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	<title>urbanohumano &#187; Nuove Tecnologie</title>
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	<description>Sentient City, P2P Urbanism, Commons, Open Government, Social Innovation, Politic</description>
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		<title>N.EST 2.0 The making of the city/disegna la tua città. Fino al 25 febbraio</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2008 18:42:23 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[p2p urbanism]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
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		<description><![CDATA[N.Est &#8211; tra arte e critica urbanistica &#8211; è un progetto di documentazione delle trasformazioni urbane attraverso l’arte, la creatività ed i nuovi media, a cura di Gigiotto del Vecchio e Stefania Palumbo, visitabile presso il Madre di Napoli fino al 25 febbraio 2008. Gli autori lo hanno definito un &#8220;database di documentazione e critica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>N.Est</strong> &#8211; tra arte e critica urbanistica &#8211; è un <strong>progetto di documentazione</strong> delle <strong>trasformazioni urbane</strong> attraverso l’arte, la creatività ed i nuovi media, a cura di Gigiotto del Vecchio e Stefania Palumbo, visitabile presso il Madre di Napoli <strong>fino al 25 febbraio 2008</strong>.<br />
Gli autori lo hanno definito un &#8220;database di documentazione e critica delle trasformazioni urbane, insieme ad un laboratorio di ricerca estetica, artistica e progettuale sul tema della città&#8221;.<span id="more-41"></span><br />
Il progetto è tutto incentrato su <strong>Napoli Est</strong>: quella grande area da Gianturco in poi che a volte sembra non esistere nella percezione cittadina eppure è composta da ben 2 municipalità, per un totale di oltre 25 chilometri quadrati. Il progetto-database si sviluppa a partire dal dominio <a href="http://www.napoliest.it/" target="_blank">www.napoliest.it</a>, dove è già possibile visionare un&#8217;interessante raccolta di materiale audiovisivo su questa parte della città.<br />
Più che una mostra, spiegano gli autori, &#8220;la presenza di N.EST alla Project Room del MADRE di Napoli è una <strong>performance collettiva</strong> e progettuale in continuo morphing, mutazione, che scava nelle pieghe della rappresentazione di un territorio reale, la periferia orientale di Napoli, con la missione di mitizzarla e di renderla una tavola utopica di progetto condivisa da altri artisti, architetti, urbanisti, cittadini e portatori di interesse. N.Est è testo per studiare la città e la sua evoluzione, partendo dalle zone periferiche e industriali. Un <strong>exhibit touch-in</strong> con al centro il pubblico e la città, che intreccia momenti espositivi, ampi spazi relazionali verso chi si rivolge (dai creativi, agli abitanti dei quartieri coinvolti nel progetto, a studiosi internazionali), convivialità, studio e approfondimenti sui maggiori temi della cultura urbana globale&#8221;.<br />
Nella <strong>sezione Talk</strong> il progetto offre un ricco calendario di ospiti internazionali tra artisti, fotografi, architetti e urbanisti. L&#8217;elenco dettagliato degli incontri è reperibile sul sito del progetto. I curatori dell&#8217;evento sono Gigiotto del Vecchio e Stefania Palumbo.</p>
<p><strong> Informazioni</strong>:<br />
Madre<br />
Via Luigi Settembrini 79 Napoli<br />
Tel. +39 08119313016<br />
<a href="http://www.museomadre.it/" target="_blank">www.museomadre.it</a></p>
<p>N.Est<br />
<a href="mailto:nest@napoliest.it">nest@napoliest.it</a> <a href="http://www.napoliest.it/" target="_blank">www.napoliest.it</a></p>
<p align="justify">fonte: <a href="http://www.tafter.it/dettaglio.asp?id=4091" target="_blank">www.tafter.it </a></p>
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		<title>Como pensate che si trasformeranno i media?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jun 2007 07:48:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[social media]]></category>
