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	<title>urbanohumano &#187; innovazione</title>
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		<title>Architettura, Italia . Lo spettacolo è finito!</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 11:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi chiamo Domenico Di Siena, architetto ed urbanista, vivo a Madrid da ormai 8 anni. Domani le strade delle maggiori città spagnole ritorneranno a riempirsi di manifestanti in occasione dell’anniversario del 15M, il movimento degli indignados che nessuno si aspettava e che sta creando nuovi spazi di “democrazia”. La Spagna è in pieno fermento, Madrid [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2062" title="circus_ylenia_arca" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2012/05/circus_ylenia_arca.png" alt="" width="545" height="283" /></p>
<p>Mi chiamo <strong>Domenico Di Siena</strong>, architetto ed urbanista, vivo a <strong>Madrid</strong> da ormai 8 anni.</p>
<p>Domani le strade delle maggiori città spagnole ritorneranno a riempirsi di manifestanti in occasione dell’anniversario del <strong>15M</strong>, il movimento degli <strong>indignados</strong> che nessuno si aspettava e che sta <em><strong>creando nuovi spazi di “democrazia”</strong></em>.<br />
La Spagna è in pieno fermento, Madrid fra tutte.</p>
<p>Proprio a partire dall’esperienza madrilena voglio offrire il mio punto di vista su come sta cambiando la scena professionale nel mondo dell’architettura qui in Spagna e su come questo rinnovamento contrasti con le notizie che arrivano dall’Italia.</p>
<p>Gli eventi degli ultimi giorni stanno mettendo in evidenza un cambiamento importante.<span id="more-2033"></span></p>
<p>Il primo dato significativo è che uno dei più prestigiosi premi europei (<strong><a href="http://www.publicspace.org/">European Prize for Urban Public Space</a></strong>) dedicato allo Spazio Pubblico crei una categoria speciale per premiare un insolito progetto: l’<strong><a href="http://www.publicspace.org/en/works/g001-acampada-en-la-puerta-del-sol/prize:2012">accampata della Puerta del Sol</a></strong> che fu esattamente l’avvenimento che diede inizio, un anno fa, al movimento degli indignados.<br />
<em></em></p>
<p><em>È notevole che un premio di architettura venga concesso ad una “occupazione” popolare di spazio pubblico.</em></p>
<p>Bisogna poi sottolineare che il premio non è stato dato ad un architetto ma a tutti quei cittadini che transformarono la piazza in un esempio di cittadinanza e auto-organizzazione, durante un mese di accampamento.</p>
<p>Mi spiego meglio. Un gruppo di cittadini organizzati in una rete ha presentato un progetto di occupazione ed autogestione di uno spazio pubblico ad un concorso di architettura; in risposta la giuria ha creato una categoria speciale ed ha conferito loro il premio per miglior spazio pubblico dell’anno.</p>
<p><em>Nessuna gloria per gli architetti, davvero nessuna.</em><br />
<em> Dove andremo a finire? Si chiederanno alcuni.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2066" title="circus_ylenia_arca_2" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2012/05/circus_ylenia_arca_2.png" alt="" width="545" height="324" /></p>
<p>Altro evento fondamentale è il premio che la <a href="http://fundacion.arquia.es/">fondazione Arquia</a> ha assegnato al progetto <a href="http://fundacion.arquia.es/proxima/pub_noticias_detalle.aspx?id=100">Inteligencia Colectiva</a>. Per spiegare di cosa si tratta dovrò usare alcune parole tabù per l’ establishment dell’architettura, espressioni come “<strong>Intelligenza Collettiva</strong>” e “<strong>Saggezza Popolare</strong>”.<br />
Vogliate perdonarmi.</p>
<p><strong>Inteligencia Colectiva</strong> (<a href="http://www.inteligenciascolectivas.org/">www.inteligenciascolectivas.org</a>), è una iniziativa che nasce per dare visibilità a tutte quelle soluzioni costruttive che nascono dalla Saggezza Popolare a da processi appunto di Intelligenza Collettiva. I promotori dell’iniziativa spiegano: “le soluzioni costruttive senza pianificazione architettonica generano una enorme varietà di procedimenti sui quali esiste una saggezza popolare ereditata, corretta e combinata con un alto grado di improvvisazione in quanto a materiali e tecniche completamente nuovi”.</p>
<p>La giuria giustifica il premio in questa maniera:<br />
<em>“il premio ha voluto evidenziare i nuovi “ruoli” di molti giovani architetti che stanno sviluppando il proprio lavoro professionale ricercando nuovi formati, attraverso incarichi o auto-incarichi, nuove formule di collaborazione di gruppo o di collettivi, attivismo sociale e partecipazione pubblica, urbanistica di azione, nuovi mezzi di comunicazione applicati all’architettura, oltre ad una nuova sensibilità riguardante la costruzione.”</em></p>
<p>Potrete capire bene che qui in Spagna, in poche ore queste incredibili notizie rimbalzano tra tutti i principali Social Network e Blogs del mondo dell’architettura.<br />
E c’è dell’altro.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2068" title="circus_ylenia_arca_3" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2012/05/circus_ylenia_arca_3.png" alt="" width="545" height="350" /></p>
<p>Lo scorso fine settimana si è svolto presso il centro culturale Intermediae di Madrid, un incontro promosso dal <a href="http://www.viveroiniciativasciudadanas.net/">gruppo VIC</a>, con l’obiettivo di <strong>catalogare le iniziative di innovazione sociale applicate allo spazio pubblico che stanno avendo luogo in tutta</strong> la Spagna.<br />
Partecipano sociologi, architetti, cittadini auto-organizzati, funzionari dell’amministrazione pubblica, artisti&#8230;<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Si parla, si discute. La questione della composizione architettonica è lontana anni luce dalla realtà di oggi. Si lavora, si condivide. Si critica l’amministrazione pubblica in un centro gestito dall’amministrazione pubblica</strong>, mentre la città è piena di cartelloni che annunciano l’incontro.<br />
A fine evento si festeggia. Si balla tutti insieme.</p>
<p>I partecipanti, venuti da tutta la Spagna (a proprie spese), tornano a casa con in tasca l’allegria e il piacere di aver conosciuto persone speciali che quotidianamente trasformano e migliorano le realtá urbane locali. Hanno condiviso esperienze, hanno creato nuove relazioni, nuove amicizie. Molti luoghi cambieranno grazie a questo incontro.<br />
