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	<title>urbanohumano &#187; domenico di siena</title>
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	<description>Sentient City, P2P Urbanism, Commons, Open Government, Social Innovation, Politic</description>
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		<title>Sobre el 15m&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 11:54:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A pocos minutos de volver a salir a la calle en el aniversario del movimiento 15m, quiero compartir algunas reflexiones sobre ello que tuve lugar de intercambiar con Stéphane M. Grueso (@fanetin) Patricia Horrillo (@PatriHorrillo) para el proyecto 15m.cc.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/tDAo3hCMs08" frameborder="0" width="545" height="307"></iframe><br />
</br><br />
A pocos minutos de volver a salir a la calle en el aniversario del movimiento 15m, quiero compartir algunas reflexiones sobre ello que tuve lugar de intercambiar con <strong>Stéphane M. Grueso</strong> (<a href="http://twitter.com/fanetin">@fanetin</a>) <strong>Patricia Horrillo</strong> (<a href="http://twitter.com/PatriHorrillo">@PatriHorrillo</a>) para el proyecto <a href="http://15m.cc">15m.cc</a>.</p>
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		<title>Architettura, Italia . Lo spettacolo è finito!</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 11:49:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi chiamo Domenico Di Siena, architetto ed urbanista, vivo a Madrid da ormai 8 anni. Domani le strade delle maggiori città spagnole ritorneranno a riempirsi di manifestanti in occasione dell’anniversario del 15M, il movimento degli indignados che nessuno si aspettava e che sta creando nuovi spazi di “democrazia”. La Spagna è in pieno fermento, Madrid [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2062" title="circus_ylenia_arca" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2012/05/circus_ylenia_arca.png" alt="" width="545" height="283" /></p>
<p>Mi chiamo <strong>Domenico Di Siena</strong>, architetto ed urbanista, vivo a <strong>Madrid</strong> da ormai 8 anni.</p>
<p>Domani le strade delle maggiori città spagnole ritorneranno a riempirsi di manifestanti in occasione dell’anniversario del <strong>15M</strong>, il movimento degli <strong>indignados</strong> che nessuno si aspettava e che sta <em><strong>creando nuovi spazi di “democrazia”</strong></em>.<br />
La Spagna è in pieno fermento, Madrid fra tutte.</p>
<p>Proprio a partire dall’esperienza madrilena voglio offrire il mio punto di vista su come sta cambiando la scena professionale nel mondo dell’architettura qui in Spagna e su come questo rinnovamento contrasti con le notizie che arrivano dall’Italia.</p>
<p>Gli eventi degli ultimi giorni stanno mettendo in evidenza un cambiamento importante.<span id="more-2033"></span></p>
<p>Il primo dato significativo è che uno dei più prestigiosi premi europei (<strong><a href="http://www.publicspace.org/">European Prize for Urban Public Space</a></strong>) dedicato allo Spazio Pubblico crei una categoria speciale per premiare un insolito progetto: l’<strong><a href="http://www.publicspace.org/en/works/g001-acampada-en-la-puerta-del-sol/prize:2012">accampata della Puerta del Sol</a></strong> che fu esattamente l’avvenimento che diede inizio, un anno fa, al movimento degli indignados.<br />
<em></em></p>
<p><em>È notevole che un premio di architettura venga concesso ad una “occupazione” popolare di spazio pubblico.</em></p>
<p>Bisogna poi sottolineare che il premio non è stato dato ad un architetto ma a tutti quei cittadini che transformarono la piazza in un esempio di cittadinanza e auto-organizzazione, durante un mese di accampamento.</p>
<p>Mi spiego meglio. Un gruppo di cittadini organizzati in una rete ha presentato un progetto di occupazione ed autogestione di uno spazio pubblico ad un concorso di architettura; in risposta la giuria ha creato una categoria speciale ed ha conferito loro il premio per miglior spazio pubblico dell’anno.</p>
<p><em>Nessuna gloria per gli architetti, davvero nessuna.</em><br />
<em> Dove andremo a finire? Si chiederanno alcuni.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2066" title="circus_ylenia_arca_2" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2012/05/circus_ylenia_arca_2.png" alt="" width="545" height="324" /></p>
<p>Altro evento fondamentale è il premio che la <a href="http://fundacion.arquia.es/">fondazione Arquia</a> ha assegnato al progetto <a href="http://fundacion.arquia.es/proxima/pub_noticias_detalle.aspx?id=100">Inteligencia Colectiva</a>. Per spiegare di cosa si tratta dovrò usare alcune parole tabù per l’ establishment dell’architettura, espressioni come “<strong>Intelligenza Collettiva</strong>” e “<strong>Saggezza Popolare</strong>”.<br />
Vogliate perdonarmi.</p>
<p><strong>Inteligencia Colectiva</strong> (<a href="http://www.inteligenciascolectivas.org/">www.inteligenciascolectivas.org</a>), è una iniziativa che nasce per dare visibilità a tutte quelle soluzioni costruttive che nascono dalla Saggezza Popolare a da processi appunto di Intelligenza Collettiva. I promotori dell’iniziativa spiegano: “le soluzioni costruttive senza pianificazione architettonica generano una enorme varietà di procedimenti sui quali esiste una saggezza popolare ereditata, corretta e combinata con un alto grado di improvvisazione in quanto a materiali e tecniche completamente nuovi”.</p>
<p>La giuria giustifica il premio in questa maniera:<br />
<em>“il premio ha voluto evidenziare i nuovi “ruoli” di molti giovani architetti che stanno sviluppando il proprio lavoro professionale ricercando nuovi formati, attraverso incarichi o auto-incarichi, nuove formule di collaborazione di gruppo o di collettivi, attivismo sociale e partecipazione pubblica, urbanistica di azione, nuovi mezzi di comunicazione applicati all’architettura, oltre ad una nuova sensibilità riguardante la costruzione.”</em></p>
<p>Potrete capire bene che qui in Spagna, in poche ore queste incredibili notizie rimbalzano tra tutti i principali Social Network e Blogs del mondo dell’architettura.<br />
E c’è dell’altro.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2068" title="circus_ylenia_arca_3" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2012/05/circus_ylenia_arca_3.png" alt="" width="545" height="350" /></p>
<p>Lo scorso fine settimana si è svolto presso il centro culturale Intermediae di Madrid, un incontro promosso dal <a href="http://www.viveroiniciativasciudadanas.net/">gruppo VIC</a>, con l’obiettivo di <strong>catalogare le iniziative di innovazione sociale applicate allo spazio pubblico che stanno avendo luogo in tutta</strong> la Spagna.<br />
Partecipano sociologi, architetti, cittadini auto-organizzati, funzionari dell’amministrazione pubblica, artisti&#8230;<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Si parla, si discute. La questione della composizione architettonica è lontana anni luce dalla realtà di oggi. Si lavora, si condivide. Si critica l’amministrazione pubblica in un centro gestito dall’amministrazione pubblica</strong>, mentre la città è piena di cartelloni che annunciano l’incontro.<br />
A fine evento si festeggia. Si balla tutti insieme.</p>
<p>I partecipanti, venuti da tutta la Spagna (a proprie spese), tornano a casa con in tasca l’allegria e il piacere di aver conosciuto persone speciali che quotidianamente trasformano e migliorano le realtá urbane locali. Hanno condiviso esperienze, hanno creato nuove relazioni, nuove amicizie. Molti luoghi cambieranno grazie a questo incontro.<br />
All’ interno di tutto questo nessuno spettacolo.</p>
<p>Tornando alla situazione italiana, sui social network si parla della <strong>Biennale di Venezia</strong> e del<strong> Maxxi di Roma</strong>. E’ apprezzabile vedere che siamo tutti d’accordo nel criticare e considerare vergognosa questa situazione. Sono tutti contro. E’ tutto uno schifo, si dice. La cosa sorprendente, di contro, è che <strong>tutto si riduce a criticare nomi ed incarichi</strong>. Si parla di mostre, si parla di contenuti inadeguati. Siamo davanti ad una completa cecità, un’ <strong>incapacità di immaginare qualcosa di veramente nuovo: un sistema orizzontale, un modello senza inutili orpelli</strong>. Si criticano improbabili burlesque e poi si ripete lo stesso schema dappertutto.</p>
<p><em><strong>Per favore basta!</strong></em></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2071" title="circus_ylenia_arca_4" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2012/05/circus_ylenia_arca_4.png" alt="" width="545" height="408" /></p>
<p>Potremmo vivere anche in Italia un cambiamento epocale, come sta avvenendo in Spagna e ci riduciamo a criticare dettagli e minuzie. C’è bisogno di un cambiamento radicale!<br />
<strong>Basta con le vetrine e gli spettacoli. Cominciamo a creare processi di apprendimento orizzontali.</strong> Le universitá stanno morendo e le istituzioni crollano sotto vergognosi sperperi economici.</p>
<p>Dovremmo prendere spunto da realtà più attive e innovatrici come quella spagnola appunto, per cercare di mettere in moto processi di interazione, dialogo e condivisione tra le persone e tra le diverse discipline, di creazione di reti e collaborazioni, di appropriazione e riconversione di molti spazi il cui futuro risulta incerto a partire da realtà simili al museo Maxxi. <strong>Non abbiamo bisogno dell’ennesimo spazio espositivo, non necessitiamo una nuova collezione d’arte permanente o un museo dell’architettura del XXI secolo in un paese dove non si produce nessun tipo di architettura da decenni</strong>; questa è la vetrina all’italiana.</p>
<p>Sarebbe auspicabile invece, oltre che più costruttivo e sostenibile <strong>“occupare” nuovi luoghi in cui sperimentare sistemi di apprendimento e condivisione di conoscenze ed esperienze che siano collettivi e partecipativi al fine di sensibilizzare le persone, partendo dal basso, dalle comunità.</strong></p>
<p><strong>Ricominciamo ad incontrarci, ricominciamo a dialogare</strong>. Che le istituzioni diventino <strong><em>“estituzioni”</em></strong> un termine di cui si comincia a parlare qui in Spagna.<br />
Il concetto di “<a href="http://www.ephemeraweb.org/journal/10-1/10-1spicer.pdf">estituzione</a>” è affascinante perché descrive un tipo di entità (pubblica) che <strong>non delimita uno spazio e che ha come obiettivo di base l&#8217;inclusività e la trasformazione</strong>.</p>
<p><strong>Ritroviamoci. Abbandoniamo il passato e lasciamo perdere il futuro.</strong><br />
Riprendiamoci il presente. Smettiamo di seguire queste menti giurassiche!</p>
<p>Il nostro obiettivo non è la ricerca di soldi, di visibilità o di prestigio, ma semplicemente di <strong>Nuovi Spazi in cui il nostro protagonismo possa maturare partendo dal dialogo e dallo scambio</strong>; vogliamo uscire da questo sterile gioco del varietà; non perderemo più nemmeno un minuto per combatterlo. Lo ignoriamo! Lo consideriamo un inutile intrattenimento per vecchie menti assuefatte dal torpore del clientelismo!</p>
<h3>Lo spettacolo è finito.</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Testo di <strong>Domenico Di Siena</strong> (<a href="http://twitter.com/urbanohumano">@urbanohumano</a>) con la collaborazione di <strong>Ylenia Arca</strong>. Foto di <strong>Ylenia Arca</strong> (<a href="http://yleniarca.carbonmade.com/">http://yleniarca.carbonmade.com/</a>)</em></p>
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		<title>Think Commons &#124; Network Learning. Ciudadanía en Red</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 12:18:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[El pasado miércoles, como de costumbre tuvo lugar una nueva sesión de “Think Commons” sobre &#8220;Network Learning y Ciudadanía en Red&#8220;. Ha sido la cuarta sesión con la cual llegamos a un objetivo importante: el primer mes de vida. Arriba tenéis la grabación de la sesión. La presentación utilizada durante la sesión Os recuerdo que la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="545" height="307" src="http://www.youtube.com/embed/qid3Bgml1wM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
El pasado miércoles, como de costumbre tuvo lugar una nueva sesión de “<a href="http://www.thinkcommons.org">Think Commons</a>” sobre &#8220;<strong>Network Learning y Ciudadanía en Red</strong>&#8220;. Ha sido la cuarta sesión con la cual llegamos a un objetivo importante: <strong>el primer mes de vida</strong>.<br />