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		<description><![CDATA[Vi propongo un cortometraggio con una interessante teoria sul possibile sviluppo dei media. Buona visione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi propongo un cortometraggio con una interessante teoria sul possibile sviluppo dei media. Buona visione.</p>
<p><object width="425" height="350" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/HsJLRX-nK4w" /><embed width="425" height="350" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/HsJLRX-nK4w" wmode="transparent" /></object></p>
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		<title>La città diffusa puó essere sostenibile?</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 17:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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		<description><![CDATA[Per un corso di dottorato, sto lavorando ad un piccolo lavoro di ricerca dedicato al concetto di &#8220;città diffusa&#8221; associato a quello delle &#8220;nuove tecnologie&#8221;. Il termine città diffusa (o &#8220;area urbana&#8221;) potrebbe definire ció che fino ad oggi abbiamo chiamato &#8220;metropoli&#8221; o &#8220;area metropolitana&#8221;. La teoria che vorrei portare avanti é che la cittá [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per un corso di dottorato, sto lavorando ad un piccolo lavoro di ricerca dedicato al concetto di &#8220;città diffusa&#8221; associato a quello delle &#8220;nuove tecnologie&#8221;.<br />
Il termine città diffusa (o &#8220;area urbana&#8221;) potrebbe definire ció che fino ad oggi abbiamo chiamato &#8220;metropoli&#8221; o &#8220;area metropolitana&#8221;.<br />
<span id="more-10"></span> La teoria che vorrei portare avanti é che la cittá diffusa in sé non costituisce un fenomeno negativo. Negativa é la maniera in cui si sta costruendo.<br />
Proprio come una città si forma di tanti quartieri ognuno dei quali puó godere di un certo grado di vita ed identità propria, la città diffusa potrebbe considerarsi come una rete di piccole città.<br />
Negativo é il processo che porta alla formazione di un centro e di una periferia. Un città diffusa intesa come una vasta area dove la qualità urbana si mantiene più o meno costante non comporta necessariamente tale fenomeno.<br />
Il problema non é tanto l&#8217;espanzione della città ma piuttosto il fenomeno di fragmentazione che ne deriva. Oggi infatti la città diffusa si caratterizza per la formazione di aree omogenee indipendenti ed isolate, collegate tra loro attraverso grandi infrastrutture urbane e tecnologie di comunicazione avanzate.<br />
Aumentando le dimensioni di una città aumentano le distanze medie percorse, quindi aumenta la quantità di macchine presenti in strada allo stesso momento. La soluzione non puó essere la costruzione di infrastrutture sempre piú grandi; al contrario é necessario ridurre le distanze da percorrere, avvicinandoci il più possibile a distanze misurabili a scala umana.<br />
Consiero cruciale un cambiamento della politica della mobilità. Per quanto possa sembrare assurdo credo che quanto piú lenti possiamo spostarci piú sostenibile sará la mobilità di una città. Su questo concetto ritorneró piú avanti.<br />
Come conciliare quindi le grandi dimensioni di una città diffusa con la necessità (alcuni la definirebbero &#8220;un diritto&#8221;) di movimento? In questo internet ci puó aiutare; piú avanti vedremo come.</p>
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		<title>Urbanistica Digitale</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Nov 2006 08:11:21 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[network thinking]]></category>
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		<category><![CDATA[domenico di siena]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[la sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