All’ interno di tutto questo nessuno spettacolo.</p>
<p>Tornando alla situazione italiana, sui social network si parla della <strong>Biennale di Venezia</strong> e del<strong> Maxxi di Roma</strong>. E’ apprezzabile vedere che siamo tutti d’accordo nel criticare e considerare vergognosa questa situazione. Sono tutti contro. E’ tutto uno schifo, si dice. La cosa sorprendente, di contro, è che <strong>tutto si riduce a criticare nomi ed incarichi</strong>. Si parla di mostre, si parla di contenuti inadeguati. Siamo davanti ad una completa cecità, un’ <strong>incapacità di immaginare qualcosa di veramente nuovo: un sistema orizzontale, un modello senza inutili orpelli</strong>. Si criticano improbabili burlesque e poi si ripete lo stesso schema dappertutto.</p>
<p><em><strong>Per favore basta!</strong></em></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2071" title="circus_ylenia_arca_4" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2012/05/circus_ylenia_arca_4.png" alt="" width="545" height="408" /></p>
<p>Potremmo vivere anche in Italia un cambiamento epocale, come sta avvenendo in Spagna e ci riduciamo a criticare dettagli e minuzie. C’è bisogno di un cambiamento radicale!<br />
<strong>Basta con le vetrine e gli spettacoli. Cominciamo a creare processi di apprendimento orizzontali.</strong> Le universitá stanno morendo e le istituzioni crollano sotto vergognosi sperperi economici.</p>
<p>Dovremmo prendere spunto da realtà più attive e innovatrici come quella spagnola appunto, per cercare di mettere in moto processi di interazione, dialogo e condivisione tra le persone e tra le diverse discipline, di creazione di reti e collaborazioni, di appropriazione e riconversione di molti spazi il cui futuro risulta incerto a partire da realtà simili al museo Maxxi. <strong>Non abbiamo bisogno dell’ennesimo spazio espositivo, non necessitiamo una nuova collezione d’arte permanente o un museo dell’architettura del XXI secolo in un paese dove non si produce nessun tipo di architettura da decenni</strong>; questa è la vetrina all’italiana.</p>
<p>Sarebbe auspicabile invece, oltre che più costruttivo e sostenibile <strong>“occupare” nuovi luoghi in cui sperimentare sistemi di apprendimento e condivisione di conoscenze ed esperienze che siano collettivi e partecipativi al fine di sensibilizzare le persone, partendo dal basso, dalle comunità.</strong></p>
<p><strong>Ricominciamo ad incontrarci, ricominciamo a dialogare</strong>. Che le istituzioni diventino <strong><em>“estituzioni”</em></strong> un termine di cui si comincia a parlare qui in Spagna.<br />
Il concetto di “<a href="http://www.ephemeraweb.org/journal/10-1/10-1spicer.pdf">estituzione</a>” è affascinante perché descrive un tipo di entità (pubblica) che <strong>non delimita uno spazio e che ha come obiettivo di base l&#8217;inclusività e la trasformazione</strong>.</p>
<p><strong>Ritroviamoci. Abbandoniamo il passato e lasciamo perdere il futuro.</strong><br />
Riprendiamoci il presente. Smettiamo di seguire queste menti giurassiche!</p>
<p>Il nostro obiettivo non è la ricerca di soldi, di visibilità o di prestigio, ma semplicemente di <strong>Nuovi Spazi in cui il nostro protagonismo possa maturare partendo dal dialogo e dallo scambio</strong>; vogliamo uscire da questo sterile gioco del varietà; non perderemo più nemmeno un minuto per combatterlo. Lo ignoriamo! Lo consideriamo un inutile intrattenimento per vecchie menti assuefatte dal torpore del clientelismo!</p>
<h3>Lo spettacolo è finito.</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Testo di <strong>Domenico Di Siena</strong> (<a href="http://twitter.com/urbanohumano">@urbanohumano</a>) con la collaborazione di <strong>Ylenia Arca</strong>. Foto di <strong>Ylenia Arca</strong> (<a href="http://yleniarca.carbonmade.com/">http://yleniarca.carbonmade.com/</a>)</em></p>
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		<title>Reti sociali locali e spazi pubblici ibridi per la revitalizzazione urbana</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 10:23:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da ormai qualche anno leggo con frequenza il sito Eddyburg. Si tratta a mio giudizio di uno dei più interessanti siti in lingua italiana dedicato ai temi della gestione del territorio. Molte settimane fa prima della polemica del piano casa e poi del tragico evento del terremoto, si era acceso su questo sito un interessante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-235" title="vittika_flickr_365" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2009/04/vittika_flickr_365.jpg" alt="vittika_flickr_365" width="365" height="154" /><br />
Da ormai qualche anno leggo con frequenza il sito <a href="http://www.eddyburg.it" target="_blank">Eddyburg</a>. Si tratta a mio giudizio di uno dei più interessanti siti in lingua italiana dedicato ai temi della gestione del territorio. Molte settimane fa prima della polemica del piano casa e poi del tragico evento del terremoto, si era acceso su questo sito un interessante dibattito riguardo al futuro degli spazi pubblici urbani. Rimasi colpito dalla linea generale di molti interventi, a mio giudizio poco &#8220;innovatori&#8221;.<br />
Mi é sembrato quindo opportuno scrivere al direttore per illustrare il mio personale punto di vista. Di seguito vi lascio il testo integrale della mia &#8220;carta al direttore&#8221;.<span id="more-234"></span><br />
Caro direttore,<br />
vorrei sottoporre alla sua attenzione e a quella di tutti i lettori di Eddyburg una riflessione sugli ultimi interventi sul tema della perdita di vitalità degli spazi pubblici.</p>
<p>Comincio dalla fine. Non posso essere d&#8217;accordo con chi afferma che lo svuotamento degli spazi pubblici debba attribuirsi a fenomeni quali lo sgretolamento della rete dei piccoli commerci di quartiere ed alla conseguente migrazione verso i centri commerciali della periferia o al fenomeno di privatizzazione e mercificazione degli stessi. Lei stesso nel suo <a href="http://eddyburg.it/article/articleview/12547/0/318/" target="_blank">ultimo editoriale</a> fa riferimento a questo tipo di fenomeni.</p>
