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	<title>urbanohumano &#187; Comunicazione</title>
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		<title>Fenomenologia di Mike Bongiorno</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 09:52:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi vi lascio con un interessante e lungimirante articolo di Umberto Eco scritto per  Diario Minimo nel 1961</p>
<p>L&#8217;uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l&#8217;evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigo rifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com&#8217;è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L&#8217;ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasti camente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di posseder-lo un giorno.<span id="more-372"></span></p>
<p>La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l&#8217;everyman. La TV presenta come ideale l&#8217;uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda unculto; Josephine Baker scatena rituali idolatrici e dà il nome<br />
a un&#8217;epoca. In TV appare a più riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l&#8217;idolo non è costei, ma l&#8217;annunciatrice, e tra le annunciatrici la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex-appeal limi tato, gusto discutibile, una certa casalinga<br />
inespressività.</p>
<p>Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rap presenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo<br />
ciascu no — per l&#8217;uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si tro va immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La &#8220;medietà&#8221; aristotelica è equilibrio nell&#8217;esercizio delle pro prie passioni, retto dalla virtù discernitrice della &#8220;prudenza&#8221;. Mentre nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanità.<br />
Il caso più vistoso di riduzione del superman all&#8217;every man lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest&#8217;uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l&#8217;unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o fin zione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.</p>
<p>Per capire questo straordinario potere di Mike Bongior no occorrerà procedere a una analisi dei suoi comporta-menti, ad una vera e propria &#8220;Fenomenologia di Mike Bongiorno&#8221;, dove, si intende, con questo nome è<br />
indicato non l&#8217;uomo, ma il personaggio.<br />
Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlan do, un grado modesto di adattamento all&#8217;ambiente. L&#8217;amore isterico tributatogli dalle teen-agers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli<br />
lascia intrav vedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.</p>
<p>Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all&#8217;apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressio nare lo spettatore, non solo mostrandosi all&#8217;oscuro<br />
dei fat ti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.<br />
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primiti va ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la me todologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono.<br />
Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo.<br />
In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l&#8217;uomo non predesti nato rinunci a ogni tentativo.</p>
<p>Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illi mitata verso l&#8217;esperto; un professore è un dotto; rappre senta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.<br />
L&#8217;ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quan do, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L&#8217;uomo mediocre rifiuta di imparare ma si<br />
propone di far studiare il figlio.<br />
Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore (&#8220;Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!&#8221;).</p>
<p>Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le im pietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: &#8220;Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?&#8221;.<br />
Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: &#8220;Scusi, signora guardia&#8230;&#8221;) usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: &#8220;si gnor spazzino, signor contadino&#8221;.<br />
Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d&#8217;Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic). Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È pa terno e condiscendente con gli umili, deferente con le per sone socialmente qualificate.<br />
Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosi na che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l&#8217;unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).</p>
<p>Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi.<br />
Evita i pronomi, ripetendo sem pre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-posi tivista.<br />
Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all&#8217;occasione, egli potreb be essere più facondo di lui.<br />
Non accetta l&#8217;idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabuc co e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fer mamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia<br />
è di con seguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.</p>
<p>Mike Bongiorno è privo di senso dell&#8217;umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con ariadivertita e scuote il capo, sottintendendo che l&#8217;interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso<br />
si na sconda una verità, comunque non lo considera come vei colo autorizzato di opinione.<br />
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non man ca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa&#8230; &#8220;Mi dica un po&#8217;, si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos&#8217;è di preciso questo futurismo?&#8221;). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l&#8217;opinione dell&#8217;altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.<br />
Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: &#8220;Cosa vuol rappresentare quel quadro?&#8221; &#8220;Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?&#8221; &#8220;Com&#8217;è che viene in mente di occuparsi di filosofia?&#8221;.</p>
<p>Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze co lorate e la coda di cavallo è &#8220;bruciata&#8221;. Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe di ventare come l&#8217;altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo<br />
in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l&#8217;educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare pe rifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas ap partengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l&#8217;artificio retorico è una sofisticazione. In<br />
fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provo cazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei cri tici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l&#8217;uo mo mediocre è maldestro.<br />
Mike Bongiorno lo conforta por tando la gaffe a dignità di figura retorica, nell&#8217;ambito di una etichetta omologata dall&#8217;ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.<br />
Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortafo sull&#8217;esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.</p>
<p>Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna<br />
religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.</p>
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		<title>Reti sociali locali e spazi pubblici ibridi per la revitalizzazione urbana</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 10:23:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da ormai qualche anno leggo con frequenza il sito Eddyburg. Si tratta a mio giudizio di uno dei più interessanti siti in lingua italiana dedicato ai temi della gestione del territorio. Molte settimane fa prima della polemica del piano casa e poi del tragico evento del terremoto, si era acceso su questo sito un interessante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-235" title="vittika_flickr_365" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2009/04/vittika_flickr_365.jpg" alt="vittika_flickr_365" width="365" height="154" /><br />
Da ormai qualche anno leggo con frequenza il sito <a href="http://www.eddyburg.it" target="_blank">Eddyburg</a>. Si tratta a mio giudizio di uno dei più interessanti siti in lingua italiana dedicato ai temi della gestione del territorio. Molte settimane fa prima della polemica del piano casa e poi del tragico evento del terremoto, si era acceso su questo sito un interessante dibattito riguardo al futuro degli spazi pubblici urbani. Rimasi colpito dalla linea generale di molti interventi, a mio giudizio poco &#8220;innovatori&#8221;.<br />
Mi é sembrato quindo opportuno scrivere al direttore per illustrare il mio personale punto di vista. Di seguito vi lascio il testo integrale della mia &#8220;carta al direttore&#8221;.<span id="more-234"></span><br />
Caro direttore,<br />
vorrei sottoporre alla sua attenzione e a quella di tutti i lettori di Eddyburg una riflessione sugli ultimi interventi sul tema della perdita di vitalità degli spazi pubblici.</p>
<p>Comincio dalla fine. Non posso essere d&#8217;accordo con chi afferma che lo svuotamento degli spazi pubblici debba attribuirsi a fenomeni quali lo sgretolamento della rete dei piccoli commerci di quartiere ed alla conseguente migrazione verso i centri commerciali della periferia o al fenomeno di privatizzazione e mercificazione degli stessi. Lei stesso nel suo <a href="http://eddyburg.it/article/articleview/12547/0/318/" target="_blank">ultimo editoriale</a> fa riferimento a questo tipo di fenomeni.</p>