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		<description><![CDATA[Innovazione del modello e strumenti per la Pianificazione Partecipata Domenico Di Siena* Premessa Questo testo presenta in modo sintetico alcune delle proposte appartenenti ad un più ampio progetto di ricerca dedicato al mondo dell&#8217; Urbanistica e della Partecipazione Pubblica in rapporto con le nuove tecnologie. L&#8217; obiettivo é individuare i punti critici della Progettazione Partecipata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Innovazione del modello e strumenti per la Pianificazione Partecipata</strong></p>
<p>Domenico Di Siena*<br />
<strong> Premessa </strong><br />
Questo testo presenta in modo sintetico alcune delle proposte appartenenti ad un più ampio progetto di ricerca dedicato al mondo dell&#8217; Urbanistica e della Partecipazione Pubblica in rapporto con le nuove tecnologie.<br />
L&#8217; obiettivo é individuare i punti critici della Progettazione Partecipata e proporre possibili soluzioni attraverso un uso &#8220;ragionato&#8221; delle nuove tecnologie di comunicazione e la definizione di linee guida per l&#8217; innovazione del modello attuale di Pianificazione.<br />
Mi soffermerò in particolare su due problematiche e sulle &#8220;soluzioni&#8221; offerte da due innovativi strumenti informatici, in fase di sviluppo nella città di Madrid.<span id="more-5"></span></p>
<p><strong>1. Nuove tecnologie per un nuovo modello </strong><br />
Le nuove Tecnologie di Informazione e Comunicazione (ITC) stanno senza dubbio modificando il nostro modo di lavorare.Tuttavia ancora non hanno condotto ad una reale innovazione del modello Urbanistico; per il momento ci limitiamo ad usarle per fare meglio o più velocemente, ciò che già facevamo senza di esse. Sarebbe opportuno evolvere l&#8217; attuale procedura di pianificazione in modo ancora più incisivo, puntando soprattutto sulle enormi potenzialità dei nuovi strumenti di comunicazione; tenendo presente che uno dei punti critici della nostra professione é sempre stato il rapporto urbanista-cittadini. Se fino ad oggi abbiamo pensato ad un modello di comunicazione di tipo unidirezionale, secondo il quale noi Urbanisti siamo recettore delle osservazioni dei cittadini, oggi possiamo pensare ad un modello pluridirezionale, in cui ognuno, professionista o cittadino che sia, possa essere attore e recettore allo stesso tempo. Tale modello comporta la possibilità (necessità) di una sempre maggiore partecipazione dei cittadini alla pianificazione e programmazione del proprio territorio.</p>
<p><strong>2. Un modello basato sulla Progettazione Partecipata </strong><br />
Il tema della Progettazione (o Pianificazione) Partecipata é sicuramente un tema delicato. Purtroppo, non mi sembra si sia ancora avviato un dibattito serio, capace di promuoverla in modo efficace. Se da un lato sembra essere diventata uno slogan di moda, dall’altro ci accorgiamo che molti tecnici e politici ancora diffidano della partecipazione attiva dei cittadini.<br />
Personalmente sono convinto che la partecipazione dei cittadini non può che fare del bene alla pianificazione. E&#8217; però necessario lavorare alla definizione di un nuovo modello in cui non la si consideri come una singola fase o un semplice strumento (magari rispondente solo ad una strategia di comunicazione), ma diventi il motore dell&#8217; intero processo progettuale.<br />
Per procedere in tale direzione credo sia importante chiarire in cosa si differenzia la Partecipazione Pubblica dalla Progettazione (o Pianificazione) Partecipata.<br />
La Partecipazione Pubblica é un processo spontaneo, mosso (e diretto) da diversi settori della società. Nella maggior parte dei casi si sviluppa al di fuori ed indipendentemente dal mondo istituzionale. La Progettazione partecipata é invece direttamente dipendente dal mondo istituzionale e si considera uno dei tanti processi inscrivibili dentro la Partecipazione Pubblica.<br />
Un processo di Progettazione Partecipata é tanto più legittimato ed efficace quanto più diversi sono i settori della societa civile che vi partecipano. Di conseguenza un processo di progettazione partecipata deve obbligatoriamente provare a dialogare con altri processi di Partecipazione Pubblica.<br />
