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	<title>urbanohumano &#187; Rete</title>
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		<title>Città Digitale – La città, la rete e la sua forma</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 15:07:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2010/06/index_urbis_roma_feature.png"><img class="alignnone size-large wp-image-699" title="index_urbis_roma_feature" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2010/06/index_urbis_roma_feature-620x240.png" alt="" width="620" height="240" /></a></p>
<p>Sabato 12 giugno ho partecipato a uno dei Forum <strong>“Città Digitale – La città, la rete e la sua forma”, </strong>organizzato da <span style="font-weight: normal;"><strong>Paolo Valente</strong></span><strong> </strong>per<strong> </strong>la <a href="http://www.indexurbis.it/" target="_self">Festa dell’architettura di Roma</a>, evento di 4 giorni che si è tenuto presso alcuni padiglioni dell’<strong>ex mattatoio del Testaccio </strong>(<a href="http://www.macro.roma.museum/macro_future/visita_virtuale" target="_blank">MACRO Future</a>).</p>
<p>Vi lascio con una <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2010/06/festa-dellarchitettura-di-roma-la-citta-digitale/" target="_blank">breve rassegna</a> scritta da <strong>Giuseppe Di Siena</strong> (mio fratello) nel <a href="http://www.giuseppedisiena.com" target="_blank">suo blog</a>.<span id="more-698"></span></p>
<blockquote><p>E’ il coordinatore <strong>Paolo Valente </strong>(<a href="http://arcorosca.blogspot.com/" target="_blank">Temperatura 2.0</a>) a introdurre dapprima una gentile rappresentante dell’assessore alla cultura del Comune di Roma, poi a presentare e moderare gli interventi in programma. <strong>Carlo Ratti</strong> (<a href="http://senseable.mit.edu/" target="_blank">SENSEable City MIT</a>) spiega che Copenaghen 30 anni fa era una città stracolma di auto come tante altre. Oggi il 50% degli spostamenti vi avviene in bicicletta. In proposito il MIT ha lavorato al progetto di una ruota in grado di recuperare energia nei percorsi in discesa o in fase di frenata, e di restituirla poi al ciclista nella coppia di pedalata. Tra le altre cose mostra uno studio che ha permesso di tracciare il percorso compiuto da comuni oggetti di consumo dopo essere diventati rifiuti, e un tetto d’acqua a scomparsa, realizzato nella città di Saragoza in occasione dell’Expo 2008. Secondo <strong>Andrea Granelli</strong> (<a href="http://www.firstdraft.it/2010/03/06/re-design-del-territorio/" target="_blank">re-design del territorio</a>) la fase di de-industrializzazione che stiamo vivendo deve indurci a un riprogetto dei luoghi. In Italia più volte è avvenuta una analoga reinvenzione dei luoghi, giacché non è affatto vero, come si potrebbe pensare, che le città storiche siano sempre rimaste uguali a se stesse.  Ogni città d’arte vive di due aspetti: l’uno fisico,  tangibile; l’altro simbolico, virtuale. E’ anche questo secondo che deve essere restituito al turista e le nuove tecnologie digitali possono contribuire in tal senso. Per <strong>Salvo Mizzi</strong> (<a href="http://twitter.com/ideeperilfuturo" target="_blank">Capitale Digitale</a>) per ordinare la città reale nel mondo virtuale occorre innanzitutto una “tassonomia”: una struttura col potere di “assegnare i nomi” che permetta di inquadrare in modo organico le infinite informazioni provenienti dagli innumerevoli ambiti di possibili letture. L’Italia, non tanto per la quantità del suo patrimonio storico-artistico, quanto per la <em>varietà</em> e <em>diversità</em> di quest’ultimo, si presterebbe a diventare il più grande laboratorio del mondo.<strong> Salvatore Iaconesi</strong> e <strong>Oriana Persico</strong> (<a href="http://www.neorealismovirtuale.com/" target="_blank">neorealismo virtuale</a>) presentano una casa editrice che non stampa libri cartacei, ma permette a ciascun cittadino di appropriarsi di un oggetto reale di dominio collettivo per aggiungervi, attraverso la rete internet, il proprio contributo individuale. Qualcosa di simile, spiega Salvatore, allo skateboardista che con la sua performance atletico-artistica riesce, per un momento, a dare il proprio valore a una panchina rotta. <strong>Carlo Infante</strong> (<a href="http://urbanexperience.ning.com/" target="_blank">Urban Experience</a>) paragona lo spazio pubblico di internet alla piazza rinascimentale italiana. I social network (come twitter) consentirebbero al singolo di fare politica con gesti concreti, di esprimersi come a volte in nessun altro modo è possibile. La storia produce informazione, ma anche il luogo produce informazione. La città di Torino, una città grigia ed operaia, ha scoperto un’insperata vocazione turistica solo a partire dalle olimpiadi invernali del 2006.</p>