<p>Sono convinto che esistono spiegazioni molto più interessanti, che individuano il problema nel carattere stesso di questi spazi, i quali già da molti anni hanno smesso di essere funzionali e di apportare valore aggiunto ai cittadini e alla cittadinanza; e nello straordinario processo di trasformazione che sta caratterizzando il nostro attuale stile di vita, caratterizzato da una forma di socialità basata su modelli e spazi di interazione completamente diversi da quelli conosciuti fino ad oggi.</p>
<p>E&#8217; certo che viviamo secondo un modello di cittadinanza in cui gli interessi economici sono liberi di promuovere qualsiasi tipo di trasformazione, con il potere politico immobilizzato dalla totale mancanza di visione di futuro o di una proposta sociale realmente contemporanea. Tuttavia, non sono affatto convinto che la privatizzazione sia la causa di questa trasformazione. Sono più propenso a considerare tale fenomeno come la &#8220;soluzione&#8221; più facile e più immediata che la società abbia saputo produrre. I privati, contrariamente ai gestori pubblici, sono capaci di promuovere velocemente nuove attività, riuscendo ad interpretare e a gestire in modo molto più &#8220;efficace&#8221; la realtà post-moderna legata alla società dello spettacolo.</p>
<p>Molto probabilmente, non é la mancanza di risorse economiche il motivo per cui gli enti pubblici locali si affidano ai privati per rivitalizzare gli spazi pubblici urbani. Si tratta piuttosto di una soluzione scaturita da una totale mancanza di lungimiranza politica, una facile scappatoia di fronte a un problema che non si sa come affrontare.</p>
<p>Dinanzi a un processo così travolgente e così sregolato, non posso pensare che si debba ancora credere al ritorno ad un modello del passato. Non posso credere che si parli ancora del negozietto di quartiere come la soluzione di tutti i mali.</p>
<p>Riflettiamo un attimo sui benefici offerti alla vitalità urbana dal piccolo commercio di quartiere. Il negoziante non é altro che il nucleo di una rete di contatti tra vicini. Questa rete definisce, o meglio contribuisce a definire l&#8217;identità ed il carattere del luogo in cui vivono i clienti: il quartiere. Grazie all&#8217;anello di congiunzione costituito dal negoziante, un certo numero di vicini si scambiano due parole. Comunicano. Percepiscono l&#8217;umore, i pensieri e le preoccupazioni di coloro che vivono alla porta accanto. Vedono e costruiscono un briciolo di comunità.</p>
<p>Troppo spesso lo si considera come l&#8217;elemento di vitalità urbana per eccellenza o forse l&#8217;ultimo che ancora ci é rimasto. Ma è davvero quello che vogliamo? Non possiamo pensare a niente di meglio? Non capisco perché di fronte a un problema o un cambiamento, l&#8217;unica soluzione che sappiamo proporre é un ritorno alla situazione anteriore al problema o anteriore al cambiamento. E se pensassimo a un nuovo modello di spazio pubblico?</p>
<p>Caro direttore, lei nel suo editoriale fa un doveroso appello affinché si torni a dare importanza alla disciplina urbanistica, ridare forza alla pianificazione urbana; parla di &#8220;governo delle trasformazioni&#8221;. Poi però si lascia andare ad una poco propositiva nostalgia per il passato.</p>
<p>Non capisco. Di che protagonismo dell&#8217; urbanistica stiamo parlando? E soprattutto di che trasformazioni stiamo parlando?</p>
<p>Siamo a ridosso del 2010, viviamo nell&#8217; era delle reti. Non possiamo continuare a parlare di spazi pubblici e di relazioni sociali senza fare i conti con ciò che sta avvenendo in internet. O forse vogliamo ancora credere che anche internet sia tra le cause dello svuotamento degli spazi pubblici?</p>
<p>Stiamo assistendo ad un progressivo svuotamento degli spazi pubblici. D&#8217;accordo. L&#8217;attuale modello di vita spinge la grande maggioranza dei cittadini ad utilizzarli unicamente come via di transito. Come conseguenza l&#8217;unica funzione (importante) che continuano a svolgere é garantire l&#8217;indispensabile libertà che costituisce l&#8217;essenza stessa della cittadinanza.</p>
<p>Tuttavia, prima di correre diritti a cercare soluzioni del passato, credo che sarebbe utile capire bene che cosa sta succedendo nelle nostre vite quotidiane. Capire se sentiamo veramente la necessità di &#8220;vivere&#8221; questi spazi.</p>
<p>Fino ad oggi abbiamo disegnato gli spazi pubblici pensando nelle attività che vi si svolgevano o nelle esigenze scenografiche degli elementi architettonici che li circondano. Oggi che la società sembra aver transladato la maggior parte delle sue tradizionali attività in altri luoghi (spesso privati), non possiamo più continuare a progettare seguendo questo schema. Dobbiamo fare uno sforzo in più. Guardare un po&#8217; più avanti e ripensare a quale potrebbe e dovrebbe essere la funzione che deve svolgere lo spazio pubblico, e solo successivamente definirne le caratteristiche e le qualità: il disegno.</p>
<p>Generazione dopo generazione. Le nostre strade. Le nostre piazze. Subiscono mutazioni continue adattandosi alle attività che in esse svolgiamo. Le adattiamo alla produzione e scambio di merci, poi al transito delle carrozze, quindi delle macchine, poi ritorniamo sui nostri passi e privilegiamo il transito e l&#8217; accesso pedonale.</p>
