio processo di progettazione partecipata.</p>
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		<title>Urbanistica Digitale</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Nov 2006 08:11:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[network thinking]]></category>
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		<category><![CDATA[social tecnology]]></category>
		<category><![CDATA[domenico di siena]]></category>
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		<category><![CDATA[la sapienza]]></category>
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		<description><![CDATA[Innovazione del modello e strumenti per la Pianificazione Partecipata Domenico Di Siena* Premessa Questo testo presenta in modo sintetico alcune delle proposte appartenenti ad un più ampio progetto di ricerca dedicato al mondo dell&#8217; Urbanistica e della Partecipazione Pubblica in rapporto con le nuove tecnologie. L&#8217; obiettivo é individuare i punti critici della Progettazione Partecipata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Innovazione del modello e strumenti per la Pianificazione Partecipata</strong></p>
<p>Domenico Di Siena*<br />
<strong> Premessa </strong><br />
Questo testo presenta in modo sintetico alcune delle proposte appartenenti ad un più ampio progetto di ricerca dedicato al mondo dell&#8217; Urbanistica e della Partecipazione Pubblica in rapporto con le nuove tecnologie.<br />
L&#8217; obiettivo é individuare i punti critici della Progettazione Partecipata e proporre possibili soluzioni attraverso un uso &#8220;ragionato&#8221; delle nuove tecnologie di comunicazione e la definizione di linee guida per l&#8217; innovazione del modello attuale di Pianificazione.<br />
Mi soffermerò in particolare su due problematiche e sulle &#8220;soluzioni&#8221; offerte da due innovativi strumenti informatici, in fase di sviluppo nella città di Madrid.<span id="more-5"></span></p>
<p><strong>1. Nuove tecnologie per un nuovo modello </strong><br />
Le nuove Tecnologie di Informazione e Comunicazione (ITC) stanno senza dubbio modificando il nostro modo di lavorare.Tuttavia ancora non hanno condotto ad una reale innovazione del modello Urbanistico; per il momento ci limitiamo ad usarle per fare meglio o più velocemente, ciò che già facevamo senza di esse. Sarebbe opportuno evolvere l&#8217; attuale procedura di pianificazione in modo ancora più incisivo, puntando soprattutto sulle enormi potenzialità dei nuovi strumenti di comunicazione; tenendo presente che uno dei punti critici della nostra professione é sempre stato il rapporto urbanista-cittadini. Se fino ad oggi abbiamo pensato ad un modello di comunicazione di tipo unidirezionale, secondo il quale noi Urbanisti siamo recettore delle osservazioni dei cittadini, oggi possiamo pensare ad un modello pluridirezionale, in cui ognuno, professionista o cittadino che sia, possa essere attore e recettore allo stesso tempo. Tale modello comporta la possibilità (necessità) di una sempre maggiore partecipazione dei cittadini alla pianificazione e programmazione del proprio territorio.</p>
<p><strong>2. Un modello basato sulla Progettazione Partecipata </strong><br />
Il tema della Progettazione (o Pianificazione) Partecipata é sicuramente un tema delicato. Purtroppo, non mi sembra si sia ancora avviato un dibattito serio, capace di promuoverla in modo efficace. Se da un lato sembra essere diventata uno slogan di moda, dall’altro ci accorgiamo che molti tecnici e politici ancora diffidano della partecipazione attiva dei cittadini.<br />
Personalmente sono convinto che la partecipazione dei cittadini non può che fare del bene alla pianificazione. E&#8217; però necessario lavorare alla definizione di un nuovo modello in cui non la si consideri come una singola fase o un semplice strumento (magari rispondente solo ad una strategia di comunicazione), ma diventi il motore dell&#8217; intero processo progettuale.<br />
Per procedere in tale direzione credo sia importante chiarire in cosa si differenzia la Partecipazione Pubblica dalla Progettazione (o Pianificazione) Partecipata.<br />