<p>L’esigenza di trasferire concretamente lo spazio virtuale di internet allo spazio fisico reale è subito dichiarata da <strong>Domenico Di Siena</strong> (<a href="http://www.ecosistemaurbano.com" target="_blank">Ecosistema urbano</a>, Madrid).  Si limita per amor di efficacia e brevità a citare in modo pregnante almeno 3 punti essenziali.<strong>1)</strong> Internet non ci ha portato su altre strane dimensioni ma al contrario ha aumentato l’interesse per il locale. Il luogo ci rispecchia. Che sia bello o brutto si ripercuote sempre in qualche misura sulla nostra identità. <strong>2)</strong> La stessa tecnolologia  internet che ci ha aperto al mondo globale, ci ha riportato anche a un interesse locale, perciò la tecnologia permetterebbe -nelle due dimensioni- la cosiddetta “glocalizzazione”. <strong>3)</strong> Attraverso lo spazio pubblico virtuale della rete internet, il cittadino torna ad essere un “produttore”, non solo un “consumatore”. In effetti, in un significato che va al di fuori di quello prettamente commerciale, a partire dalla rivoluzione industriale il cittadino avrebbe smesso di produrre e creare lo spazio pubblico e si sarebbe limitato a usufruirne, solo consumandolo. Nella piazza del piccolo paese da cui Domenico proviene, un tempo era possibile venire a sapere tutto della collettività che vi ruotava attorno. La proposta  è di riportare in ambito fisico le qualità di condivisione del mondo virtuale. Tentativo realizzato a Madrid, dove su una parete di un edificio son state fisicamente visualizzate, mediante dispositivi led, le stesse informazioni locali che sarebbero apparse altrimenti solo su internet.</p></blockquote>
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		<title>Mappa ragionata delle ideologie nella rete</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 13:42:41 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appenaa scoperto un itneressante blog argentino (<a href="http://www.blog2.com.ar" target="_blank">blog2</a>) e da lí un altro blog italiano (<a href="http://visionpost.it/" target="_blank">visionpost</a>) molto interessante da cui é tratto l&#8217;intero articolo che pubblico di seguito:<em> </em></p>
<p><em>Quelli che sognano il web dell’avvenire e quelli che vedono solo il colore dei soldi. Quelli che tutto va per il meglio nella migliore del reti e quelli che è una minaccia per i nostri valori. Una mappa racconta quindici anni di teorie su internet</em></p>
<p>Teorie, scontri, utopie e proiezioni sulla rete. Da quando è diventato &#8220;di massa&#8221; il medium del medium ha attirato lo sforzo interpretativo di centinaia di <strong>intellettuali e polemisti</strong>. Risultato: un variegato manipolo, ogni giorno crescente, di serissimi studiosi, giornalisti, intellttuali e brillanti cialtroni, ha dato vita in questi <strong>15 anni</strong> a un groviglio di letture della più grande piattaforma di espressione e comunicazione mai esistita. Abbiamo provato &#8211; senza nessuna pretesa di esaustività e con una buona dose di ironia &#8211; a dare un ordine a questo manipolo di idee in movimento in una <strong>mappa</strong> pubblicata oggi su Chips&amp;Salsa, inserto tecnologico del <a href="http://www.ilmanifesto.it/" target="_blank">manifesto</a>.<span id="more-349"></span><br />
<strong>9 profili</strong> per altrettante &#8220;scuole di pensiero&#8221;, ideologie o solo atteggiamenti nei confronti dell&#8217;impatto sociale e culturale dell&#8217;internet. che si confrontano lungo 4 coordinate: <strong>dono e relazioni</strong> contro <strong>commercializzazione</strong> dei bit; <strong>ottimismo</strong> sulla storia digitale contro <strong>scetticismo</strong> della ragione. Oltre destra e sinistra, ma senza cancellarle. Semmai, per riscriverle.</p>
<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2009/07/mappa_ideologie_nella_rete.jpg" target="_blank"><img class="alignnone size-large wp-image-351" title="mappa_ideologie_nella_rete" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2009/07/mappa_ideologie_nella_rete-530x429.jpg" alt="mappa_ideologie_nella_rete" width="530" height="429" /></a></p>