E&#8217; in questa necessità di dialogo che riconosco un primo problema. La progettazione partecipata, caratterizzata da una precisa sequenza di fasi successive che hanno come fine la realizzazione di un progetto (un piano), difficilmente riesce a dialogare con altri processi di partecipazione pubblica, che normalmente non rispondono ad una logica cronologica.</p>
<p><strong>3. Pianficare partendo dal monitoraggio </strong><br />
La necessità di dialogo tra un processo di progettazione partecipata, di tipo istituzionale, con processi di partecipazione pubblica di tipo non istituzionale costituisce una delle prime problematiche su cui ho riflettuto per riuscire a capire come innovare l&#8217;attuale modello di Pianificazione.<br />
Ho è riscontrata dunque la necessità di introdurre una nuova fase, caratterizzata da una dinamica di intervento, capace di creare un ponte fra i due processi. Una fase che risponda alle esigenze cronologiche proprie di un processo di pianificazione e che allo stesso tempo faciliti la &#8220;comunicazione&#8221; con processi di partecipazione esterni. Mi riferisco ad una fase di Monitoraggio del territorio, meglio definita come un &#8220;processo continuo&#8221;, trasversale a tutto l&#8217;abituale percorso della pianificazione.<br />
La chiave sarebbe l&#8217;istituzione di qualcosa di simile a ciò che il prof. Riccardo Wallach definisce come un&#8217; &#8220;urbanista di base&#8221;, una sorta di tecnico al servizio dei cittadini, capace di monitorare quotidianamente problemi, proposte e desideri degli abitanti di un dato territorio (paese, quartiere, città).<br />
Penso all&#8217;istituzione di un osservatorio (metropolitano) indipendente dall&#8217;amministrazione pubblica locale, che si occupi di monitorare lo sviluppo urbanistico di una città (o dell&#8217;unità territoriale che si ritenga opportuna). Questo osservatorio costituirebbe il ponte ideale tra ciò che é istituzionale e ciò che invece non lo é. Funzionerebbe in modo continuato e sarebbe capace di comunicare con ogni tipo di processo partecipativo, fornendo sintesi periodiche utilizzabili per l’avvio di qualsiasi processo di progettazione partecipata. Tale istituzione dovrebbe avere un contatto diretto e quotidiano con i cittadini e probabilmente potrebbe diventare un punto di referenza per l&#8217; associazionismo locale. Il Monitoraggio sarebbe ancora più interessante se privo di qualsiasi filtro professionale, ma basato piuttosto sulla partecipazione spontanea dei cittadini, senza passare per modelli o sondaggi gestiti dai tecnici. Questo processo dovrebbe essere capace di raccogliere le opinioni dei cittadini, sia in modo diretto che indiretto. Ritengo interessante la possibilità di raccogliere informazioni in modo indiretto perché spesso risultano essere le più preziose.<br />
La possibilità di poter mettere in pratica tale proposta viene soprattuto dall&#8217;uso di uno strumento chiamato &#8220;Wikimap&#8221;, sulla cui sperimentazione sto lavorando a Madrid presso il centro di promozione culturale Intermediae.</p>
<p><strong>4. Wikimap: strumento innovativo di partecipazione pubblica on-line </strong><br />
Si tratta di una mappa digitale, dinamica ed interattiva della città, consultabile via internet. La sua maggiore innovazione consiste nel ruolo che attribuisce a coloro che la consultano. Questi infatti, una volta registrati, possono contribuire aggiungendo contenuti multimediali associati ad un punto esatto della mappa. L&#8217;informazione aggiunta rimarrà registrata nella base di dati e sarà immediatamente visibile a tutti i nuovi visitatori. In questo modo i pensieri, i suoni, le storie, le idee e i paesaggi percepiti dagli abitanti completano la rappresentazione della città (paese, quartiere).<br />
La mappa si presenta come uno spazio multimediale, flessibile ed espandibile, in cui i cittadini possono esprimere liberamente le proprie idee e opinioni sui luoghi della propria città, contribuendo indirettamente alla rappresentazione grafica della memoria storica di una comunità.<br />
