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	<title>urbanohumano &#187; futuro</title>
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	<description>Sentient City, P2P Urbanism, Commons, Open Government, Social Innovation, Politic</description>
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		<title>Dalla ciociaria a Madrid cambiando il mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 11:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Salvatore D&#8217;Agostino, attento giornalista specializzato sui temi dell&#8217; Architettura ed autore del blog &#8220;Wilfing Architettura&#8221; ha da poco pubblicato una intervista che ha voluto dedicare alla mia condizione di professionista espatriato e su cui abbiamo lavorato diversi mesi. Vaglio approfittare per ringraziare Salvatore per la sua pazienza e professionalità, è stato un paicere rispondere alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/03/dome_avatar_by_masa_post.png"><img src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/03/dome_avatar_by_masa_post.png" alt="" title="dome_avatar_by_masa_post" width="545" height="329" class="alignnone size-full wp-image-946" /></a><br />
<strong>Salvatore D&#8217;Agostino</strong>, attento giornalista specializzato sui temi dell&#8217; Architettura ed autore del blog <a title="Wilfing Architettura | Salvatore D'Agostino" href="http://wilfingarchitettura.blogspot.com/" target="_blank">&#8220;Wilfing Architettura&#8221;</a> ha da poco pubblicato una intervista che ha voluto dedicare alla mia condizione di professionista espatriato e su cui abbiamo lavorato diversi mesi.</p>
<p>Vaglio approfittare per ringraziare Salvatore per la sua pazienza e professionalità, è stato un paicere rispondere alle sue domande; ragionando sul presente e futuro della professione e non solo.</p>
<p>Di seguito vi lascio il testo completo:</p>
<p><strong>Salvatore D’Agostino</strong><br />
<em>Domenico Di Siena di anni&#8230;, originario di&#8230;, migrante a &#8230;, qual è il tuo mestiere?</em></p>
<p><strong>Domenico Di Siena</strong><br />
Ho 32 anni.</br><br />
<strong>da dove vengo:</strong> Sono cresciuto in un piccolo centro del basso Lazio <a href="http://maps.google.it/maps?ll=41.34434,13.779066&amp;spn=0.008361,0.027466&amp;t=k&amp;z=16">Coreno Ausonio,</a> paesino della Ciociaria (provincia di Frosinone), situato in una ridente collina a pochi chilometri dal mare e non lontano dalle montagne del Parco Nazionale dell&#8217;Abruzzo.</br><span id="more-924"></span></p>
<p><strong>dove sono andato:</strong> Ho iniziato i miei studi di Architettura presso l&#8217;Università <a href="http://www.uniroma1.it/">La Sapienza di Roma</a>. Dopo quattro anni mi sono deciso a fare domanda per una borsa Erasmus con destinazione Parigi.<br />
Dove ho avuto la fortuna di frequentare, durante un anno accademico, i corsi presso la <a href="http://www.paris-lavillette.archi.fr/cms1.9.2/">Ecole d&#8217;Architecture de la Villette</a>. Ciò che ho apprezzato di più di questa esperienza sono state le lezioni di urbanistica e l&#8217;ambiente culturale che si respirava.</br></p>
<p>Dopo questa esperienza non avevo nessuna voglia di tornare in Italia, né a Roma né a<em> La Sapienza</em>. Così decisi di continuare con la scoperta di nuove culture e nuovi modi di concepire la didattica e l&#8217;architettura e mi sono recato a Madrid &#8211; dove potevo contare già su qualche buon amico &#8211; ed è qui che risiedo stabilmente da ormai 6 anni.</br></p>
<p><strong>che faccio:</strong> Mi occupo di Urban Social Design; mi dedico alla progettazione di spazi e dinamiche capaci di migliorare le relazioni sociali in un contesto urbano. L’attività professionale è strettamente collegata al lavoro di ricerca sviluppato presso l&#8217;<em><a id="umzt" title="Universitad Politecnica de Madrid" href="http://www.upm.es/institucional">Universidad Politécnica de Madrid</a></em>, orientata allo studio di nuovi modelli di progettazione e gestione dello spazio pubblico. Con un’attenzione particolare alle dinamiche emergenti nel campo delle nuove tecnologie.</br></p>
<p><strong>Le coordinate di Madrid sono <a id="e:w2" title="40°23′46″N 3°43′00″W" href="http://maps.google.it/?ie=UTF8&amp;ll=40.427872,-3.635101&amp;spn=0.135638,0.439453&amp;t=k&amp;z=12">40°23′46″N 3°43′00″W</a>, perché ti sei fermato qui?</strong></br></p>
<p>Madrid è una capitale europea con un’interessante offerta culturale, piena di contraddizioni e libertà: non l&#8217;avrei mai immaginato prima di viverci.</br><br />
Si può considerare tra le poche metropoli capaci di offrire un difficile equilibrio tra ciò che è locale e ciò che è globale. A Madrid ho la sensazione di poter vivere al meglio la mia condizione di cittadino <em>glocal</em>.</br><br />
Vivo la città, la sua identità, la sua forza e la sua vitalità allo stesso tempo vivo la sua straordinaria capacità di connessione con il resto del mondo, culturalmente, economicamente e professionalmente: sono a Madrid e sono dappertutto.</br><br />
Purtroppo da qualche anno a questa parte gli amministratori locali portano avanti politiche volte a limitare questa vitalità: processo che per la verità è comune a molte altre città spagnole ed europee.</br><br />
La gestione degli spazi pubblici sembra problematica soprattutto perché i nostri politici sono del tutto incapaci a comprenderne le dinamiche e quindi, ad accompagnarle nella direzione più conveniente alla collettività. Sono terrorizzati dalla possibilità di perdere il controllo e preferiscono restringerne le possibilità di uso attraverso classificazioni e regolamenti che limita enormemente ogni potenziale collettivo e sociale.</br><br />
Vivere questo processo quando la città ancora conserva un minimo di carattere, può essere interessante e può aiutare a capirne le ragioni, le dinamiche e le future conseguenze urbane. Permettendoci di proporre soluzioni e progetti capaci di migliorare la città e in qualche modo frenare le tendenze degradanti. Come ad esempio  l&#8217;<em><a id="ja5m" title="Ecobulevar a Vallecas" href="http://www.architizer.com/en_us/projects/view/ecoboulevard-madrid/11017/">Ecobulevar a Vallecas</a></em> o il recente complesso educativo infantile con annessa piazza a <em><a id="g3jn" title="Rivas Vaciamadrid" href="http://www.architizer.com/en_us/projects/view/plaza-ecopolis/13753/">Rivas Vaciamadrid</a></em>.</br></p>