<p><strong>FONDATIVI </strong></p>
<p>Pionieri delle reti, per primi hanno scandagliato le terre connesse, meglio di tutti ne hanno definito le coordinate. Sono il nucleo centrale da cui le ideologie del web promanano e rispetto al quale si definiscono. I Fondativi hanno disegnato la geografia del mondo digitale, talvolta ancora prima della nascita dell&#8217;internet. Come il polo magnetico, senza di essi non si darebbe orientamento. Alcuni di loro hanno visto in anticipo la tecnologia come estensione dei sensi (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan" target="_blank">McLuhan</a>) e proiettato le proprie intuizioni in avanti di oltre quarant&#8217;anni. Altri hanno gettato le basi della teoria nei network, sviscerando i meccanismi che regolano la comunicazione degli individui interconnessi (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Albert-L%C3%83%C2%A1szl%C3%83%C2%B3_Barab%C3%83%C2%A1si" target="_blank">Barabási</a>). Definiscono nuovi paradigmi (l&#8217;informazionalismo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Manuel_Castells" target="_blank">Castells</a>) e colgono le potenzialità di internet, in quanto mezzo che abilita nuove forme di diffusione delle idee (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lawrence_Lessig" target="_blank">Lessig</a>). Alcuni, dopo averlo descritto, vogliono anche cambiarlo questo mondo. Chi con una costituzione (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Rodot%C3%83%C2%A0" target="_blank">Rodotà</a>), chi con lo spirito dei commons (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yochai_Benkler" target="_blank">Benkler</a>).</p>
<p><strong>Marshall McLuhan</strong>, <a href="javascript:OpenLink('http://www.ibs.it/code/9788842814894/mcluhan-marshall/strumenti-del-comunicare.html','_blank');"><em>Gli strumenti del comunicare</em></a> (1964)<br />
<strong>Armand Mattelart</strong>, <a href="javascript:OpenLink('http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880616167&amp;ed=87','_blank');"><em>Storia della società dell&#8217;informazione</em></a> (1995)<br />
<strong>Lawrence Lessig</strong>, <a href="javascript:OpenLink('http://www.ibs.it/code/9788807171239/lessig-lawrence/futuro-delle-idee.html','_blank');"><em>Il futuro delle idee</em></a> (2001)<br />
<strong>Albert-László Barabási</strong>, <a href="javascript:OpenLink('http://www.ibs.it/code/9788806169145/barabaacutesi-albert-laacuteszloacute/link-scienza-delle.html','_blank');"><em>Link. La scienza delle reti</em></a> (2002)<br />
<strong>Manuel Castells</strong>, <a href="javascript:OpenLink('http://www.ibs.it/code/9788883500589/castells-manuel/eta-dell-informazione.html','_blank');"><em>L&#8217;età dell&#8217;informazione: economia, società, cultura</em></a> (2004)<br />
<strong>Stefano Rodotà</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788842072713/rodotagrave/tecnopolitica-democrazia-nuove.html"><em>Tecnopolitica. La democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione</em></a> (2004)<br />
<strong>Yochai Benkler</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/La_ricchezza_della_Rete/9788883500985/018f1706531339824c"><em>La ricchezza della rete. La produzione sociale trasforma il mercato e aumenta le libertà</em></a> (2007)</p>
<p><strong>PANGLOSSIANI </strong></p>
<p>Tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili per i nuovi Pangloss dell&#8217;era digitale. Hanno capito prima degli altri la portata del passaggio dagli atomi ai bit (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Negroponte">Negroponte</a>) e da allora aspettano il &#8220;web dell&#8217;avvenire&#8221; preparando i comuni mortali al nuovo Avvento. «Il futuro appartiene a coloro che danno per scontato il presente» (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Clay_Shirky">Shirky</a>). Il che vuol dire bando al pensiero critico, largo all&#8217;esaltazione delle nuove tecnologie e al sogno di un «Rinascimento 2.0» in cui «cambia il paradigma culturale» e si «ridefiniscono i confini tradizionali, positivistici, delle discipline e si esalta l&#8217;umanità» (<a href="http://blog.debiase.com">De Biase</a>). Tra tante illuminazioni l&#8217;abbaglio è sempre dietro l&#8217;angolo. Chiedere a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dan_Gillmor">Dan Gillmor,</a> l&#8217;uomo che ha inventato il &#8220;citizen journalism&#8221; e più di ogni altro celebrato il giornalismo dal basso. Quando ha lasciato il posto da cronista per mettere in pratica le sue ottimistiche teorie con un sito di informazione partecipata ha scoperto amaramente che, sì, il «lettore ne sa più noi» (suo celebre slogan) ma non sempre ha voglia di condividere la sua conoscenza.</p>