Può considerarsi come un nuovo tipo di spazio pubblico in cui gli utenti-cittadini possono incontrarsi, conoscersi, condividere idee e storie; un punto di incontro in cui possono fortificarsi o anche nascere nuove reti di collaborazione tra gruppi, collettivi, associazioni e cittadini, tutti aventi una importante caratteristica in comune: vivere nello stesso territorio (quartiere o città).<br />
Non si tratta di una alternativa ai classici spazi pubblici della città, ma piuttosto di una specie di “anticamera” di questi ultimi, un “luogo” in cui gli utenti-cittadini possono conoscersi e dialogare, conservando la distanza e l&#8217; anonimato con cui si sentono più a loro agio.<br />
Leggere le riflessioni, le storie, le idee e le passioni che i propri vicini hanno aggiunto sulla mappa li rende persone prossime e non sconosciuti, aumenta la possibilità che si ritrovino negli spazi di incontro del proprio quartiere, per una semplice chiacchierata o magari per avviare un progetto condiviso prima su internet.<br />
La sua semplicità d&#8217; uso nasconde (e allo stesso tempo rende possibile) un&#8217; enorme potenzialità di sviluppo. Gli utenti-cittadini che a poco a poco aggiungeranno documenti multimediali relazionati con la strada in cui vivono, lavorano o che semplicemente conoscono, raccontando storie e lasciando opinioni su di essa, oppure semplicemente descrivendo i propri interessi, le passioni, i desideri, preferenze e speranze, contribuiranno a fare della mappa una rappresentazione della la vita quotidiana della città. In questo modo essa é in grado di mostrarci in tempo reale i punti della città più attivi, quelli con più attività culturali e quelli dove sono più sviluppate le relazioni sociali tra i vicini di uno stesso quartiere.<br />
Chiunque consulti questa mappa (in particolar modo un urbanista) potrà rendersi conto delle qualità che caratterizzano ognuna delle differenti zone della città, scoprire le preoccupazioni, le aspirazioni e i problemi che differenziano i quartieri, avere quindi una visione molto più realistica della città, grazie ad una rappresentazione dinamica e collettiva costruita dagli stessi abitanti.C&#8217;è da aggiungere che un&#8217;altra importante novità é data dal fatto che il wikimap registra anche della dimensione temporale, rimane cioè documentato il continuo evolversi delle opinioni e contributi generali dei cittadini che lo usano. Wikimap si sviluppa seguendo un nuovo modo di intendere internet (chiamato internet 2.0), caratterizzato soprattuto dal ruolo di protagonista che assumono gli utenti, i quali smettono di essere recettore e diventano veri attori e autori.<br />
Fino ad oggi, internet si è sviluppato soprattutto grazie alla sua capacità di avvicinare persone lontane e per il suo carattere anonimo; il wikimap vuole dargli un senso e una funzione esattamente contraria. Wikimap potrebbe rappresentare un nuovo modo di relazionare spazio fisico e spazio virtuale, dando la possibilità di essere meno anonimi agli utenti che lo desiderino.Esso intende sviluppare processi grazie ai quali la “rete” si trasformi in un catalizzatore di relazioni sociali che permettano di conoscere meglio il vicinato, e quindi fortificare la comunità e il sentimento di appartenenza alla stessa.<br />
Tale strumento ha tutte le potenzialità per diventare la piattaforma ideale per la interazione tra tecnici, cittadini e politici.</p>
<p><strong> 5. Immaginario collettivo: una fase nuova per l&#8217; innovazione del modello di Pianificazione</strong><br />
La seconda problematica che ci troviamo di fronte praticamente ogni volta che si avvia un processo di progettazione partecipata è la necessità di definire una strategia adeguata a lanciare il progetto e conquistare la fiducia della comunità riguardo alla trasparenza ed utilità del processo stesso.<br />
Per poter procedere alla programmazione della strategia di lavoro, é sicuramente necessario prima di tutto definire il livello di coesione sociale esistente nel territorio in cui si vuole avviare il processo; riconoscere l&#8217; idea generale che gli abitanti hanno del proprio territorio e quindi il livello di &#8220;coscienza di città&#8221; che essi hanno; capire effettivamente fin dove può arrivare la partecipazione e come adattare al meglio il processo alle caratteristiche sociali specifiche di una comunità.<br />