<p><strong>Mentre chiacchieravamo per preparare questo colloquio mi ha incuriosito questa tua frase: «Mi piace definirmi cyber-architetto e pensare di essere un Urbanista».</br><br />
Puoi spiegare meglio questa auto definizione?</strong></br></p>
<p>Sono passate alcune settimane dal nostro primo scambio d’idee durante il quale ho avuto modo di maturate alcune riflessioni che rimuginavo da tempo. Oggi mi piace utilizzare una definizione differente, preferisco parlare di <em>Urban Social Design</em>.</br><br />
Quando parlavo di cyber-architetto, mi riferivo alla possibilità di considerare l&#8217;architettura come una disciplina che vada oltre la composizione architettonica e la costruzione, qualcosa di molto più vicino alla gestione di processi; da lì la referenza al mondo cyber e all&#8217;urbanistica.</br><br />
<em>Urban Social Design</em> mi sembra dare meglio l&#8217;idea di questo concetto: progettazione di spazi, situazioni o dinamiche, che hanno come obiettivo migliorare le relazioni sociali tra coloro che convivono un ambito urbano o più in generale un habitat <em>costruito</em>.</br><br />
Nel nostro studio (ndr <a id="l96u" title="Ecosistema Urbano" href="http://www.ecosistemaurbano.com/">Ecosistema Urbano</a>) lavoriamo a progetti che difficilmente si assocerebbero all&#8217;architettura. Elaborare una nuova definizione di quello che facciamo ci aiuta a trasmettere in modo strategico ed efficace gli obiettivi del nostro lavoro e quindi a innovare la nostra professione.</br></p>
<p>Attualmente stiamo lavorando a una piattaforma web che permette ai cittadini di esprimersi riguardo al proprio quartiere o città. A prima vista potrebbe sembrare un <em>semplice</em> progetto di consultazione popolare o, nella migliore delle ipotesi una sorta di progettazione partecipata. In realtà l&#8217;obiettivo è utilizzare l&#8217;interesse che i cittadini hanno per la propria città come opportunità per catalizzare nuove reti e contatti tra vicini di quartiere. In altre parole si cerca di generare l&#8217;humus necessario per far nascere nuove relazioni e attività sociali, costruite direttamente dal basso.</br><br />
Questo tipo di dinamiche vuole essere la base su cui poter costruire processi innovativi di progettazione basati sulla presenza di elementi fisici (piattaforme) e tecnologie di comunicazione (digitali). La professione dell&#8217;architetto in questo modo non s’intende più solo come un progettista di spazi, ma come un consulente (gestore) capace di definire gli elementi fisici e le dinamiche sociali, necessarie a catalizzare processi di auto-organizzazione.</br></p>
<p>Nel costante lavoro di riflessione e autocritica che portiamo avanti nello studio ci siamo resi conto di aver raggiunto un <em>savoir faire</em> che ha a che vedere non solo con la qualità architettonica ma anche con la capacità di catalizzare e gestire diversi processi che convergono verso un unico obiettivo: ci muoviamo in ogni nostro intervento su più fronti: sociale, economico, architettonico, tecnico e politico senza mai dimenticare l&#8217;importanza della comunicazione.</br></p>
<p><strong>Che cosa intendi per comunicazione?</strong></br></p>
<p>La comunicazione è una componente essenziale del processo di progettazione. Trasmettere in modo accurato ai collaboratori, clienti e utenti, le caratteristiche e gli obiettivi di ogni passo sono una delle chiavi per realizzare un buon progetto.</br><br />
Oggi tuttavia, comunicazione significa molto di più.</br><br />
La comunicazione sta diventando la necessità di ogni professionista. Se fino a qualche anno fa apparire nelle più importanti riviste di settore poteva essere l&#8217;elemento fondamentale per aumentare il prestigio professionale e la visibilità del proprio studio, oggi da un lato non è più sufficiente e dall&#8217;altro non è più l&#8217;unica strada.</br><br />
Il prestigio, o meglio la reputazione, comincia a essere qualcosa che si ottiene condividendo i risultati del proprio lavoro cominciando dal proprio processo di produzione/creazione. Non ci si limita più a corteggiare le riviste e gli editori più importanti per dare maggiore visibilità alle qualità dei nostri lavori. Ogni professionista dispone oggi dei mezzi per far conoscere il proprio lavoro. L&#8217;ostacolo maggiore è metodologico più che strutturale. La comunicazione distribuita si basa su un dialogo continuo e orizzontale. La gerarchia è sostituita dalla reputazione. I giovani progettisti e le piccole aziende cominciano a costruire la propria reputazione direttamente dal basso, dialogando direttamente con altri professionisti.</br><br />
I professionisti più attenti e innovativi basano il proprio lavoro su un continuo processo di ricerca e innovazione.</br><br />
In questa cornice è sempre più interessante condividere con altri professionisti (e non) i risultati del proprio lavoro generando una rete che si alimenta continuamente con nuove idee e contenuti.</br></p>
<p><strong>Insieme al gruppo <a id="iy6e" title="FOA" href="http://www.f-o-a.net/">FOA</a> avete rappresentato la città di Madrid &#8211; <a href="http://ecosistemaurbano.org/blog/airtreecommons/">con il progetto di uno spazio pubblico attrezzato</a> &#8211; al recente EXPO di Shanghai.</strong></br></p>
<p><strong>Non credi che sia un paradosso – non per te – per l’architettura italiana di oggi?</strong></br></p>
<p>Non lo considero un paradosso. Dovrebbe essere del tutto normale superare la nazionalità di chi propone un progetto per premiarne piuttosto le qualità.</br><br />
Ad ogni modo è sicuramente una situazione che fa riflettere.</br><br />
I fattori che contribuiscono a creare questa situazione sono molteplici.</br><br />