La Partecipazione Pubblica é un processo spontaneo, mosso (e diretto) da diversi settori della società. Nella maggior parte dei casi si sviluppa al di fuori ed indipendentemente dal mondo istituzionale. La Progettazione partecipata é invece direttamente dipendente dal mondo istituzionale e si considera uno dei tanti processi inscrivibili dentro la Partecipazione Pubblica.<br />
Un processo di Progettazione Partecipata é tanto più legittimato ed efficace quanto più diversi sono i settori della societa civile che vi partecipano. Di conseguenza un processo di progettazione partecipata deve obbligatoriamente provare a dialogare con altri processi di Partecipazione Pubblica.<br />
E&#8217; in questa necessità di dialogo che riconosco un primo problema. La progettazione partecipata, caratterizzata da una precisa sequenza di fasi successive che hanno come fine la realizzazione di un progetto (un piano), difficilmente riesce a dialogare con altri processi di partecipazione pubblica, che normalmente non rispondono ad una logica cronologica.</p>
<p><strong>3. Pianficare partendo dal monitoraggio </strong><br />
La necessità di dialogo tra un processo di progettazione partecipata, di tipo istituzionale, con processi di partecipazione pubblica di tipo non istituzionale costituisce una delle prime problematiche su cui ho riflettuto per riuscire a capire come innovare l&#8217;attuale modello di Pianificazione.<br />
Ho è riscontrata dunque la necessità di introdurre una nuova fase, caratterizzata da una dinamica di intervento, capace di creare un ponte fra i due processi. Una fase che risponda alle esigenze cronologiche proprie di un processo di pianificazione e che allo stesso tempo faciliti la &#8220;comunicazione&#8221; con processi di partecipazione esterni. Mi riferisco ad una fase di Monitoraggio del territorio, meglio definita come un &#8220;processo continuo&#8221;, trasversale a tutto l&#8217;abituale percorso della pianificazione.<br />
La chiave sarebbe l&#8217;istituzione di qualcosa di simile a ciò che il prof. Riccardo Wallach definisce come un&#8217; &#8220;urbanista di base&#8221;, una sorta di tecnico al servizio dei cittadini, capace di monitorare quotidianamente problemi, proposte e desideri degli abitanti di un dato territorio (paese, quartiere, città).<br />
Penso all&#8217;istituzione di un osservatorio (metropolitano) indipendente dall&#8217;amministrazione pubblica locale, che si occupi di monitorare lo sviluppo urbanistico di una città (o dell&#8217;unità territoriale che si ritenga opportuna). Questo osservatorio costituirebbe il ponte ideale tra ciò che é istituzionale e ciò che invece non lo é. Funzionerebbe in modo continuato e sarebbe capace di comunicare con ogni tipo di processo partecipativo, fornendo sintesi periodiche utilizzabili per l’avvio di qualsiasi processo di progettazione partecipata. Tale istituzione dovrebbe avere un contatto diretto e quotidiano con i cittadini e probabilmente potrebbe diventare un punto di referenza per l&#8217; associazionismo locale. Il Monitoraggio sarebbe ancora più interessante se privo di qualsiasi filtro professionale, ma basato piuttosto sulla partecipazione spontanea dei cittadini, senza passare per modelli o sondaggi gestiti dai tecnici. Questo processo dovrebbe essere capace di raccogliere le opinioni dei cittadini, sia in modo diretto che indiretto. Ritengo interessante la possibilità di raccogliere informazioni in modo indiretto perché spesso risultano essere le più preziose.<br />
La possibilità di poter mettere in pratica tale proposta viene soprattuto dall&#8217;uso di uno strumento chiamato &#8220;Wikimap&#8221;, sulla cui sperimentazione sto lavorando a Madrid presso il centro di promozione culturale Intermediae.</p>
<p><strong>4. Wikimap: strumento innovativo di partecipazione pubblica on-line </strong><br />
Si tratta di una mappa digitale, dinamica ed interattiva della città, consultabile via internet. La sua maggiore innovazione consiste nel ruolo che attribuisce a coloro che la consultano. Questi infatti, una volta registrati, possono contribuire aggiungendo contenuti multimediali associati ad un punto esatto della mappa. L&#8217;informazione aggiunta rimarrà registrata nella base di dati e sarà immediatamente visibile a tutti i nuovi visitatori. In questo modo i pensieri, i suoni, le storie, le idee e i paesaggi percepiti dagli abitanti completano la rappresentazione della città (paese, quartiere).<br />