<p>Sono convinto che esistono spiegazioni molto più interessanti, che individuano il problema nel carattere stesso di questi spazi, i quali già da molti anni hanno smesso di essere funzionali e di apportare valore aggiunto ai cittadini e alla cittadinanza; e nello straordinario processo di trasformazione che sta caratterizzando il nostro attuale stile di vita, caratterizzato da una forma di socialità basata su modelli e spazi di interazione completamente diversi da quelli conosciuti fino ad oggi.</p>
<p>E&#8217; certo che viviamo secondo un modello di cittadinanza in cui gli interessi economici sono liberi di promuovere qualsiasi tipo di trasformazione, con il potere politico immobilizzato dalla totale mancanza di visione di futuro o di una proposta sociale realmente contemporanea. Tuttavia, non sono affatto convinto che la privatizzazione sia la causa di questa trasformazione. Sono più propenso a considerare tale fenomeno come la &#8220;soluzione&#8221; più facile e più immediata che la società abbia saputo produrre. I privati, contrariamente ai gestori pubblici, sono capaci di promuovere velocemente nuove attività, riuscendo ad interpretare e a gestire in modo molto più &#8220;efficace&#8221; la realtà post-moderna legata alla società dello spettacolo.</p>
<p>Molto probabilmente, non é la mancanza di risorse economiche il motivo per cui gli enti pubblici locali si affidano ai privati per rivitalizzare gli spazi pubblici urbani. Si tratta piuttosto di una soluzione scaturita da una totale mancanza di lungimiranza politica, una facile scappatoia di fronte a un problema che non si sa come affrontare.</p>
<p>Dinanzi a un processo così travolgente e così sregolato, non posso pensare che si debba ancora credere al ritorno ad un modello del passato. Non posso credere che si parli ancora del negozietto di quartiere come la soluzione di tutti i mali.</p>
<p>Riflettiamo un attimo sui benefici offerti alla vitalità urbana dal piccolo commercio di quartiere. Il negoziante non é altro che il nucleo di una rete di contatti tra vicini. Questa rete definisce, o meglio contribuisce a definire l&#8217;identità ed il carattere del luogo in cui vivono i clienti: il quartiere. Grazie all&#8217;anello di congiunzione costituito dal negoziante, un certo numero di vicini si scambiano due parole. Comunicano. Percepiscono l&#8217;umore, i pensieri e le preoccupazioni di coloro che vivono alla porta accanto. Vedono e costruiscono un briciolo di comunità.</p>
<p>Troppo spesso lo si considera come l&#8217;elemento di vitalità urbana per eccellenza o forse l&#8217;ultimo che ancora ci é rimasto. Ma è davvero quello che vogliamo? Non possiamo pensare a niente di meglio? Non capisco perché di fronte a un problema o un cambiamento, l&#8217;unica soluzione che sappiamo proporre é un ritorno alla situazione anteriore al problema o anteriore al cambiamento. E se pensassimo a un nuovo modello di spazio pubblico?</p>
<p>Caro direttore, lei nel suo editoriale fa un doveroso appello affinché si torni a dare importanza alla disciplina urbanistica, ridare forza alla pianificazione urbana; parla di &#8220;governo delle trasformazioni&#8221;. Poi però si lascia andare ad una poco propositiva nostalgia per il passato.</p>
<p>Non capisco. Di che protagonismo dell&#8217; urbanistica stiamo parlando? E soprattutto di che trasformazioni stiamo parlando?</p>
<p>Siamo a ridosso del 2010, viviamo nell&#8217; era delle reti. Non possiamo continuare a parlare di spazi pubblici e di relazioni sociali senza fare i conti con ciò che sta avvenendo in internet. O forse vogliamo ancora credere che anche internet sia tra le cause dello svuotamento degli spazi pubblici?</p>
<p>Stiamo assistendo ad un progressivo svuotamento degli spazi pubblici. D&#8217;accordo. L&#8217;attuale modello di vita spinge la grande maggioranza dei cittadini ad utilizzarli unicamente come via di transito. Come conseguenza l&#8217;unica funzione (importante) che continuano a svolgere é garantire l&#8217;indispensabile libertà che costituisce l&#8217;essenza stessa della cittadinanza.</p>
<p>Tuttavia, prima di correre diritti a cercare soluzioni del passato, credo che sarebbe utile capire bene che cosa sta succedendo nelle nostre vite quotidiane. Capire se sentiamo veramente la necessità di &#8220;vivere&#8221; questi spazi.</p>
<p>Fino ad oggi abbiamo disegnato gli spazi pubblici pensando nelle attività che vi si svolgevano o nelle esigenze scenografiche degli elementi architettonici che li circondano. Oggi che la società sembra aver transladato la maggior parte delle sue tradizionali attività in altri luoghi (spesso privati), non possiamo più continuare a progettare seguendo questo schema. Dobbiamo fare uno sforzo in più. Guardare un po&#8217; più avanti e ripensare a quale potrebbe e dovrebbe essere la funzione che deve svolgere lo spazio pubblico, e solo successivamente definirne le caratteristiche e le qualità: il disegno.</p>
<p>Generazione dopo generazione. Le nostre strade. Le nostre piazze. Subiscono mutazioni continue adattandosi alle attività che in esse svolgiamo. Le adattiamo alla produzione e scambio di merci, poi al transito delle carrozze, quindi delle macchine, poi ritorniamo sui nostri passi e privilegiamo il transito e l&#8217; accesso pedonale.</p>
<p>Dobbiamo smettere di inseguire le trasformazioni. Adesso tocca a noi. Professionisti e cittadini, dobbiamo ritornare a essere i protagonisti. Tocca a noi immaginare e coordinare in modo collettivo le attività che vi si svolgeranno.</p>
<p>E&#8217; giunto il momento di chiudere questa rincorsa alle attività e mettere l&#8217;accento sulla funzione che vogliamo che abbiano.</p>
<p>Se vogliamo che ritornino ad essere vivi e pieni di relazioni sociali, di attività politica nel senso di affermazione stessa della cittadinanza, allora probabilmente dobbiamo riflettere su come si manifestano oggi giorno tali funzioni e come pensiamo che si manifesteranno nel futuro.</p>
<p>Non credo si possa dubitare del fatto che le nuove tecnologie e soprattutto internet stanno già offrendo eccezionali opportunità per quanto riguarda questo ed altri tipi di relazioni. Molti opineranno che si tratta di un fenomeno che ha poco a che vedere con la città e con gli spazi &#8220;fisici&#8221;; io invece penso esattamente il contrario.</p>