In Italia si respira <em>il potere</em>, è una sensazione che ci accompagna nella vita personale e professionale. Ci siamo abituati, lo respiriamo tutti i giorni, in un certo senso ne siamo assuefatti. Negli ultimi venti/trent’anni la cosa è peggiorata: praticamente in ogni settore, il potere è detenuto da una generazione <em>vecchia</em>; e con la parola vecchia, non intendo mancare di rispetto a chi è più anziano, ma piuttosto sottolineare la condizione di decadenza e di mancanza di visione di futuro.</br><br />
La società è bloccata, le città italiane stanno diventando dei borghetti ancorati a vecchi modelli di sviluppo, squarciati da una dimensione quotidiana influenzata dal culto dell&#8217;immagine continuamente spalmataci addosso dai media.</br><br />
Quando penso agli anni vissuti a Roma, mi rendo conto che la città non mi ha mai offerto l&#8217;opportunità di esser parte della sua identità come motore innovatore. Nelle città italiane non esiste la possibilità di sentirsi protagonisti della costruzione di una identità locale, ci limitiamo a consumare un&#8217;identità rifilataci bella che masticata.</br><br />
In altre parole, in Italia più che in altri paesi europei percepisco l&#8217;azione del <em>potere</em> che ridimensiona continuamente qualsiasi <em>conato</em> di innovazione.</br><br />
Tuttavia, sono convinto che sarà proprio l&#8217;Italia a fornire le forme più innovative di democrazia partecipata e nuove formule di open-government.</br><br />
La triste esperienza che si è accumulata in Italia durante decenni di oligarchia favorirà la nascita d’iniziative capaci di proporre un nuovo modello di gestione del territorio.</br><br />
In questo processo giocherà probabilmente un ruolo importante l&#8217;uso delle nuove tecnologie. A mio avviso, in questo senso due dei progetti più innovativi a scala mondiale sono proprio italiani: uno è<a href="http://criticalcity.org/home/">criticalcity.org</a> progetto di riqualificazione urbana ludica e partecipata l&#8217;altro è <a href="http://parlamento.openpolis.it/">openparlamento.it</a> un progetto che promuove maggiore trasparenza nella gestione pubblica facilitando la partecipazione diretta della cittadinanza.</br></p>
<p><strong>Attraverso il tuo studio gestisci un <a id="typz" title="blog" href="http://ecosistemaurbano.org/">blog</a>. A che cosa serve un blog per un architetto?</strong></br></p>
<p>Per capire a che serve un blog, forse è utile fare riferimento al concetto di commons che in italiano si potrebbe tradurre in modo approssimativo come <em>comune</em> e/o <em>dominio pubblico</em>.</br><br />
Ci troviamo di fronte a un nuovo ecosistema professionale che ci permette di sviluppare idee e progetti partendo dall&#8217;operato di altre persone, altri professionisti o altre aziende.</br><br />
La nascita di questo ecosistema è tuttora in processo, soprattutto in Italia, per ragioni culturali e strutturali. Uno dei principali <em>problemi</em> è la dipendenza dalla presenza d’intermediari come le associazioni, gli enti e le riviste di settore.</br><br />
Anche se lentamente, le parti di questo ecosistema professionale cominciano a comunicare senza intermediari. Questa comunicazione risulta essere più efficace e veloce; promuove un nuovo modello di lavoro che possiamo definire <em>lavoro in rete</em>. La comunicazione diventa relazione e dialogo, fortificando un modello che riconosce l&#8217;importanza dei commons.</br><br />
La stampa, come tutti gli enti di settore, sono abituati a essere <em>promotori e contenitori</em> del dibattito professionale, e faticano ad accettare l&#8217;essere solo <em>promotori</em> visto che il contenitore è la rete in cui tutti siamo prosumers: produttori e consumatori, in questo caso, del dibattito.</br><br />
Il dibattito si sposta continuamente verso quei nodi che meglio di altri sanno promuovere lo scambio vero d’idee e opinioni: quel sistema che permette di far crescere e di innovare.</br><br />
Avere e curare un blog significa dar vita e formar parte di questo ecosistema.</br></p>
<p><strong>Dove stai andando?</strong></br></p>
<p>Mi piacerebbe poter rispondere semplicemente: vado nella giusta direzione! Ma chi lo può dire?</br><br />
Forse non so dove vado, ma so dove voglio andare.</br><br />
Stiamo vivendo una rivoluzione storica, paragonabile a quella del &#8217;68. Proprio come allora si sta creando una frattura profonda tra la classe dirigente (vecchia) e la cultura <em>emergente</em>, quella dei giovani. La realtà ereditata ci sta stretta e le nuove tecnologie ci permettono di volare alto, sogniamo un mondo migliore, e lo crediamo possibile semplicemente perché ci stiamo organizzando in modo orizzontale, creando reti indipendenti.</br><br />
Siamo la generazione della cultura libera: concetto molto semplice e potenzialmente rivoluzionario. Soprattutto quando lo associamo all’intelligenza collettiva, al dominio pubblico, alla collaborazione, allo spazio pubblico.</br><br />
Voglio che le mie azioni quotidiane, personali e professionali mettono in pratica questa <em>rivoluzione culturale</em>.</br><br />
Ho proprio voglia di essere felice. Una cosa molto semplice. Lo voglio dire. Il mio obiettivo è essere felice e per esserlo ho bisogno di cambiare il mondo. Cambio il mondo. Quello piccolo. Quello quotidiano. Voglio essere sereno mentre cambio il mondo. Mentre faccio la rivoluzione. Quanto più tempo posso passare con le persone a me care più mi rendo conto che sono vicino al mio obiettivo.</br> </p>
<p>Stiamo vivendo un&#8217;epoca estremamente interessante, un&#8217;epoca di cambiamento. Una rivoluzione.</br><br />
Io voglio parteciparvi!</p>
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		<title>#thinkark: ¿cuál es el papel del arquitecto?</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 17:37:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sigo con mi repaso de artículos publicados en otros blogs. Hoy toca a otro articulo que escribí para el blog del estudio y que se enmarca en un debate muy amplio sobre el nuevo papel que debería tener el arquitecto. Uno de los resultados de este debate fue la creación del blog thinkark.com consecuencia de una tarde [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2010/04/arquitectos_no_arquitectos_feature.png"><img class="alignnone size-large wp-image-571" title="arquitectos_no_arquitectos_feature" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2010/04/arquitectos_no_arquitectos_feature-620x240.png" alt="" width="620" height="240" /></a><br />
