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	<title>urbanohumano &#187; Partecipazione</title>
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		<title>Signor Sindaco Massimo Cialente, dott. Guido Bertolaso:</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 07:43:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per chi non se ne fosse ancora accorto mi sta molto a cuore la vicenda del terremoto a L&#8217;Aquila e soprattutto lo squallore derivato dall&#8217;intervento dello stato che grazie al potere mediatico berlusconiano é completamente occultato a la maggioranza degli italiani. Oggi voglio pubblicare una lettera scritta dai comitati cittadini aquilani che cercano ad ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi non se ne fosse ancora accorto mi sta molto a cuore la vicenda del terremoto a L&#8217;Aquila e soprattutto lo squallore derivato dall&#8217;intervento dello stato che grazie al potere mediatico berlusconiano é completamente occultato a la maggioranza degli italiani.</p>
<p>Oggi voglio pubblicare una lettera scritta dai comitati cittadini aquilani che cercano ad ogni costo di riportare sulla buona strada (quella partecipata) il processo di partecipazioen della città.</p>
<p><em>Signor Sindaco Massimo Cialente, dott. Guido Bertolaso,</em></p>
<p><em>con questa lettera intendiamo ribattere con chiarezza alla Vostra chiara missiva congiunta del 10 ottobre.</em></p>
<p><em>E&#8217; vero: comincia a fare freddo, all&#8217;Aquila ed è un bene che il Comune dell&#8217;Aquila e il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile se ne siano accorti. Proprio perché ve ne siete accorti anche Voi, l&#8217;analisi che fate della situazione delle tendopoli necessariamente da smantellare, è perfetta.</em></p>
<p><em>Peccato che si dimentichi una premessa: la decisione di lasciare per così tanto tempo le persone nelle tendopoli è stata presa da Voi, che avete scientemente rifiutato l&#8217;uso di altri sistemi utilizzati per la gestione dell&#8217;emergenza dopo altri eventi sismici e che, fra l&#8217;altro, avrebbero ben risposto alle indicazioni delle integrazioni al Metodo Augustus, finalizzato ad evitare lo spostamento delle famiglie interessate da un evento calamitoso dai luoghi di abituale residenza. </em></p>
<p><em>Voi, che, insieme al Governo, avete fatto credere che tutti avrebbero avuto una sistemazione entro settembre. Quando questo si è rivelato impossibile (era il mese di luglio, ma lo si sapeva da tempo), il Presidente del Consiglio dichiarò che il termine ultimo per dare un tetto a tutti sarebbe stato novembre. Nello stesso intervento, la Conferenza Stampa dell&#8217;8 luglio al G8, il Presidente del Consiglio promise anche un altro G8 &#8220;entro l&#8217;anno&#8221; sulle catastrofi naturali, all&#8217;Aquila. Altra promessa &#8211; fortunatamente, questa &#8211; disattesa. Fu proprio Lei, dott. Bertolaso, a giustificarlo in seguito, dicendo che aveva parlato sull&#8217;onda dell&#8217;entusiasmo. Mentre Lei, dott. Cialente, cominciava a chiedere i Moduli Rimovibili anche per L&#8217;Aquila. Casette su ruota, li chiamava, se lo ricorda?<br />
Bene, oggi voi garantite a tutti quelli che hanno una Casa E e F una sistemazione entro il 31 dicembre 2009. E&#8217; forse un gioco al ribasso? </em></p>
<p><em>Voi, che ora chiedete ai cittadini un ultimo sforzo e che tirate in ballo il Natale, da passare tutti assieme all&#8217;Aquila, non siete nemmeno disposti a ammettere i Vostri numerosi errori, commessi in nome di una costruzione di 19 new town che disgregheranno una volta di più un tessuto sociale già devastato.</em></p>
<p><em>Voi che oggi vi accorgete che fa freddo e che fate una perfetta analisi della situazione dimenticandovi di ammettere che siete stati Voi a crearla. </em></p>
<p><em>Così come vi siete dimenticati di Piazza d&#8217;Armi; della ricostruzione sociale, del lavoro; delle case A, B, C che pure citate (sono stati messi in campo tutti gli strumenti necessari, sì. Ma quando è stato fatto? Vogliamo parlare dei tempi?); delle soluzioni che, in Umbria, hanno garantito una ricostruzione soddisfacente senza la perdita dell&#8217;identità territoriale. Così come vi dimenticate di dire agli aquilani cosa sarà dell&#8217;Aquila fra dieci anni. Dell&#8217;Aquila di una volta, quella prima del 6 aprile, ma anche delle sue 19 new town.</em></p>
<p><em>Voi che in tempo di emergenza avete preso decisioni che avranno ricaschi a lungo, lunghissimo termine e avete ignorato ogni istanza proveniente dal territorio e dalla sua gente, oggi pensate, dopo sei mesi, che possa essere sufficiente per tutti un periodo di pochi giorni per attuare il trasferimento.</em></p>
<p><em>Voi, con le vostre decisioni dall&#8217;alto, ancora una volta sopra la testa delle persone, ignorandole nei loro bisogni più elementari. Voi, con il vostro assistenzialismo spinto e la presunzione di sapere cosa è meglio per tutti.</em></p>
<p><em>Mentre scriviamo, piove forte e fa proprio freddo. E Voi non dovreste avere il coraggio di chiedere ancora collaborazione.<br />
Almeno, non prima di aver pubblicamente ammesso i vostri errori.</em></p>
<p><strong>A qui volesse avere maggiori informazioni su cuanto accade a L&#8217;Aquila consiglio i siti:</strong> <a href="http://www.collettivo99.org/" target="_blank">www.collettivo99.org</a> e <a href="http://www.3e32.com/" target="_blank">www.3e32.com</a></p>
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		<title>Reti sociali locali e spazi pubblici ibridi per la revitalizzazione urbana</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 10:23:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da ormai qualche anno leggo con frequenza il sito Eddyburg. Si tratta a mio giudizio di uno dei più interessanti siti in lingua italiana dedicato ai temi della gestione del territorio. Molte settimane fa prima della polemica del piano casa e poi del tragico evento del terremoto, si era acceso su questo sito un interessante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-235" title="vittika_flickr_365" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2009/04/vittika_flickr_365.jpg" alt="vittika_flickr_365" width="365" height="154" /><br />
Da ormai qualche anno leggo con frequenza il sito <a href="http://www.eddyburg.it" target="_blank">Eddyburg</a>. Si tratta a mio giudizio di uno dei più interessanti siti in lingua italiana dedicato ai temi della gestione del territorio. Molte settimane fa prima della polemica del piano casa e poi del tragico evento del terremoto, si era acceso su questo sito un interessante dibattito riguardo al futuro degli spazi pubblici urbani. Rimasi colpito dalla linea generale di molti interventi, a mio giudizio poco &#8220;innovatori&#8221;.<br />
Mi é sembrato quindo opportuno scrivere al direttore per illustrare il mio personale punto di vista. Di seguito vi lascio il testo integrale della mia &#8220;carta al direttore&#8221;.<span id="more-234"></span><br />
Caro direttore,<br />
vorrei sottoporre alla sua attenzione e a quella di tutti i lettori di Eddyburg una riflessione sugli ultimi interventi sul tema della perdita di vitalità degli spazi pubblici.</p>