La mappa si presenta come uno spazio multimediale, flessibile ed espandibile, in cui i cittadini possono esprimere liberamente le proprie idee e opinioni sui luoghi della propria città, contribuendo indirettamente alla rappresentazione grafica della memoria storica di una comunità.<br />
Può considerarsi come un nuovo tipo di spazio pubblico in cui gli utenti-cittadini possono incontrarsi, conoscersi, condividere idee e storie; un punto di incontro in cui possono fortificarsi o anche nascere nuove reti di collaborazione tra gruppi, collettivi, associazioni e cittadini, tutti aventi una importante caratteristica in comune: vivere nello stesso territorio (quartiere o città).<br />
Non si tratta di una alternativa ai classici spazi pubblici della città, ma piuttosto di una specie di “anticamera” di questi ultimi, un “luogo” in cui gli utenti-cittadini possono conoscersi e dialogare, conservando la distanza e l&#8217; anonimato con cui si sentono più a loro agio.<br />
Leggere le riflessioni, le storie, le idee e le passioni che i propri vicini hanno aggiunto sulla mappa li rende persone prossime e non sconosciuti, aumenta la possibilità che si ritrovino negli spazi di incontro del proprio quartiere, per una semplice chiacchierata o magari per avviare un progetto condiviso prima su internet.<br />
La sua semplicità d&#8217; uso nasconde (e allo stesso tempo rende possibile) un&#8217; enorme potenzialità di sviluppo. Gli utenti-cittadini che a poco a poco aggiungeranno documenti multimediali relazionati con la strada in cui vivono, lavorano o che semplicemente conoscono, raccontando storie e lasciando opinioni su di essa, oppure semplicemente descrivendo i propri interessi, le passioni, i desideri, preferenze e speranze, contribuiranno a fare della mappa una rappresentazione della la vita quotidiana della città. In questo modo essa é in grado di mostrarci in tempo reale i punti della città più attivi, quelli con più attività culturali e quelli dove sono più sviluppate le relazioni sociali tra i vicini di uno stesso quartiere.<br />
Chiunque consulti questa mappa (in particolar modo un urbanista) potrà rendersi conto delle qualità che caratterizzano ognuna delle differenti zone della città, scoprire le preoccupazioni, le aspirazioni e i problemi che differenziano i quartieri, avere quindi una visione molto più realistica della città, grazie ad una rappresentazione dinamica e collettiva costruita dagli stessi abitanti.C&#8217;è da aggiungere che un&#8217;altra importante novità é data dal fatto che il wikimap registra anche della dimensione temporale, rimane cioè documentato il continuo evolversi delle opinioni e contributi generali dei cittadini che lo usano. Wikimap si sviluppa seguendo un nuovo modo di intendere internet (chiamato internet 2.0), caratterizzato soprattuto dal ruolo di protagonista che assumono gli utenti, i quali smettono di essere recettore e diventano veri attori e autori.<br />
Fino ad oggi, internet si è sviluppato soprattutto grazie alla sua capacità di avvicinare persone lontane e per il suo carattere anonimo; il wikimap vuole dargli un senso e una funzione esattamente contraria. Wikimap potrebbe rappresentare un nuovo modo di relazionare spazio fisico e spazio virtuale, dando la possibilità di essere meno anonimi agli utenti che lo desiderino.Esso intende sviluppare processi grazie ai quali la “rete” si trasformi in un catalizzatore di relazioni sociali che permettano di conoscere meglio il vicinato, e quindi fortificare la comunità e il sentimento di appartenenza alla stessa.<br />
Tale strumento ha tutte le potenzialità per diventare la piattaforma ideale per la interazione tra tecnici, cittadini e politici.</p>
<p><strong> 5. Immaginario collettivo: una fase nuova per l&#8217; innovazione del modello di Pianificazione</strong><br />
La seconda problematica che ci troviamo di fronte praticamente ogni volta che si avvia un processo di progettazione partecipata è la necessità di definire una strategia adeguata a lanciare il progetto e conquistare la fiducia della comunità riguardo alla trasparenza ed utilità del processo stesso.<br />