Arriba tenéis la grabación de la sesión.</p>
<p><strong>La presentación utilizada durante la sesión</strong><span id="more-1531"></span></p>
<p><iframe src="https://docs.google.com/present/embed?id=ajfj7xk52f6p_485dx28fmfc" frameborder="0" width="410" height="342"></iframe></p>
<p><strong></strong>Os recuerdo que la semana que viene tendrémos como protagonistas de Think Commons a &#8220;<a href="http://viverodeiniciativasciudadanas.wordpress.com/">Vivero de Iniciativas Ciudadanas</a>&#8220;. Así que os esperamos el próximo miércoles 30 de noviembre en directo a las 19h30 (hora de Madrid): <a href="http://livestream.com/thinkcommons">http://livestream.com/thinkcommons</a>.</p>
<p>Si quieres colaborar con el proyecto Think Commons no dudes en ponerte en <a href="http://urbanohumano.org/contact/">contacto conmigo</a> (<a href="http://twitter.com/urbanohumano" title="Domenico Di Siena | Urbanohumano | Twitter">@urbanohumano</a>).</p>
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		<title>Del &#8220;Ecosistema Urbano&#8221; al &#8220;Network Thinking&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 11:42:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Han pasado ya 5 años de aquel día en el que recibí la llamada de Michael Moradiellos (@terapiasurbanas) con la que me proponía ir a trabajar en Ecosistema Urbano. Si no recuerdo mal, todo fué muy rápido. Por la tarde me pasé por el estudio y me entrevisté con Belinda Tato (@belindatato), José Luis Vallejo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/11/hugh_545_network_thinking.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1341" title="hugh_545_network_thinking" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/11/hugh_545_network_thinking.png" alt="" width="545" height="337" /></a></p>
<p>Han pasado ya 5 años de aquel día en el que recibí la llamada de <strong>Michael Moradiellos</strong> (<a title="Michael Moradiellos del Molino | Twitter" href="http://twitter.com/terapiasurbanas">@terapiasurbanas</a>) con la que me proponía ir a trabajar en <a title="Ecosistema Urbano | Agency" href="http://ecosistemaurbano.com">Ecosistema Urbano</a>.</p>
<p>Si no recuerdo mal, todo fué muy rápido. Por la tarde me pasé por el estudio y me entrevisté con <strong>Belinda Tato</strong> (<a title="Belinda Tato | Twitter" href="http://twitter.com/belindatato">@belindatato</a>), <strong>José Luis Vallejo</strong> (<a title="José Luis Vallejo Mateo | Twitter" href="http://twitter.com/jlvmateo">@jlvmateo</a>) y Michael: el día siguiente empecé a trabajar con ellos.</p>
<p>Desde ese día mi trabajo y mi papel han ido cambiando hasta llegar a una implicación en la empresa correspondiente a la de socio.</p>
<p>He trabajado en equipo en todo tipo de proyectos, la mayoría de ellos muy ilusionantes y apasionantes. Entre ellos os quiero recordar algunos:<span id="more-1337"></span></p>
<p><strong>Gran Vía Procomún</strong>: proyecto de smart street para mejorar las relaciones sociales en el espacio público y favorecer la auto-organización, aprovechando el uso de las nuevas tecnologías (<a title="Gran Via Procomún" href="http://www.ecosistemaurbano.org/granviaprocomun">www.ecosistemaurbano.org/granviaprocomun</a>).</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/cZrgXNMIS1E" frameborder="0" width="545" height="399"></iframe></p>
<p><strong>Whatifcities</strong>: plataforma para la visualización del imaginario colectivo y la consultación ciudadana (<a title="What if..? Cities" href="http://www.whatifcities.com">www.whatifcities.com</a>).</p>
<p><strong>Urban Social Design</strong>: asociación para la promoción de un nuevo marco de referencia basado en los entornos de trabajo en red, la cultura libre, el uso de las nuevas tecnologías y la innovación social (<a title="Urban Social Design" href="http://www.urbansocialdesign.org">www.urbansocialdesign.org</a>).</p>
<p><strong>Urban Social Design Experience</strong>: Plataforma de aprendizaje en red para promover una nueva figura profesional capaz de transformar la realidad contemporánea a través de innovación, creatividad, acción y de utilizar el diseño de espacios, estrategias, dinámicas para mejorar las relaciones sociales en el contexto urbano (<a title="Urban Social Design Experience" href="http://www.urbansocialdesign.org/usde">www.urbansocialdesign.org/usde</a>).</p>
<p><strong>Dreamhamar</strong>: proceso de Network Design para la Plaza Stortorget en Hamar, Noruega.<br />
Una manera creativa e innovadora para la conceptualización de la plaza principal de una ciudad mediante el uso de las herramientas del siglo 21, tales como internet, talleres y dinámicas de aprendizaje en red (<a title="dreamhamar" href="http://www.dreamhamar.org">www.dreamhamar.org</a>).</p>
<p><strong>La Noche de los Niños</strong>: plataforma para el intercambio de juguetes asociado a procesos integrados de creación de redes locales de solidariedad social en ámbito urbano (<a title="La Noche de los Niños | Intercambio de Juguetes" href="http://lanochedelosninos.org/madrid/">www.lanochedelosninos.org</a>).</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/14192571?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" frameborder="0" width="545" height="307"></iframe></p>
<p>Posiblemente el punto de unión de todos estos proyectos ha sido la gestión del blog <strong><a title="Ecosistema Urbano | Blog" href="http://ecosistemaurbano.org">http://ecosistemaurbano.org</a></strong>.</p>
<p>Ya no recuerdo muy bien como fue, el caso es que en el estudio se enteraron enseguida de mis trasteos con la web y me pidieron meter mano a la pagina web del estudio.</p>
<p>Recuerdo que cuando llegué, la sección de noticias de la pagina no se estaba actualizando, así que Jose y Belinda me pidieron de actualizarla. En ese momento les sugerí abrir un blog, y sorprendentemente me digieron enseguida que si.</p>
<p><strong>Creo que fu en ese momento que tuve la definitiva confirmación de que Ecosistema Urbano no es un estudio convencional.</strong></p>
<p>Recuerdo que mientras lo diseñaba preguntaba a mis compañeros de trabajo que tal le parecía el diseño y he tenido todo tipo de comentarios. El caso es que la primera versión era realmente corporativa. <strong>Todo era rojo incluso los textos, ¡que locura!</strong></p>
<p>Con el blog hemos aprendido y experimentando sobre la marcha, dinámicas como el <strong>trabajo en red</strong> y marcos culturales como “<strong>la cultura libre</strong>”. A veces me gusta pensar que hemos sido pioneros en España, en experimentar la creación de una comunidad de profesionales, desarrollada on-line, gracias al intercambio constante de ideas, comentarios y todo tipo de contenidos sobre nuevos modelos alternativos y más participativos de gestión urbana.</p>
<p>Ahora seguro que os estaréis preguntado ¿pero porque nos cuentas todo esto?</p>
<p>La razón de esta inmersión en el pasado es que con este post cierro un ciclo que ha sido muy importante para mi. <strong>Despues de 5 años he decidido salir de la agencia Ecosistema Urbano y desarrollar proyectos profesionales por mi cuenta.</strong></p>
<p>Desde mi blog personal quiero hacer un saludo “cariñoso” a todos los que han sido compañeros y socios de trabajo en Ecosistema Urbano, porque siempre es la gente lo mejor de cualquier buen proyecto.</p>
<p>También aprovecho para desear todo lo mejor a <strong>Jorge Toledo</strong> (<a title="Jorge Toledo | Twitter" href="http://twitter.com/eldelacajita">@eldelacajita</a>) que a partir de ahora “cuidará” del blog del que me he encargué desde el principio.</p>
<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/11/open_aource_urbanism_2_545.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1354" title="open_aource_urbanism_2_545" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/11/open_aource_urbanism_2_545.png" alt="" width="545" height="409" /></a></p>
<p>Por ultimo me gustaría invitar a todos los que tenéis algo de curiosidad por conocer mis próximos proyectos, a seguirme en este mismo blog <a title="Urbanohumano | Domenico Di Siena | Blog" href="http://urbanohumano.org">http://urbanohumano.org</a> y a través de mi twitter <a title="Domenico Di Siena | Twitter" href="http://twitter.com/urbanohumano">@urbanohumano</a>.</p>
<p>Muy pronto comentaré más sobre mis próximos proyectos. Lo que puedo adelantar es que serán proyectos relacionados con <a title="Sentient City | curated by Domenico Di Siena" href="http://www.scoop.it/t/sentient-city">Sentient City</a>, <a title="P2P Urbanism | curated by Domenico Di Siena" href="http://www.scoop.it/t/emergent-urbanism">P2P Urbanism</a>, <strong>Commons</strong> (<a title="Think Commons Live" href="http://www.livestream.com/thinkcommons">Think Commons</a>) y en el marco de lo que <a title="Immaginoteca | Francesco Cingolani | Blog | Network Thinking" href="http://immaginoteca.com/post/network_thinking">Francesco Cingolani</a> llamaría <strong>Network Thinking</strong>.</p>
<p>imagen 1 by <a href="http://gapingvoid.com/">http://gapingvoid.com/</a>.</p>
<p>imagen 2 by Francesco Cingolani | <a title="Francesco Cingolani | Info" href="http://francescocingolani.info ">francescocingolani.info </a> based on flickr images by <a href="http://www.flickr.com/photos/garpa/">garpa.net</a> &amp; <a href="http://www.flickr.com/photos/seeminglee/">See-ming Lee</a></p>
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		<title>Nuovi strumenti e metodi innovativi per la Pianificazione Partecipata.</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 15:42:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo esattamente 5 anni, oggi voglio rispolverare i documenti relazionati con la mia tesi di laurea intitolata &#8220;Nuovi strumenti e metodi innovativi per la Pianificazione Partecipata. Il caso di un piano intercomunale nel bacino nord del fiume Jarama (Madrid)&#8221; con la quale ho ottenuto la Laurea in Architettura il 16 maggio 2006 presso la Facoltá [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/05/titolo_tesi.png" alt="" title="titolo_tesi" width="545" height="132" class="alignnone size-full wp-image-1088" /><br />
Dopo esattamente<strong> 5 anni,</strong> oggi voglio rispolverare i documenti relazionati con la mia tesi di laurea intitolata <strong><em>&#8220;Nuovi strumenti e metodi innovativi per la Pianificazione Partecipata. Il caso di un piano intercomunale nel bacino nord del fiume Jarama (Madrid)&#8221;</em></strong> con la quale ho ottenuto la Laurea in Architettura il <strong>16 maggio 2006</strong> presso la Facoltá di Architettura &#8220;L. Quaroni&#8221; della Università La Sapienza di Roma.</p>
<p>Sono passati invece <strong>4 anni</strong> dalla cerimonia di premiazione del 17 maggio 2007 del <strong>&#8220;Premio Tesi 2007&#8243;</strong> promosso da <strong>BIC Lazio SpA</strong>, nella quale questa tesi fu premiata.<br />
Il Premio Tesi BIC Lazio viene concesso ai progetti che hanno individuato nuovi prodotti e processi produttivi, prospettando nuove soluzioni tecnologiche ed interventi sul mercato. Tra i criteri di valutazione dei lavori: il livello di studio e approfondimento; la capacità di elaborazione progettuale, con particolare riferimento ai risultati economici; il grado di trasferibilità sul mercato del servizio/tecnologia/prodotto oggetto dello studio.</p>
<p>Di seguito pubblico il testo che ho presentado come sintesi della tesi, necessario per poter partecipare al concorso:<span id="more-1079"></span></p>
<h2><strong>Nuovi strumenti e metodi innovativi per la Pianificazione Partecipata.</strong><br />
<strong> Il caso di un piano intercomunale nel bacino nord del fiume Jarama (Madrid)</strong></h2>
<h3><strong>Premessa</strong></h3>
<p>Da più di due anni mi interesso a temi relazionati con la Partecipazione Pubblica e mi occupo dell&#8217; organizzazione di workshop di progettazione partecipata come membro dell&#8217;associazione Laboratorio Urbano di Madrid. Da molto più tempo invece, sono un appassionato delle nuove tecniche di informazione e comunicazione (Internet).</p>
<p>Al momento di definire un argomento di tesi é stato per me facile dirigermi verso un tema che potesse riguardare questi due grandi mondi; mentre più difficile è stato definire un preciso ambito di studio.</p>