<p>Comincio dalla fine. Non posso essere d&#8217;accordo con chi afferma che lo svuotamento degli spazi pubblici debba attribuirsi a fenomeni quali lo sgretolamento della rete dei piccoli commerci di quartiere ed alla conseguente migrazione verso i centri commerciali della periferia o al fenomeno di privatizzazione e mercificazione degli stessi. Lei stesso nel suo <a href="http://eddyburg.it/article/articleview/12547/0/318/" target="_blank">ultimo editoriale</a> fa riferimento a questo tipo di fenomeni.</p>
<p>Sono convinto che esistono spiegazioni molto più interessanti, che individuano il problema nel carattere stesso di questi spazi, i quali già da molti anni hanno smesso di essere funzionali e di apportare valore aggiunto ai cittadini e alla cittadinanza; e nello straordinario processo di trasformazione che sta caratterizzando il nostro attuale stile di vita, caratterizzato da una forma di socialità basata su modelli e spazi di interazione completamente diversi da quelli conosciuti fino ad oggi.</p>
<p>E&#8217; certo che viviamo secondo un modello di cittadinanza in cui gli interessi economici sono liberi di promuovere qualsiasi tipo di trasformazione, con il potere politico immobilizzato dalla totale mancanza di visione di futuro o di una proposta sociale realmente contemporanea. Tuttavia, non sono affatto convinto che la privatizzazione sia la causa di questa trasformazione. Sono più propenso a considerare tale fenomeno come la &#8220;soluzione&#8221; più facile e più immediata che la società abbia saputo produrre. I privati, contrariamente ai gestori pubblici, sono capaci di promuovere velocemente nuove attività, riuscendo ad interpretare e a gestire in modo molto più &#8220;efficace&#8221; la realtà post-moderna legata alla società dello spettacolo.</p>
<p>Molto probabilmente, non é la mancanza di risorse economiche il motivo per cui gli enti pubblici locali si affidano ai privati per rivitalizzare gli spazi pubblici urbani. Si tratta piuttosto di una soluzione scaturita da una totale mancanza di lungimiranza politica, una facile scappatoia di fronte a un problema che non si sa come affrontare.</p>
<p>Dinanzi a un processo così travolgente e così sregolato, non posso pensare che si debba ancora credere al ritorno ad un modello del passato. Non posso credere che si parli ancora del negozietto di quartiere come la soluzione di tutti i mali.</p>
<p>Riflettiamo un attimo sui benefici offerti alla vitalità urbana dal piccolo commercio di quartiere. Il negoziante non é altro che il nucleo di una rete di contatti tra vicini. Questa rete definisce, o meglio contribuisce a definire l&#8217;identità ed il carattere del luogo in cui vivono i clienti: il quartiere. Grazie all&#8217;anello di congiunzione costituito dal negoziante, un certo numero di vicini si scambiano due parole. Comunicano. Percepiscono l&#8217;umore, i pensieri e le preoccupazioni di coloro che vivono alla porta accanto. Vedono e costruiscono un briciolo di comunità.</p>
<p>Troppo spesso lo si considera come l&#8217;elemento di vitalità urbana per eccellenza o forse l&#8217;ultimo che ancora ci é rimasto. Ma è davvero quello che vogliamo? Non possiamo pensare a niente di meglio? Non capisco perché di fronte a un problema o un cambiamento, l&#8217;unica soluzione che sappiamo proporre é un ritorno alla situazione anteriore al problema o anteriore al cambiamento. E se pensassimo a un nuovo modello di spazio pubblico?</p>
<p>Caro direttore, lei nel suo editoriale fa un doveroso appello affinché si torni a dare importanza alla disciplina urbanistica, ridare forza alla pianificazione urbana; parla di &#8220;governo delle trasformazioni&#8221;. Poi però si lascia andare ad una poco propositiva nostalgia per il passato.</p>
<p>Non capisco. Di che protagonismo dell&#8217; urbanistica stiamo parlando? E soprattutto di che trasformazioni stiamo parlando?</p>
<p>Siamo a ridosso del 2010, viviamo nell&#8217; era delle reti. Non possiamo continuare a parlare di spazi pubblici e di relazioni sociali senza fare i conti con ciò che sta avvenendo in internet. O forse vogliamo ancora credere che anche internet sia tra le cause dello svuotamento degli spazi pubblici?</p>
<p>Stiamo assistendo ad un progressivo svuotamento degli spazi pubblici. D&#8217;accordo. L&#8217;attuale modello di vita spinge la grande maggioranza dei cittadini ad utilizzarli unicamente come via di transito. Come conseguenza l&#8217;unica funzione (importante) che continuano a svolgere é garantire l&#8217;indispensabile libertà che costituisce l&#8217;essenza stessa della cittadinanza.</p>
<p>Tuttavia, prima di correre diritti a cercare soluzioni del passato, credo che sarebbe utile capire bene che cosa sta succedendo nelle nostre vite quotidiane. Capire se sentiamo veramente la necessità di &#8220;vivere&#8221; questi spazi.</p>
<p>Fino ad oggi abbiamo disegnato gli spazi pubblici pensando nelle attività che vi si svolgevano o nelle esigenze scenografiche degli elementi architettonici che li circondano. Oggi che la società sembra aver transladato la maggior parte delle sue tradizionali attività in altri luoghi (spesso privati), non possiamo più continuare a progettare seguendo questo schema. Dobbiamo fare uno sforzo in più. Guardare un po&#8217; più avanti e ripensare a quale potrebbe e dovrebbe essere la funzione che deve svolgere lo spazio pubblico, e solo successivamente definirne le caratteristiche e le qualità: il disegno.</p>
<p>Generazione dopo generazione. Le nostre strade. Le nostre piazze. Subiscono mutazioni continue adattandosi alle attività che in esse svolgiamo. Le adattiamo alla produzione e scambio di merci, poi al transito delle carrozze, quindi delle macchine, poi ritorniamo sui nostri passi e privilegiamo il transito e l&#8217; accesso pedonale.</p>
<p>Dobbiamo smettere di inseguire le trasformazioni. Adesso tocca a noi. Professionisti e cittadini, dobbiamo ritornare a essere i protagonisti. Tocca a noi immaginare e coordinare in modo collettivo le attività che vi si svolgeranno.</p>
<p>E&#8217; giunto il momento di chiudere questa rincorsa alle attività e mettere l&#8217;accento sulla funzione che vogliamo che abbiano.</p>
<p>Se vogliamo che ritornino ad essere vivi e pieni di relazioni sociali, di attività politica nel senso di affermazione stessa della cittadinanza, allora probabilmente dobbiamo riflettere su come si manifestano oggi giorno tali funzioni e come pensiamo che si manifesteranno nel futuro.</p>
<p>Non credo si possa dubitare del fatto che le nuove tecnologie e soprattutto internet stanno già offrendo eccezionali opportunità per quanto riguarda questo ed altri tipi di relazioni. Molti opineranno che si tratta di un fenomeno che ha poco a che vedere con la città e con gli spazi &#8220;fisici&#8221;; io invece penso esattamente il contrario.</p>