Sigo con mi repaso de artículos publicados en otros blogs. Hoy toca a <a href="http://ecosistemaurbano.org/ecosistema-urbano/%C2%BFcual-es-el-papel-del-arquitecto/" target="_blank">otro articulo</a> que escribí para el <a href="http://ecosistemaurbano.org" target="_blank">blog del estudio</a> y que se enmarca en un debate muy amplio sobre el nuevo papel que debería tener el arquitecto. Uno de los resultados de este debate fue la creación del blog <a href="http://thinkark.com" target="_blank">thinkark.com</a> consecuencia de una tarde de debate vía twitter entre <a href="http://www.twitter.com/ethel_baraona" target="_blank">Ethel</a>, <a href="http://www.twitter.com/pacogonzalez " target="_blank">Paco</a>, <a href="http://www.twitter.com/arquitextonica" target="_blank">Miguel</a>, <a href="http://www.twitter.com/andrea_griborio" target="_blank">Andrea</a>, <a href="http://www.twitter.com/dpr_barcelona" target="_blank">Cesar</a>, <a href="http://www.twitter.com/immaginoteca" target="_blank">Francesco</a>, <a href="http://www.twitter.com/manufernandez" target="_blank">Manu</a> y <a href="http://www.twitter.com/urbanohumano" target="_blank">yo</a>.</p>
<p><em>Hoy, después de mucho tiempo, hemos vuelto a hacer “la reunión del viernes”. Os preguntaréis ¿que es la reunión del viernes? Muy simple. Se trata de la reunión que hacemos (en teoría cada semana) para hablar detenidamente de ideas de futuro y nuevos proyectos que se nos ocurran. Se podría llamar la reunión de la “creatividad” o de la “innovación”.<br />
En este tipo de reuniones suelen salir problemas por resolver, visiones de futuro, debates sobre los objetivos y las estrategias de funcionamiento del estudio. Sin embargo a veces acabamos debatiendo sobre temas bastante complejos y que reflejan condiciones más generales en las que suelen encontrarse todos aquellos estudios que de alguna manera quieren tener un papel importante en la innovación arquitectónica. De hecho en un momento determinado pensamos incluso en la posibilidad de retransmitirlas en directo invitando cada viernes a una persona de interés a participar en el “debate”.<span id="more-559"></span><br />
Siempre hemos querido dar al estudio un fuerte carácter de innovación, antes de todo en las propuestas, buscando nuevas dinámicas de intervención en la ciudad, pero también en la manera misma de trabajar y de entender el estudio.<br />
Se trata de una tarea complicada. Por un lado la dificultad de organizarnos internamente y por otro tener claro a donde queremos ir y definir la estrategia de acción general. Hablando justamente de cómo mejorar nuestra estructura interna hoy nos preguntábamos cómo se puede innovar en la arquitectura hoy.<br />
Estamos trabajando duro sobre importantes proyectos de arquitectura (<a href="http://twitter.com/ioncuervasmons" target="_blank">Ion</a> l<em>os definía como nuestro segundo disco) que nos permitirán ir más allá del primer extraordinario éxito que ha sido el ecobulevar. Considerando nuestro “primer disco” (el <a href="http://ecosistemaurbano.org/tag/ecobulevar/" target="_blank">ecobulevar</a>), el segundo lleva complicaciones añadidas, con muchos ojos encima y naturalmente mucha expectación.<br />
¿El deseo de innovar y de proyectarnos hacia el futuro puede hacernos olvidar la importancia de la calidad arquitectónica? Seguramente no queremos olvidar que somos arquitectos sin embargo nos preguntamos: ¿cuál es hoy el papel del arquitecto? Y sobre todo: ¿cual será su papel mañana?<br />
Nosotros entre otras cosas hacemos una apuesta muy fuerte por el uso de internet y en general por los temas de la comunicación y la educación (o cultura). El <a href="http://www.ecosistemaurbano.org" target="_blank">blog del estudio</a> es el resultado de esta apuesta. La duda que surge a veces es: ¿tanta innovación sirve de algo?<br />
En ese sentido estas reuniones son muy importantes para que tengamos siempre en cuenta entre todos cuales son los valores añadidos de un blog, de una <a href="http://www.ecosistemaurbano.tv" target="_blank">webtv</a> y de todas nuestras apuestas innovadoras, y definir hacia dónde queremos que nos lleven.<br />
Está claro que para un estudio de arquitectos lo primero es producir arquitectura de calidad. Pero ¿es esto suficiente? y también ¿que es arquitectura hoy? ¿cual es la arquitectura del futuro? Seguramente son cuestiones muy complicadas y el próximo viernes seguiremos debatiendo.<br />
Con este post quiero aprovechar la coyuntura con un debate que se está dando también en otros blogs como el blog de </em><strong><em>Manu Fernández</em></strong><em> donde se hablaba de </em><a href="http://www.ciudadesaescalahumana.org/2009/06/exportacion-turistica-del-espacio.html#comment-7852043288870799794" target="_blank"><em>la escasez de buenos blogs de arquitectura</em></a><em> y el blog de</em><strong><em> Francesco Cingolani</em></strong><em> donde se habla sobre</em><a href="http://immaginoteca.blogspot.com/2009/06/architecture-is-not-20.html" target="_blank"><em> la efectiva capacidad de innovar de los arquitectos</em></a><em>.<br />
De momento me lanzo en una breve reflexión que me planteo ampliar más adelante. Antes de todo yo haría una diferenciación temporal. Está claro que hoy en día lo primero sigue siendo la arquitectura construida, y todo lo demás incluso la reflexión “cultural” sobre la ciudad a través de eventos (conferencias) y de acciones directas (talleres) “sólo” sirven para seguir “manteniendo” la marca a nivel nacional e internacional. Sin embargo estoy convencido de que en un futuro próximo el tema de la “arquitectura construida” será menos importante y sobre todo no será suficiente para caracterizar un estudio. El papel mismo del arquitecto se acerca a un cambio histórico y sobre éste no veo en ningún lado un debate constructivo. Incluso el debate generado en ocasión de la lucha contra el plan Bolonia me ha parecido pobre centrándose sólo en temas de equiparaciones de carreras, cuando en realidad existe una crisis muy profunda de adecuación a los tiempos de toda la formación académica.<br />