<p>Il processo delle relazioni e il nostro stile di vita definisce senza alcun dubbio il carattere delle nostre città. Conseguentemente se l&#8217;importanza dello spazio pubblico sta nella creazione di relazioni e scambio di ogni tipo, quando passiamo alla progettazione o programmazione degli stessi, dobbiamo necessariamente introdurre un nuovo &#8220;materiale&#8221;; lo stesso di cui internet é pieno: le relazioni sociali, appunto. Un materiale intangibile con il quale non siamo abituati a progettare. In definitiva ci troviamo di fronte alla necessità di pensare a un nuovo modello di spazio pubblico, dove possano confluire, catalizzarsi e visualizzare le reti sociali locali, fisiche e &#8220;virtuali&#8221;.</p>
<p>Riassumendo. Di fronte ad un chiaro processo di impoverimento degli spazi pubblici, piuttosto che un &#8220;misero&#8221; ritorno al passato dobbiamo avere il coraggio e la capacità di guardare al futuro; cimentarci nel disegno di un nuovo tipo di spazio pubblico progettato pensando a come migliorare la sua funzione sociale senza limitarci ad adattarlo esclusivamente alle sue normali e &#8220;indispensabili&#8221; attività vitali.</p>
<p>Per agire in questa direzione sarà necessario rafforzare le dinamiche di formazione e sviluppo delle reti sociali locali. Offrire loro la possibilità di &#8220;crescere&#8221; in un nuovo tipo di spazio urbano. Uno spazio pubblico ibrido che utilizzi lo &#8220;spazio delle relazioni telematiche&#8221; come una opportunità per accrescere la comunicazione fra vicini di quartiere; permettere alle nuove dinamiche di &#8220;comunicazione continua&#8221; di rafforzare il sentimento di appartenenza ad una comunità locale; offrire le infrastrutture necessarie a far nascere nuove funzioni e nuovi caratteri gestite direttamente dai cittadini, basandosi su regole di funzionamento dettate più dal &#8220;bene comune&#8221; che dalle leggi del mercato.</p>
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		<title>Adesso é il cellulare a dirti casa fare</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 19:13:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se pensavate che i cellulari erano già abbastanza dotati delle utility più svariate, vi eravate sbagliati. Stavolta la telefonia ha fatto un passo in avanti verso una nuova era: quella in cui il cellulare ha la capacità di “conoscere” le abitudini e le preferenze del suo proprietario, consigliandolo sulle cose da fare durante la giornata. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se pensavate che i cellulari erano già abbastanza dotati delle utility più svariate, vi eravate sbagliati.<br />
Stavolta la telefonia ha fatto un passo in avanti verso una nuova era: quella in cui <strong>il cellulare ha la capacità di “conoscere” le abitudini e le preferenze del suo proprietario</strong>, consigliandolo sulle cose da fare durante la giornata.<br />
Il nome del software capace di questo è <strong>Magitti</strong>, sviluppato dai ricercatori del <strong><a href="http://www.parc.com/" target="_blank">Palo Alto Research Center</a></strong> (PARC), laboratorio fondato nel 1970 come parte della Xerox Research, e conosciuto per l’ideazione delle stampanti laser, della GUI (Graphical User Interface) e del protocollo Ethernet.<span id="more-111"></span></p>
<p>Magitti è dotato di intelligenza artificiale, poiché “apprende” dalle scelte del suo utilizzatore, immagazzinandole ed elaborandole al fine di fornire <strong>suggerimenti sempre più precisi e conformi ai gusti dell’utente</strong>.<br />
Per di più, per definire meglio il profilo del suo proprietario, vaglierà ed elaborerà anche sms, e-mail inviate e ricevute e appuntamenti nel calendario.<br />
Inoltre, <strong>l’utente può interagire con esso, mostrando le preferenze dei luoghi da visitare e il relativo livello di gradimento</strong>.<br />
&#8220;Prevede le attività possibili&#8221;, ha detto Bo Begole, co-responsabile del progetto, “per esempio, i bar saranno visualizzati durante le ore del mattino, i negozi durante tutto il giorno, e i pub, i ristoranti e i cinema di notte”.</p>
<p>Secondo quanto scritto sul magazine <a href="http://www.technologyreview.com/Biztech/19698/" target="_blank"><strong>Technology Review</strong></a> &#8220;Quando una persona usa un telefono cellulare che possiede il software Magitti, immediatamente visualizza un elenco di indicazioni.<br />
Se è mezzogiorno, il software potrebbe suggerire ristoranti locali. Se si tratta delle 3 del pomeriggio, potrebbe raccomandare una vicina boutique per lo shopping. Se sono le 9 di sera, potrebbe mostrare un elenco di pub.<br />
Col passare del tempo, <strong>queste comunicazioni cambieranno in base a quanto Magitti imparerà dai comportamenti e dalle preferenze dell&#8217;utente</strong>.<br />
Il software impiega algoritmi di intelligenza artificiale che sono stati tradizionalmente usati nella ricerca per dare indicazioni su misura. Se, per esempio, una persona preferisce pranzi poco costosi e cene più costose, Magitti prenderà atto di questo (confrontando la posizione GPS del ristorante con un database di stabilimenti) e offrirà indicazioni corrispondenti. &#8221;</p>
<p>Il software che studia i nostri interessi e riesce a rielaborarli per suggerirci cosa fare è una novità davvero stupefacente, e se state pensando alla privacy e alle informazioni che potenzialmente potrebbero essere utilizzate per altri scopi, quali per esempio ricerche e statistiche, non preoccupatevi: <strong>l&#8217;analisi dei dati personali ha luogo sul palmare e non sul server dell&#8217;azienda</strong>, assicura Begole, sottolineando anche il fatto che il Giappone ha norme fra le più rigorose al mondo per quanto riguarda la protezione della privacy dei consumatori.<br />
Per funzionare, ovviamente, c’è bisogno di una connessione internet e di un modulo GPS, al fine di recuperare informazioni su locali e negozi in base al luogo in cui ci si trova.</p>
<p>Per quanto riguarda il suo utilizzo, l’interfaccia di Magitti è davvero <strong>user friendly</strong>, semplice ed intuitiva, assicura Elinor Mills, giornalista di <a href="http://www.news.com/From-PARC%2C-the-mobile-phone-as-tour-guide/2100-1039_3-6210548.html?tag=sas.email" target="_blank"><strong>CNET News.com</strong></a>, che ha avuto l’opportunità di provare questa applicazione.<br />
<strong>Magitti sarà testato per tutto il 2008</strong> da un gruppo dagli esperti del <a href="http://www.dnp.co.jp/" target="_blank"><strong>Dai Nippon Printing</strong></a> (DNP), la prima compagnia giapponese di stampa su larga scala, per essere presentato, salvo complicazioni, nel 2009 in Europa.<br />