<p><strong>Nicholas Negroponte</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788882747244/negroponte-nicholas/essere-digitali"><em>Essere digitali</em></a> (1996)<br />
<strong>Giuseppre Granieri</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788842075646/granieri-giuseppe/blog-generation"><em>Blog generation</em></a> (2005)<br />
<strong>Dan Gillmor</strong>, <a href="http://oreilly.com/catalog/wemedia/book/index.csp"><em>We the media. </em><em>Grassroots Journalism By the People, For the People</em></a> (2006)<br />
<strong>Luca De Biase</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788807171420/de-biase-luca/economia-della-felicita.html"><em>Economia della felicità. Dalla blogosfera al valore del dono e oltre</em></a> (2007)<br />
<strong>David Weinberger</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Everything-Miscellaneous-Power-Digital-Disorder/dp/0805080430"><em>Everything Is Miscellaneous: The Power of the New Digital Disorder</em></a> (2007)<br />
<strong>Clay Shirky</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Here-Comes-Everybody-Organizing-Organizations/dp/1594201536"><em>Here Comes Everybody: The Power of Organizing Without Organizations</em></a> (2008)</p>
<p><strong>WEB-TRIBALI </strong></p>
<p>Lo sguardo antropologico si posa sulla rete e ne osserva i rituali. Affascinati dal substrato virtuale e dal mondo mediato dai bit, i Web-Tribali contemplano l&#8217;acquario del web, individuando affinità e diversità rispetto al mondo materiale, composto di atomi e gerarchie. Oltre lo schermo, la rappresentazione e l&#8217;organizzazione delle comunità ricalca le tribù che si radunano intorno a un unico fuoco e a persone di carisma (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sherry_Turkle">Turkle</a>). I Web-tribali narrano di una grande rivoluzione digitale che si sviluppa ogni giorno in modo trasversale e gratuito – dai blog ai videogiochi (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Henry_Jenkins">Jenkins</a>), dalla televisione ai social network (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Danah_Boyd">Boyd</a>) – e costruisce un paradigma alternativo a quello fisico. Al centro, ovviamente, le relazioni interpersonali e il dono. Proprio l&#8217;estrema complessità dei nuovi sistemi convergenti e delle relazioni che si sviluppano in esso, obbliga l&#8217;uomo a compiere un balzo in avanti in un&#8217;ipotetica scala di intelligenza (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Steven_Berlin_Johnson">Johnson</a>). Una vera e propria strizzata d&#8217;occhio all&#8217;evoluzionismo, ma quello cognitivo.</p>
<p><strong>Sherry Turkle</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788850322336/turkle-sherry/vita-sullo-schermo"><em>La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell&#8217;epoca di Internet</em></a> (1997)<br />
<strong>Steven Johnson</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/018a4c5c8fccb310df"><em>Tutto quello che fa male ti fa bene. Perché la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono intelligenti</em></a> (2006)<br />
<strong>Danah Boyd</strong>, &#8220;<a href="http://kt.flexiblelearning.net.au/tkt2007/edition-13/social-network-sites-public-private-or-what">Social Network Sites: Public, Private, or What?</a>&#8221; (Knowledge Tree, 13 &#8211; 2007)<br />
<strong>Henry Jenkins</strong>, <a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=244.28"><em>Fan, blogger e videogamers. </em><em>L&#8217;emergere delle culture partecipative nell&#8217;era digitale</em></a> (2008)</p>
<p><strong>LISERGICI</strong></p>