Realizzare un processo del genere richiede la partecipazione di abitanti di tutti i settori sociali e culturali di cui è formata la comunità e soprattutto che a gestire e organizzare il processo sia un&#8217; entità esterna all&#8217; amministrazione pubblica ma anche a qualsiasi settore o gruppo sociale della comunità in questione. È necessario cioè che coloro che gestiscono il processo siano del tutto indipendenti da ognuna delle parti partecipanti al processo. Ciò comporta che i professionisti che se ne occuperanno dovranno guadagnarsi nel modo più rapido possibile la fiducia degli abitanti e ottenere da loro le &#8220;informazioni&#8221; necessarie per la programmazione del processo.<br />
Per rispondere a tutte queste esigenze penso ad una nuova fase da tenere in considerazione nella definizione di un nuovo modello, una fase che è propedeutica persino a quella di analisi e che ho chiamato: &#8220;Immaginario collettivo&#8221;.<br />
Il suo scopo sarebbe quello di rendere visibili i temi di maggiore interesse per la comunità, riconoscere su quali c&#8217;è accordo e su quali c&#8217;è disaccordo arrivando alla rappresentazione appunto di un immaginario collettivo riferito alla propria comunità, la propria città (o territorio).<br />
Il problema maggiore é costituito dalla sintesi di questa &#8220;immagine&#8221; condivisa. E&#8217; facile intuire come la scelta del metodo é determinante per la definizione del risultato finale. Vale a dire che il metodo condiziona fortemente i risultati.</p>
<p><strong>6. Wikicity: strumento per la definizione dell&#8217; immaginario collettivo di una comunità </strong><br />
Per risolvere questo problema sto lavorando allo sviluppo di uno strumento informatico capace di realizzare una sintesi &#8220;oggettiva&#8221; e soprattutto di rappresentarla in modo che sia facilmente comprensibile, che ho chiamato &#8220;Wikicity&#8221;.<br />
Alla base di questo progetto ci sono pochi e semplici concetti: 1 &#8211; Cercare un metodo facile ed intuitivo che qualsiasi persona anche senza una fase di informazione possa usare e quindi partecipare; 2 &#8211; Che sia capace di unire i risultati ottenuti in uno o più workshop con quelli ottenuti via internet , permettendo la partecipazione del più alto numero possibile di persone e appartenenti a tutti gli strati sociali; 3 &#8211; È importantissimo che il risultato finale, e soprattutto la sua rappresentazione grafica, multimediale o qualsiasi sia il medium scelto, sia comprensibile a tutti.<br />
Il &#8220;lavoro&#8221; di questo software consiste nel sintetizzare in uno schema collettivo la visione che ogni cittadino ha del territorio in cui vive. Il suo compito é quello di garantire la massima &#8220;obiettività&#8221; e trasparenza, nella rappresentazione sintetica dei risultati.<br />
La dinamica è molto semplice. Il sistema chiede all&#8217;utente una descrizione della città (o del tema del progetto) attraverso delle parole chiave alle quali associare un valore da 1 a 10 negativo o positivo. In un secondo momento gli si chiederà di associare le stesse parole con una relazione positiva o negativa.<br />
Ad esempio tra le 10 parole utilizzate, l&#8217; utente vuole associare la parola “parchi” con la parola “inquinamento”; probabilmente alla parola “parchi” avrá dato un valore positivo mentre alla parola “inquinamento” un valore negativo. Darà un valore negativo alla relazione fra le due parole se pensa che i parchi riducono l&#8217; inquinamento.<br />
Come risultato avremo una idea di città basata sulle valutazioni (positive o negative) dei diversi fattori (parole) che i cittadini (utenti) hanno associato al proprio territorio. Una visione sintetica e collettiva in cui sarà possibile riconoscere graficamente ed in modo intuitivo i temi che maggiormente stanno a cuore ad unacomunità di cittadini.<br />