<p>Dobbiamo smettere di inseguire le trasformazioni. Adesso tocca a noi. Professionisti e cittadini, dobbiamo ritornare a essere i protagonisti. Tocca a noi immaginare e coordinare in modo collettivo le attività che vi si svolgeranno.</p>
<p>E&#8217; giunto il momento di chiudere questa rincorsa alle attività e mettere l&#8217;accento sulla funzione che vogliamo che abbiano.</p>
<p>Se vogliamo che ritornino ad essere vivi e pieni di relazioni sociali, di attività politica nel senso di affermazione stessa della cittadinanza, allora probabilmente dobbiamo riflettere su come si manifestano oggi giorno tali funzioni e come pensiamo che si manifesteranno nel futuro.</p>
<p>Non credo si possa dubitare del fatto che le nuove tecnologie e soprattutto internet stanno già offrendo eccezionali opportunità per quanto riguarda questo ed altri tipi di relazioni. Molti opineranno che si tratta di un fenomeno che ha poco a che vedere con la città e con gli spazi &#8220;fisici&#8221;; io invece penso esattamente il contrario.</p>
<p>Il processo delle relazioni e il nostro stile di vita definisce senza alcun dubbio il carattere delle nostre città. Conseguentemente se l&#8217;importanza dello spazio pubblico sta nella creazione di relazioni e scambio di ogni tipo, quando passiamo alla progettazione o programmazione degli stessi, dobbiamo necessariamente introdurre un nuovo &#8220;materiale&#8221;; lo stesso di cui internet é pieno: le relazioni sociali, appunto. Un materiale intangibile con il quale non siamo abituati a progettare. In definitiva ci troviamo di fronte alla necessità di pensare a un nuovo modello di spazio pubblico, dove possano confluire, catalizzarsi e visualizzare le reti sociali locali, fisiche e &#8220;virtuali&#8221;.</p>
<p>Riassumendo. Di fronte ad un chiaro processo di impoverimento degli spazi pubblici, piuttosto che un &#8220;misero&#8221; ritorno al passato dobbiamo avere il coraggio e la capacità di guardare al futuro; cimentarci nel disegno di un nuovo tipo di spazio pubblico progettato pensando a come migliorare la sua funzione sociale senza limitarci ad adattarlo esclusivamente alle sue normali e &#8220;indispensabili&#8221; attività vitali.</p>
<p>Per agire in questa direzione sarà necessario rafforzare le dinamiche di formazione e sviluppo delle reti sociali locali. Offrire loro la possibilità di &#8220;crescere&#8221; in un nuovo tipo di spazio urbano. Uno spazio pubblico ibrido che utilizzi lo &#8220;spazio delle relazioni telematiche&#8221; come una opportunità per accrescere la comunicazione fra vicini di quartiere; permettere alle nuove dinamiche di &#8220;comunicazione continua&#8221; di rafforzare il sentimento di appartenenza ad una comunità locale; offrire le infrastrutture necessarie a far nascere nuove funzioni e nuovi caratteri gestite direttamente dai cittadini, basandosi su regole di funzionamento dettate più dal &#8220;bene comune&#8221; che dalle leggi del mercato.</p>
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		<title>week Roma design+. seminario &#8211; New media design_Comunicazione vs interazione</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 08:52:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A cura di Paolo Valente in collaborazione con uqbar.media art culture Ex Gil , Largo Ascianghi n°5 , Roma Sala Moretti 11 Dicembre h.18:20 Il rapido sviluppo che i nuovi media e l’era del web 2.0 stanno portando nel mondo della comunicazione lascia intravedere possibilità del tutto nuove, come alcune interessanti forme espressive dove l’interazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A cura di <a href="http://arcorosca.blogspot.com/" target="_blank">Paolo Valente</a> in collaborazione con <a href="http://uqbar-mediaartculture.ning.com/" target="_blank">uqbar.media art culture</a></p>
<p>Ex Gil , Largo Ascianghi n°5 , Roma Sala Moretti<br />
11 Dicembre<br />
h.18:20</p>
<p>Il rapido sviluppo che i nuovi media e l’era del web 2.0 stanno portando nel mondo della comunicazione lascia intravedere possibilità del tutto nuove, come alcune interessanti forme espressive dove l’interazione tra forma e contenuti raggiunge standard molto alti e sorprendentemente “adatti” al nostro vivere contemporaneo. Un incontro tra i diversi attori in campo che, presi nei rispettivi mondi &#8211; virtuale &#8211; artistico &#8211; culturale &#8211; professionale, cercherà di restituire lo stato dell’arte di un fenomeno in piena evoluzione.<span id="more-203"></span></p>
<p>Partecipano: <strong>Carlo Infante</strong> (performing media) &#8211; <strong>Fabio Fornasari (</strong>Rinascimento Virtuale) &#8211; <strong>Mario Savini </strong>(extrart) &#8211; <strong>Marina Bellini</strong> (musei di Roma 2.0) &#8211; <strong>Rosanna Galvani</strong> (aka Roxelo Babenco, uqbar.media art culture) &#8211; <strong>Monica Scanu</strong> e <strong>Andrea Genovese</strong> (Master in Cultural Experience Design and Management )</p>
<p>L’incontro si svolgerà contemporaneamente nella sede di uqbar.media art culture in second life<br />