<p>Il primo grande problema è stato delimitare di che tipo di partecipazione mi sarei occupato e subito dopo definire un preciso obiettivo di ricerca. Fin dal principio mi rendevo conto dell&#8217;enorme potenzialità offerta dagli odierni strumenti di comunicazione come appoggio ai processi di progettazione partecipata, però non mi era del tutto chiaro in che modo e in che misura ciò potesse concretarsi. Da qui nasce il chiaro obiettivo di lavorare alla proposta di un modello semplificato di Pianificazione Partecipata, descriverne le fasi e le dinamiche più importanti, quindi ricercare e descrivere come usare strumenti e tecniche di comunicazione esistenti ed eventualmente proporne di nuovi. Per evitare di rimanere troppo nel teorico ho voluto presentare il tutto applicandolo ad un preciso caso di studio, in modo da avere un esempio chiaro delle diverse fasi descritte nel modello ed di come si potrebbero usare gli strumenti proposti.</p>
<h3><strong>1. Presentazione</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425194423-3df14e50f78d470d8ea5f9ed705e6d36&amp;docName=pianificazione-partecipata-1&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%201%2F10&amp;et=1305473151687&amp;er=21" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425194423-3df14e50f78d470d8ea5f9ed705e6d36&amp;docName=pianificazione-partecipata-1&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%201%2F10&amp;et=1305473151687&amp;er=21" /></object></p>
<p>Utilizzare la Partecipazione Pubblica nella gestione del territorio comporta un&#8217;importante evoluzione della società. Il ruolo del cittadino cambia, l’amministrazione pubblica diventa più trasparente; nei cittadini cresce il sentimento di appartenenza ad una comunità.</p>
<p>La gestione degli interessi comuni smette di essere delegata e diventa, almeno in parte, diretta ed accessibile a tutti. Si sviluppa un processo di “appropriazione” che rende tutti i cittadini consapevoli delle risorse della propria comunità, e quindi delle strategie amministrative adottate. Si moltiplicano le probabilità di esito di azioni, progetti e strategie di gestione, proprio perché assimilate, comprese e volute dagli stessi cittadini.</p>
<p>Tuttavia ancora troppo spesso, nella disciplina urbanistica, si guarda con diffidenza alla partecipazione dei cittadini nello sviluppo di un piano, ad un processo di consultazione dei cittadini e nel migliore dei casi ad un conseguente processo di informazione. Solo in questi ultimi anni, all&#8217;interno del dibattito urbanistico si sta cominciado a parlare seriamente del tema della partecipazione dei cittadini nei processi di gestione e trasformazione del territorio.</p>
<p>Si considera necessario individuare e promuovere un alternativo approccio progettuale e comunicativo, attraverso una pianificazione partecipata e condivisa, che preveda la collaborazione dei cittadini alla costruzione di politiche di programmazione e gestione del territorio.</p>
<p>Con questa tesi ho voluto inserirmi all&#8217;interno di questo nuovo dibattito, lavorando ad una proposta di un modello (uno schema) di pianificazione basato sulla partecipazione dei cittadini. Per essere il più concreto possibile vi ho affiancato la presentazione di nuovi strumenti, che a mio avviso consentirebbero un notevole miglioramento di tali processi.</p>
<p>Due di questi sono il risultato di due progetti su cui continuo a lavorare tuttora: “wikimap” e “Wikicity”, entrambi basati sulle nuove tecnologie di comunicazione e informazione.</p>
<p>Come caso di studio ho lavorato alla redazione di un piano intercomunale del bacino nord del fiume Jarama, nell&#8217;area metropolitana di Madrid che era stato già l&#8217;oggetto del mio laboratorio di Sintesi.</p>
<h3><strong>2. Obiettivi</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425202335-0810f8f669004a8fb627ed006a8aff0a&amp;docName=partecippianificazione-partecipata-4&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%204%2F10&amp;et=1305473381688&amp;er=78" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425202335-0810f8f669004a8fb627ed006a8aff0a&amp;docName=partecippianificazione-partecipata-4&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%204%2F10&amp;et=1305473381688&amp;er=78" /></object></p>
<p>Con questo lavoro comincio una riflessione sulle possibilità di sviluppo di un nuovo modello di Progettazione Partecipata, rivolgendo una particolare attenzione alle enormi potenzialità che ci offrono le nuove tecnologie informatiche e telematiche.</p>
<p>Tali strumenti permettono una enorme facilità di comunicazione interattiva e una straordinaria garanzia di trasparenza. Due concetti che stanno alla base di un qualsiasi processo di progettazione partecipata.</p>
<p>Nell&#8217;attuale fase storica in cui gli abitanti hanno sempre meno “relazioni” con il proprio territorio, mi propongo di illustrare alcune possibilità di innovazione nella metodologia di sviluppo del progetto partecipativo. Un modello integrato che permetta la collaborazione di molti soggetti (abitanti, utenti, soggetti locali organizzati, soggetti istituzionali, operatori privati) attraverso i nuovi strumenti di informazione e partecipazione diretta dei cittadini, capace ampliare le possibilità di successo di un progetto e uscire dalla logica degli interventi settoriali.</p>
<h3><strong>3. Metodo</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234439-57353f26b6b044e5ac2ceb2976d8c8cb&amp;docName=pianificazione-partecipata-7&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%207%2F10&amp;et=1305473948399&amp;er=83" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234439-57353f26b6b044e5ac2ceb2976d8c8cb&amp;docName=pianificazione-partecipata-7&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%207%2F10&amp;et=1305473948399&amp;er=83" /></object></p>
<p>Da circa due anni collaboro come membro dell&#8217;associazione Laboratorio Urbano a diversi progetti di progettazione partecipata, sperimentando diverse metodologie e strumenti.</p>
<p>Utilizzando l’esperienza acquisita come “base sperimentale” presenterò una proposta progettuale basata su di un modello integrato, in cui diverse metodologie e strumenti interagiscono in modo organico. In modo particolare mi centrerò sull’ integrazione delle nuove tecnologie informatiche e di informazione con i più tradizionali modelli di partecipazione.</p>
<p>La tesi si può dividere in due parti, una parte teorica (la definizone del modello) ed una progettuale (applicazione del modello: vedi le tavole allegate).</p>
<p>Con la prima presenterò una proposta per un nuovo modello di Progettazione Partecipata, che utilizzi in modo piú innovativo le nuove tecnologie di informazione e comunicazione. Con la seconda svilupperò un progetto territoriale seguendo le linee teoriche tracciate nella prima e basato sulla esperienza acquisita sul campo.</p>
<h3><strong>4. Caso di Studio</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425195613-e0a4adcfe41246478fccababcdf525b5&amp;docName=pianificazione-partecipata-2&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%202%2F10&amp;et=1305473235678&amp;er=82" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425195613-e0a4adcfe41246478fccababcdf525b5&amp;docName=pianificazione-partecipata-2&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%202%2F10&amp;et=1305473235678&amp;er=82" /></object></p>
<p>Il caso di studio sarà il bacino nord del fiume Jarama nell’area metropolitana di Madrid, costituito dai comuni Talamanca del Jarama, Valdetorres del Jarama y Fuente el Saz del Jarama.</p>
<p>Lo sviluppo di un processo partecipativo può essere visto come il miglior modo per cercare di avvicinare i cittadini di tre paesi. Il progetto riguarda un’area molto vasta alla quale si vuole dare un carattere ed una identità più forte, capace di evitare l’attrazione fatale della vicina metropoli:Madrid.</p>
<p>Il punto di forza è probabilmente la qualità paesaggistica e il bacino del fiume Jarama. Tale carattere può essere valorizzato solo se si attua una politica intercomunale. Da qui l’esigenza di elaborare un piano intercomunale.</p>
<p>Vista la separazione sociale e culturale esistente tra i tre paesini, la scelta di usare lo strumento partecipativo è in questo caso particolarmente appropriata. Il contatto diretto tra gli abitanti dei tre paesi propria di una dinamica partecipativa, costituisce una qualità aggiunta e facilita enormemente la successiva fase di attuazione del progetto.</p>
<h3><strong>5. Il modello</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425200625-ad631cbfeaa34088b79a807255d99bdf&amp;docName=lamina3&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%203%2F10&amp;et=1305473311456&amp;er=14" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425200625-ad631cbfeaa34088b79a807255d99bdf&amp;docName=lamina3&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%203%2F10&amp;et=1305473311456&amp;er=14" /></object></p>
<p><strong>5.1 Il modello classico</strong></p>
<p>Il modello classico che accompagna la disciplina Urbanistica fin dalla sua nascita puó essere semplificato in tre gradi fasi consecutive: analisi, sviluppo e attuazione.</p>
<p>Questo modello contempla un contatto diretto con i cittadini, quasi eclusivamente nella prima fase. Inoltre questo contatto si limita ad essere solo una buona fonte di informazione, peró in nessun caso arriva ad ad attribuire ai cittadini un qualsiasi ruolo attivo, seppur minimo alla definizione della proposte (vale a dire partecipare alla fase successiva).</p>
<p>Anche nei casi più recenti, quando si vuole dare importanza all&#8217;implicazione dei cittadini nel processo di pianificazione, in realtá ci si limita ad un miglioramento dell&#8217;informazione pubblica del progetto in corso.</p>
<p>Secondo il prof. Riccardo Wallach il rapporto dell&#8217;urbanista con i cittadini può essere molto più interessante, però questo può avvenire solo qualora si verificasse in modo continuo e non limitado alla fase di analisi. Wallach propone l&#8217;istituzione di un “urbanista di base”, una sorta di tecnico al servizio dei cittadini, capace di monitorare quotidianamente problemi, proposte e desideri dei cittadini relativi all&#8217;intorno urbano in cui vivono.</p>
<p><strong>5.2 Monitoraggio</strong></p>
<p>E&#8217; da questa originale idea che parte la mia riflessione per la proposta di un nuovo modello.</p>
<p>Associando l&#8217;idea del professor Wallach ad un modello di pianificazione, il risultato automatico è la definizione di una nuova fase trasversale a tutto il processo: il monitoraggio.</p>
<p>La Partecipazione dei cittadini, é qualcosa di molto complesso, non si può considerare come un semplice elemento in più da aggiungere a ciascuna delle tre fasi del modello classico. La Partecipazione é qualcosa di continuo, che dura nel tempo, che si costruisce poco a poco, con un ritmo molto più lento di quello della redazione di un piano e proprio per questo motivo necessita di un processo continuo (quindi una fase trasversale), sulla quale possa appoggiarsi un processo di pianificazione partecipata.</p>
<p>A questo punto mi sembra opportuno chiarire che quando parlo di Pianificazione Partecipata, in realtá non sto parlando di Partecipazione che come ho spiegato é qualcosa di molto complesso e necessita di tutta una struttura politica di appoggio. Quindi ci tengo a chiarire che questo lavoro non é uno studio sulla Partecipazione, ma su un modello di</p>
<p>Pianificazione basato sulla Partecipazione. Sembra un dettaglio ma sono assolutamente convinto che é importantissimo fare questa precisazione.</p>
<p><strong>5.3 Immaginario collettivo</strong></p>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234015-d6e1a0d595d140c586326a2ac169eccb&amp;docName=pianificazione-partecipata-6&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%206%2F10&amp;et=1305473843335&amp;er=70" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234015-d6e1a0d595d140c586326a2ac169eccb&amp;docName=pianificazione-partecipata-6&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%206%2F10&amp;et=1305473843335&amp;er=70" /></object></p>
<p>Ritornando al modello, una volta riconosciuta l&#8217;importanza di un processo di monitoraggio rimane da definire in che modo tale processo, continuo, possa comunicare con un modello di pianificazione, che é necessariamente costituito da fasi cronologicamente successive.</p>
<p>La risposta potrebbe essere l&#8217;introduzione di una fase che entri nello schema di successione cronologica del processo di pianificazione e che permetta una &#8220;comunicazione&#8221; tra i due processi.</p>