<p>Il processo delle relazioni e il nostro stile di vita definisce senza alcun dubbio il carattere delle nostre città. Conseguentemente se l&#8217;importanza dello spazio pubblico sta nella creazione di relazioni e scambio di ogni tipo, quando passiamo alla progettazione o programmazione degli stessi, dobbiamo necessariamente introdurre un nuovo &#8220;materiale&#8221;; lo stesso di cui internet é pieno: le relazioni sociali, appunto. Un materiale intangibile con il quale non siamo abituati a progettare. In definitiva ci troviamo di fronte alla necessità di pensare a un nuovo modello di spazio pubblico, dove possano confluire, catalizzarsi e visualizzare le reti sociali locali, fisiche e &#8220;virtuali&#8221;.</p>
<p>Riassumendo. Di fronte ad un chiaro processo di impoverimento degli spazi pubblici, piuttosto che un &#8220;misero&#8221; ritorno al passato dobbiamo avere il coraggio e la capacità di guardare al futuro; cimentarci nel disegno di un nuovo tipo di spazio pubblico progettato pensando a come migliorare la sua funzione sociale senza limitarci ad adattarlo esclusivamente alle sue normali e &#8220;indispensabili&#8221; attività vitali.</p>
<p>Per agire in questa direzione sarà necessario rafforzare le dinamiche di formazione e sviluppo delle reti sociali locali. Offrire loro la possibilità di &#8220;crescere&#8221; in un nuovo tipo di spazio urbano. Uno spazio pubblico ibrido che utilizzi lo &#8220;spazio delle relazioni telematiche&#8221; come una opportunità per accrescere la comunicazione fra vicini di quartiere; permettere alle nuove dinamiche di &#8220;comunicazione continua&#8221; di rafforzare il sentimento di appartenenza ad una comunità locale; offrire le infrastrutture necessarie a far nascere nuove funzioni e nuovi caratteri gestite direttamente dai cittadini, basandosi su regole di funzionamento dettate più dal &#8220;bene comune&#8221; che dalle leggi del mercato.</p>
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		<title>Metodi per la ricerca sociale partecipata</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 12:20:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La pianificazione strategica, intesa come modalità per individuare le politiche da attuare, non prescinde dall’elemento partecipativo e dal coinvolgimento di coloro i quali saranno i destinatari ultimi degli interventi ipotizzati. Si muove in questa direzione il disegno di metodologie di ricerca sociale partecipata che accolgono sistemi di indagine in cui il processo decisionale pubblico assume [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pianificazione strategica, intesa come modalità per individuare le politiche da attuare, non prescinde dall’elemento partecipativo e dal coinvolgimento di coloro i quali saranno i destinatari ultimi degli interventi ipotizzati. Si muove in questa direzione il disegno di metodologie di ricerca sociale partecipata che accolgono sistemi di indagine in cui il processo decisionale pubblico assume un ruolo rilevante.<span id="more-114"></span> Il volume di Pacinelli propone una puntuale disamina dei differenti step per impostare una ricerca sociale di tipo partecipato: essa sarà basata su un rigoroso sistema di raccolta dati quali-quantitativi, una scansione per obiettivi di conoscenza e l’elaborazione di scenari. Sulla base di questa impostazione, l’intervento degli esperti avviene quale verifica di quanto emerge dall’analisi dei dati forniti dagli attori portatori di interessi: coinvolgere questi ultimi, ed ottenerne il consenso è essenziale, in quanto la precisa individuazione degli interessi potrà rendere una maggiore fattibilità e sostenibilità di un processo effettivamente partecipato. Nella pianificazione sociale così concepita, i destinatari &#8211; efficacemente coinvolti &#8211; sono chiamati ad assumere un ruolo attivo, in quanto è richiesto loro di esprimere il parere rispetto ai bisogni esistenti e alle esigenze future e, solo in una fase successiva, saranno gli esperti ad interveniree e sistematizzare le conoscenze acquisite.<br />
I metodi per la ricerca sociale partecipata tengono conto del ruolo assunto dai differenti soggetti nel processo decisionale e delle finalità applicative dei metodi; per assicurare un sistema analisi basato sulla partecipazione, si considera la partecipazione diretta – dei cittadini e degli utenti finali-, la partecipazione mediata – di rappresentanti di comunità e parti sociali-, e la partecipazione tecnica – degli esperti che conducono la ricerca; i metodi che saranno utilizzati terranno conto delle finalità applicative previste (metodi per la rappresentazione semplificata dei fenomeni, metodi per la rilevazione di fabbisogni e desiderata, metodi per la convergenza delle opinioni, metodi per l’analisi partecipata degli impatti).<br />
Pur rendendo conto del ruolo centrale assunto dalla misura e valutazione del processo decisionale allargato, la metodologia presentata non tace della rilevanza dell’analisi previsionale quale base della pianificazione strategica: è infatti dall’analisi delle varie opzioni che possono verificarsi nel lungo periodo, che si può orientare un processo più consapevole per la costruzione di un futuro più vicino ai desiderata e dunque, in qualche misura, più legato ad un processo di effettiva partecipazione.</p>
<p>Metodi per la ricerca sociale partecipata<br />
Antonio Pacinelli<br />
Franco Angeli 2008 euro 17<br />
ISBN: 978-88-464-9923-3</p>
<p><a title="Articoli scritti da: Agusto Giulia" href="http://www.tafter.it/author/giulia_agusto/">Agusto Giulia</a><br />
fonte: <a href="http://www.tafter.it/2008/10/22/metodi-per-la-ricerca-sociale-partecipata/" target="_blank">www.tafter.it</a></p>
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		<title>A Grosseto i cittadini partecipano direttamente al primo Regolamento urbanistico</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 11:36:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per una pianificazione del territorio all’insegna della trasparenza e della partecipazione, l’amministrazione comunale continua nell’azione di coinvolgimento dei cittadini. E proprio ai cittadini, così come alle associazioni di categoria, agli ordini professionali e a chiunque abbia un interesse specifico, è rivolto l’invito a presentare un contributo propositivo sul futuro assetto del patrimonio edilizio esistente e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per una pianificazione del territorio all’insegna della trasparenza e della partecipazione, l’amministrazione comunale continua nell’azione di coinvolgimento dei cittadini. E proprio ai cittadini, così come alle associazioni di categoria, agli ordini professionali e a chiunque abbia un interesse specifico, è rivolto l’invito a presentare un contributo propositivo sul futuro assetto del patrimonio edilizio esistente e delle aree di trasformazione, il tutto finalizzato alla redazione del primo Regolamento urbanistico, al quale l’assessorato sta lavorando con un gruppo di tecnici ed esperti del settore.</p>
<p><span id="more-107"></span><br />