Per ulteriori informazioni, potete visionare il <a href="http://www.parc.com/about/pressroom/news/2007-09-26-dnp.html" target="_blank"><strong>comunicato stampa</strong></a> del Palo Alto Research Center del 26 Settembre scorso.</p>
<p><strong>fonte:</strong> <a href="http://www.giovani.it/cellulare/news/magitti_software_smartphone.php" target="_blank">www.giovani.it</a></p>
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		<title>Imaginario &#8211; Piattaforma per la visualizzazione dell&#8217;immaginario collettivo</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2007 13:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Approfitto della richiesta di Paolo in un commentario del precedente post, per lasciare un breve presentazione del progetto Imaginario (precedentemente denominato wikicity), con la promessa che in breve aggiungerò nuovo materiale tradotto in Italiano, visto che purtroppo la maggior parte dei testi riguardanti questo progetto ce li ho in spagnolo. Saranno ben accetti ogni tipo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Approfitto della richiesta di Paolo in un commentario del precedente post, per lasciare un breve presentazione del progetto <a href="http://www.imaginario.cc" target="_blank">Imaginario </a>(precedentemente denominato wikicity), con la promessa che in breve aggiungerò nuovo materiale tradotto in Italiano, visto che purtroppo la maggior parte dei testi riguardanti questo progetto ce li ho in spagnolo.<br />
Saranno ben accetti ogni tipo di commento e suggerimento.<span id="more-35"></span></p>
<p>Alla base di questo progetto ci sono pochi e semplici concetti:<br />
1 &#8211; Cercare un metodo facile ed intuitivo che qualsiasi persona sia capace di capire ed usare;<br />
2 &#8211; Che sia capace di unire i risultati ottenuti in uno o più workshop con quelli ottenuti via internet, permettendo la partecipazione del più alto numero possibile di persone e appartenenti a tutti gli strati sociali;<br />
3 &#8211; È importantissimo che il risultato finale, e soprattutto la sua rappresentazione grafica, multimediale o qualsiasi sia il medium scelto, sia comprensibile a tutti.<br />
Il “lavoro” di questo software consiste nel sintetizzare in uno schema la visione che ogni cittadino ha del territorio in cui vive. Il suo compito é quello di garantire la massima “obiettività” e trasparenza, nella rappresentazione sintetica dei risultati.<br />
La dinamica è molto semplice. Il sistema chiede all’utente una descrizione della città (o del tema del progetto) attraverso delle parole chiave alle quali associare un valore da 1 a 10 negativo o positivo. In un secondo momento gli si chiederà di associare le stesse parole con una relazione positiva o negativa.<br />
Ad esempio tra le 10 parole utilizzate, l’ utente vuole associare la parola “parchi” con la parola “inquinamento”; probabilmente alla parola “parchi” avrà dato un valore positivo mentre alla parola “inquinamento” un valore negativo. Darà un valore negativo alla relazione fra le due parole se pensa che i parchi riducono l’ inquinamento.<br />
Come risultato avremo una idea di città basata sulle valutazioni (positive o negative) dei diversi fattori (parole) che i cittadini (utenti) hanno associato al proprio territorio. Una visione sintetica e collettiva in cui sarà possibile riconoscere graficamente ed in modo intuitivo i temi che maggiormente stanno a cuore ad una comunità di cittadini.<br />
Ogni parola sarà associata a un quadrato con dimensione proporzionale al numero di volte che gli utenti l’hanno usata e con un colore che ne indicherà il valore negativo o positivo, attraverso una scala di colori definita. In una prima rappresentazione saranno visibili tutte le parole attraverso una nuvola di quadrati di dimensioni differenti. Per poter visualizzare i colori e quindi il giudizio associato ad ogni parola é necessario muovere il mouse sulle parole. Quando il mouse si posiziona su una parola il sistema ci riordina intorno ad essa tutte le parole che risultano relazionate a questa, attraverso i rispettivi quadrati che si “accenderanno” assumendo il colore che gli corrisponde.<br />
Nella versione diretta ai tecnici sarà possibile visualizzare anche i legami di relazione tra le parole, con colori e dimensioni diverse a seconda dell’intensità e dal grado positivo o negativo definite dagli utenti. In questo modo la rappresentazione dell’ “Immaginario collettivo” sarà sicuramente più completa anche se la comprensione sarebbe meno immediata. Per questo motivo, per il momento penso di attivarla solo in una versione più avanzata, dedicata esclusivamente all’uso professionale.</p>
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		<title>Urbanistica Digitale</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Nov 2006 08:11:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Innovazione del modello e strumenti per la Pianificazione Partecipata Domenico Di Siena* Premessa Questo testo presenta in modo sintetico alcune delle proposte appartenenti ad un più ampio progetto di ricerca dedicato al mondo dell&#8217; Urbanistica e della Partecipazione Pubblica in rapporto con le nuove tecnologie. L&#8217; obiettivo é individuare i punti critici della Progettazione Partecipata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Innovazione del modello e strumenti per la Pianificazione Partecipata</strong></p>
<p>Domenico Di Siena*<br />
<strong> Premessa </strong><br />
Questo testo presenta in modo sintetico alcune delle proposte appartenenti ad un più ampio progetto di ricerca dedicato al mondo dell&#8217; Urbanistica e della Partecipazione Pubblica in rapporto con le nuove tecnologie.<br />
L&#8217; obiettivo é individuare i punti critici della Progettazione Partecipata e proporre possibili soluzioni attraverso un uso &#8220;ragionato&#8221; delle nuove tecnologie di comunicazione e la definizione di linee guida per l&#8217; innovazione del modello attuale di Pianificazione.<br />
Mi soffermerò in particolare su due problematiche e sulle &#8220;soluzioni&#8221; offerte da due innovativi strumenti informatici, in fase di sviluppo nella città di Madrid.<span id="more-5"></span></p>
<p><strong>1. Nuove tecnologie per un nuovo modello </strong><br />
