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Io e Francesco partecipiamo con questo video all’open mic - Io (non) mi sento italiano, una iniziativa di Macondo (una nascente ma già molto attiva associazione culturale giovanile di Recanati) di riflettere in maniera spontanea, aperta e non retorica sul tema dell’appartenenza e dell’identità, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Cosa significa essere italiani nel mondo globale di oggi? Come ci si sente ad essere italiani d’adozione o italiani in fuga? In quali aspetti della storia e della vita civile italiana ci riconosciamo, quali sentiamo invece distanti? Cosa si può fare, infine, per rendere l’Italia un luogo della mente e dell’anima meno faticoso da abitare, più accogliente e quindi più vivibile?

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Oggi vi lascio con un interessante e lungimirante articolo di Umberto Eco scritto per  Diario Minimo nel 1961

L’uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l’evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigo rifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com’è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L’ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasti camente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di posseder-lo un giorno.

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E’ un po di giorni che ci penso……

Ragazzi miei, é cominciata la discesa del Berlusconismo. In Spagna quando Franco morí cominció un’epoca emozionante che fu battezzata come “La Transición”. Con questo termine si voleva dare risalto al processo di transizione che portava finalemnte la Spagna dalla dittatura alla democrazia (purtroppo ad oggi ancora monarchica).

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Berlusconi ha sempre vinto con quel sorrisino furbetto sulle labbra. Quel sorrisino con il quale vuole tranquillizzarci dicendoci più o meno chiaramente che gli italiani siamo tutti dei ladri e che non é poi la fine del mondo, anzi!!!
Gli si deve dare atto: il sorrisino ha puntualmente funzionato. Forse siamo davvero tutti dei ladri e solo lui ci fa stare con la coscienza apposto.

Il berlusconismo ha basato il suo successo sull’idea che l’italiano medio è un ladro.

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Da pochi giorni, grazie ad una piacevole chicchierata con una amica (Caroline) che non vedevo da molto tempo ho scoperto le “incursioni” di Piero Ricca e poi progetti interessantisimi come “Qui Milano Libera“.

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Vogli odare diffusione a una nuova ed interessante iniziativa lanciata da Beppe Grillo:

L’Italia non ha una informazione libera. Questo è il motivo per il quale nessuna televisione, nessun giornale sta promuovendo il referendum del 25 aprile per una “Libera informazione in un libero Stato”. Sarebbe la loro fine.

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Il dipartimento per le politiche giovanili e le attività sportive del Ministero Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive pubblica un bando per la presentazione di progetti di azioni in favore dei giovani.
Le progettualità dovranno inerire interventi a sostegno della fascia di età compresa tra i 15 ed i 30 anni da attuare sul territorio nazionale e rivolti a cittadini italiani e/o stranieri.
Il bando può contare su un fondo di 19 milioni di euro e erogherà finanziamenti per un massimo di 500.000 euro; ciascun progetto è finanziabile nella misura massima del 70% del suo costo complessivo. La partecipazione assicurata dal proponente, anche con risorse provenienti dagli altri soggetti attuatori e partner, non può pertanto essere inferiore al 30% del costo complessivo del progetto; in tale quota di cofinanziamento possono essere comprese risorse in natura (es. personale, sedi, attrezzature) valorizzate, ai prezzi di mercato, per non più del 20% del costo complessivo del progetto.

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