<p>Questa fase di comunicazione tra monitoraggio e pianificazione è probabilmente l&#8217;elemento più difficile da definire nell&#8217;ambito del modello che propongo. D&#8217;altro canto é qui che introduco alcune delle maggiori innovazioni al modello classico, proponendo nuove dinamiche di partecipazione ed sviluppandone gli strumenti adeguati.</p>
<p>L&#8217;anello di congiunzione tra Partecipazione e Pianificazione potrebbe essere una fase che abbia come obiettivo la definizione e quindi la riconoscibilità di un immaginario collettivo, riferito alla propria comunità, la propria città o in generale al tema oggetto del piano. La fase sarebbe costituita da una serie di dinamiche volte a definire una immagine di partenza condivisa dai cittadini. Un modo per definire l&#8217;idea che gli abitanti hanno dei luoghi in cui vivono.</p>
<p>In questo caso le idee di tutti si uniscono per definire un idea collettiva associata alla propria comunità.</p>
<p>Si tratta di rendere visibile, e quindi condividere (nel senso di conoscere) i temi di maggiore interesse per la comunità, riconoscere su quali c&#8217;è accordo e su quali c&#8217;è disaccordo arrivando alla rappresentazione di quell&#8217;immaginario collettivo che é fondamentale per poter passare ad una fase di partecipazione basata sulla “negoziazione creativa”, che per funzionare ha bisogno che ognuno conosca cosa pensano tutti gli altri.</p>
<p>Il problema maggiore é costituito dalla sintesi di questa immagine condivisa. E&#8217; facile intuire come la scelta del metodo é determinante per la definizione del risultato finale. Vale a dire che il metodo condiziona fortemente i risultati. Per risolvere questo problema sto lavorando allo sviluppo di uno strumento informatico capace di realizzare una sintesi &#8220;oggettiva&#8221; e soprattutto di rappresentarla in modo che sia facilmente comprensibile, che ho chiamato &#8220;Wikicity&#8221;. A questo si può aggiungere il simulatore di scenari &#8220;The Time Machine&#8221; sviluppato dal LaMP (Laboratorio di Analisi e Modelli per la Pianificazione), che però é meno intuitivo e necessita di una importante mediazione da parte dei tecnici, cosa che invece non succede con wikicity..</p>
<p>A tale immagine, che in qualche modo si costruisce in modo &#8220;automatico&#8221; come il risultato di una determinata dinamica si può associare l&#8217;analisi più professionale di un urbanista. In questo caso però mi riferisco ad un&#8217;analisi per niente convenzionale e totalmente innovativa, perché basata sulla partecipazione dei cittadini. Anche in questo caso propongo l&#8217;uso di uno strumento sul cui sviluppo sto lavorando personalmente: &#8220;wikimap&#8221;. Questo strumento permette ai cittadini di intervenire direttamente su una cartina digitale della propria città, apportando nuove informazioni (testo, video, audio, immagine). Nella fase Immaginario collettivo, un urbanista (che potrebbe benissimo essere l&#8217;urbanista di base di cui parla il prof. Wallach) potrebbe realizzare una analisi sintetica dei temi apportanti sulla cartina dinamica.</p>
<p>Con questa fase i tecnici (urbanisti) potranno &#8220;misurare&#8221;  la coscienza di città che hanno i cittadini e quindi organizzare le seguenti fasi nel modo più adeguado.</p>
<p><strong>5.4 Analisi</strong></p>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425233213-9099871d2149453fa00aa0f7a82f5a0f&amp;docName=pianificazione-partecipata-5&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%205%2F10&amp;et=1305473445940&amp;er=89" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425233213-9099871d2149453fa00aa0f7a82f5a0f&amp;docName=pianificazione-partecipata-5&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%205%2F10&amp;et=1305473445940&amp;er=89" /></object></p>
<p>La partecipazione e l’azione diretta dei cittadini comincia in questa fase. Attraverso l’uso di tecniche come il “Planning for Real” e dei workshop EASW si comincia a “giocare” con modellini e piani della zona. I cittadini cominciano a raccontarci il proprio paese, com’è e come lo vorrebbero.</p>
<p>In questo caso non é importante cercare l&#8217;accordo dei partecipanti, quindi non si ricerca una unica immagine da condividere. Si tratta di spingere tutti i partecipanti a fare la propria analisi, fare in modo che saltino fuori le idee e i commenti di tutti. Il risultato é un collage enorme di idee e commenti (anche contrastanti) che garantiscono che niente e nessuno sia stato trascurato.</p>
<p>I tecnici realizzeranno la loro analisi complementare a quella degli abitanti. Nella fase di progetto ci si servirà di entrambe le analisi.</p>
<p><strong>5.5 Sviluppo</strong></p>
<p>In questa fase è necessario cominciare con i primi passi di negoziazione. Si sceglieranno i temi sui quali lavorare. La scelta dei temi dipende chiaramente dalla differente importanza che ognuno gli attribuisce.</p>
<p>La impossibilità di usare una scala oggettiva dovrà spingere i cittadini ad uno sforzo di negoziazione. In questa fase si userà la procedura denominata “Open Space Tecnology”. I tecnici dovranno fare la stessa cosa utilizzando però uno strumento un poco più complesso che permetterà di definire uno scenario possibile a seguito dei temi e soluzioni proposti. In questo caso userebbero un Simulatore di Scenari che permette la &#8220;rappresentazione&#8221; di uno scenario futuro.</p>
<p>Naturalmente come per il wikicity anche qui stiamo parlando di una rappresentazione schematica e simbolica, che serve solo a visualizzare scelte e risultati possibili.</p>
<p><strong>5.6 Attuazione</strong></p>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425235114-672168c9c1db47869458d23f4e3d2d16&amp;docName=pianificazione-partecipata-9&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%209%2F10&amp;et=1305473695964&amp;er=7" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425235114-672168c9c1db47869458d23f4e3d2d16&amp;docName=pianificazione-partecipata-9&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%209%2F10&amp;et=1305473695964&amp;er=7" /></object></p>
<p>Un sicuro vantaggio della progettazione partecipata è data da una maggiore probabilità di successo della fase di attuazione del piano. I cittadini hanno partecipato attivamente, hanno dibattito e sicuramente anche coloro che non hanno partecipato attivamente hanno avuto modo di conoscere cosa si stava facendo, attraverso pubblicazioni e sito web o semplicemente discutendo con coloro che hanno partecipato.</p>
<p>C’è da aggiungere che l’uso di internet e di strumenti come il wikimap possono migliorare molto la fase di attuazione perché amplificano le capacità di monitoraggio degli stessi cittadini. Il loro “compito” passerà dal semplice protestare al presentare con uno strumento pubblico delle riflessioni e proposte.</p>
<p>Queste possono essere condivise in tempo reale da altri cittadini e cosi implicare un cambio del piano anche all’ultimo momento.</p>
<h3>6. Strumenti e tecniche</h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425235452-cb431186b5704e8a9875cd7eaa929248&amp;docName=pianificazione-partecipata-10&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%2010%2F10&amp;et=1305473745485&amp;er=13" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425235452-cb431186b5704e8a9875cd7eaa929248&amp;docName=pianificazione-partecipata-10&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%2010%2F10&amp;et=1305473745485&amp;er=13" /></object></p>
<p><strong>6.1 Strumenti sviluppati personalmente</strong></p>
<p><strong>6.11 Wikimap &#8211; Mappa digitale interattiva</strong></p>
<p>Wikimap è una mappa digitale dove, i pensieri, i suoni, le storie e i paesaggi percepiti dagli abitanti completano la rappresentazione di strade, edifici e piazze di una città (un paese, un quartiere, una cittadina).</p>
<p>Si presenta come uno spazio multimediale, flessibile ed espandibile, in grado di di far riscoprire e quindi rappresentare la memoria storica di una comunità; di fortificare direttamente o indirettamente la partecipazione dei cittadini alla vita sociale e culturale del proprio quartiere (o città).</p>
<p>Può considerarsi come un nuovo tipo di spazio pubblico in cui gli utenti-cittadini possono incontrarsi, conoscersi, condividere idee e storie; un punto di incontro in cui possono fortificarsi o incluso nascere nuove reti di collaborazione tra gruppi, collettivi, associazioni e cittadini, tutti aventi una importante caratteristica in comune: vivere nello stesso quartiere o città.</p>
<p>Non si tratta di una alternativa ai classici spazi pubblici della città, ma piuttosto di una specie di “anticamera” di questi utlimi, un “luogo” in cui gli utenti-cittadini possono conoscersi e dialogare, conservando la distanza e l&#8217;anonimato con cui si sentono più comodi.</p>
<p>Leggendo le riflessioni, le storie, le idee e le passioni che i propri vicini hanno aggiunto sulla mappa li rende persone più prossime e meno sconosciute, e sicuramente aumenta la possibilità che si ritrovino negli spazi di incontro del proprio quartiere, per una semplice chiacchierata o anche per mettere in marcia un progetto condiviso prima su internet.</p>
<p>Il funzionamento è molto semplice: si tratta di una mappa digitale interattiva, consultabile in Internet, che permette ai propri visitanti, di aggiungere contenuti multimediali associati ad un punto esatto della mappa. I contenuti aggiunti modificheranno in parte la visualizzazione della mappa e saranno visibili a tutti coloro che successivamente la consultino in internet.</p>
<p>La sua semplicità d&#8217;uso nasconde un&#8217;enorme possibilità di sviluppo. Gli utenti/cittadini che poco a poco aggiungeranno documenti multimediali relazionati con la strada in cui vivono, lavorano o che semplicemente conoscono, raccontando storie e lasciando opinioni su di essa, oppure semplicemente descrivendo i propri interessi, le passioni, i desideri, preferenze e speranze, contribuiranno a dar alla mappa un carattere ed una qualità rappresentanti la vita quotidiana della città.</p>
<p>Il wikimap potrebbe convertirsi in una “finestra aperta” sulla città. Una finestra che permetterebbe all’utente/cittadino, vedere come vive la città e allo stesso tempo intervenire su di essa, attraverso la rappresentazione digitale.</p>
<p>Ci mostrerebbei i punti della città più attivi, quelli con più attività culturali e quelli dove sono più sviluppate le relazioni sociali tra i vicinii di uno stesso quartiere.</p>
<p>Chiunque consulti questa mappa (in particolar modo un urbanista) potrà rendersi conto delle qualità che caratterizzano ognuna delle differenti zone della città, scoprire le preoccupazioni, le aspirazioni e i problemi che differenziano i quartieri, avere quindi una visione molto più realistica della città, grazie ad una rappresentazione dinamica e collettiva costruita dagli stessi abitanti.</p>
<p>Wikimap si sviluppa seguendo un nuovo modo di intendere internet (chiamato internet 2.0), caratterizzato soprattuo dal protagonismo attrubuito agli utenti che smettono di essere semplici recettori e si convertono in veri attori e autori. I siti web sviluppati secondo questa filosfia sono costituiti infatti da contenuti apportati dai suoi stessi visitatori.</p>
<p>Fino ad oggi, internet si è sviluppato soprattutto grazie alla sua capacità di avvicinare persone lontane e per il suo carattere anonimo. Adesso con il wikimap si prova a dargli un senso e una funzione esattamente contraria.</p>
<p>Wikimap potrebbe rappresentare un valido strumento per sperimentare un nuovo modo di relazionare spazio fisico e spazio virtuale e per dare la possibilità di essere meno anonimi agli utenti che lo desiderino.</p>
<p>Pretende sviluppare processi grazie ai quali la “rete” si trasformi in catalizzatore e propiziatore di relazioni sociali che ci permettano di conoscere meglio i nostri vicini, e quindi fortificare la comunità e il sentimento di appartenza alla stessa.</p>
<p>Tale strumento ha tutte le potenzialità per diventare la piattaforma ideale per la interazione tra tecnici e cittadini (e forse anche dei politici).</p>
<p><strong>6.12 Wikicity</strong></p>
<p>Lo sviluppo di questo strumento é uno dei risultati più importanti di questo lavoro. Durante la definizione del modello mi sono reso conto della necessità di inserire una nuova fase nel processo partecipativo. Una fase dedicata alla definizione e rappresentazione dell&#8217;immaginario collettivo che hanno i città cittadini del proprio territorio.</p>