Le nuove Tecnologie di Informazione e Comunicazione (ITC) stanno senza dubbio modificando il nostro modo di lavorare.Tuttavia ancora non hanno condotto ad una reale innovazione del modello Urbanistico; per il momento ci limitiamo ad usarle per fare meglio o più velocemente, ciò che già facevamo senza di esse. Sarebbe opportuno evolvere l&#8217; attuale procedura di pianificazione in modo ancora più incisivo, puntando soprattutto sulle enormi potenzialità dei nuovi strumenti di comunicazione; tenendo presente che uno dei punti critici della nostra professione é sempre stato il rapporto urbanista-cittadini. Se fino ad oggi abbiamo pensato ad un modello di comunicazione di tipo unidirezionale, secondo il quale noi Urbanisti siamo recettore delle osservazioni dei cittadini, oggi possiamo pensare ad un modello pluridirezionale, in cui ognuno, professionista o cittadino che sia, possa essere attore e recettore allo stesso tempo. Tale modello comporta la possibilità (necessità) di una sempre maggiore partecipazione dei cittadini alla pianificazione e programmazione del proprio territorio.</p>
<p><strong>2. Un modello basato sulla Progettazione Partecipata </strong><br />
Il tema della Progettazione (o Pianificazione) Partecipata é sicuramente un tema delicato. Purtroppo, non mi sembra si sia ancora avviato un dibattito serio, capace di promuoverla in modo efficace. Se da un lato sembra essere diventata uno slogan di moda, dall’altro ci accorgiamo che molti tecnici e politici ancora diffidano della partecipazione attiva dei cittadini.<br />
Personalmente sono convinto che la partecipazione dei cittadini non può che fare del bene alla pianificazione. E&#8217; però necessario lavorare alla definizione di un nuovo modello in cui non la si consideri come una singola fase o un semplice strumento (magari rispondente solo ad una strategia di comunicazione), ma diventi il motore dell&#8217; intero processo progettuale.<br />
Per procedere in tale direzione credo sia importante chiarire in cosa si differenzia la Partecipazione Pubblica dalla Progettazione (o Pianificazione) Partecipata.<br />
La Partecipazione Pubblica é un processo spontaneo, mosso (e diretto) da diversi settori della società. Nella maggior parte dei casi si sviluppa al di fuori ed indipendentemente dal mondo istituzionale. La Progettazione partecipata é invece direttamente dipendente dal mondo istituzionale e si considera uno dei tanti processi inscrivibili dentro la Partecipazione Pubblica.<br />
Un processo di Progettazione Partecipata é tanto più legittimato ed efficace quanto più diversi sono i settori della societa civile che vi partecipano. Di conseguenza un processo di progettazione partecipata deve obbligatoriamente provare a dialogare con altri processi di Partecipazione Pubblica.<br />
E&#8217; in questa necessità di dialogo che riconosco un primo problema. La progettazione partecipata, caratterizzata da una precisa sequenza di fasi successive che hanno come fine la realizzazione di un progetto (un piano), difficilmente riesce a dialogare con altri processi di partecipazione pubblica, che normalmente non rispondono ad una logica cronologica.</p>
<p><strong>3. Pianficare partendo dal monitoraggio </strong><br />
La necessità di dialogo tra un processo di progettazione partecipata, di tipo istituzionale, con processi di partecipazione pubblica di tipo non istituzionale costituisce una delle prime problematiche su cui ho riflettuto per riuscire a capire come innovare l&#8217;attuale modello di Pianificazione.<br />
Ho è riscontrata dunque la necessità di introdurre una nuova fase, caratterizzata da una dinamica di intervento, capace di creare un ponte fra i due processi. Una fase che risponda alle esigenze cronologiche proprie di un processo di pianificazione e che allo stesso tempo faciliti la &#8220;comunicazione&#8221; con processi di partecipazione esterni. Mi riferisco ad una fase di Monitoraggio del territorio, meglio definita come un &#8220;processo continuo&#8221;, trasversale a tutto l&#8217;abituale percorso della pianificazione.<br />
La chiave sarebbe l&#8217;istituzione di qualcosa di simile a ciò che il prof. Riccardo Wallach definisce come un&#8217; &#8220;urbanista di base&#8221;, una sorta di tecnico al servizio dei cittadini, capace di monitorare quotidianamente problemi, proposte e desideri degli abitanti di un dato territorio (paese, quartiere, città).<br />
Penso all&#8217;istituzione di un osservatorio (metropolitano) indipendente dall&#8217;amministrazione pubblica locale, che si occupi di monitorare lo sviluppo urbanistico di una città (o dell&#8217;unità territoriale che si ritenga opportuna). Questo osservatorio costituirebbe il ponte ideale tra ciò che é istituzionale e ciò che invece non lo é. Funzionerebbe in modo continuato e sarebbe capace di comunicare con ogni tipo di processo partecipativo, fornendo sintesi periodiche utilizzabili per l’avvio di qualsiasi processo di progettazione partecipata. Tale istituzione dovrebbe avere un contatto diretto e quotidiano con i cittadini e probabilmente potrebbe diventare un punto di referenza per l&#8217; associazionismo locale. Il Monitoraggio sarebbe ancora più interessante se privo di qualsiasi filtro professionale, ma basato piuttosto sulla partecipazione spontanea dei cittadini, senza passare per modelli o sondaggi gestiti dai tecnici. Questo processo dovrebbe essere capace di raccogliere le opinioni dei cittadini, sia in modo diretto che indiretto. Ritengo interessante la possibilità di raccogliere informazioni in modo indiretto perché spesso risultano essere le più preziose.<br />
La possibilità di poter mettere in pratica tale proposta viene soprattuto dall&#8217;uso di uno strumento chiamato &#8220;Wikimap&#8221;, sulla cui sperimentazione sto lavorando a Madrid presso il centro di promozione culturale Intermediae.</p>
<p><strong>4. Wikimap: strumento innovativo di partecipazione pubblica on-line </strong><br />
Si tratta di una mappa digitale, dinamica ed interattiva della città, consultabile via internet. La sua maggiore innovazione consiste nel ruolo che attribuisce a coloro che la consultano. Questi infatti, una volta registrati, possono contribuire aggiungendo contenuti multimediali associati ad un punto esatto della mappa. L&#8217;informazione aggiunta rimarrà registrata nella base di dati e sarà immediatamente visibile a tutti i nuovi visitatori. In questo modo i pensieri, i suoni, le storie, le idee e i paesaggi percepiti dagli abitanti completano la rappresentazione della città (paese, quartiere).<br />