<p>Dice Wikipedia: «L&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Acido_lisergico">acido lisergico</a> è più noto per il fatto che può essere utilizzato per sintetizzare una potente droga allucinogena: la famosa LSD». Non perché questi autori scrivano sotto effetto di sostanze psichedeliche, ma perché rappresentano per l&#8217;internet ciò che gli sciamani sono in alcune comunità indigene. Si tratta solo di una scala differente. Guide mistiche e grandi oracoli, leggono il futuro della rete nelle foglie del web. Spesso non sono compresi, ma trovano sempre dei Panglossiani disposti a seguirli e dei Neo.Com pronti a tradirli. Per primi hanno scritto di &#8220;oggetti dialoganti&#8221; tra loro, di &#8220;internet delle cose&#8221; (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bruce_Sterling">Sterling</a>) e di una &#8220;intelligenza collettiva&#8221; (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_L%C3%83%C2%A9vy">Lévy</a>) che si coagula in molteplici masse attive (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Howard_Rheingold">Rheingold</a>). Per loro la tecnologia è un organo sensoriale, un&#8217;estensione elettrica del corpo in grado di dar vita alle potenzialità inespresse dell&#8217;uomo nelle sue relazioni sempre più fluide e mutevoli. In una parola, uno stato allargato di coscienza.</p>
<p><strong>Derrick De Kerckhove</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788880000013/de-kerckhove-derrick/brainframes-mente-tecnologia.html"><em>Brainframes. Mente, tecnologia, mercato</em></a> (1991)<strong><br />
Pierre Lévy</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/L%27_intelligenza_collettiva/9788807817168/0185447c55dfbd04ff/"><em>L&#8217;intelligenza collettiva. Per un&#8217;antropologia del cyberspazio</em></a> (1994)<strong><br />
Bruce Sterling</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/Tomorrow_now/9788804522423/016c53e7abcdc898a1/"><em>Tomorrow now. Come vivremo nei prossimi cinquant&#8217;anni</em></a> (2002)<strong><br />
Howard Rheingold</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/014a82599ba8f6f7c6/"><em>Smart Mobs.Tecnologie senza fili, la rivoluzione sociale prossima ventura</em></a> (2003)<br />
<strong><br />
NEO.COM </strong></p>
<p>La mano del mercato del terzo millennio è ancora più invisibile. Le sue dita sono fatte di link e pixel ma muovono merci e denaro sempre più velocemente. Epigoni digitali di Adam Smith, i Neo.Com sono stati ammaliati dai giochi di prestigio di questo arto virtuale. Come i cugini Neo-con vogliono esportare il libero mercato: quelli pensano all&#8217;Iraq, questi alle comunità di giocatori online. «I mondi virtuali sono più importanti per la civiltà di quanto lo sono state nel secolo scorso radio, tv e automobili» (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Edward_Castronova">Castronova</a>). E non per i benefici sociali che portano ma perché lì dentro già scorrono «20 miliardi di dollari» di transazioni di bit. Un tesoro che fluttua senza «costrizioni dello spazio degli scaffali fisici e altri colli di bottiglia della distribuzione» (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chris_Anderson_(The_Long_Tail)">Anderson</a>) conducendo al trionfo della libera scelta e della massima varietà. E&#8217; una «grande trasformazione», una «tempesta perfetta» che le multinazionali coglieranno se sfrutteranno l&#8217;immensa manodopera a basso costo messa a disposizione dal web (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Don_Tapscott">Tapscott</a>).<br />
<strong>Don Tapscott</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788845313844/tapscott-don/wikinomics-collaborazione-massa"><em>Wikinomics. La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo</em></a> (2005)<br />
<strong>Edward Castronova</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/0132d54994fe109dd6/"><em>Universi sintetici. Come le comunità online stanno cambiando la società e l&#8217;economia</em></a> (2005)<br />
<strong>Chris Anderson</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/01e555a339985d3495/"><em>La coda lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati</em></a> (2006)<br />
<strong>Seth Godin</strong>, <a href="http://www.bol.it/libri/scheda/ea978882004371.html"><em>I piccoli saranno i primi. 184 sorprendenti idee di marketing</em></a> (2006)</p>
<p><strong>HACKER </strong></p>