Per poter procedere alla programmazione della strategia di lavoro, é sicuramente necessario prima di tutto definire il livello di coesione sociale esistente nel territorio in cui si vuole avviare il processo; riconoscere l&#8217; idea generale che gli abitanti hanno del proprio territorio e quindi il livello di &#8220;coscienza di città&#8221; che essi hanno; capire effettivamente fin dove può arrivare la partecipazione e come adattare al meglio il processo alle caratteristiche sociali specifiche di una comunità.<br />
Realizzare un processo del genere richiede la partecipazione di abitanti di tutti i settori sociali e culturali di cui è formata la comunità e soprattutto che a gestire e organizzare il processo sia un&#8217; entità esterna all&#8217; amministrazione pubblica ma anche a qualsiasi settore o gruppo sociale della comunità in questione. È necessario cioè che coloro che gestiscono il processo siano del tutto indipendenti da ognuna delle parti partecipanti al processo. Ciò comporta che i professionisti che se ne occuperanno dovranno guadagnarsi nel modo più rapido possibile la fiducia degli abitanti e ottenere da loro le &#8220;informazioni&#8221; necessarie per la programmazione del processo.<br />
Per rispondere a tutte queste esigenze penso ad una nuova fase da tenere in considerazione nella definizione di un nuovo modello, una fase che è propedeutica persino a quella di analisi e che ho chiamato: &#8220;Immaginario collettivo&#8221;.<br />
Il suo scopo sarebbe quello di rendere visibili i temi di maggiore interesse per la comunità, riconoscere su quali c&#8217;è accordo e su quali c&#8217;è disaccordo arrivando alla rappresentazione appunto di un immaginario collettivo riferito alla propria comunità, la propria città (o territorio).<br />
Il problema maggiore é costituito dalla sintesi di questa &#8220;immagine&#8221; condivisa. E&#8217; facile intuire come la scelta del metodo é determinante per la definizione del risultato finale. Vale a dire che il metodo condiziona fortemente i risultati.</p>
<p><strong>6. Wikicity: strumento per la definizione dell&#8217; immaginario collettivo di una comunità </strong><br />
Per risolvere questo problema sto lavorando allo sviluppo di uno strumento informatico capace di realizzare una sintesi &#8220;oggettiva&#8221; e soprattutto di rappresentarla in modo che sia facilmente comprensibile, che ho chiamato &#8220;Wikicity&#8221;.<br />
Alla base di questo progetto ci sono pochi e semplici concetti: 1 &#8211; Cercare un metodo facile ed intuitivo che qualsiasi persona anche senza una fase di informazione possa usare e quindi partecipare; 2 &#8211; Che sia capace di unire i risultati ottenuti in uno o più workshop con quelli ottenuti via internet , permettendo la partecipazione del più alto numero possibile di persone e appartenenti a tutti gli strati sociali; 3 &#8211; È importantissimo che il risultato finale, e soprattutto la sua rappresentazione grafica, multimediale o qualsiasi sia il medium scelto, sia comprensibile a tutti.<br />
Il &#8220;lavoro&#8221; di questo software consiste nel sintetizzare in uno schema collettivo la visione che ogni cittadino ha del territorio in cui vive. Il suo compito é quello di garantire la massima &#8220;obiettività&#8221; e trasparenza, nella rappresentazione sintetica dei risultati.<br />
La dinamica è molto semplice. Il sistema chiede all&#8217;utente una descrizione della città (o del tema del progetto) attraverso delle parole chiave alle quali associare un valore da 1 a 10 negativo o positivo. In un secondo momento gli si chiederà di associare le stesse parole con una relazione positiva o negativa.<br />
Ad esempio tra le 10 parole utilizzate, l&#8217; utente vuole associare la parola “parchi” con la parola “inquinamento”; probabilmente alla parola “parchi” avrá dato un valore positivo mentre alla parola “inquinamento” un valore negativo. Darà un valore negativo alla relazione fra le due parole se pensa che i parchi riducono l&#8217; inquinamento.<br />
Come risultato avremo una idea di città basata sulle valutazioni (positive o negative) dei diversi fattori (parole) che i cittadini (utenti) hanno associato al proprio territorio. Una visione sintetica e collettiva in cui sarà possibile riconoscere graficamente ed in modo intuitivo i temi che maggiormente stanno a cuore ad unacomunità di cittadini.<br />