<p>Il suo compito é quello di garantire la massima &#8220;obiettività&#8221; e trasparenza del processo oltre a fornire una rappresentazione sintetica dei risultati, una rappresentazione facilmente comprensibile e che tenga in conto l&#8217;opinione di tutti coloro che partecipano.</p>
<p>Si può definire come uno strumento utile a definire l&#8217;immaginario collettivo che gli abitanti hanno della propria città e in un certo senso misurare la coscienza di città che i cittadini hanno.</p>
<p>Lo strumento è totalmente interattivo; tutti i suoi contenuti sono apportati  dai  suoi stessi utenti. La struttura è molto semplice, centrata prevalentemente sul carattere concettuale, sociale e culturale della partecipazione degli utenti-cittadini, le cui riflessioni sono messe in relazione tra loro e rappresentate in una forma intuitiva.</p>
<p>La dinamica è molto semplice. Il sistema chiede all&#8217;utente una descrizione della città (o del tema del progetto) attraverso delle parole chiave. In un secondo momento gli chiederà di associare le stesse parole con una relazione positiva o negativa. Poi se l&#8217;utente vuole essere più preciso, può definire l&#8217;intensità di relazione con un numero da 1 a 10, negativo o positivo.</p>
<p>Per esempio l&#8217;utente utilizza la parola “parchi” e vuole associarla alla parola “inquinamento”; in questo caso se pensa che i parchi riducono l&#8217;inquinamento metterà una relazione negativa.</p>
<p>Come risultato avremo una città ideale basata nelle valutazioni (positive o negative) dei diversi fattori (parole) che i cittadini (utenti) associano alla città. Con il tempo si crea una cartografia che rappresenta in modo strutturato  i legami semantici esistenti tra le parole che definiscono una città.</p>
<p>Ogni parola sarà associata a un quadrato con dimensione proporzionale al numero di volte che gli utenti l&#8217;hanno usata. I quadrati avranno dei legami di relazione con caratteristiche e dimensioni diverse dipendenti dalla intensità e dal segno medi definite dagli utenti.</p>
<p>Questa è una rappresentazione elemetare che non vuole essere una rappresentazione diretta, ma piuttosto schematica.</p>
<h3>6.2 Strumenti di interesse già esistenti</h3>
<p><strong>6.21Simulatore di Scenari</strong></p>
<p>Abbiamo visto che uno degli obiettivi fondamentali per una buona riuscita di un processo di pianificazione partecipata è riuscire a definire innanzitutto l&#8217;immaginario collettivo che gli abitanti hanno rispetto al proprio territorio. I “simulatori di scenari” sono gli strumenti più adatti alla definizione e rappresentazione della struttura e delle relazioni che definiscono tale immaginario.</p>
<p>Una volta costruito un immaginario collettivo (scenario) della situazione presente si può passare alla “costruzione” di uno scenario futuro (cioè un piano). Naturalmente parliamo solo di schemi e relazioni che però possono essere preziosi per definire le linee guida di un qualsiasi piano.</p>
<p>Tra i vari progetti sviluppati in diversi paesi e settori, considero molto interessante il simulatore denominato: “The Time Machine” proposto dal LaMP (Laboratorio di Analisi e Modelli per la Pianificazione).</p>
<p>La Macchina del Tempo è un software per la costruzione degli scenari basata sulla cross-impact analysis.</p>
<p>Gli scenari sono ottenuti attraverso l’interazione di diversi insiemi di entità attivabili in modi personalizzabili, i quali si influenzano a vicenda, e danno luogo ad uno scenario finale.</p>
<p>L’ipotesi di lavoro alla base del modello è l’idea che sia possibile “modellizzare” un sistema ed i suoi possibili sviluppi/scenari attraverso una serie di eventi che lo rappresentano.</p>
<p>In altre parole, il sistema viene definito come un ventaglio di scenari “in potenziale” attraverso una serie di eventi possibili.</p>
<p>Lo strumento si è rivelato particolarmente utile per l’attivazione di discussioni e per processi di costruzione del consenso.</p>
<p>Questo è un ulteriore argomento a favore dell’utilità di questa tecnica per la previsione del futuro: dato che normalmente abbiamo a che fare con sistemi la cui evoluzione dipende dalle azione di diversi soggetti, una tecnica che permetta di rilevare o anche influenzare il “movente” di azione umana, ovvero le visioni del mondo, la percezione delle situazioni, le aspettative sui comportamenti altrui e così via, merita un certo rispetto. Questo è particolarmente vero se i partecipanti alla “costruzione” della “simulazione di uno scenario” sono gli attori stessi, gli agenti dal “mondo reale”.</p>
<p><strong>6.22 Open Space Technology (OST)</strong></p>
<p>L’Open Space Technology (OST) è stato creato nella metà degli anni ’80 da un esperto americano di scienza delle organizzazioni, Harrison Owen, che realizzò che le persone che partecipavano alle sue conferenze apprezzavano più di ogni altra cosa i coffee break.</p>
<p>I seminari organizzati secondo la metodologia OST non hanno relatori invitati a parlare, programmi predefiniti, o espedienti organizzativi. Al contrario i partecipanti, seduti in un ampio cerchio, apprendono nell’arco della prima mezz’ora come faranno per creare la propria conferenza. Chiunque intende proporre un tema per il quale prova sincero interesse, si alza in piedi e lo annuncia al gruppo, e così facendo assume la responsabilità di seguire la discussione e di scriverne il resoconto. Quando tutti gli intenzionati hanno proposto i propri temi, viene dato avvio alla prima sessione di lavoro e si comincia. Alla fine della giornata sarà distribuito ai partecipanti il resoconto di tutte le discussioni svolte.</p>
<p><strong>6.23 Planning for real</strong></p>
<p>Planning for Real è un metodo di progettazione partecipata, sviluppato a partire dagli anni &#8217;60-&#8217;70 dalla Education for Neighborhood Change dell&#8217;Università di Nottingham e registrato dalla Neighborhood Initiatives Foundation (NIF), un&#8217;organizzazione no-profit fondata nel 1988 da Tony Gibson con sede a Telford in Inghilterra.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è quello di individuare bisogni e opzioni di intervento su uno specifico contesto territoriale a partire dall&#8217;esperienza della comunità locale, individuata come il soggetto che possiede la migliore conoscenza dei problemi del proprio territorio.</p>
<p>In questo senso Planning for Real nasce come tecnica alternativa alla discussione pubblica e ad altri metodi che tendono a favorire la partecipazione delle persone più abituate o più preparate a sostenerli, consentendo invece ad ogni partecipante di esprimere le proprie idee e le proprie opinioni liberamente e in modo anonimo.</p>
<p>Il punto di partenza è sempre una rappresentazione dell&#8217;area d&#8217;intervento attraverso un modello tridimensionale, il cui scopo è quello di aiutare gli abitanti a identificare ogni elemento del proprio quartiere e a individuare più facilmente su di esso le opere migliorative che ritengono necessarie.</p>
<p>Ogni persona è chiamata a posizionare sul plastico apposite carte-opzione, ciascuna delle quali indica un intervento migliorativo. Lo staff tecnico al termine delle giornata deve aver rilevato le preferenze espresse, per ciascun luogo rappresentato nel plastico, rilevando in questo modo anche la presenza inevitabile di opzioni conflittuali.</p>
<p><strong>6.24 EASW</strong></p>
<p>La metodologia EASW è promossa dalla Commissione Europea come strumento efficace per facilitare il dialogo e la partecipazione sociale in programmi come Agenda 21, Urban, programmi per lo sviluppo locale sostenibile e piani sociali di zona. Con EASW si gestiscono laboratori con un numero di partecipanti compreso tra 20 e 40 persone. Il lavoro è strutturato in due fasi: lo sviluppo di visioni, dove i partecipanti creano uno scenario futuro condiviso. La proposta di idee, dove si formulano idee progetto che possano contribuire da oggi alla realizzazione dello scenario futuro condiviso.</p>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234840-ae46368d079b49ed93d5126f6e60cec2&amp;docName=pianificazione-partecipata-8&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%208%2F10&amp;et=1305473604780&amp;er=46" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234840-ae46368d079b49ed93d5126f6e60cec2&amp;docName=pianificazione-partecipata-8&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%208%2F10&amp;et=1305473604780&amp;er=46" /></object></p>
<h3>7. Bibliografia</h3>
<p><strong>7.1 Partecipazione</strong></p>
<p>Arendt H., Vita Activa. La condizione umana, Bompiani, Milano, 2000.<br />
Besio M., &#8220;Riqualificazione ambientale e protagonismo delle comunità locali. Due casi di progettazione Urbanistica partecipata: il recupero di piazza delle vigne a Genova; il recupero del territorio delle cinque terre&#8221;, Paramentro, 211, pp. 18-57, La forza della pianificazione debole, 1995.<br />
Bateson G., Il Ruolo dell&#8217;Umorismo nrlla Comunicazione Umana. &#8220;aut-aut&#8221; n. 282, pp. 4-52, 1997.<br />
De Bono E., Creatività e pensiero laterale, Rizzoli, Milano, 2001.<br />
De Bono E., Io ho ragione, tu hai torto, Sperling e kupfer, Milano, 1991.<br />
Fischer R., Ury W., L&#8217;arte del negoziato, Mondadori, Milano, 1995.<br />
Gambetta D., Le strategie della fiducia, Einaudi, Torino, 1989 .<br />
Gibson T., The Planning for Real Report, Notthingham University, Nottingham, 1981.<br />
Jedlowski P., Stoire comuni: la narrazione nella vita quotidiana, Mondadori, Milano, 2000.<br />
Mantini P., Cenni sulla partecipazione al procedimento amministrativo in materia urbanistica nell&#8217;Europa comunitaria, in Centro Studi Amministrativi della Provincia di Como (acura di),pp. 213-226, Giuffré, Milano, 1994.<br />
Neighbourhood Initiatives Foundation, The do-ers&#8217; guide to &#8220;Planning for Real&#8221;, NIF, Telford, U;K, 1999.<br />
Rinzafri. C., La pianificazione partecipativa: Teorie e tecniche. Un esempio di integrazione di diversi strumenti: GIOCOMO, Tesi di Laurea , IUAV, relatori prof. Edoardo Salzano e prof. Arnaldo Cecchini, Anno Accademico 2002/2003.<br />
Secchi E., Partiti, amministratori e tecnici nella costruzione della politica urbanistica in Italia, Angeli, Milano, 1984<br />
Sclavi M., Arte di ascoltare e mondi possibili, Le Vespe, Milano, 2000<br />
Slavi M., Avventure Urbane. Progettare la città con gli abitanti, Elèuthera, Milano, 2005.<br />
Wallach R., Documento del corso:raccolta degli argomenti delle lezioni, Anno Accademico 2004/2005.</p>
<p><strong>7.2 Pianificazione</strong></p>
<p>Choay F., La regola e il modello. Sulla teoria dell&#8217;architettura e dell&#8217;urbanistica, Roma, Officina, 1986.<br />
Cinà G.&#8221;Aree protette e aree agricole:alcune prospettive di sviluppo integrato&#8221;, Urbanistica Dossier,20,1999.<br />
Cinà G.,&#8221;Pianificazione e sviluppo locale negli ambienti sostenibili&#8221;,Urbanistica Dossier, 20, 1999.<br />
Donadieu P., &#8220;Può l&#8217;agricolura diventare paesistica?&#8221;, Lotus International, 101, pp. 60-71, 1999.<br />
Erba V., &#8220;La dimensione ambientale nella pianificazione territoriale&#8221;, Territorio, 14, 1993.<br />
Nucci C., Geografia Urbana:Le nuove strutture Urbano-Territoriali, Palermo, Università degli Studi, 1974.<br />
Karrer F., &#8220;L&#8217;ambiente nei processi di Pianificazione:Una ipotesi di lavoro&#8221; ,Via, 1, 1987.<br />
Salzano E., &#8220;Dal piano alla Pianificazione, dalla qualità alla qualità&#8221;, CRU &#8211; Critica della Razionalità Urbanistica,3,pp.28-35, 1995.<br />
Wallach R., L&#8217;ambiente costruito storico. La conservazione come trasformazione, Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;, Facoltà di Architettura, DIPTU, Roma, 1997.<br />
Wallach R., Mobilità e spazi urbani. Tipologie &#8211; repertori &#8211; norme, Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;, Facoltà di Architettura, DIPTU, Roma, 2003.<br />
Wallach R., Il bisogno di città. Strumenti e metodi per la costruzione della qualità urbana, Edizioni Kappa,Roma,2005.</p>
<p><strong>7.3 Siti internet</strong></p>
<p>Avventura Urbana &#8211; Associazione di professionisti con l&#8217;obiettivo di promuovere la progettazione partecipata &#8211; <a href="http://www.avventuraurbana.it" target="_blank">www.avventuraurbana.it</a><br />