El arquitecto no será lo que ha sido hasta hoy y necesitamos descubrir y definir un nuevo papel. ¡Necesitamos reflexionar seriamente sobre esto!<br />
Como os decía se trata de un tema bastante complejo y quiero escribir más en el futuro. Mientras me gustaría poder contar con vuestros preciosos comentarios. Ojalá el próximo viernes podamos seguir debatiendo disponiendo de la opinión de muchos de vosotros, arquitectos y no arquitectos.<br />
……..y si vemos que el tema os gusta incluso podríamos empezar a retransmitir nuestras reuniones ya el próximo viernes.</em></em></p>
<p>Todavía no hemos empezado a transmitir esos programas pero si hicimos un <a href="http://ecosistemaurbano.tv/2010/03/eushow-capitulo-cero-primeras-pruebas/" target="_blank">numero piloto</a><span style="font-style: normal;"> con la colaboración de <a href="http://www.twitter.com/tutuytu" target="_blank">Juan</a> y <a href="http://www.twitter.com/emadriz" target="_blank">Alfonso</a>. Para acabar quiero señalar  un interesante resumen del debate sobre este tema que hizo <a href="http://twitter.com/ioncuervasmons" target="_blank">Ion</a> en este post: <a href="http://ecosistemaurbano.org/castellano/arquitectura-red-%C2%BFdesaparece-la-arquitectura/" target="_blank">[ARQUITECTURA RED] ¿DESAPARECE LA ARQUITECTURA?</a></span></p>
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		<title>6 visionarios</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 12:13:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[via: http://alt1040.com fuente: http://www.juanelo.cl]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-263" title="juanelo9551" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2009/05/juanelo9551.jpg" alt="juanelo9551" width="365" height="56" /><span id="more-260"></span><br />
<img class="alignnone size-full wp-image-259" title="juanelo955" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2009/05/juanelo955.png" alt="juanelo955" width="430" height="505" /></p>
<p><strong>via:</strong><a href="http://alt1040.com/2009/05/visionarios" target="_blank"> http://alt1040.com</a></p>
<p><strong>fuente:</strong> <a href="http://www.juanelo.cl/2009/05/juanelo-955/" target="_blank">http://www.juanelo.cl</a></p>
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		<title>Reti sociali locali e spazi pubblici ibridi per la revitalizzazione urbana</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 10:23:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da ormai qualche anno leggo con frequenza il sito Eddyburg. Si tratta a mio giudizio di uno dei più interessanti siti in lingua italiana dedicato ai temi della gestione del territorio. Molte settimane fa prima della polemica del piano casa e poi del tragico evento del terremoto, si era acceso su questo sito un interessante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-235" title="vittika_flickr_365" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2009/04/vittika_flickr_365.jpg" alt="vittika_flickr_365" width="365" height="154" /><br />
Da ormai qualche anno leggo con frequenza il sito <a href="http://www.eddyburg.it" target="_blank">Eddyburg</a>. Si tratta a mio giudizio di uno dei più interessanti siti in lingua italiana dedicato ai temi della gestione del territorio. Molte settimane fa prima della polemica del piano casa e poi del tragico evento del terremoto, si era acceso su questo sito un interessante dibattito riguardo al futuro degli spazi pubblici urbani. Rimasi colpito dalla linea generale di molti interventi, a mio giudizio poco &#8220;innovatori&#8221;.<br />
Mi é sembrato quindo opportuno scrivere al direttore per illustrare il mio personale punto di vista. Di seguito vi lascio il testo integrale della mia &#8220;carta al direttore&#8221;.<span id="more-234"></span><br />
Caro direttore,<br />
vorrei sottoporre alla sua attenzione e a quella di tutti i lettori di Eddyburg una riflessione sugli ultimi interventi sul tema della perdita di vitalità degli spazi pubblici.</p>
<p>Comincio dalla fine. Non posso essere d&#8217;accordo con chi afferma che lo svuotamento degli spazi pubblici debba attribuirsi a fenomeni quali lo sgretolamento della rete dei piccoli commerci di quartiere ed alla conseguente migrazione verso i centri commerciali della periferia o al fenomeno di privatizzazione e mercificazione degli stessi. Lei stesso nel suo <a href="http://eddyburg.it/article/articleview/12547/0/318/" target="_blank">ultimo editoriale</a> fa riferimento a questo tipo di fenomeni.</p>
<p>Sono convinto che esistono spiegazioni molto più interessanti, che individuano il problema nel carattere stesso di questi spazi, i quali già da molti anni hanno smesso di essere funzionali e di apportare valore aggiunto ai cittadini e alla cittadinanza; e nello straordinario processo di trasformazione che sta caratterizzando il nostro attuale stile di vita, caratterizzato da una forma di socialità basata su modelli e spazi di interazione completamente diversi da quelli conosciuti fino ad oggi.</p>
<p>E&#8217; certo che viviamo secondo un modello di cittadinanza in cui gli interessi economici sono liberi di promuovere qualsiasi tipo di trasformazione, con il potere politico immobilizzato dalla totale mancanza di visione di futuro o di una proposta sociale realmente contemporanea. Tuttavia, non sono affatto convinto che la privatizzazione sia la causa di questa trasformazione. Sono più propenso a considerare tale fenomeno come la &#8220;soluzione&#8221; più facile e più immediata che la società abbia saputo produrre. I privati, contrariamente ai gestori pubblici, sono capaci di promuovere velocemente nuove attività, riuscendo ad interpretare e a gestire in modo molto più &#8220;efficace&#8221; la realtà post-moderna legata alla società dello spettacolo.</p>