La mappa si presenta come uno spazio multimediale, flessibile ed espandibile, in cui i cittadini possono esprimere liberamente le proprie idee e opinioni sui luoghi della propria città, contribuendo indirettamente alla rappresentazione grafica della memoria storica di una comunità.<br />
Può considerarsi come un nuovo tipo di spazio pubblico in cui gli utenti-cittadini possono incontrarsi, conoscersi, condividere idee e storie; un punto di incontro in cui possono fortificarsi o anche nascere nuove reti di collaborazione tra gruppi, collettivi, associazioni e cittadini, tutti aventi una importante caratteristica in comune: vivere nello stesso territorio (quartiere o città).<br />
Non si tratta di una alternativa ai classici spazi pubblici della città, ma piuttosto di una specie di “anticamera” di questi ultimi, un “luogo” in cui gli utenti-cittadini possono conoscersi e dialogare, conservando la distanza e l&#8217; anonimato con cui si sentono più a loro agio.<br />
Leggere le riflessioni, le storie, le idee e le passioni che i propri vicini hanno aggiunto sulla mappa li rende persone prossime e non sconosciuti, aumenta la possibilità che si ritrovino negli spazi di incontro del proprio quartiere, per una semplice chiacchierata o magari per avviare un progetto condiviso prima su internet.<br />
La sua semplicità d&#8217; uso nasconde (e allo stesso tempo rende possibile) un&#8217; enorme potenzialità di sviluppo. Gli utenti-cittadini che a poco a poco aggiungeranno documenti multimediali relazionati con la strada in cui vivono, lavorano o che semplicemente conoscono, raccontando storie e lasciando opinioni su di essa, oppure semplicemente descrivendo i propri interessi, le passioni, i desideri, preferenze e speranze, contribuiranno a fare della mappa una rappresentazione della la vita quotidiana della città. In questo modo essa é in grado di mostrarci in tempo reale i punti della città più attivi, quelli con più attività culturali e quelli dove sono più sviluppate le relazioni sociali tra i vicini di uno stesso quartiere.<br />
Chiunque consulti questa mappa (in particolar modo un urbanista) potrà rendersi conto delle qualità che caratterizzano ognuna delle differenti zone della città, scoprire le preoccupazioni, le aspirazioni e i problemi che differenziano i quartieri, avere quindi una visione molto più realistica della città, grazie ad una rappresentazione dinamica e collettiva costruita dagli stessi abitanti.C&#8217;è da aggiungere che un&#8217;altra importante novità é data dal fatto che il wikimap registra anche della dimensione temporale, rimane cioè documentato il continuo evolversi delle opinioni e contributi generali dei cittadini che lo usano. Wikimap si sviluppa seguendo un nuovo modo di intendere internet (chiamato internet 2.0), caratterizzato soprattuto dal ruolo di protagonista che assumono gli utenti, i quali smettono di essere recettore e diventano veri attori e autori.<br />
Fino ad oggi, internet si è sviluppato soprattutto grazie alla sua capacità di avvicinare persone lontane e per il suo carattere anonimo; il wikimap vuole dargli un senso e una funzione esattamente contraria. Wikimap potrebbe rappresentare un nuovo modo di relazionare spazio fisico e spazio virtuale, dando la possibilità di essere meno anonimi agli utenti che lo desiderino.Esso intende sviluppare processi grazie ai quali la “rete” si trasformi in un catalizzatore di relazioni sociali che permettano di conoscere meglio il vicinato, e quindi fortificare la comunità e il sentimento di appartenenza alla stessa.<br />
Tale strumento ha tutte le potenzialità per diventare la piattaforma ideale per la interazione tra tecnici, cittadini e politici.</p>
<p><strong> 5. Immaginario collettivo: una fase nuova per l&#8217; innovazione del modello di Pianificazione</strong><br />
La seconda problematica che ci troviamo di fronte praticamente ogni volta che si avvia un processo di progettazione partecipata è la necessità di definire una strategia adeguata a lanciare il progetto e conquistare la fiducia della comunità riguardo alla trasparenza ed utilità del processo stesso.<br />
Per poter procedere alla programmazione della strategia di lavoro, é sicuramente necessario prima di tutto definire il livello di coesione sociale esistente nel territorio in cui si vuole avviare il processo; riconoscere l&#8217; idea generale che gli abitanti hanno del proprio territorio e quindi il livello di &#8220;coscienza di città&#8221; che essi hanno; capire effettivamente fin dove può arrivare la partecipazione e come adattare al meglio il processo alle caratteristiche sociali specifiche di una comunità.<br />
Realizzare un processo del genere richiede la partecipazione di abitanti di tutti i settori sociali e culturali di cui è formata la comunità e soprattutto che a gestire e organizzare il processo sia un&#8217; entità esterna all&#8217; amministrazione pubblica ma anche a qualsiasi settore o gruppo sociale della comunità in questione. È necessario cioè che coloro che gestiscono il processo siano del tutto indipendenti da ognuna delle parti partecipanti al processo. Ciò comporta che i professionisti che se ne occuperanno dovranno guadagnarsi nel modo più rapido possibile la fiducia degli abitanti e ottenere da loro le &#8220;informazioni&#8221; necessarie per la programmazione del processo.<br />
Per rispondere a tutte queste esigenze penso ad una nuova fase da tenere in considerazione nella definizione di un nuovo modello, una fase che è propedeutica persino a quella di analisi e che ho chiamato: &#8220;Immaginario collettivo&#8221;.<br />
Il suo scopo sarebbe quello di rendere visibili i temi di maggiore interesse per la comunità, riconoscere su quali c&#8217;è accordo e su quali c&#8217;è disaccordo arrivando alla rappresentazione appunto di un immaginario collettivo riferito alla propria comunità, la propria città (o territorio).<br />
Il problema maggiore é costituito dalla sintesi di questa &#8220;immagine&#8221; condivisa. E&#8217; facile intuire come la scelta del metodo é determinante per la definizione del risultato finale. Vale a dire che il metodo condiziona fortemente i risultati.</p>
<p><strong>6. Wikicity: strumento per la definizione dell&#8217; immaginario collettivo di una comunità </strong><br />