OHA! BOLZANO &#8211; Progetto di partecipazione realizzato a Bolzano, curato dall&#8217;associazione Avventura Urbana &#8211; <a href="http://www.oha-bz.it" target="_blank">www.oha-bz.it</a><br />
Laboratorio Urbano &#8211; Associazione di prefessionisti architetti ed urbanisti (Madrid) &#8211; <a href="http://www.laboratoriourbano.org" target="_blank">www.laboratoriourbano.org</a><br />
Taller Niños Alcala &#8211; Workshop di progettazione partecipata realizzato da Laboratorio Urbano &#8211; <a href="http://www.urbanohumano.org/alcala.htm" target="_blank">www.urbanohumano.org/alcala.htm</a><br />
Wikimap Madrid &#8211; Progetto di una mappa interattiva realizzato a Madrid (di cui mi sono occupato personalmente) &#8211; <a href="http://www.wikimap.es" target="_blank">www.wikimap.es</a><br />
Demgames &#8211; Progetto britannico di partecipazione attraverso internet &#8211; <a href="http://www.demgames.org" target="_blank">www.demgames.org</a><br />
E-Democracy National project &#8211; Programma britannico per la promozione della partecipazione on-line &#8211; <a href="http://www.e-democracy.gov.uk" target="_blank">www.e-democracy.gov.uk</a><br />
Local e-gov &#8211; Agenzia di promozione della partecipazione locale &#8211; <a href="http://www.localegov.gov.uk" target="_blank">www.localegov.gov.uk</a><br />
AskBristol &#8211; Progetto di partecipazione on-line della città di Bristol &#8211; <a href="http://www.askbristol.com" target="_blank">www.askbristol.com</a><br />
Delib Creatin Understanding &#8211; Impresa che fornisce servizi di appoggio per la partecipazione on-line &#8211; <a href="http://www.delib.co.uk" target="_blank">www.delib.co.uk</a><br />
The Neighbourhood Initiatives Foundation  &#8211; Fondazione dedicata alla promozione della partecipazione &#8211; <a href="http://www.nif.co.uk" target="_blank">www.nif.co.uk</a><br />
Laboratorio di Analisi e Modelli per la Pianificazione &#8211; Laboratorio interuniversitario dedicadto allo sviluppo di modelli  innovativi per la pianificazione &#8211; <a href="http://http://www.lampnet.org/" target="_blank">www.lampnet.org</a></p>
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		<title>open mic &#8211; Io (non) mi sento italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 20:39:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Io e Francesco partecipiamo con questo video all&#8217;open mic - Io (non) mi sento italiano, una iniziativa di Macondo (una nascente ma già molto attiva associazione culturale giovanile di Recanati) di riflettere in maniera spontanea, aperta e non retorica sul tema dell&#8217;appartenenza e dell&#8217;identità, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Cosa significa essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Mc5_v2BGMuU" frameborder="0" width="545" height="340"></iframe></p>
<p>Io e <a title="Francesco Cingolani | Immaginoteca | Blog" href="http://immaginoteca.com" target="_blank">Francesco</a> partecipiamo con questo video all&#8217;open mic - <strong><a href="http://www.notiziecontrovento.it/?p=1288">Io (non) mi sento italiano</a></strong>, una iniziativa di Macondo (una nascente ma già molto attiva associazione culturale giovanile di Recanati) di riflettere in maniera spontanea, aperta e non retorica sul tema dell&#8217;appartenenza e dell&#8217;identità, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia.</p>
<p><em>Cosa significa essere italiani nel mondo globale di oggi? Come ci si sente ad essere italiani d&#8217;adozione o italiani in fuga? In quali aspetti della storia e della vita civile italiana ci riconosciamo, quali sentiamo invece distanti? Cosa si può fare, infine, per rendere l&#8217;Italia un luogo della mente e dell&#8217;anima meno faticoso da abitare, più accogliente e quindi più vivibile?</em></p>
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		<title>Ciudades Slow</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Apr 2011 15:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[El pasado martes 5 de abril me han hecho una entrevista un tanto peculiar. Iván y Camy han decidido pasar 40 días en la cama, y permitir que todo aquel que quiera pueda compartir su experiencia a través de Internet:  Facebook, Twitter , YouTube y la web www.40diasenlacama.com Con esta iniciativa buscan difundir el mensaje y las propuestas del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="YouTube video player" width="545" height="337" src="http://www.youtube.com/embed/et84eEkerYo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>El pasado martes 5 de abril me han hecho una entrevista un tanto peculiar.</p>
<p>Iván y Camy han decidido pasar 40 días en la cama, y permitir que todo aquel que quiera pueda compartir su experiencia a través de Internet:  <a href="http://www.facebook.com/porunmundoslow" target="_blank">Facebook</a>, <a title="40 días en la cama | Twitter" href="http://twitter.com/40diasenlacama" target="_blank">Twitter</a> , <a href="http://www.youtube.com/40diasenlacama" target="_blank">YouTube</a> y la web <a href="http://www.flex.es/40diasenlacama/" target="_blank">www.40diasenlacama.com</a></p>
<p>Con esta iniciativa buscan difundir el mensaje y las propuestas del movimiento Slow. Este movimiento<strong> promueve «una vida sin estrés»</strong>, buscando ralentizar ritmos e introducir en nuestras rutinas actividades enfocadas al desarrollo personal.</p>
<p>Cada uno de los 40 días de esta encamada estará dedicado a un tema diferente. El martes 5 estaba dedicado a las Ciudades Slow y es cuando invitan a <strong>Ecosistema Urbano</strong> a participar de esta iniciativa.</p>
<p>Arriba tenéis una video con una parte de la entrevista. A cnontinuación os dejo el texto resumen que Camy e Iván han <a href="http://www.flex.es/40diasenlacama/blog/dia-11-cuidad-slow/" target="_blank">publicado en su blog</a>:<span id="more-1000"></span></p>
<blockquote><p>Después de comer, sobre las 16’30h vino Domenico Di Siena, un arquitecto de <strong><a href="http://www.ecosistemaurbano.com/">Ecosistema Urbano</a></strong>, un estudio de arquitectura madrileño especializado en arquitectura sostenible, pero sobre todo muy centrado en el urbanismo, que es el ambito donde realmente se debe de incidir para mejorar las cosas. Ellos entienden la ciudad como un punto de vista común entre urbanimso, arquitectura, ingeniería y sociología, aplicando lo que ellos definen como “sostenibilidad urbana creativa”. Precisamente al empezar la charla lo primero que surgió es que el principal problema del urbanismo actual es que no hay comunicación entre todos estos campos profesionales, o que la gestión departamental de una ciudad está muy fraccionada, dificultando la comunicación, y por supuesto que apenas hay contribución ciudadana a la hora de abordar nuevas ordenaciones urbanísiticas, de forma que la construcción de la ciudad se origina por la superposición de las diferentes intervenciones de las profesiones necesarias, sin que haya una hibiridación entre todas ellas, incluidos los ciudadanos.</p>
<p>Ecosistema urbano por eso definde que hay que empezar por esta hibridación de todos los actores involucrados en la creación de la ciudad para crear un proceso de inteligencia colectiva, basado en una cultura de lo libre, como el open source, el sistema de <strong><a href="http://es.creativecommons.org/">Creative Commons</a></strong>, etc. Ellos se consideran mediadores entre los profesionales y los ciudadanos, tratando de favorecer estos procesos de comunicación y creación conjunta.</p>
<p>Llegados a este punto salió el tema de la <em><a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Gentrificaci%C3%B3n"><strong>gentrificación</strong></a></em> un proceso urbanístico muy actual que está sucediendo en muchas ciudades, que básicamente consiste en la mejora de una zona urbana, principalmente céntrica, con el consiguiente desplazamiento de las clases populares que antes lo habitaban. Esto en un principio puede parecer algo bueno, pero el problema es que detrás de estos procesos siempre hay intereses inmobiliarios especulativos, cuyo único objetivo es la revalorización de la zona. Podemos ver claros ejemplos de esto en ciudades como Barcelona o Madrid, pero también en muchas otras capitales de provincia. Con todo esto llegamos a que otro de los principales problemas de las ciudades es que están concebidas para que el ciudadano tenga una actitud consumista, entendiendo esto como algo principalmente pasivo, en contra de una actitud más proactiva, con la que se aportarian cosas a la comunidad, favoreciendo el <em><a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Bien_comunal"><strong>procomún</strong></a></em> en el que el espacio público es entendido como un lugar comunal, construido entre todos, reconociendo que la creación de valor no es una transacción económica esporádica, sino un proceso continuo de vida social y cultura política. Actualmente los espacio públicos no permiten hacer cosas socialemente activas que los doten de identidad, son espacios donde solo es posible una actividad pasiva, consumista. Esto es así porque es un modelo rentable, más fácil de mantener, algo principalmente hecho por los propios negocios que se encuentran en esa zona y porque es fácilmente controlable con una sobreabundancia de reglamentación para evitar problemas. Precisamente como un buen ejemplo de como pueden ser las cosas hablamos del <strong><a href="http://medialab-prado.es/">MediaLab-Prado</a></strong> un espacio en Madrid de referencia internacional, donde se ponen en práctica todas estas cosas.</p>
<p>La cuestión que nos planteó Domenico es que debemos ampliar nuestra definición de espacio público, diferenciando entre espacio público y espacio común, definido este por el arquitecto <strong>Eduardo Serrano</strong> como <em><a href="http://urbanohumano.org/castellano/el-espacio-publico-como-catalizador-de-colectividades-locales/" target="_blank">“espacios que no están sujetos a ningún orden pre-establecido, espacios que se crean por la necesidad o una acción del momento en el que actúan dos o más personas. Estos espacios se crean casi siempre en las fronteras, en ese espacio donde dos mundos se encuentran, se tocan o colisionan. La necesidad o la simple creatividad de sus “usuarios” es el elemento portante y estructurante de estos espacios.”</a></em></p>
<p>Esta creatividad, al crearse desde lo común es precisamente una acción colectiva, como el conocimiento, que es claramente una creación colectiva, hecho con el aporte de todas las personas a lo largo de la historia y del presente, y donde mejor se puede desarrollar esta creación colectiva es en el espacio común, como muestra claramente el ejemplo de internet, un espacio común que hemos creado y seguimos creando entre todos. Por esto hay que proponer procesos urbanísticos de hibridación de profesiones y con una clara participación ciudadana, creando redes con el gran valor añadido de la inteligencia colectiva.</p>
<p>Llegados a este punto hablamos del gran cambio que ha supuesto la digitalización en las relaciones y nuestra conducta en los espacios públicos, dando lugar a un nueva indentidad digital. Precisamente relacionado con esto, Ecosistema Urbano está desarrollando una línea de trabajo llamada <em>“Smart Street Procomún”</em>, que pretende llevar a lo físico lo positivo de esta nueva indentidad digital. Una cosa que nos gustó mucho es el concepto de que el cambio y la revolución empiezan desde lo contidiano, desde las cosas que hacemos de forma diaria como por ejemplo ir en bici, creando otro tipo de realidad. Por esto debemos de construir un nuevo modelo basado en lo que nosotros queremos, siendo más osados, más maduros al apropiarnos de nuestro propio poder, convirtiendonos en <em>prosumidores</em>, en productores de lo que consumimos, sin depender de las antiguas normas; más o menos lo mismo que viene a decier la frase <em>“se el cambio que quieres ver”</em>. Finalmente nos gustó especialmente una reflexión que compartió con nosotros, que decía que una de las ventajas del <em><a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Decrecimiento"><strong>Decrecimiento</strong></a></em> es que viviríamos mejor, de forma mucho más slow y tranquila, algo con lo que nosotros estamos totalmente de acuerdo.</p></blockquote>
<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/04/40_dias_cama_urbanohumano.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1001" title="40_dias_cama_urbanohumano" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/04/40_dias_cama_urbanohumano.png" alt="" width="545" height="292" /></a></p>