<p>Molto probabilmente, non é la mancanza di risorse economiche il motivo per cui gli enti pubblici locali si affidano ai privati per rivitalizzare gli spazi pubblici urbani. Si tratta piuttosto di una soluzione scaturita da una totale mancanza di lungimiranza politica, una facile scappatoia di fronte a un problema che non si sa come affrontare.</p>
<p>Dinanzi a un processo così travolgente e così sregolato, non posso pensare che si debba ancora credere al ritorno ad un modello del passato. Non posso credere che si parli ancora del negozietto di quartiere come la soluzione di tutti i mali.</p>
<p>Riflettiamo un attimo sui benefici offerti alla vitalità urbana dal piccolo commercio di quartiere. Il negoziante non é altro che il nucleo di una rete di contatti tra vicini. Questa rete definisce, o meglio contribuisce a definire l&#8217;identità ed il carattere del luogo in cui vivono i clienti: il quartiere. Grazie all&#8217;anello di congiunzione costituito dal negoziante, un certo numero di vicini si scambiano due parole. Comunicano. Percepiscono l&#8217;umore, i pensieri e le preoccupazioni di coloro che vivono alla porta accanto. Vedono e costruiscono un briciolo di comunità.</p>
<p>Troppo spesso lo si considera come l&#8217;elemento di vitalità urbana per eccellenza o forse l&#8217;ultimo che ancora ci é rimasto. Ma è davvero quello che vogliamo? Non possiamo pensare a niente di meglio? Non capisco perché di fronte a un problema o un cambiamento, l&#8217;unica soluzione che sappiamo proporre é un ritorno alla situazione anteriore al problema o anteriore al cambiamento. E se pensassimo a un nuovo modello di spazio pubblico?</p>
<p>Caro direttore, lei nel suo editoriale fa un doveroso appello affinché si torni a dare importanza alla disciplina urbanistica, ridare forza alla pianificazione urbana; parla di &#8220;governo delle trasformazioni&#8221;. Poi però si lascia andare ad una poco propositiva nostalgia per il passato.</p>
<p>Non capisco. Di che protagonismo dell&#8217; urbanistica stiamo parlando? E soprattutto di che trasformazioni stiamo parlando?</p>
<p>Siamo a ridosso del 2010, viviamo nell&#8217; era delle reti. Non possiamo continuare a parlare di spazi pubblici e di relazioni sociali senza fare i conti con ciò che sta avvenendo in internet. O forse vogliamo ancora credere che anche internet sia tra le cause dello svuotamento degli spazi pubblici?</p>
<p>Stiamo assistendo ad un progressivo svuotamento degli spazi pubblici. D&#8217;accordo. L&#8217;attuale modello di vita spinge la grande maggioranza dei cittadini ad utilizzarli unicamente come via di transito. Come conseguenza l&#8217;unica funzione (importante) che continuano a svolgere é garantire l&#8217;indispensabile libertà che costituisce l&#8217;essenza stessa della cittadinanza.</p>
<p>Tuttavia, prima di correre diritti a cercare soluzioni del passato, credo che sarebbe utile capire bene che cosa sta succedendo nelle nostre vite quotidiane. Capire se sentiamo veramente la necessità di &#8220;vivere&#8221; questi spazi.</p>
<p>Fino ad oggi abbiamo disegnato gli spazi pubblici pensando nelle attività che vi si svolgevano o nelle esigenze scenografiche degli elementi architettonici che li circondano. Oggi che la società sembra aver transladato la maggior parte delle sue tradizionali attività in altri luoghi (spesso privati), non possiamo più continuare a progettare seguendo questo schema. Dobbiamo fare uno sforzo in più. Guardare un po&#8217; più avanti e ripensare a quale potrebbe e dovrebbe essere la funzione che deve svolgere lo spazio pubblico, e solo successivamente definirne le caratteristiche e le qualità: il disegno.</p>
<p>Generazione dopo generazione. Le nostre strade. Le nostre piazze. Subiscono mutazioni continue adattandosi alle attività che in esse svolgiamo. Le adattiamo alla produzione e scambio di merci, poi al transito delle carrozze, quindi delle macchine, poi ritorniamo sui nostri passi e privilegiamo il transito e l&#8217; accesso pedonale.</p>
<p>Dobbiamo smettere di inseguire le trasformazioni. Adesso tocca a noi. Professionisti e cittadini, dobbiamo ritornare a essere i protagonisti. Tocca a noi immaginare e coordinare in modo collettivo le attività che vi si svolgeranno.</p>
<p>E&#8217; giunto il momento di chiudere questa rincorsa alle attività e mettere l&#8217;accento sulla funzione che vogliamo che abbiano.</p>
<p>Se vogliamo che ritornino ad essere vivi e pieni di relazioni sociali, di attività politica nel senso di affermazione stessa della cittadinanza, allora probabilmente dobbiamo riflettere su come si manifestano oggi giorno tali funzioni e come pensiamo che si manifesteranno nel futuro.</p>
<p>Non credo si possa dubitare del fatto che le nuove tecnologie e soprattutto internet stanno già offrendo eccezionali opportunità per quanto riguarda questo ed altri tipi di relazioni. Molti opineranno che si tratta di un fenomeno che ha poco a che vedere con la città e con gli spazi &#8220;fisici&#8221;; io invece penso esattamente il contrario.</p>
<p>Il processo delle relazioni e il nostro stile di vita definisce senza alcun dubbio il carattere delle nostre città. Conseguentemente se l&#8217;importanza dello spazio pubblico sta nella creazione di relazioni e scambio di ogni tipo, quando passiamo alla progettazione o programmazione degli stessi, dobbiamo necessariamente introdurre un nuovo &#8220;materiale&#8221;; lo stesso di cui internet é pieno: le relazioni sociali, appunto. Un materiale intangibile con il quale non siamo abituati a progettare. In definitiva ci troviamo di fronte alla necessità di pensare a un nuovo modello di spazio pubblico, dove possano confluire, catalizzarsi e visualizzare le reti sociali locali, fisiche e &#8220;virtuali&#8221;.</p>