(<a href="http://slurl.com/secondlife/Experience%20italy%20NW/128/128/37" target="_blank">http://slurl.com/secondlife/Experience%20italy%20NW/128/128/37</a>)slurl<br />
di seguito info su Week Rd+ :</p>
<p><strong>Week Rd+</strong> è la rassegna che torna dal 10 al 18 Dicembre, nello Spazio Ex Gil_Largo Ascianghi 5, per la sua sesta edizione. La manifestazione promuove e valorizza la cultura del design aprendosi al confronto con scenari internazionali. Con 8 giorni di mostre, conferenze, vernissage, performance per promuovere l’attività e l’innovazione del design. La rassegna coinvolge le imprese, le università, le istituzioni, i professionisti e il grande pubblico a dimostrare che il design è fattore di innovazione e sviluppo.</p>
<p><strong>Week Rd+ </strong>è promossa dalla Sapienza Università di Roma – Sezione Arti, Design e Nuove Tecnologie del dipartimento ITACA e Corsi di Laurea in Disegno Industriale &#8211; con l’Amministrazione Provinciale di Roma e la Camera del Commercio di Roma; sono partner dell’iniziativa l’Assessorato alla Cultura Spettacolo e Sport e l&#8217;Assessorato all&#8217;Istruzione diritto allo studio e formazione della Regione Lazio, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma e AT Lazio spa.<br />
Con il patrocinio del Ministero dell&#8217;Università e della Ricerca, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero per lo Sviluppo Economico, ADI Nazionale_Associazione per il Disegno Industriale, Ordine degli Architetti, Pianificatori e Paesaggisti di Roma e Provincia, AIAP Associazione Italiana Progettisti comunicazione visiva.</p>
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		<title>Libera informazione in un libero Stato</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 13:30:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vogli odare diffusione a una nuova ed interessante iniziativa lanciata da Beppe Grillo: L&#8217;Italia non ha una informazione libera. Questo è il motivo per il quale nessuna televisione, nessun giornale sta promuovendo il referendum del 25 aprile per una &#8220;Libera informazione in un libero Stato&#8221;. Sarebbe la loro fine. Ho bisogno del tuo aiuto. Diffondi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vogli odare diffusione a una nuova ed interessante iniziativa lanciata da <a href="http://www.beppegrillo.it" target="_blank">Beppe Grillo</a>:</p>
<p>L&#8217;Italia non ha una informazione libera. Questo è il motivo per il quale nessuna televisione, nessun giornale sta promuovendo il referendum del 25 aprile per una &#8220;Libera informazione in un libero Stato&#8221;. Sarebbe la loro fine.<span id="more-98"></span><br />
Ho bisogno del tuo aiuto. Diffondi la notizia e i punti di raccolta delle firme elencati di seguito.</p>
<p>Invia questa email a tutti coloro che vogliono una informazione libera in Italia per firmare il 25 aprile per i tre referendum:</p>
<p>1- abolizione dell&#8217;ordine dei giornalisti di Mussolini<br />
2- cancellazione dei contributi pubblici all&#8217;editoria, che la rende dipendente dalla politica<br />
3- eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, per un&#8217;informazione libera dal duopolio Partiti-Mediaset</p>
<p>Il 25 aprile saremo in 460 punti in tutta Italia e in città su 5 continenti.<br />
Trova quello più vicino a te su: <a onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" href="http://www.beppegrillo.it/v2day/mappa/" target="_blank">http://www.beppegrillo.it/v2day/mappa/</a></p>
<p>Coraggio!<br />
Beppe Grillo.</p>
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		<title>eutv: portale partecipativo sulla sostenibilità</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Oct 2007 10:49:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo studio di architettura Ecosistema Urbano con il cuale collaboro da un anno, sta lanciando un nuovo portale web partecipativo dedicato alla sostenibilità. Questo progetto che io stesso sto coordinando é sicuramente molto ambizioso ed altamente totalmente innovativo. Sono pochi i progetti con caratteristiche simili. Nei prossimi post presenteró più in dettaglio il progetto, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo studio di architettura <a href="http://www.ecosistemaurbano.org" target="_blank">Ecosistema Urbano</a> con il cuale collaboro da un anno, sta lanciando un nuovo portale web partecipativo dedicato alla sostenibilità. Questo progetto che io stesso sto coordinando é sicuramente molto ambizioso ed altamente totalmente innovativo. Sono pochi i progetti con caratteristiche simili.<br />
Nei prossimi post presenteró più in dettaglio il progetto, per il momento vi lascio con un video di presentazione in inglese e il sito web in spagnolo: <a href="http://www.eutv.pbwiki.com" target="_blank">www.eutv.pbwiki.com<br />
<span id="more-31"></span></a></p>
<p><object width="425" height="350" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/XYdXp9ilY-0" /><embed width="425" height="350" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/XYdXp9ilY-0" wmode="transparent" /></object></p>