<p>Programmatori creativi e smanettoni idealisti sognano un futuro migliore. Senza copyright e brevetti che ostacolano la libera circolazione delle idee. Neo-maoisti digitali, vedono un mondo dominato dalla comunicazione mercificata e con l&#8217;informazione in catene ovunque, da scardinare a colpi di software open-source e licenze gratuite (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Stallman">Stallman</a>). La loro &#8220;etica&#8221; si basa su due pilastri fondamentali: libertà di riutilizzo di tutte le risorse prodotte dalla comunità; cultura del dono come nuovo orizzonte economico (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pekka_Himanen">Himanen</a>). Un misto di comunitarismo e cooperazione decentrata che ricalca le origini hippie di internet. E che, dicono i più ottimisti, porterà alla nascita di un nuova classe sociale (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/McKenzie_Wark">Wark</a>). Con gli hacker a fare da avanguardia e, a seguire, una larga fetta di lavoratori della conoscenza. Mentre sullo sfondo, si delineano nuovi strumenti di disobbedienza civile e partecipazione politica (<a href="'http://en.wikipedia.org/wiki/Graham_Meikle">Meikle</a>), in cui a farla da padrone è l&#8217;uso tattico dei new media: guerriglia, sabotaggio online e <em>culture jamming</em>.</p>
<p><strong>Pekka Himanen</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/Letica_hacker_e_lo_spirito_dellet%C3%A0_dellinformazione/9788807817458/0194974831aeae8eac/"><em>L&#8217;etica hacker e lo spirito dell&#8217;età dell&#8217;informazione</em></a> (2001)<br />
<strong>Richard Stallman</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788872267868/stallman-richard/software-libero-pensiero.html"><em>Software libero, pensiero libero</em></a> (2002)<br />
<strong>McKenzie Wark</strong>, <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-mckenzie_wark/sku-12068338/un_manifesto_hacker_lavoratori_immateriali_di_tutto_il_mondo_unitevi__.htm"><em>Un manifesto hacker. Lavoratori immateriali di tutto il mondo unitevi</em></a> (2004)<br />
<strong>Graham Meikle</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/Disobbedienza_civile_elettronica/9788850321698/013036c768d50a9609/"><em>Disobbedienza civile elettronica</em></a> (2004)</p>
<p><strong>CYBERSOVIET </strong></p>
<p>Miti e illusioni della rete visti da sinistra. Tra speranze comunitarie della prima ora (quando hacker e progetti di cittadinanza digitale promettevano di capovolgere dal basso gli equilibri di potere) e scetticismo sulle evoluzioni più recenti (governi e multinazionali alleati in nome del controllo e del profitto). Parafrasando il titolo di un libro di <a href="http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Lovink_Geert">Geert Lovink</a>, internet non è più quel paradiso che ci era stato promesso. E per chi ci ha creduto – come i Cybersoviet &#8211; il risveglio è duro. Non a caso, a qualcuno di loro la parabola ricorda l&#8217;esperienza dei soviet russi: pionieristici laboratori di democrazia diretta neutralizzati dalle autorità centrali perché «organi di contropotere politico» (<a href="http://www.pazlab.net/formenti/">Formenti</a>). Lo stesso vale oggi per blog, social network e le altre mirabilia del web 2.0, incapaci di elaborare una piattaforma politica, diventati semplici strumenti di sfruttamento del lavoro volontario di milioni utenti (<a href="http://www.collectivate.net/">Scholz</a>). Lo spirito di Marx in salsa digitale, tra pessimismo della ragione (tanto) e ottimismo della volontà (o quel che ne resta).</p>
<p><strong>Franco Berardi</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/01ffe2079ccd8520ed/"><em>La fabbrica dell&#8217;infelicità: new economy e movimento del cognitariato</em></a> (2001)<br />
<strong>Geert Lovink</strong>, <a href="http://www.apogeonline.com/libri/88-503-2273-9/scheda"><em>Internet non è il paradiso. Reti sociali e critica della cybercultura</em></a> (2003)<br />
<strong>Trebor Scholz</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Art-Free-Cooperation-Trebor-Scholz/dp/1570271771/ref=sr_1_2?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1216898027&amp;sr=1-2"><em>The art of free cooperation</em></a> (2007)<br />
<strong>Carlo Formenti</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788860301659/formenti-carlo/cybersoviet-utopie-postdemocratiche.html"><em>Cybersoviet. Utopie post-democratiche e nuovi media</em></a> (2008)</p>
<p><strong>TECNO-RETRO </strong></p>