<p><em>Foto que nos hemos hecho al final de la entrevista.</em></p>
<p>Aprovecho para saludar a Camy e Iván; en la entrevista me lo he pasado muy bien.</p>
<p>¡Enhorabuena por la iniciativa!</p>
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		<title>Dalla ciociaria a Madrid cambiando il mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 11:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Salvatore D&#8217;Agostino, attento giornalista specializzato sui temi dell&#8217; Architettura ed autore del blog &#8220;Wilfing Architettura&#8221; ha da poco pubblicato una intervista che ha voluto dedicare alla mia condizione di professionista espatriato e su cui abbiamo lavorato diversi mesi. Vaglio approfittare per ringraziare Salvatore per la sua pazienza e professionalità, è stato un paicere rispondere alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/03/dome_avatar_by_masa_post.png"><img src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/03/dome_avatar_by_masa_post.png" alt="" title="dome_avatar_by_masa_post" width="545" height="329" class="alignnone size-full wp-image-946" /></a><br />
<strong>Salvatore D&#8217;Agostino</strong>, attento giornalista specializzato sui temi dell&#8217; Architettura ed autore del blog <a title="Wilfing Architettura | Salvatore D'Agostino" href="http://wilfingarchitettura.blogspot.com/" target="_blank">&#8220;Wilfing Architettura&#8221;</a> ha da poco pubblicato una intervista che ha voluto dedicare alla mia condizione di professionista espatriato e su cui abbiamo lavorato diversi mesi.</p>
<p>Vaglio approfittare per ringraziare Salvatore per la sua pazienza e professionalità, è stato un paicere rispondere alle sue domande; ragionando sul presente e futuro della professione e non solo.</p>
<p>Di seguito vi lascio il testo completo:</p>
<p><strong>Salvatore D’Agostino</strong><br />
<em>Domenico Di Siena di anni&#8230;, originario di&#8230;, migrante a &#8230;, qual è il tuo mestiere?</em></p>
<p><strong>Domenico Di Siena</strong><br />
Ho 32 anni.</br><br />
<strong>da dove vengo:</strong> Sono cresciuto in un piccolo centro del basso Lazio <a href="http://maps.google.it/maps?ll=41.34434,13.779066&amp;spn=0.008361,0.027466&amp;t=k&amp;z=16">Coreno Ausonio,</a> paesino della Ciociaria (provincia di Frosinone), situato in una ridente collina a pochi chilometri dal mare e non lontano dalle montagne del Parco Nazionale dell&#8217;Abruzzo.</br><span id="more-924"></span></p>
<p><strong>dove sono andato:</strong> Ho iniziato i miei studi di Architettura presso l&#8217;Università <a href="http://www.uniroma1.it/">La Sapienza di Roma</a>. Dopo quattro anni mi sono deciso a fare domanda per una borsa Erasmus con destinazione Parigi.<br />
Dove ho avuto la fortuna di frequentare, durante un anno accademico, i corsi presso la <a href="http://www.paris-lavillette.archi.fr/cms1.9.2/">Ecole d&#8217;Architecture de la Villette</a>. Ciò che ho apprezzato di più di questa esperienza sono state le lezioni di urbanistica e l&#8217;ambiente culturale che si respirava.</br></p>
<p>Dopo questa esperienza non avevo nessuna voglia di tornare in Italia, né a Roma né a<em> La Sapienza</em>. Così decisi di continuare con la scoperta di nuove culture e nuovi modi di concepire la didattica e l&#8217;architettura e mi sono recato a Madrid &#8211; dove potevo contare già su qualche buon amico &#8211; ed è qui che risiedo stabilmente da ormai 6 anni.</br></p>
<p><strong>che faccio:</strong> Mi occupo di Urban Social Design; mi dedico alla progettazione di spazi e dinamiche capaci di migliorare le relazioni sociali in un contesto urbano. L’attività professionale è strettamente collegata al lavoro di ricerca sviluppato presso l&#8217;<em><a id="umzt" title="Universitad Politecnica de Madrid" href="http://www.upm.es/institucional">Universidad Politécnica de Madrid</a></em>, orientata allo studio di nuovi modelli di progettazione e gestione dello spazio pubblico. Con un’attenzione particolare alle dinamiche emergenti nel campo delle nuove tecnologie.</br></p>
<p><strong>Le coordinate di Madrid sono <a id="e:w2" title="40°23′46″N 3°43′00″W" href="http://maps.google.it/?ie=UTF8&amp;ll=40.427872,-3.635101&amp;spn=0.135638,0.439453&amp;t=k&amp;z=12">40°23′46″N 3°43′00″W</a>, perché ti sei fermato qui?</strong></br></p>
<p>Madrid è una capitale europea con un’interessante offerta culturale, piena di contraddizioni e libertà: non l&#8217;avrei mai immaginato prima di viverci.</br><br />
Si può considerare tra le poche metropoli capaci di offrire un difficile equilibrio tra ciò che è locale e ciò che è globale. A Madrid ho la sensazione di poter vivere al meglio la mia condizione di cittadino <em>glocal</em>.</br><br />
Vivo la città, la sua identità, la sua forza e la sua vitalità allo stesso tempo vivo la sua straordinaria capacità di connessione con il resto del mondo, culturalmente, economicamente e professionalmente: sono a Madrid e sono dappertutto.</br><br />
Purtroppo da qualche anno a questa parte gli amministratori locali portano avanti politiche volte a limitare questa vitalità: processo che per la verità è comune a molte altre città spagnole ed europee.</br><br />
La gestione degli spazi pubblici sembra problematica soprattutto perché i nostri politici sono del tutto incapaci a comprenderne le dinamiche e quindi, ad accompagnarle nella direzione più conveniente alla collettività. Sono terrorizzati dalla possibilità di perdere il controllo e preferiscono restringerne le possibilità di uso attraverso classificazioni e regolamenti che limita enormemente ogni potenziale collettivo e sociale.</br><br />
Vivere questo processo quando la città ancora conserva un minimo di carattere, può essere interessante e può aiutare a capirne le ragioni, le dinamiche e le future conseguenze urbane. Permettendoci di proporre soluzioni e progetti capaci di migliorare la città e in qualche modo frenare le tendenze degradanti. Come ad esempio  l&#8217;<em><a id="ja5m" title="Ecobulevar a Vallecas" href="http://www.architizer.com/en_us/projects/view/ecoboulevard-madrid/11017/">Ecobulevar a Vallecas</a></em> o il recente complesso educativo infantile con annessa piazza a <em><a id="g3jn" title="Rivas Vaciamadrid" href="http://www.architizer.com/en_us/projects/view/plaza-ecopolis/13753/">Rivas Vaciamadrid</a></em>.</br></p>
<p><strong>Mentre chiacchieravamo per preparare questo colloquio mi ha incuriosito questa tua frase: «Mi piace definirmi cyber-architetto e pensare di essere un Urbanista».</br><br />
Puoi spiegare meglio questa auto definizione?</strong></br></p>
<p>Sono passate alcune settimane dal nostro primo scambio d’idee durante il quale ho avuto modo di maturate alcune riflessioni che rimuginavo da tempo. Oggi mi piace utilizzare una definizione differente, preferisco parlare di <em>Urban Social Design</em>.</br><br />
Quando parlavo di cyber-architetto, mi riferivo alla possibilità di considerare l&#8217;architettura come una disciplina che vada oltre la composizione architettonica e la costruzione, qualcosa di molto più vicino alla gestione di processi; da lì la referenza al mondo cyber e all&#8217;urbanistica.</br><br />
<em>Urban Social Design</em> mi sembra dare meglio l&#8217;idea di questo concetto: progettazione di spazi, situazioni o dinamiche, che hanno come obiettivo migliorare le relazioni sociali tra coloro che convivono un ambito urbano o più in generale un habitat <em>costruito</em>.</br><br />
Nel nostro studio (ndr <a id="l96u" title="Ecosistema Urbano" href="http://www.ecosistemaurbano.com/">Ecosistema Urbano</a>) lavoriamo a progetti che difficilmente si assocerebbero all&#8217;architettura. Elaborare una nuova definizione di quello che facciamo ci aiuta a trasmettere in modo strategico ed efficace gli obiettivi del nostro lavoro e quindi a innovare la nostra professione.</br></p>
<p>Attualmente stiamo lavorando a una piattaforma web che permette ai cittadini di esprimersi riguardo al proprio quartiere o città. A prima vista potrebbe sembrare un <em>semplice</em> progetto di consultazione popolare o, nella migliore delle ipotesi una sorta di progettazione partecipata. In realtà l&#8217;obiettivo è utilizzare l&#8217;interesse che i cittadini hanno per la propria città come opportunità per catalizzare nuove reti e contatti tra vicini di quartiere. In altre parole si cerca di generare l&#8217;humus necessario per far nascere nuove relazioni e attività sociali, costruite direttamente dal basso.</br><br />
Questo tipo di dinamiche vuole essere la base su cui poter costruire processi innovativi di progettazione basati sulla presenza di elementi fisici (piattaforme) e tecnologie di comunicazione (digitali). La professione dell&#8217;architetto in questo modo non s’intende più solo come un progettista di spazi, ma come un consulente (gestore) capace di definire gli elementi fisici e le dinamiche sociali, necessarie a catalizzare processi di auto-organizzazione.</br></p>
<p>Nel costante lavoro di riflessione e autocritica che portiamo avanti nello studio ci siamo resi conto di aver raggiunto un <em>savoir faire</em> che ha a che vedere non solo con la qualità architettonica ma anche con la capacità di catalizzare e gestire diversi processi che convergono verso un unico obiettivo: ci muoviamo in ogni nostro intervento su più fronti: sociale, economico, architettonico, tecnico e politico senza mai dimenticare l&#8217;importanza della comunicazione.</br></p>
<p><strong>Che cosa intendi per comunicazione?</strong></br></p>
<p>La comunicazione è una componente essenziale del processo di progettazione. Trasmettere in modo accurato ai collaboratori, clienti e utenti, le caratteristiche e gli obiettivi di ogni passo sono una delle chiavi per realizzare un buon progetto.</br><br />
Oggi tuttavia, comunicazione significa molto di più.</br><br />
La comunicazione sta diventando la necessità di ogni professionista. Se fino a qualche anno fa apparire nelle più importanti riviste di settore poteva essere l&#8217;elemento fondamentale per aumentare il prestigio professionale e la visibilità del proprio studio, oggi da un lato non è più sufficiente e dall&#8217;altro non è più l&#8217;unica strada.</br><br />
Il prestigio, o meglio la reputazione, comincia a essere qualcosa che si ottiene condividendo i risultati del proprio lavoro cominciando dal proprio processo di produzione/creazione. Non ci si limita più a corteggiare le riviste e gli editori più importanti per dare maggiore visibilità alle qualità dei nostri lavori. Ogni professionista dispone oggi dei mezzi per far conoscere il proprio lavoro. L&#8217;ostacolo maggiore è metodologico più che strutturale. La comunicazione distribuita si basa su un dialogo continuo e orizzontale. La gerarchia è sostituita dalla reputazione. I giovani progettisti e le piccole aziende cominciano a costruire la propria reputazione direttamente dal basso, dialogando direttamente con altri professionisti.</br><br />
I professionisti più attenti e innovativi basano il proprio lavoro su un continuo processo di ricerca e innovazione.</br><br />
In questa cornice è sempre più interessante condividere con altri professionisti (e non) i risultati del proprio lavoro generando una rete che si alimenta continuamente con nuove idee e contenuti.</br></p>
<p><strong>Insieme al gruppo <a id="iy6e" title="FOA" href="http://www.f-o-a.net/">FOA</a> avete rappresentato la città di Madrid &#8211; <a href="http://ecosistemaurbano.org/blog/airtreecommons/">con il progetto di uno spazio pubblico attrezzato</a> &#8211; al recente EXPO di Shanghai.</strong></br></p>
<p><strong>Non credi che sia un paradosso – non per te – per l’architettura italiana di oggi?</strong></br></p>
<p>Non lo considero un paradosso. Dovrebbe essere del tutto normale superare la nazionalità di chi propone un progetto per premiarne piuttosto le qualità.</br><br />
Ad ogni modo è sicuramente una situazione che fa riflettere.</br><br />
I fattori che contribuiscono a creare questa situazione sono molteplici.</br><br />
In Italia si respira <em>il potere</em>, è una sensazione che ci accompagna nella vita personale e professionale. Ci siamo abituati, lo respiriamo tutti i giorni, in un certo senso ne siamo assuefatti. Negli ultimi venti/trent’anni la cosa è peggiorata: praticamente in ogni settore, il potere è detenuto da una generazione <em>vecchia</em>; e con la parola vecchia, non intendo mancare di rispetto a chi è più anziano, ma piuttosto sottolineare la condizione di decadenza e di mancanza di visione di futuro.</br><br />