Ogni parola sarà associata a un quadrato con dimensione proporzionale al numero di volte che gli utenti l&#8217;hanno usata e con un colore che ne indicherà il valore negativo o positivo, attraverso una scala di colori definita. In una prima rappresentazione saranno visibili tutte le parole attraverso una nuvola di quadrati di dimensioni differenti. Per poter visualizzare i colori e quindi il giudizio associato ad ogni parola é necessario muovore il mouse sulle parole. Quando il mouse si posiziona su una parola il sistema ci riordina intorno ad essa tutte le parole che risultano relazionate a questa, attraverso i rispettivi quadrati che si “accenderanno” assumendo il colore che gli corrisponde.<br />
Nella versione diretta ai tecnici sarà possibile visualizzare anche i legami di relazione tra le parole, con colori e dimensioni diverse a seconda dell’intensità e dal grado positivo o negativo definite dagli utenti. In questo modo la rappresentazione dell&#8217; “Immaginario collettivo” sarà sicuramente più completa anche se la comprensione sarebbe meno immediata. Per questo motivo, per il momento penso di attivarla solo in una versione più avanzata, dedicata esclusivamente all&#8217;uso professionale.</p>
<p><strong> 7. Bibliografia</strong><br />
Arendt H., Vita Activa. <em>La condizione umana</em>, Bompiani, Milano, 2000.<br />
Bateson G., <em>Il Ruolo dell&#8217;Umorismo nella Comunicazione Umana.</em> &#8220;aut-aut&#8221; n. 282, pp. 4-52, 1997.<br />
De Bono E., <em>Creatività e pensiero laterale</em>, Rizzoli, Milano, 2001.<br />
De Bono E., <em>Io ho ragione, tu hai torto</em>, Sperling e kupfer, Milano, 1991.<br />
Fischer R., Ury W.,<em> L&#8217;arte del negoziato</em>, Mondadori, Milano, 1995.<br />
Gambetta D., <em>Le strategie della fiducia</em>, Einaudi, Torino, 1989 .<br />
Jedlowski P., <em>Stoire comuni: la narrazione nella vita quotidiana</em>, Mondadori, Milano, 2000.<br />
Rinzafri. C., <em>La pianificazione partecipativa: Teorie e tecniche. Un esempio di integrazione di diversi strumenti: GIOCOMO</em>, Tesi di Laurea , IUAV, relatori prof. Edoardo Salzano e prof. Arnaldo Cecchini, Anno Accademico 2002/2003.<br />
Secchi E., <em>Partiti, amministratori e tecnici nella costruzione della politica urbanistica in Italia</em>, Angeli, Milano, 1984<br />
Slavi M., <em>Arte di ascoltare e mondi possibili</em>, Le Vespe, Milano, 2000<br />
Slavi M., <em>Avventure Urbane. Progettare la città con gli abitanti</em>, Elèuthera, Milano, 2005.<br />
Wallach R., <em>Documento del corso:raccolta degli argomenti delle lezioni, Anno Accademico 2004/2005</em>.</p>
<p><strong>8. Siti internet </strong><br />
Avventura Urbana &#8211; <em>Associazione di professionisti con l&#8217; obiettivo di promuovere la progettazione partecipata &#8211; www.avventuraurbana.it</em><br />
OHA! BOLZANO &#8211; <em>Progetto di partecipazione realizzato a Bolzano, curato dall&#8217; associazione Avventura Urbana &#8211; www.oha-bz.it</em><br />
Laboratorio Urbano &#8211; <em>Associazione di professionisti architetti ed urbanisti (Madrid) &#8211; www.laboratoriourbano.org</em><br />
Taller Niños Alcala &#8211; <em>Workshop di progettazione partecipata realizzato da Laboratorio Urbano &#8211; www.urbanohumano.org/alcala.htm</em><br />
Wikimap Madrid &#8211; <em>Progetto di una mappa interattiva realizzato a Madrid -www.wikimap.es</em><br />
Demgames &#8211; <em>Progetto britannico di partecipazione attraverso internet &#8212; www.demgames.org</em><br />
E-Democracy National project &#8211; <em>Programma britannico per la promozione della partecipazione on-line &#8211; www.e-democracy.gov.uk</em><br />
Local e-gov &#8211; <em>Agenzia di promozione della partecipazione locale &#8211; www.localegov.gov.uk</em> AskBristol &#8211; <em>Progetto di partecipazione on-line della città di Bristol &#8211; www.askbristol.com</em> Laboratorio di Analisi e Modelli per la Pianificazione &#8211; <em>Laboratorio inter-universitario dedicato allo sviluppo di modelli innovativi per la pianificazione &#8211; www.lampnet.org</em></p>
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