<p>Stanno in basso e, ovviamente, a destra. Sono reazionari, conservatori e un po&#8217; luddisti. La rete delle meraviglie dei Panglossiani e dei Neo.Com per i Tecno-retro è solo fonte di corruzione morale e intellettuale. Nelle loro invettive pessimiste, il web diventa la notte in cui i «confini della verità sono erosi» (Siegel) e i blog un esercito che vuol «confondere l&#8217;opinione pubblica» (Keen). Parlano di tradizione occidentale e accusano i nuovi media di distruggere i «nostri valori» e attentare al «futuro stesso delle nostre istituzioni culturali». Scomodano persino Hannah Arendt in difesa dei signori dell&#8217;intrattenimento minacciati da internet (Olivennes) e denunciano «la moltiplicazione dei consumi (…) dietro false ideologie di progresso» (Landi). Secondo loro, l&#8217;ordine costituito è sotto l&#8217;attacco di barbari di bit che si riempiono la bocca di democrazia e gratuità ma sono manipolati da aziende miliardarie. E se per invertire il corso della storia è tardi, che importa: per ritagliarsi una nicchia editoriale come bastian contrari del web il momento è giusto.</p>
<p><strong>Paolo Landi</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788845259128/landi-paolo/impigliati-nella-rete.html"><em>Impigliati nella rete. Per una controinformazione sul web</em></a> (2007)<br />
<strong>Denis Olivennes</strong>, <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-olivennes_denis/sku-12837147/la_gratuita_e_un_furto_quando_la_pirateria_uccide_la_cultura_.htm"><em>La gratuità è un furto. Quando la pirateria uccide la cultura</em></a> (2007)<br />
<strong>Andrew Keen</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Cult-Amateur-MySpace-user-generated-destroying/dp/0385520816"><em>The cult of the amateur. </em><em>How blogs, MySpace, YouTube, and the rest of today&#8217;s user-generated media are destroying our economy, our culture, and our values</em></a> (2007)<br />
<strong>Lee Siegel</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Against-Machine-Being-Human-Electronic/dp/0385522657"><em>Against the machine. Being Human in the Age of the Electronic Mob</em></a> (2008)</p>
<p><strong>POST-VIRTUALI </strong></p>
<p>Contro l&#8217;illusione neo-rinascimentale dei Panglossiani più incalliti e le invettive reazionarie di stampo Tecno-retro, dalle università statunitensi arrivano anche voci pragmatiche che provano a stemperare sia l&#8217;entusiasmo acritico verso tutto ciò che è virtuale che il millenarismo fondamentalista. I Post-virtuali denunciano il dilagare del «totalitarismo tecnologico» e i rischi politici di un lento arretramento della &#8220;cultura&#8221; (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Neil_Postman">Postman</a>). Avanzano dubbi sulle conseguenze dell&#8217;informazione ultrapersonalizzata temendo «una società eterogenea» incapace «di affrontare i problemi sociali» (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cass_Sunstein">Sunstein</a>). &#8220;Google ci rende stupidi?&#8221; si chiede in un recente articolo l&#8217;economista <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Carr">Nicholas Carr</a> che nei suoi lavori coniuga sano scetticismo e provocazione intelligente. E di fronte al pericolo del cybercrimine c&#8217;è chi propone nuove forme di governance che vadano in direzione opposta al controllo governativo ma senza dimenticare che ogni soluzione deve coinvolgere anche l&#8217;anima hacker della rete (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Zittrain">Zittrain</a>).</p>
<p><strong>Neil Postman</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788833907772/postman-neil/technopoly-resa-della"><em>Technopoly. La resa della cultura alla tecnologia</em></a> (1992)<br />
<strong>Cass Sunstein</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Republic-com-Cass-R-Sunstein/dp/0691095892"><em>Republic.Com</em></a> (2002)<br />
<strong>Nicholas Carr</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Big-Switch-Rewiring-Edison-Google/dp/0393062287"><em>The big switch. Rewiring the World, from Edison to Google</em></a> (2008)<br />
<strong>Jonathan Zittrain</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Future-Internet-How-Stop/dp/0300124872"><em>The future of the Internet</em></a> (2008)</p>
<p><strong>fonte:</strong> <a href="http://visionpost.it/nexteconomy/ideologie-nella-rete-una-mappa-ragionata.htm" target="_blank">http://visionpost.it/nexteconomy</a></p>