<p>Riassumendo. Di fronte ad un chiaro processo di impoverimento degli spazi pubblici, piuttosto che un &#8220;misero&#8221; ritorno al passato dobbiamo avere il coraggio e la capacità di guardare al futuro; cimentarci nel disegno di un nuovo tipo di spazio pubblico progettato pensando a come migliorare la sua funzione sociale senza limitarci ad adattarlo esclusivamente alle sue normali e &#8220;indispensabili&#8221; attività vitali.</p>
<p>Per agire in questa direzione sarà necessario rafforzare le dinamiche di formazione e sviluppo delle reti sociali locali. Offrire loro la possibilità di &#8220;crescere&#8221; in un nuovo tipo di spazio urbano. Uno spazio pubblico ibrido che utilizzi lo &#8220;spazio delle relazioni telematiche&#8221; come una opportunità per accrescere la comunicazione fra vicini di quartiere; permettere alle nuove dinamiche di &#8220;comunicazione continua&#8221; di rafforzare il sentimento di appartenenza ad una comunità locale; offrire le infrastrutture necessarie a far nascere nuove funzioni e nuovi caratteri gestite direttamente dai cittadini, basandosi su regole di funzionamento dettate più dal &#8220;bene comune&#8221; che dalle leggi del mercato.</p>
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		<title>Baricco: il futuro è nelle mani dei selvaggi di genio</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 14:43:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il futuro è finito. Il futuro viene spesso considerato come discarica, buco nero dove buttare ciò che oggi ci crea problemi. Sono morte due categorie: quelle di progetto e di progresso. Incapaci di pensare al futuro tendiamo a bloccarci sul “nuovo”. E la tecnica narrativa attuale è quella della fiction tv, priva di un fine, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-213" title="venice_sessions" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2009/01/venice_sessions1.png" alt="venice_sessions" width="365" height="68" /></p>
<p>Il futuro è finito.<br />
Il futuro viene spesso considerato come discarica, buco nero dove buttare ciò che oggi ci crea problemi.<span id="more-212"></span></p>
<p>Sono morte due categorie: quelle di progetto e di progresso. Incapaci di pensare al futuro tendiamo a bloccarci sul “nuovo”.</p>
<p>E la tecnica narrativa attuale è quella della fiction tv, priva di un fine, un obiettivo. Lo spirito della serie, caratterizzato dall’immobilità, è ciò che contraddistingue il nostro modo di stare nel mondo.</p>
<p>Il presente, secondo Baricco, è l’unico accadimento; si esclude che esista un prima e un dopo.</p>
<p>Il web non è “nuovo”. Il web è diverso, non esisteva prima. E con esso ci sono due cose che possono essere diverse:</p>
<p>Il senso delle cose si raggiunge con velocità, superficialità, dinamicità.</p>
<p>L’idea di esperienza.<br />
Il futuro è nelle mani dei “selvaggi di genio” non di fini intellettuali. È uno strappo con il presente. Dobbiamo renderci disponibili ad un cambio della grammatica del nostro pensiero. “Verrà distrutto il presente ed il nostro compito è quello di riscrivere ciò che verrà distrutto, con la grammatica del futuro”.</p>
<p><object width="480" height="385" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-ftRh6USBUs&amp;hl=es&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="385" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/-ftRh6USBUs&amp;hl=es&amp;fs=1" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><strong>fonte:</strong> <a href="http://venicesessions.it/blog/2008/12/02/intervento-di-alessandro-baricco/" target="_blank">http://venicesessions.it</a></p>
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		<title>Como pensate che si trasformeranno i media?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jun 2007 07:48:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vi propongo un cortometraggio con una interessante teoria sul possibile sviluppo dei media. Buona visione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi propongo un cortometraggio con una interessante teoria sul possibile sviluppo dei media. Buona visione.</p>
<p><object width="425" height="350" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/HsJLRX-nK4w" /><embed width="425" height="350" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/HsJLRX-nK4w" wmode="transparent" /></object></p>
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		<title>Internet que cambia</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Feb 2007 18:41:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno de los ejes mas importantes de mis investigaciones consiste en el estudio de posibles aplicaciones de nuevas tecnologías para procesos de participación ciudadana. El actual proceso de cambio que esta viviendo intenet me hacen creer que estas aplicaciones pueden tener un futuro y un uso concreto muy pronto. Hoy se habla mucho de web [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno de los ejes mas importantes de mis investigaciones consiste en el estudio de posibles aplicaciones de nuevas tecnologías para procesos de participación ciudadana.<br />
El actual proceso de cambio que esta viviendo <span class="misspell">intenet</span> me hacen creer que estas aplicaciones pueden tener un futuro y un uso concreto muy pronto.<span id="more-59"></span><br />
Hoy se habla mucho de <span class="misspell">web</span> 2.0. Entender que quiere decir es esencial para acercarnos a conceptos que están a la base de todas mis propuestas.<br />
Hace uno días ha salido un vídeo que explica muy claramente en que consiste la web 2.0 y me parece muy buena idea presentarlo también en este blog.</p>
<p><object width="425" height="350" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/6gmP4nk0EOE" /><embed width="425" height="350" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/6gmP4nk0EOE" wmode="transparent" /></object></p>