La società è bloccata, le città italiane stanno diventando dei borghetti ancorati a vecchi modelli di sviluppo, squarciati da una dimensione quotidiana influenzata dal culto dell&#8217;immagine continuamente spalmataci addosso dai media.</br><br />
Quando penso agli anni vissuti a Roma, mi rendo conto che la città non mi ha mai offerto l&#8217;opportunità di esser parte della sua identità come motore innovatore. Nelle città italiane non esiste la possibilità di sentirsi protagonisti della costruzione di una identità locale, ci limitiamo a consumare un&#8217;identità rifilataci bella che masticata.</br><br />
In altre parole, in Italia più che in altri paesi europei percepisco l&#8217;azione del <em>potere</em> che ridimensiona continuamente qualsiasi <em>conato</em> di innovazione.</br><br />
Tuttavia, sono convinto che sarà proprio l&#8217;Italia a fornire le forme più innovative di democrazia partecipata e nuove formule di open-government.</br><br />
La triste esperienza che si è accumulata in Italia durante decenni di oligarchia favorirà la nascita d’iniziative capaci di proporre un nuovo modello di gestione del territorio.</br><br />
In questo processo giocherà probabilmente un ruolo importante l&#8217;uso delle nuove tecnologie. A mio avviso, in questo senso due dei progetti più innovativi a scala mondiale sono proprio italiani: uno è<a href="http://criticalcity.org/home/">criticalcity.org</a> progetto di riqualificazione urbana ludica e partecipata l&#8217;altro è <a href="http://parlamento.openpolis.it/">openparlamento.it</a> un progetto che promuove maggiore trasparenza nella gestione pubblica facilitando la partecipazione diretta della cittadinanza.</br></p>
<p><strong>Attraverso il tuo studio gestisci un <a id="typz" title="blog" href="http://ecosistemaurbano.org/">blog</a>. A che cosa serve un blog per un architetto?</strong></br></p>
<p>Per capire a che serve un blog, forse è utile fare riferimento al concetto di commons che in italiano si potrebbe tradurre in modo approssimativo come <em>comune</em> e/o <em>dominio pubblico</em>.</br><br />
Ci troviamo di fronte a un nuovo ecosistema professionale che ci permette di sviluppare idee e progetti partendo dall&#8217;operato di altre persone, altri professionisti o altre aziende.</br><br />
La nascita di questo ecosistema è tuttora in processo, soprattutto in Italia, per ragioni culturali e strutturali. Uno dei principali <em>problemi</em> è la dipendenza dalla presenza d’intermediari come le associazioni, gli enti e le riviste di settore.</br><br />
Anche se lentamente, le parti di questo ecosistema professionale cominciano a comunicare senza intermediari. Questa comunicazione risulta essere più efficace e veloce; promuove un nuovo modello di lavoro che possiamo definire <em>lavoro in rete</em>. La comunicazione diventa relazione e dialogo, fortificando un modello che riconosce l&#8217;importanza dei commons.</br><br />
La stampa, come tutti gli enti di settore, sono abituati a essere <em>promotori e contenitori</em> del dibattito professionale, e faticano ad accettare l&#8217;essere solo <em>promotori</em> visto che il contenitore è la rete in cui tutti siamo prosumers: produttori e consumatori, in questo caso, del dibattito.</br><br />
Il dibattito si sposta continuamente verso quei nodi che meglio di altri sanno promuovere lo scambio vero d’idee e opinioni: quel sistema che permette di far crescere e di innovare.</br><br />
Avere e curare un blog significa dar vita e formar parte di questo ecosistema.</br></p>
<p><strong>Dove stai andando?</strong></br></p>
<p>Mi piacerebbe poter rispondere semplicemente: vado nella giusta direzione! Ma chi lo può dire?</br><br />
Forse non so dove vado, ma so dove voglio andare.</br><br />
Stiamo vivendo una rivoluzione storica, paragonabile a quella del &#8217;68. Proprio come allora si sta creando una frattura profonda tra la classe dirigente (vecchia) e la cultura <em>emergente</em>, quella dei giovani. La realtà ereditata ci sta stretta e le nuove tecnologie ci permettono di volare alto, sogniamo un mondo migliore, e lo crediamo possibile semplicemente perché ci stiamo organizzando in modo orizzontale, creando reti indipendenti.</br><br />
Siamo la generazione della cultura libera: concetto molto semplice e potenzialmente rivoluzionario. Soprattutto quando lo associamo all’intelligenza collettiva, al dominio pubblico, alla collaborazione, allo spazio pubblico.</br><br />
Voglio che le mie azioni quotidiane, personali e professionali mettono in pratica questa <em>rivoluzione culturale</em>.</br><br />
Ho proprio voglia di essere felice. Una cosa molto semplice. Lo voglio dire. Il mio obiettivo è essere felice e per esserlo ho bisogno di cambiare il mondo. Cambio il mondo. Quello piccolo. Quello quotidiano. Voglio essere sereno mentre cambio il mondo. Mentre faccio la rivoluzione. Quanto più tempo posso passare con le persone a me care più mi rendo conto che sono vicino al mio obiettivo.</br> </p>
<p>Stiamo vivendo un&#8217;epoca estremamente interessante, un&#8217;epoca di cambiamento. Una rivoluzione.</br><br />
Io voglio parteciparvi!</p>
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		<title>Ecosistema Urbano partecipa a ARCHITECTS MEET IN SELINUNTE</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 09:54:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fra poche ore saró in partenza con destinazione Sicilia, per essere piú precisi saró a Selinunte. Lo scopo di questo viaggio è partecipare nella sezione CRITICS del ARCHITECTS MEET IN SELINUNTE organizado por Associazione Italiana di Architettura e Critica (AIAC). La mia partecipazione è prevista per il primo pomeriggio del sabato. L&#8217;evento si presenta ricco [...]]]></description>
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<p><object id="prezi_al2d4jkmdl5j" width="545" height="340" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="flashvars" value="prezi_id=al2d4jkmdl5j&amp;lock_to_path=0&amp;color=ffffff&amp;autoplay=no&amp;autohide_ctrls=0" /><param name="src" value="http://prezi.com/bin/preziloader.swf" /><embed id="prezi_al2d4jkmdl5j" width="545" height="340" type="application/x-shockwave-flash" src="http://prezi.com/bin/preziloader.swf" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" flashvars="prezi_id=al2d4jkmdl5j&amp;lock_to_path=0&amp;color=ffffff&amp;autoplay=no&amp;autohide_ctrls=0" /></object></p>
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<p>Fra poche ore saró in partenza con destinazione Sicilia, per essere piú precisi saró a Selinunte. Lo scopo di questo viaggio è partecipare nella sezione CRITICS del <strong>ARCHITECTS MEET IN SELINUNTE</strong> organizado por <a href="http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=2527" target="_blank">Associazione Italiana di Architettura e Critica (AIAC)</a>.<span id="more-906"></span></p>
<p>La mia partecipazione è prevista per il primo pomeriggio del sabato.</p>
<p>L&#8217;evento si presenta ricco e interessante, oltre a nosotros (<a title="Ecosistema Urbano | Blog" href="http://www.ecosistemaurbano.org" target="_blank">Ecosistema Urbano</a>) saranno presenti:</p>
<p><strong>TALENTS</strong>, gruppi under 35 provenienti da tutto il mondo: Altroom (Ukraine), BiCuadro (Italy), Blaf Architecten (Belgium), Boundary Unlimited (Taiwan-Netherlands), Antonino Cardillo (Italy), Demo Architects (Netherlands-Italy), Design Ether (India), Frida Escobedo (Mexico), Gilad-Shiff Architecture (Israel), Ia-Architectures (Francia), Jojko+Nawrocki Architects (Poland), Francesco Librizzi (Italy), Moya Trovato Arquitectos (Spain), Annette Pui Man Chu (Hong Kong), Beatriz Ramo – STAR (Netherlands-Spain), Roman Rutowsky (Poland), Urbantainer (South Korea), Tom van Malderen Architecture Project (Malta), Vicini TBR (Dominican Republic), Zero Architects (Italy).</p>
<p><strong> </strong><strong>CRITICS</strong>, cioè dei direttori delle riviste partner dell’evento e critici di riconosciuto livello internazionale: Hans Ibelings (A10_Netherlands), Aaron Levy (USA), Bill Menking (The Architects’ Newspaper_USA), Valerio Paolo Mosco (Italy), Luigi Prestinenza Puglisi (Compasses) e le conferenze degli SPECIAL GUEST, cioè quattro studi di architettura operanti a livello internazionale e noti per la loro ricerca architettonica: Bellaviti Coursaris (France), Dekleva Gregoric (Slovenia), Ecosistema Urbano (Spain), Onix (Netherlands-Sweden).</p>
<p><strong>BLOCKBUSTER EVENT.</strong><br />
- Lectio magistralis di ospiti illustri: Arup, Dante O. Benini (Italy), Mario Cucinella (Italy), Neil Leach (USA), Daniel Libeskind (USA), James Wines (USA);<br />
- Mostra del lavoro di sette studi siciliani: Architrend, Arrigo, Cusenza-Salvo, Iraci, La Monaca, Scau, UFO. In occasione dell’inaugurazione della mostra sarà presentata la raccolta dei progetti pubblicata da Mancosu Editore.</p>
<p>Per maggiori informazioni:</p>
<p><a href="http://www.presstletter.com">www.presstletter.com</a><br />
<a href="http://www.backstage-architecture.org">www.backstage-architecture.org</a></p>
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		<title>Presentación de Urban Social Design en &#8220;EFÍMERAS alternativas habitables&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 12:56:12 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[architecture]]></category>
		<category><![CDATA[castellano]]></category>
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		<category><![CDATA[basurama]]></category>
		<category><![CDATA[domenico di siena]]></category>
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		<category><![CDATA[EFÍMERAS]]></category>
		<category><![CDATA[habitables]]></category>
		<category><![CDATA[Juan López-Aranguren]]></category>
		<category><![CDATA[Urban Social Design]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Esta tarde 25 de febrero 2011 de 19:15 a 20:45 participaré en la exposición EFÍMERAS alternativas habitables, con una conferencia sobre Urban Social Design. En este encuentro presentaré la asociación Urban Social Design cuyo objetivo es la investigación y promoción de un nuevo ámbito profesional, situado en un punto intermedio entre arquitectura, ingeniería, urbanismo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/02/efimeras_545.png"><img class="alignnone size-full wp-image-852" title="efimeras_545" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/02/efimeras_545.png" alt="" width="545" height="212" /></a></p>
<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/02/efimeras_545.png"></a>Esta tarde 25 de febrero 2011 de 19:15 a 20:45 participaré en la exposición <a href="http://www.efimeras.com/" target="_blank">EFÍMERAS alternativas habitables</a>, con una conferencia sobre <a title="Urban Social Design" href="http://urbansocialdesign.org" target="_blank">Urban Social Design</a>.</p>
<p>En este encuentro presentaré la asociación Urban Social Design cuyo objetivo es la investigación y promoción de un nuevo ámbito profesional, situado en un punto intermedio entre arquitectura, ingeniería, urbanismo, geografía, política, comunicación y sociología.</p>
<p>En la conferencía presentaré algunos elementos que en <a title="Ecosistema Urbano Agency" href="http://ecosistemaurbano.com" target="_blank">Ecosistema Urbano</a> consideramos fundamentales para actuar como profesionales en un contexto urbano. Hablaremos de <strong>espacio público</strong>, de <strong>procomún</strong>, de <strong>prosumers</strong>, de <strong>condición glocal</strong>, de <strong>redes </strong>y de <strong>identidad digital.</strong></p>
<p>En la sesión anterior de 17h30 dará una charla <strong>Juan López-Aranguren</strong> de <a href="http://basurama.org" target="_blank">basurama</a>, que nos hablará <a title="Permanent Link to Sobre el mundo y lo efímero" rel="bookmark" href="http://www.basurama.org/blog/2011/02/25/sobre-el-mundo-y-lo-efimero/">sobre el mundo y lo efímero</a>.</p>
<p>Me hace especial ilusión compartir con juan la <strong>Sala de la Arquería de los Nuevos Ministerios </strong>(Paseo de la Castellana 67, 28046 Madrid).</p>
<p>¡<em>Seguro que me tiene preparada alguna sorpresa!</em></p>
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