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		<title>Cinema e Rete: le sfide lanciate da una Regione e una Università</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 00:25:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Saper cogliere le numerose opportunità offerte dall’utilizzo intelligente delle nuove tecnologie della comunicazione – nella fattispecie il web 2.0 e le funzionalità legate al social networking – e metterle a disposizione di una comunità professionale di utenti reali e potenziali che condividono un interesse o una passione per il cinema e l’audiovisivo e sono alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saper cogliere le numerose opportunità offerte dall’utilizzo intelligente delle nuove tecnologie della comunicazione – nella fattispecie il web 2.0 e le funzionalità legate al social networking – e metterle a disposizione di una comunità professionale di utenti reali e potenziali che condividono un interesse o una passione per il cinema e l’audiovisivo e sono alla ricerca di strumenti di orientamento e di informazione sulla rete a vari livelli.<span id="more-285"></span><br />
Sembra un’operazione banale ma in realtà non sono ancora così frequenti i casi e le buone pratiche da prendere in esame in grado di coniugare la settima arte e gli ambienti digitali, sfruttandone le enormi capacità (anche a costi relativamente contenuti) di valorizzazione e promozione. Al contrario, il binomio cinema e rete oggi è sinonimo soprattutto di pirateria portando con sé dibattiti molto accesi  &#8211; anche sul piano dei rimedi normativi &#8211; che contrappongono popolo della rete e titolari dei diritti, entrambi portatori di istanze legittime.<br />
Un progetto che si può senz’altro annoverare tra le buone pratiche è <a href="http://www.tafter.it/2009/05/12/in-emilia-romagna-nasce-come-piattaforma-aperta-e-partecipata-su-cinema-e-comunicazione-audiovisiva/" target="_blank">COME</a>, promosso dalla Regione Emilia Romagna. In primo luogo perchè si colloca in un quadro istituzionale, un ambito &#8211; come denuncia il Ministro Brunetta – che registra un grave ritardo sul fronte Internet, aggravato dalla lentezza con cui procede la penetrazione della banda larga; in secondo luogo  &#8211; almeno nelle premesse e negli obiettivi strategici -sfidando le inevitabili criticità connesse al rispetto della normativa sul copyright sulla rete.<br />
Seppure con intenti differenti, la piattaforma COME che ha messo al centro dell’operatività del sistema informativo le videoteche presenti sul territorio come motore propulsivo di trasmissione e condivisionre dei contenuti, presenta alcune analogie con un altro interessante esperimento portato avanti di recente dall’Università La Sapienza (Osservatorio Cinema della Facoltà di Scienze della Comunicazione) grazie alla grande intraprendenza e passione del suo promotore Roberto Faenza nella duplice veste di regista/docente. La tesi di fondo è tanto scontata quanto ricca di potenzialità in parte ancora inesplorate: il cinema non può fare a meno del web: se davvero questa straordinaria forma di comunicazione intende rinnovarsi e competere con altri veicoli di fruizione costruendo e (ri)trovando un dialogo forte con i giovani, deve fare i conti con la rete in tutte le sue possibili declinazioni e funzionalità. L’applicazione pratica in questo caso è stato il portale “<a href="http://www.tafter.it/2009/03/04/on-line-cinemonitorit-il-portale-dellosservatorio-cinema-delluniversita-la-sapienza/" target="_blank">cinemonitor</a>”, una vera e propria “Casa del Cinema on line” nata per mettere in comunicazione i professionisti del settore con i giovani utenti del cinema, per identificarne gusti e preferenze, orientando (non piegando) l’offerta produttiva verso nuovi linguaggi e generi preservando i caratteri distintivi rispetto ai rischi di omologazione televisiva.<br />
Due belle sfide lanciate da forti istituzioni pubbliche (una Regione e una Università) che vanno nella giusta direzione: coniugare le esperienze in materia di catalogazione delle opere con la ricchezza comunicativa dei social network la prima,  dare spazio e visibilità alla creatività la seconda.</p>
<p><em>Bruno Zambardino è Docente di Organizzazione ed Economia Aziendale dello Spettacolo, Università “La Sapienza”, e Amministratore di </em><a href="http://www.mediaprofile.it/" target="_blank"><em>Mediaprofile Srl</em></a><em>.</em></p>
<p><em>fonte: <a href="http://www.tafter.it/2009/06/01/cinema-e-rete-le-sfide-lanciate-da-una-regione-e-una-universita/" target="_blank">www.tafter.it</a><br />
</em></p>
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