“Il coinvolgimento dei cittadini ci permetterà di avere un quadro più preciso dei valori e delle priorità pubbliche nel periodo di validità dello strumento urbanistico, ovvero per i prossimi cinque anni” dice l’assessore all’Urbanistica, Moreno Canuti. “La gestione pubblica si deve basare sull’assunto che l’intervento pubblico o l’iniziativa privata non sono due fini in sé che si contrappongono e si ostacolano a vicenda, quanto due facce della stessa medaglia, due modi a disposizione della collettività per conseguire, caso per caso, gli obiettivi che si sono espressi e programmati. Quindi – prosegue Canuti &#8211; piano pubblico e progetti privati: piano pubblico volto a sollecitare progetti, definendo a priori i percorsi della sostenibilità, strumento di governo di una grande risorsa quale è il territorio, ma anche necessità di raccordare progetti di intervento multipli che per loro natura non possono non essere soprattutto di iniziativa privata e, quindi, non possono non fare i conti con il mercato”.<br />
Proposte, progetti, idee su possibili interventi riguardanti il futuro sviluppo e la gestione del territorio potranno essere presentati entro il 30 agosto al Comune di Grosseto, in piazza Duomo, 1. Si possono inoltre inviare via fax al numero 0564-488530 o mandare via mail all’indirizzo: rossana.chionsini@comune.grosseto.it.<br />
Per avere tutta la documentazione e per ulteriori chiarimenti ci si può rivolgere all’ufficio Pianificazione urbanistica, in via Minghetti 3/a (tel. 0564/488694) o si può visitare il sito del Comune: <a href="http://www.comune.grosseto.it" target="_blank">www.comune.grosseto.it</a>.</p>
<p>fonte: <a href="http://www.tafter.it/dettaglio.asp?id=5072" target="_blank">www.tafter.it</a></p>
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		<title>N.EST 2.0 The making of the city/disegna la tua città. Fino al 25 febbraio</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2008 18:42:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[N.Est &#8211; tra arte e critica urbanistica &#8211; è un progetto di documentazione delle trasformazioni urbane attraverso l’arte, la creatività ed i nuovi media, a cura di Gigiotto del Vecchio e Stefania Palumbo, visitabile presso il Madre di Napoli fino al 25 febbraio 2008. Gli autori lo hanno definito un &#8220;database di documentazione e critica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>N.Est</strong> &#8211; tra arte e critica urbanistica &#8211; è un <strong>progetto di documentazione</strong> delle <strong>trasformazioni urbane</strong> attraverso l’arte, la creatività ed i nuovi media, a cura di Gigiotto del Vecchio e Stefania Palumbo, visitabile presso il Madre di Napoli <strong>fino al 25 febbraio 2008</strong>.<br />
Gli autori lo hanno definito un &#8220;database di documentazione e critica delle trasformazioni urbane, insieme ad un laboratorio di ricerca estetica, artistica e progettuale sul tema della città&#8221;.<span id="more-41"></span><br />
Il progetto è tutto incentrato su <strong>Napoli Est</strong>: quella grande area da Gianturco in poi che a volte sembra non esistere nella percezione cittadina eppure è composta da ben 2 municipalità, per un totale di oltre 25 chilometri quadrati. Il progetto-database si sviluppa a partire dal dominio <a href="http://www.napoliest.it/" target="_blank">www.napoliest.it</a>, dove è già possibile visionare un&#8217;interessante raccolta di materiale audiovisivo su questa parte della città.<br />
Più che una mostra, spiegano gli autori, &#8220;la presenza di N.EST alla Project Room del MADRE di Napoli è una <strong>performance collettiva</strong> e progettuale in continuo morphing, mutazione, che scava nelle pieghe della rappresentazione di un territorio reale, la periferia orientale di Napoli, con la missione di mitizzarla e di renderla una tavola utopica di progetto condivisa da altri artisti, architetti, urbanisti, cittadini e portatori di interesse. N.Est è testo per studiare la città e la sua evoluzione, partendo dalle zone periferiche e industriali. Un <strong>exhibit touch-in</strong> con al centro il pubblico e la città, che intreccia momenti espositivi, ampi spazi relazionali verso chi si rivolge (dai creativi, agli abitanti dei quartieri coinvolti nel progetto, a studiosi internazionali), convivialità, studio e approfondimenti sui maggiori temi della cultura urbana globale&#8221;.<br />
Nella <strong>sezione Talk</strong> il progetto offre un ricco calendario di ospiti internazionali tra artisti, fotografi, architetti e urbanisti. L&#8217;elenco dettagliato degli incontri è reperibile sul sito del progetto. I curatori dell&#8217;evento sono Gigiotto del Vecchio e Stefania Palumbo.</p>
<p><strong> Informazioni</strong>:<br />
Madre<br />
Via Luigi Settembrini 79 Napoli<br />
Tel. +39 08119313016<br />
<a href="http://www.museomadre.it/" target="_blank">www.museomadre.it</a></p>
<p>N.Est<br />
<a href="mailto:nest@napoliest.it">nest@napoliest.it</a> <a href="http://www.napoliest.it/" target="_blank">www.napoliest.it</a></p>
<p align="justify">fonte: <a href="http://www.tafter.it/dettaglio.asp?id=4091" target="_blank">www.tafter.it </a></p>
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		<title>Imaginario &#8211; Piattaforma per la visualizzazione dell&#8217;immaginario collettivo</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2007 13:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[p2p urbanism]]></category>
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		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Approfitto della richiesta di Paolo in un commentario del precedente post, per lasciare un breve presentazione del progetto Imaginario (precedentemente denominato wikicity), con la promessa che in breve aggiungerò nuovo materiale tradotto in Italiano, visto che purtroppo la maggior parte dei testi riguardanti questo progetto ce li ho in spagnolo. Saranno ben accetti ogni tipo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Approfitto della richiesta di Paolo in un commentario del precedente post, per lasciare un breve presentazione del progetto <a href="http://www.imaginario.cc" target="_blank">Imaginario </a>(precedentemente denominato wikicity), con la promessa che in breve aggiungerò nuovo materiale tradotto in Italiano, visto che purtroppo la maggior parte dei testi riguardanti questo progetto ce li ho in spagnolo.<br />
Saranno ben accetti ogni tipo di commento e suggerimento.<span id="more-35"></span></p>
<p>Alla base di questo progetto ci sono pochi e semplici concetti:<br />
1 &#8211; Cercare un metodo facile ed intuitivo che qualsiasi persona sia capace di capire ed usare;<br />
2 &#8211; Che sia capace di unire i risultati ottenuti in uno o più workshop con quelli ottenuti via internet, permettendo la partecipazione del più alto numero possibile di persone e appartenenti a tutti gli strati sociali;<br />
3 &#8211; È importantissimo che il risultato finale, e soprattutto la sua rappresentazione grafica, multimediale o qualsiasi sia il medium scelto, sia comprensibile a tutti.<br />
Il “lavoro” di questo software consiste nel sintetizzare in uno schema la visione che ogni cittadino ha del territorio in cui vive. Il suo compito é quello di garantire la massima “obiettività” e trasparenza, nella rappresentazione sintetica dei risultati.<br />
La dinamica è molto semplice. Il sistema chiede all’utente una descrizione della città (o del tema del progetto) attraverso delle parole chiave alle quali associare un valore da 1 a 10 negativo o positivo. In un secondo momento gli si chiederà di associare le stesse parole con una relazione positiva o negativa.<br />