Ogni parola sarà associata a un quadrato con dimensione proporzionale al numero di volte che gli utenti l&#8217;hanno usata e con un colore che ne indicherà il valore negativo o positivo, attraverso una scala di colori definita. In una prima rappresentazione saranno visibili tutte le parole attraverso una nuvola di quadrati di dimensioni differenti. Per poter visualizzare i colori e quindi il giudizio associato ad ogni parola é necessario muovore il mouse sulle parole. Quando il mouse si posiziona su una parola il sistema ci riordina intorno ad essa tutte le parole che risultano relazionate a questa, attraverso i rispettivi quadrati che si “accenderanno” assumendo il colore che gli corrisponde.<br />
Nella versione diretta ai tecnici sarà possibile visualizzare anche i legami di relazione tra le parole, con colori e dimensioni diverse a seconda dell’intensità e dal grado positivo o negativo definite dagli utenti. In questo modo la rappresentazione dell&#8217; “Immaginario collettivo” sarà sicuramente più completa anche se la comprensione sarebbe meno immediata. Per questo motivo, per il momento penso di attivarla solo in una versione più avanzata, dedicata esclusivamente all&#8217;uso professionale.</p>
<p><strong> 7. Bibliografia</strong><br />
Arendt H., Vita Activa. <em>La condizione umana</em>, Bompiani, Milano, 2000.<br />
Bateson G., <em>Il Ruolo dell&#8217;Umorismo nella Comunicazione Umana.</em> &#8220;aut-aut&#8221; n. 282, pp. 4-52, 1997.<br />
De Bono E., <em>Creatività e pensiero laterale</em>, Rizzoli, Milano, 2001.<br />
De Bono E., <em>Io ho ragione, tu hai torto</em>, Sperling e kupfer, Milano, 1991.<br />
Fischer R., Ury W.,<em> L&#8217;arte del negoziato</em>, Mondadori, Milano, 1995.<br />
Gambetta D., <em>Le strategie della fiducia</em>, Einaudi, Torino, 1989 .<br />
Jedlowski P., <em>Stoire comuni: la narrazione nella vita quotidiana</em>, Mondadori, Milano, 2000.<br />
Rinzafri. C., <em>La pianificazione partecipativa: Teorie e tecniche. Un esempio di integrazione di diversi strumenti: GIOCOMO</em>, Tesi di Laurea , IUAV, relatori prof. Edoardo Salzano e prof. Arnaldo Cecchini, Anno Accademico 2002/2003.<br />
Secchi E., <em>Partiti, amministratori e tecnici nella costruzione della politica urbanistica in Italia</em>, Angeli, Milano, 1984<br />
Slavi M., <em>Arte di ascoltare e mondi possibili</em>, Le Vespe, Milano, 2000<br />
Slavi M., <em>Avventure Urbane. Progettare la città con gli abitanti</em>, Elèuthera, Milano, 2005.<br />
Wallach R., <em>Documento del corso:raccolta degli argomenti delle lezioni, Anno Accademico 2004/2005</em>.</p>
<p><strong>8. Siti internet </strong><br />
Avventura Urbana &#8211; <em>Associazione di professionisti con l&#8217; obiettivo di promuovere la progettazione partecipata &#8211; www.avventuraurbana.it</em><br />
OHA! BOLZANO &#8211; <em>Progetto di partecipazione realizzato a Bolzano, curato dall&#8217; associazione Avventura Urbana &#8211; www.oha-bz.it</em><br />
Laboratorio Urbano &#8211; <em>Associazione di professionisti architetti ed urbanisti (Madrid) &#8211; www.laboratoriourbano.org</em><br />
Taller Niños Alcala &#8211; <em>Workshop di progettazione partecipata realizzato da Laboratorio Urbano &#8211; www.urbanohumano.org/alcala.htm</em><br />
Wikimap Madrid &#8211; <em>Progetto di una mappa interattiva realizzato a Madrid -www.wikimap.es</em><br />
Demgames &#8211; <em>Progetto britannico di partecipazione attraverso internet &#8212; www.demgames.org</em><br />
E-Democracy National project &#8211; <em>Programma britannico per la promozione della partecipazione on-line &#8211; www.e-democracy.gov.uk</em><br />
Local e-gov &#8211; <em>Agenzia di promozione della partecipazione locale &#8211; www.localegov.gov.uk</em> AskBristol &#8211; <em>Progetto di partecipazione on-line della città di Bristol &#8211; www.askbristol.com</em> Laboratorio di Analisi e Modelli per la Pianificazione &#8211; <em>Laboratorio inter-universitario dedicato allo sviluppo di modelli innovativi per la pianificazione &#8211; www.lampnet.org</em></p>
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