Per risolvere questo problema sto lavorando allo sviluppo di uno strumento informatico capace di realizzare una sintesi &#8220;oggettiva&#8221; e soprattutto di rappresentarla in modo che sia facilmente comprensibile, che ho chiamato &#8220;Wikicity&#8221;.<br />
Alla base di questo progetto ci sono pochi e semplici concetti: 1 &#8211; Cercare un metodo facile ed intuitivo che qualsiasi persona anche senza una fase di informazione possa usare e quindi partecipare; 2 &#8211; Che sia capace di unire i risultati ottenuti in uno o più workshop con quelli ottenuti via internet , permettendo la partecipazione del più alto numero possibile di persone e appartenenti a tutti gli strati sociali; 3 &#8211; È importantissimo che il risultato finale, e soprattutto la sua rappresentazione grafica, multimediale o qualsiasi sia il medium scelto, sia comprensibile a tutti.<br />
Il &#8220;lavoro&#8221; di questo software consiste nel sintetizzare in uno schema collettivo la visione che ogni cittadino ha del territorio in cui vive. Il suo compito é quello di garantire la massima &#8220;obiettività&#8221; e trasparenza, nella rappresentazione sintetica dei risultati.<br />
La dinamica è molto semplice. Il sistema chiede all&#8217;utente una descrizione della città (o del tema del progetto) attraverso delle parole chiave alle quali associare un valore da 1 a 10 negativo o positivo. In un secondo momento gli si chiederà di associare le stesse parole con una relazione positiva o negativa.<br />
Ad esempio tra le 10 parole utilizzate, l&#8217; utente vuole associare la parola “parchi” con la parola “inquinamento”; probabilmente alla parola “parchi” avrá dato un valore positivo mentre alla parola “inquinamento” un valore negativo. Darà un valore negativo alla relazione fra le due parole se pensa che i parchi riducono l&#8217; inquinamento.<br />
Come risultato avremo una idea di città basata sulle valutazioni (positive o negative) dei diversi fattori (parole) che i cittadini (utenti) hanno associato al proprio territorio. Una visione sintetica e collettiva in cui sarà possibile riconoscere graficamente ed in modo intuitivo i temi che maggiormente stanno a cuore ad unacomunità di cittadini.<br />
Ogni parola sarà associata a un quadrato con dimensione proporzionale al numero di volte che gli utenti l&#8217;hanno usata e con un colore che ne indicherà il valore negativo o positivo, attraverso una scala di colori definita. In una prima rappresentazione saranno visibili tutte le parole attraverso una nuvola di quadrati di dimensioni differenti. Per poter visualizzare i colori e quindi il giudizio associato ad ogni parola é necessario muovore il mouse sulle parole. Quando il mouse si posiziona su una parola il sistema ci riordina intorno ad essa tutte le parole che risultano relazionate a questa, attraverso i rispettivi quadrati che si “accenderanno” assumendo il colore che gli corrisponde.<br />
Nella versione diretta ai tecnici sarà possibile visualizzare anche i legami di relazione tra le parole, con colori e dimensioni diverse a seconda dell’intensità e dal grado positivo o negativo definite dagli utenti. In questo modo la rappresentazione dell&#8217; “Immaginario collettivo” sarà sicuramente più completa anche se la comprensione sarebbe meno immediata. Per questo motivo, per il momento penso di attivarla solo in una versione più avanzata, dedicata esclusivamente all&#8217;uso professionale.</p>
<p><strong> 7. Bibliografia</strong><br />
Arendt H., Vita Activa. <em>La condizione umana</em>, Bompiani, Milano, 2000.<br />
Bateson G., <em>Il Ruolo dell&#8217;Umorismo nella Comunicazione Umana.</em> &#8220;aut-aut&#8221; n. 282, pp. 4-52, 1997.<br />
De Bono E., <em>Creatività e pensiero laterale</em>, Rizzoli, Milano, 2001.<br />
De Bono E., <em>Io ho ragione, tu hai torto</em>, Sperling e kupfer, Milano, 1991.<br />
Fischer R., Ury W.,<em> L&#8217;arte del negoziato</em>, Mondadori, Milano, 1995.<br />
Gambetta D., <em>Le strategie della fiducia</em>, Einaudi, Torino, 1989 .<br />
Jedlowski P., <em>Stoire comuni: la narrazione nella vita quotidiana</em>, Mondadori, Milano, 2000.<br />
Rinzafri. C., <em>La pianificazione partecipativa: Teorie e tecniche. Un esempio di integrazione di diversi strumenti: GIOCOMO</em>, Tesi di Laurea , IUAV, relatori prof. Edoardo Salzano e prof. Arnaldo Cecchini, Anno Accademico 2002/2003.<br />
Secchi E., <em>Partiti, amministratori e tecnici nella costruzione della politica urbanistica in Italia</em>, Angeli, Milano, 1984<br />
Slavi M., <em>Arte di ascoltare e mondi possibili</em>, Le Vespe, Milano, 2000<br />
Slavi M., <em>Avventure Urbane. Progettare la città con gli abitanti</em>, Elèuthera, Milano, 2005.<br />
Wallach R., <em>Documento del corso:raccolta degli argomenti delle lezioni, Anno Accademico 2004/2005</em>.</p>
<p><strong>8. Siti internet </strong><br />
Avventura Urbana &#8211; <em>Associazione di professionisti con l&#8217; obiettivo di promuovere la progettazione partecipata &#8211; www.avventuraurbana.it</em><br />
OHA! BOLZANO &#8211; <em>Progetto di partecipazione realizzato a Bolzano, curato dall&#8217; associazione Avventura Urbana &#8211; www.oha-bz.it</em><br />
Laboratorio Urbano &#8211; <em>Associazione di professionisti architetti ed urbanisti (Madrid) &#8211; www.laboratoriourbano.org</em><br />
Taller Niños Alcala &#8211; <em>Workshop di progettazione partecipata realizzato da Laboratorio Urbano &#8211; www.urbanohumano.org/alcala.htm</em><br />
Wikimap Madrid &#8211; <em>Progetto di una mappa interattiva realizzato a Madrid -www.wikimap.es</em><br />
Demgames &#8211; <em>Progetto britannico di partecipazione attraverso internet &#8212; www.demgames.org</em><br />
E-Democracy National project &#8211; <em>Programma britannico per la promozione della partecipazione on-line &#8211; www.e-democracy.gov.uk</em><br />
Local e-gov &#8211; <em>Agenzia di promozione della partecipazione locale &#8211; www.localegov.gov.uk</em> AskBristol &#8211; <em>Progetto di partecipazione on-line della città di Bristol &#8211; www.askbristol.com</em> Laboratorio di Analisi e Modelli per la Pianificazione &#8211; <em>Laboratorio inter-universitario dedicato allo sviluppo di modelli innovativi per la pianificazione &#8211; www.lampnet.org</em></p>
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