Ad esempio tra le 10 parole utilizzate, l’ utente vuole associare la parola “parchi” con la parola “inquinamento”; probabilmente alla parola “parchi” avrà dato un valore positivo mentre alla parola “inquinamento” un valore negativo. Darà un valore negativo alla relazione fra le due parole se pensa che i parchi riducono l’ inquinamento.<br />
Come risultato avremo una idea di città basata sulle valutazioni (positive o negative) dei diversi fattori (parole) che i cittadini (utenti) hanno associato al proprio territorio. Una visione sintetica e collettiva in cui sarà possibile riconoscere graficamente ed in modo intuitivo i temi che maggiormente stanno a cuore ad una comunità di cittadini.<br />
Ogni parola sarà associata a un quadrato con dimensione proporzionale al numero di volte che gli utenti l’hanno usata e con un colore che ne indicherà il valore negativo o positivo, attraverso una scala di colori definita. In una prima rappresentazione saranno visibili tutte le parole attraverso una nuvola di quadrati di dimensioni differenti. Per poter visualizzare i colori e quindi il giudizio associato ad ogni parola é necessario muovere il mouse sulle parole. Quando il mouse si posiziona su una parola il sistema ci riordina intorno ad essa tutte le parole che risultano relazionate a questa, attraverso i rispettivi quadrati che si “accenderanno” assumendo il colore che gli corrisponde.<br />
Nella versione diretta ai tecnici sarà possibile visualizzare anche i legami di relazione tra le parole, con colori e dimensioni diverse a seconda dell’intensità e dal grado positivo o negativo definite dagli utenti. In questo modo la rappresentazione dell’ “Immaginario collettivo” sarà sicuramente più completa anche se la comprensione sarebbe meno immediata. Per questo motivo, per il momento penso di attivarla solo in una versione più avanzata, dedicata esclusivamente all’uso professionale.</p>
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		<title>Azione locale partecipata e sviluppo urbano sostenibile</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jun 2007 20:02:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con molto piacere voglio segnalare un bel corso post-lauream que si svolge presso la Università Iuav di Venezia- Dipartimento di Pianificazione Facoltà di pianificazione del territorio con il patrocinio del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane. Corso di perfezionamento post-lauream: Azione locale partecipata e sviluppo urbano sostenibile a.a 2007-2008 settembre – novembre 2007 palazzo tron santa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con molto piacere voglio segnalare un bel corso post-lauream que si svolge presso<br />
la <strong>Università Iuav di Venezia</strong>- Dipartimento di Pianificazione Facoltà di pianificazione del territorio con il patrocinio del <strong>Coordinamento Agende 21 Locali Italiane</strong>.<span id="more-18"></span></p>
<p>Corso di perfezionamento post-lauream:<br />
<strong>Azione locale partecipata e sviluppo urbano sostenibile</strong></p>
<p>a.a 2007-2008 settembre – novembre 2007<br />
palazzo tron santa croce 1957 venezia</p>
<p>Per informazioni relative al bando e all’iscrizione al corso:<br />
vai al sito del <a href="http://iuav.inet2.it/dp/formazione/corsi/0708/azione_locale0708.html">Dipartimento di Pianificazione</a><br />
La scadenza per presentare la domanda di ammissione è il 12 luglio 2007</p>
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		<title>Quando fisico e virtuale si incontrano…..a Madrid</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2007 06:57:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sabato 31 marzo abbiamo inaugurato (il gruppo Algomas insieme all&#8217; associazione Laboratorio Urbano) a Madrid un nuovo spazio di &#8220;incontro&#8221; e di libera espressione nel nuovo centro Intermediae (centro per la nuova creazione contemporanea). Abbiamo chiamato questo spazio Wikispazio e lo abbiamo associato ed un Wikimap (http://tsmb.meipi.org). L&#8217;idea consiste nel dare agli abitanti di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 31 marzo abbiamo inaugurato (il gruppo <a title="Algomas" href="http://www.algomas.net/IT/ITindex.htm" target="_blank">Algomas</a> insieme all&#8217; associazione <a title="Laboratorio Urbano" href="http://www.laboratoriourbano.org" target="_blank">Laboratorio Urbano</a>) a Madrid un nuovo spazio di &#8220;incontro&#8221; e di libera espressione nel nuovo centro Intermediae (centro per la nuova creazione contemporanea).<br />
Abbiamo chiamato questo spazio Wikispazio e lo abbiamo associato ed un Wikimap (<a title="Todo Sobre Mi Barrio" href="http://tsmb.meipi.org" target="_blank">http://tsmb.meipi.org</a>). L&#8217;idea consiste nel dare agli abitanti di un quartiere di Madrid la possibilità di comunicare ed incontrarsi in due modi, attraverso uno spazio virtuale ed attraverso uno spazio fisico.<span id="more-14"></span><br />
Siamo abituati a pensare ad internet come ad uno strumento per avvicinare persone lontane. Sono convinto che internet può esserci enormemente utile anche se lo usiamo per &#8220;avvicinare&#8221; gli abitanti di uno stesso quartiere.<br />
Il progetto di Madrid lo abbiamo chiamato <a title="Todo Sobre Mi Barrio" href="http://www.todosobremibarrio.com/tsmb.htm" target="_blank">Todo Sobre Mi Barrio</a> (Tutto Sul Mio Quartiere). Vuole essere un catalizzatore di nuove reti di partecipazione, che si rafforzino attraverso internet e possano materializzarsi attraverso la riattivazione degli spazi pubblici del quartiere.<br />
Dai primi sviluppi, mi rendo conto che tutto ciò è strettamente legato ad un nuovo modo di pensare l&#8217;informazione ed il giornalismo. Mi riferisco al giornalismo collettivo, di cui parlavo giusto nel <a title="Giornalismo Collettivo" href="http://http//www.urbanohumano.org/?p=13" target="_blank">post precedente</a>.</p>
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		<title>Perché scommettere sulla Partecipazione</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 23:32:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell’ultimo decennio, il tema della partecipazione dei cittadini nei processi di gestione e trasformazione della città e del territorio, ha acquisito maggiore risalto all’interno del dibattito urbanistico. Sempre più spesso si considera necessario individuare e promuovere un alternativo approccio progettuale e comunicativo, attraverso una pianificazione partecipata e condivisa, che preveda la collaborazione dei cittadini alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ultimo decennio, il tema della partecipazione dei cittadini nei processi di gestione e trasformazione della città e del territorio, ha acquisito maggiore risalto all’interno del dibattito urbanistico. Sempre più spesso si considera necessario individuare e promuovere un alternativo approccio progettuale e comunicativo, attraverso una pianificazione partecipata e condivisa, che preveda la collaborazione dei cittadini alla costruzione di politiche di programmazione e gestione del territorio.<span id="more-9"></span><br />