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		<title>Entrevista sobre participación y nuevas tecnologias</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 21:27:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ayer, tuve el placer de ser entrevistado por Laura Alvarellos. Me preguntó sobre procesos participativos, usos de nuevas tecnologias y nuevas perspectivas de participación ciudadana. La entrevista fue bastante larga y muy agradable. En este post os propongo alguna de las cosas que me parecen más interesantes. Quizás añadiré más en los próximos días. ¿ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ayer, tuve el placer de ser entrevistado por Laura Alvarellos. Me preguntó sobre procesos participativos, usos de nuevas tecnologias y nuevas perspectivas de participación ciudadana.<br />
La entrevista fue bastante larga y muy agradable.<br />
En este post os propongo alguna de las cosas que me parecen más interesantes. Quizás añadiré más en los próximos días.<span id="more-58"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>¿ Qué posibilidades ofrece internet para los procesos participativos?</strong><br />
Internet permite la participación a niveles de compromiso muy distintos y en cualquier momento y etapa del proceso de participación.  Hoy en día cuando te enteras de que ha habido un proceso de participación, puedes pensar que como no te has metido al principio ya no puedes hacer nada, o tienes que ir a unas asambleas a las que no tienes ni tiempo ni ganas de ir. Internet nos posibilita resolver todos esos problemas, primero porque informa y acumula información fácilmente accesible y sintetizada, algo de lo que se encargarían los profesionales antes mencionados&#8230; lo interesante de Internet es también el distinto grado de implicación con el que se puede participar, puedes informarte, proponer o incluso debatir, y en cualquier momento del día y en cualquier etapa de la planificación.<br />
Sin embargo hoy en día todavia tenemos  una planificación que no tiene en cuenta las enormes posibilidades ofrecidas por las nuevas tecnologias&#8230;En realidad todavia no esta suficientemente estendida la misma cultura de la participación.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>¿algún ejemplo?</strong><br />
¡No tenemos cultura de participación! En los países del norte de Europa están mas acostumbrados a gestionar el espacio en el que viven con procesos participativos. Nosotros, los mediterraneos necesitamos una evolución. Empezando por una evolución en la formación de los profesionales. En las universidades la figura del urbanista y el arquitecto sigue estanca, y evoluciona muy lentamente, ahora mismo estos profesionales tendrían que evolucionar, teniendo una conciencia social mas desarrollada, relacionada con el asesoramiento en definitiva. Es cierto que  se dan hoy los llamados “concursos de ideas” que buscan no sólo la evolución de los programas y la búsqueda de lo óptimo, sino también conocer cual es la nueva perspectiva que toman determinados conceptos arquitectónicos y urbanísticos en la sociedad de hoy, pero eso tampoco es participación de la ciudadanía al fin y al cabo, aunque es un cierto avance que permite que la administración conozca nuevas y distintas visiones de unas necesidades arquitectónicas o urbanísticas, auque sea desde el punto de vista de los profesionales.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>¿y en Europa?</strong><br />
Volviendo, al tema de Europa, en general en los países mediterráneos tenemos un concepto de la administración y un soporte legal más rígido que el de los países del norte de Europa donde la administración se relaciona más con la ciudadanía, tiene una posición más cercana; podriamos decir que allí la administración esta autorizada a tomar una decisión en función de la situación concreta, y no se da la situación mediterránea de aplicar la ley sin más, sin excepción, o directamente no aplicarla&#8230; ( risas) .. sino que allí esta reglada la posibilidad de improvisación digamos, más flexible, siempre buscando el bien común. Por eso están también más acostumbrados a que les tengan en cuenta, confían mas en la administración publica, que a su vez se acerca más a los demás, allí la administración no se entiende como algo superior como aquí, sino que se entiende que también son ciudadanos, bueno, es más bien una sensación, no se.. digamos que el concepto de ciudadano quizás esta más extendido&#8230;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>¿hay interés por parte de la administración de realizar prosesos participativos?</strong><br />
Bueno, podríamos decir que no mucho, que en realidad se utiliza muchas veces como herramienta política, o como estrategia para ganar votos&#8230; en el caso del ayuntamiento de Madrid, no tienen mucha intención, están gastándose un montón de dinero en hacer una pagina, esmadrid.es, que albergará todo tipo de enlaces relacionados con el ocio en la ciudad etc,&#8230;se trata de poner Madrid al nivel del resto de capitales de Europa,  quieren vendérselo a los turistas, a los extranjeros, a los inversores, es una pagina, de nuevo de marketing urbano, para venderse.. todo ese dinero se podría invertir en un soporte web dedicado a participación ciudadana en el municipio, pero no se hace,&#8230; es más beneficioso crear una página de Madrid entendida como un parque temático en la que los madrileños dan vida a la ciudad para que otros la disfruten&#8230;y la vayan a ver&#8230;( risas) al nivel de ciudades como Roma por ejemplo&#8230;.el centro de roma es así, sólo hay tiendas y nadie vive ahí, la gente a las 8 de la tarde vuelve a casa y se  queda vacío..<br />
Por eso es importante el ciudadano y tenerlo en cuenta, hay que tener en cuenta la vida urbana, cuidar el espacio público&#8230;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>¿ a qué te refieres con &#8220;soporte web&#8221;?</strong><br />
Pues, páginas diseñadas para la compresión de procesos urbanos donde se establezcan  las relaciones entre esas propuestas y sugerencias de los ciudadanos y el espacio físico de la ciudad&#8230; en este aspecto estamos trabajando en un mapa MEIPI que estamos realizando gracias a una subvención del ayuntamiento y dentro del marco de Intermediae, que esta investigando en este campo&#8230;</p>
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