Utilizzare la Partecipazione Pubblica (PP) nella gestione del territorio comporta un importante evoluzione della società. Il ruolo del cittadino cambia, l’amministrazione pubblica diventa più trasparente; nei cittadini cresce il sentimento di appartenenza ad una comunità. La gestione degli interessi comuni smette di essere delegata e diventa, almeno in parte, diretta ed accessibile a tutti. Si sviluppa un processo di “appropriazione” che rende tutti i cittadini consapevoli delle risorse della propria comunità, e quindi delle strategie amministrative adottate. Si moltiplicano le probabilità di esito di azioni, progetti e strategie di gestione, proprio perché assimilate, comprese e volute dagli stessi cittadini.</p>
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		<title>Urbanistica Digitale</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Nov 2006 08:11:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Innovazione del modello e strumenti per la Pianificazione Partecipata Domenico Di Siena* Premessa Questo testo presenta in modo sintetico alcune delle proposte appartenenti ad un più ampio progetto di ricerca dedicato al mondo dell&#8217; Urbanistica e della Partecipazione Pubblica in rapporto con le nuove tecnologie. L&#8217; obiettivo é individuare i punti critici della Progettazione Partecipata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Innovazione del modello e strumenti per la Pianificazione Partecipata</strong></p>
<p>Domenico Di Siena*<br />
<strong> Premessa </strong><br />
Questo testo presenta in modo sintetico alcune delle proposte appartenenti ad un più ampio progetto di ricerca dedicato al mondo dell&#8217; Urbanistica e della Partecipazione Pubblica in rapporto con le nuove tecnologie.<br />
L&#8217; obiettivo é individuare i punti critici della Progettazione Partecipata e proporre possibili soluzioni attraverso un uso &#8220;ragionato&#8221; delle nuove tecnologie di comunicazione e la definizione di linee guida per l&#8217; innovazione del modello attuale di Pianificazione.<br />
Mi soffermerò in particolare su due problematiche e sulle &#8220;soluzioni&#8221; offerte da due innovativi strumenti informatici, in fase di sviluppo nella città di Madrid.<span id="more-5"></span></p>
<p><strong>1. Nuove tecnologie per un nuovo modello </strong><br />
Le nuove Tecnologie di Informazione e Comunicazione (ITC) stanno senza dubbio modificando il nostro modo di lavorare.Tuttavia ancora non hanno condotto ad una reale innovazione del modello Urbanistico; per il momento ci limitiamo ad usarle per fare meglio o più velocemente, ciò che già facevamo senza di esse. Sarebbe opportuno evolvere l&#8217; attuale procedura di pianificazione in modo ancora più incisivo, puntando soprattutto sulle enormi potenzialità dei nuovi strumenti di comunicazione; tenendo presente che uno dei punti critici della nostra professione é sempre stato il rapporto urbanista-cittadini. Se fino ad oggi abbiamo pensato ad un modello di comunicazione di tipo unidirezionale, secondo il quale noi Urbanisti siamo recettore delle osservazioni dei cittadini, oggi possiamo pensare ad un modello pluridirezionale, in cui ognuno, professionista o cittadino che sia, possa essere attore e recettore allo stesso tempo. Tale modello comporta la possibilità (necessità) di una sempre maggiore partecipazione dei cittadini alla pianificazione e programmazione del proprio territorio.</p>
<p><strong>2. Un modello basato sulla Progettazione Partecipata </strong><br />
Il tema della Progettazione (o Pianificazione) Partecipata é sicuramente un tema delicato. Purtroppo, non mi sembra si sia ancora avviato un dibattito serio, capace di promuoverla in modo efficace. Se da un lato sembra essere diventata uno slogan di moda, dall’altro ci accorgiamo che molti tecnici e politici ancora diffidano della partecipazione attiva dei cittadini.<br />
Personalmente sono convinto che la partecipazione dei cittadini non può che fare del bene alla pianificazione. E&#8217; però necessario lavorare alla definizione di un nuovo modello in cui non la si consideri come una singola fase o un semplice strumento (magari rispondente solo ad una strategia di comunicazione), ma diventi il motore dell&#8217; intero processo progettuale.<br />
Per procedere in tale direzione credo sia importante chiarire in cosa si differenzia la Partecipazione Pubblica dalla Progettazione (o Pianificazione) Partecipata.<br />
La Partecipazione Pubblica é un processo spontaneo, mosso (e diretto) da diversi settori della società. Nella maggior parte dei casi si sviluppa al di fuori ed indipendentemente dal mondo istituzionale. La Progettazione partecipata é invece direttamente dipendente dal mondo istituzionale e si considera uno dei tanti processi inscrivibili dentro la Partecipazione Pubblica.<br />
Un processo di Progettazione Partecipata é tanto più legittimato ed efficace quanto più diversi sono i settori della societa civile che vi partecipano. Di conseguenza un processo di progettazione partecipata deve obbligatoriamente provare a dialogare con altri processi di Partecipazione Pubblica.<br />
E&#8217; in questa necessità di dialogo che riconosco un primo problema. La progettazione partecipata, caratterizzata da una precisa sequenza di fasi successive che hanno come fine la realizzazione di un progetto (un piano), difficilmente riesce a dialogare con altri processi di partecipazione pubblica, che normalmente non rispondono ad una logica cronologica.</p>
<p><strong>3. Pianficare partendo dal monitoraggio </strong><br />
La necessità di dialogo tra un processo di progettazione partecipata, di tipo istituzionale, con processi di partecipazione pubblica di tipo non istituzionale costituisce una delle prime problematiche su cui ho riflettuto per riuscire a capire come innovare l&#8217;attuale modello di Pianificazione.<br />
Ho è riscontrata dunque la necessità di introdurre una nuova fase, caratterizzata da una dinamica di intervento, capace di creare un ponte fra i due processi. Una fase che risponda alle esigenze cronologiche proprie di un processo di pianificazione e che allo stesso tempo faciliti la &#8220;comunicazione&#8221; con processi di partecipazione esterni. Mi riferisco ad una fase di Monitoraggio del territorio, meglio definita come un &#8220;processo continuo&#8221;, trasversale a tutto l&#8217;abituale percorso della pianificazione.<br />
La chiave sarebbe l&#8217;istituzione di qualcosa di simile a ciò che il prof. Riccardo Wallach definisce come un&#8217; &#8220;urbanista di base&#8221;, una sorta di tecnico al servizio dei cittadini, capace di monitorare quotidianamente problemi, proposte e desideri degli abitanti di un dato territorio (paese, quartiere, città).<br />
Penso all&#8217;istituzione di un osservatorio (metropolitano) indipendente dall&#8217;amministrazione pubblica locale, che si occupi di monitorare lo sviluppo urbanistico di una città (o dell&#8217;unità territoriale che si ritenga opportuna). Questo osservatorio costituirebbe il ponte ideale tra ciò che é istituzionale e ciò che invece non lo é. Funzionerebbe in modo continuato e sarebbe capace di comunicare con ogni tipo di processo partecipativo, fornendo sintesi periodiche utilizzabili per l’avvio di qualsiasi processo di progettazione partecipata. Tale istituzione dovrebbe avere un contatto diretto e quotidiano con i cittadini e probabilmente potrebbe diventare un punto di referenza per l&#8217; associazionismo locale. Il Monitoraggio sarebbe ancora più interessante se privo di qualsiasi filtro professionale, ma basato piuttosto sulla partecipazione spontanea dei cittadini, senza passare per modelli o sondaggi gestiti dai tecnici. Questo processo dovrebbe essere capace di raccogliere le opinioni dei cittadini, sia in modo diretto che indiretto. Ritengo interessante la possibilità di raccogliere informazioni in modo indiretto perché spesso risultano essere le più preziose.<br />
La possibilità di poter mettere in pratica tale proposta viene soprattuto dall&#8217;uso di uno strumento chiamato &#8220;Wikimap&#8221;, sulla cui sperimentazione sto lavorando a Madrid presso il centro di promozione culturale Intermediae.</p>
<p><strong>4. Wikimap: strumento innovativo di partecipazione pubblica on-line </strong><br />
Si tratta di una mappa digitale, dinamica ed interattiva della città, consultabile via internet. La sua maggiore innovazione consiste nel ruolo che attribuisce a coloro che la consultano. Questi infatti, una volta registrati, possono contribuire aggiungendo contenuti multimediali associati ad un punto esatto della mappa. L&#8217;informazione aggiunta rimarrà registrata nella base di dati e sarà immediatamente visibile a tutti i nuovi visitatori. In questo modo i pensieri, i suoni, le storie, le idee e i paesaggi percepiti dagli abitanti completano la rappresentazione della città (paese, quartiere).<br />
La mappa si presenta come uno spazio multimediale, flessibile ed espandibile, in cui i cittadini possono esprimere liberamente le proprie idee e opinioni sui luoghi della propria città, contribuendo indirettamente alla rappresentazione grafica della memoria storica di una comunità.<br />
Può considerarsi come un nuovo tipo di spazio pubblico in cui gli utenti-cittadini possono incontrarsi, conoscersi, condividere idee e storie; un punto di incontro in cui possono fortificarsi o anche nascere nuove reti di collaborazione tra gruppi, collettivi, associazioni e cittadini, tutti aventi una importante caratteristica in comune: vivere nello stesso territorio (quartiere o città).<br />
Non si tratta di una alternativa ai classici spazi pubblici della città, ma piuttosto di una specie di “anticamera” di questi ultimi, un “luogo” in cui gli utenti-cittadini possono conoscersi e dialogare, conservando la distanza e l&#8217; anonimato con cui si sentono più a loro agio.<br />
Leggere le riflessioni, le storie, le idee e le passioni che i propri vicini hanno aggiunto sulla mappa li rende persone prossime e non sconosciuti, aumenta la possibilità che si ritrovino negli spazi di incontro del proprio quartiere, per una semplice chiacchierata o magari per avviare un progetto condiviso prima su internet.<br />
La sua semplicità d&#8217; uso nasconde (e allo stesso tempo rende possibile) un&#8217; enorme potenzialità di sviluppo. Gli utenti-cittadini che a poco a poco aggiungeranno documenti multimediali relazionati con la strada in cui vivono, lavorano o che semplicemente conoscono, raccontando storie e lasciando opinioni su di essa, oppure semplicemente descrivendo i propri interessi, le passioni, i desideri, preferenze e speranze, contribuiranno a fare della mappa una rappresentazione della la vita quotidiana della città. In questo modo essa é in grado di mostrarci in tempo reale i punti della città più attivi, quelli con più attività culturali e quelli dove sono più sviluppate le relazioni sociali tra i vicini di uno stesso quartiere.<br />
Chiunque consulti questa mappa (in particolar modo un urbanista) potrà rendersi conto delle qualità che caratterizzano ognuna delle differenti zone della città, scoprire le preoccupazioni, le aspirazioni e i problemi che differenziano i quartieri, avere quindi una visione molto più realistica della città, grazie ad una rappresentazione dinamica e collettiva costruita dagli stessi abitanti.C&#8217;è da aggiungere che un&#8217;altra importante novità é data dal fatto che il wikimap registra anche della dimensione temporale, rimane cioè documentato il continuo evolversi delle opinioni e contributi generali dei cittadini che lo usano. Wikimap si sviluppa seguendo un nuovo modo di intendere internet (chiamato internet 2.0), caratterizzato soprattuto dal ruolo di protagonista che assumono gli utenti, i quali smettono di essere recettore e diventano veri attori e autori.<br />
Fino ad oggi, internet si è sviluppato soprattutto grazie alla sua capacità di avvicinare persone lontane e per il suo carattere anonimo; il wikimap vuole dargli un senso e una funzione esattamente contraria. Wikimap potrebbe rappresentare un nuovo modo di relazionare spazio fisico e spazio virtuale, dando la possibilità di essere meno anonimi agli utenti che lo desiderino.Esso intende sviluppare processi grazie ai quali la “rete” si trasformi in un catalizzatore di relazioni sociali che permettano di conoscere meglio il vicinato, e quindi fortificare la comunità e il sentimento di appartenenza alla stessa.<br />
Tale strumento ha tutte le potenzialità per diventare la piattaforma ideale per la interazione tra tecnici, cittadini e politici.</p>
<p><strong> 5. Immaginario collettivo: una fase nuova per l&#8217; innovazione del modello di Pianificazione</strong><br />
La seconda problematica che ci troviamo di fronte praticamente ogni volta che si avvia un processo di progettazione partecipata è la necessità di definire una strategia adeguata a lanciare il progetto e conquistare la fiducia della comunità riguardo alla trasparenza ed utilità del processo stesso.<br />
Per poter procedere alla programmazione della strategia di lavoro, é sicuramente necessario prima di tutto definire il livello di coesione sociale esistente nel territorio in cui si vuole avviare il processo; riconoscere l&#8217; idea generale che gli abitanti hanno del proprio territorio e quindi il livello di &#8220;coscienza di città&#8221; che essi hanno; capire effettivamente fin dove può arrivare la partecipazione e come adattare al meglio il processo alle caratteristiche sociali specifiche di una comunità.<br />
Realizzare un processo del genere richiede la partecipazione di abitanti di tutti i settori sociali e culturali di cui è formata la comunità e soprattutto che a gestire e organizzare il processo sia un&#8217; entità esterna all&#8217; amministrazione pubblica ma anche a qualsiasi settore o gruppo sociale della comunità in questione. È necessario cioè che coloro che gestiscono il processo siano del tutto indipendenti da ognuna delle parti partecipanti al processo. Ciò comporta che i professionisti che se ne occuperanno dovranno guadagnarsi nel modo più rapido possibile la fiducia degli abitanti e ottenere da loro le &#8220;informazioni&#8221; necessarie per la programmazione del processo.<br />
Per rispondere a tutte queste esigenze penso ad una nuova fase da tenere in considerazione nella definizione di un nuovo modello, una fase che è propedeutica persino a quella di analisi e che ho chiamato: &#8220;Immaginario collettivo&#8221;.<br />
Il suo scopo sarebbe quello di rendere visibili i temi di maggiore interesse per la comunità, riconoscere su quali c&#8217;è accordo e su quali c&#8217;è disaccordo arrivando alla rappresentazione appunto di un immaginario collettivo riferito alla propria comunità, la propria città (o territorio).<br />
Il problema maggiore é costituito dalla sintesi di questa &#8220;immagine&#8221; condivisa. E&#8217; facile intuire come la scelta del metodo é determinante per la definizione del risultato finale. Vale a dire che il metodo condiziona fortemente i risultati.</p>
<p><strong>6. Wikicity: strumento per la definizione dell&#8217; immaginario collettivo di una comunità </strong><br />
Per risolvere questo problema sto lavorando allo sviluppo di uno strumento informatico capace di realizzare una sintesi &#8220;oggettiva&#8221; e soprattutto di rappresentarla in modo che sia facilmente comprensibile, che ho chiamato &#8220;Wikicity&#8221;.<br />
Alla base di questo progetto ci sono pochi e semplici concetti: 1 &#8211; Cercare un metodo facile ed intuitivo che qualsiasi persona anche senza una fase di informazione possa usare e quindi partecipare; 2 &#8211; Che sia capace di unire i risultati ottenuti in uno o più workshop con quelli ottenuti via internet , permettendo la partecipazione del più alto numero possibile di persone e appartenenti a tutti gli strati sociali; 3 &#8211; È importantissimo che il risultato finale, e soprattutto la sua rappresentazione grafica, multimediale o qualsiasi sia il medium scelto, sia comprensibile a tutti.<br />
Il &#8220;lavoro&#8221; di questo software consiste nel sintetizzare in uno schema collettivo la visione che ogni cittadino ha del territorio in cui vive. Il suo compito é quello di garantire la massima &#8220;obiettività&#8221; e trasparenza, nella rappresentazione sintetica dei risultati.<br />
La dinamica è molto semplice. Il sistema chiede all&#8217;utente una descrizione della città (o del tema del progetto) attraverso delle parole chiave alle quali associare un valore da 1 a 10 negativo o positivo. In un secondo momento gli si chiederà di associare le stesse parole con una relazione positiva o negativa.<br />
Ad esempio tra le 10 parole utilizzate, l&#8217; utente vuole associare la parola “parchi” con la parola “inquinamento”; probabilmente alla parola “parchi” avrá dato un valore positivo mentre alla parola “inquinamento” un valore negativo. Darà un valore negativo alla relazione fra le due parole se pensa che i parchi riducono l&#8217; inquinamento.<br />
Come risultato avremo una idea di città basata sulle valutazioni (positive o negative) dei diversi fattori (parole) che i cittadini (utenti) hanno associato al proprio territorio. Una visione sintetica e collettiva in cui sarà possibile riconoscere graficamente ed in modo intuitivo i temi che maggiormente stanno a cuore ad unacomunità di cittadini.<br />
Ogni parola sarà associata a un quadrato con dimensione proporzionale al numero di volte che gli utenti l&#8217;hanno usata e con un colore che ne indicherà il valore negativo o positivo, attraverso una scala di colori definita. In una prima rappresentazione saranno visibili tutte le parole attraverso una nuvola di quadrati di dimensioni differenti. Per poter visualizzare i colori e quindi il giudizio associato ad ogni parola é necessario muovore il mouse sulle parole. Quando il mouse si posiziona su una parola il sistema ci riordina intorno ad essa tutte le parole che risultano relazionate a questa, attraverso i rispettivi quadrati che si “accenderanno” assumendo il colore che gli corrisponde.<br />
Nella versione diretta ai tecnici sarà possibile visualizzare anche i legami di relazione tra le parole, con colori e dimensioni diverse a seconda dell’intensità e dal grado positivo o negativo definite dagli utenti. In questo modo la rappresentazione dell&#8217; “Immaginario collettivo” sarà sicuramente più completa anche se la comprensione sarebbe meno immediata. Per questo motivo, per il momento penso di attivarla solo in una versione più avanzata, dedicata esclusivamente all&#8217;uso professionale.</p>
<p><strong> 7. Bibliografia</strong><br />
Arendt H., Vita Activa. <em>La condizione umana</em>, Bompiani, Milano, 2000.<br />
Bateson G., <em>Il Ruolo dell&#8217;Umorismo nella Comunicazione Umana.</em> &#8220;aut-aut&#8221; n. 282, pp. 4-52, 1997.<br />
De Bono E., <em>Creatività e pensiero laterale</em>, Rizzoli, Milano, 2001.<br />
De Bono E., <em>Io ho ragione, tu hai torto</em>, Sperling e kupfer, Milano, 1991.<br />
Fischer R., Ury W.,<em> L&#8217;arte del negoziato</em>, Mondadori, Milano, 1995.<br />
Gambetta D., <em>Le strategie della fiducia</em>, Einaudi, Torino, 1989 .<br />
Jedlowski P., <em>Stoire comuni: la narrazione nella vita quotidiana</em>, Mondadori, Milano, 2000.<br />
Rinzafri. C., <em>La pianificazione partecipativa: Teorie e tecniche. Un esempio di integrazione di diversi strumenti: GIOCOMO</em>, Tesi di Laurea , IUAV, relatori prof. Edoardo Salzano e prof. Arnaldo Cecchini, Anno Accademico 2002/2003.<br />
Secchi E., <em>Partiti, amministratori e tecnici nella costruzione della politica urbanistica in Italia</em>, Angeli, Milano, 1984<br />
Slavi M., <em>Arte di ascoltare e mondi possibili</em>, Le Vespe, Milano, 2000<br />
Slavi M., <em>Avventure Urbane. Progettare la città con gli abitanti</em>, Elèuthera, Milano, 2005.<br />
Wallach R., <em>Documento del corso:raccolta degli argomenti delle lezioni, Anno Accademico 2004/2005</em>.</p>
<p><strong>8. Siti internet </strong><br />
Avventura Urbana &#8211; <em>Associazione di professionisti con l&#8217; obiettivo di promuovere la progettazione partecipata &#8211; www.avventuraurbana.it</em><br />
OHA! BOLZANO &#8211; <em>Progetto di partecipazione realizzato a Bolzano, curato dall&#8217; associazione Avventura Urbana &#8211; www.oha-bz.it</em><br />
Laboratorio Urbano &#8211; <em>Associazione di professionisti architetti ed urbanisti (Madrid) &#8211; www.laboratoriourbano.org</em><br />
Taller Niños Alcala &#8211; <em>Workshop di progettazione partecipata realizzato da Laboratorio Urbano &#8211; www.urbanohumano.org/alcala.htm</em><br />
Wikimap Madrid &#8211; <em>Progetto di una mappa interattiva realizzato a Madrid -www.wikimap.es</em><br />
Demgames &#8211; <em>Progetto britannico di partecipazione attraverso internet &#8212; www.demgames.org</em><br />
E-Democracy National project &#8211; <em>Programma britannico per la promozione della partecipazione on-line &#8211; www.e-democracy.gov.uk</em><br />
Local e-gov &#8211; <em>Agenzia di promozione della partecipazione locale &#8211; www.localegov.gov.uk</em> AskBristol &#8211; <em>Progetto di partecipazione on-line della città di Bristol &#8211; www.askbristol.com</em> Laboratorio di Analisi e Modelli per la Pianificazione &#8211; <em>Laboratorio inter-universitario dedicato allo sviluppo di modelli innovativi per la pianificazione &#8211; www.lampnet.org</em></p>
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