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		<title>Publico.es</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Sep 2007 20:01:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi nasce in Spagna un nuovo giornale, un giornale innovativo, giovane, che scommette sulla distribuzione creative commons: sto parlando del nuovo giornale Público. Il direttore é un giovane giornalista di 33 anni, già molto conosciuto in spagna attraverso il suo blog. L&#8217;idea é produrre un giornale attuale, contemporaneo, al passo con i tempi e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi nasce in Spagna un nuovo giornale, un giornale innovativo, giovane, che scommette sulla distribuzione creative commons: sto parlando del nuovo giornale <a href="http://www.publico.es" target="_blank">Público</a>.<br />
Il direttore é un giovane giornalista di 33 anni, già molto conosciuto in spagna attraverso il <a href="http://http://www.escolar.net/" target="_blank">suo blog</a>.<br />
L&#8217;idea é produrre un giornale attuale, contemporaneo, al passo con i tempi e le tecnologie che oggi abbiamo a disposizione. Tra le note a suo favore, la pagina (ridotta) dello sport che no lascia spazio ad inutili commenti e dispute e la cosa più interessante un&#8217;accurato approfondimento delle notizie anche quando non sono attualissimi.<span id="more-28"></span><br />
In Italia la situazione dei media va sempre peggio (vedi CDA Rai) in Spagna la televisione pública già non è in mano alla politica (grazie a Zapatero) enegli ultimi 3 anni sono nate due nuovi canali televisivi nazionali e un giornale&#8230;..</p>
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		<title>Comunicazione o Marketing?</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 04:25:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questo periodo in Spagna sta per quotarsi in borsa un grande gruppo editoriale. La campagna pubblicitaria che la promaziona recita: &#8220;esiste qualcosa di piu&#8217; importante della comunicazione?&#8220;. Questo spot mi ha fatto riflettere sul ruolo che ha assunto oggi giorno la comunicazione nella vita quotidiana in genere e su come sta influenzando la disciplina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo periodo in Spagna sta per quotarsi in borsa un grande gruppo editoriale. La campagna pubblicitaria che la promaziona recita: &#8220;<em>esiste qualcosa di piu&#8217; importante della comunicazione?</em>&#8220;.<br />
Questo spot mi ha fatto riflettere sul ruolo che ha assunto oggi giorno la comunicazione nella vita quotidiana in genere e su come sta influenzando la disciplina Urbanistica.<br />
<span id="more-8"></span> La pubblicitá essenzialmente cerca di attirare l&#8217;attenzione su un prodotto, in genere senza dirci nulla di nuovo su di esso. A causa della enorme quantità di messaggi pubblicitari, un prodotto acquista (o conserva) visibilità solo grazie ad una continua campagna di pubblicità (<strong>comunicazione</strong>).<br />
Le amministrazioni pubbliche sembrano aver recipito il messaggio e dedicano sempre più risorse alla comunicazione, cercando di farsi spazio tra la multitudine di informazioni che quotidianamente ci bombardano.<br />
Da qualche tempo giá non si parla di comunicazione ma bensí di <strong>Marketing Urbano</strong>. La parola Marketing mi fa pensare immediatamente ad un prodotto da vendere. Se penso alla città mi domando quale sia il prodotto in vendita.<br />
La risposta é più semplice di quello che sembra. Ciò che si sta cercando di vendere con il marketing urbano, è un determinata idea di città. Per essere più precisi, le strategie di marketing urbano spesso vengono utilizzate per creare consenso intorno ad un idea di città fra i propri abitanti e promozionare la città nel mercato internazionale del turismo e degli investitori. Si usano per ottenere un consenso minimo su grandi progetti di trasformazione urbana evitando di passare per un lungo e difficile dibattito pubblico, eventualità che danneggerebbe la strategia di marketing della cittá a livello nazionale ed internazionale.<br />
Un esempio chiarissimo é cio che sta succedendo a <strong>Madrid</strong>. L&#8217;amministrazione pubblica sta promozionando la cittá con un determinato marketing che ha come punta di diamante la candidatura olimpica: buona qualità di vita, sole, divertimento, accoglienza, innovazione, grandi opere pubbliche, crescita economica e fisica della città.<br />
La conseguenza é una città assediata dai cantieri, che rende la vita impossibile ai cittadini, i cuali non hanno alcuna voce in capitolo. Quando i cantieri chiuderanno tutti beneficeranno di una città più moderna, con strade enormi e ancora più macchine. L&#8217;idea di città sarà stata a quel punto <strong>venduta e accettata</strong> (obligatoriamente) dai cittadini e le quotazioni della cittá saranno cresciute a livello internazionale. Però durante tutto il processo le risorse che si sarebbero dovute desitnare alla promozione di un indispensabile dibattito pubblico sono state spese per la promozione della nuova immagine di città.<br />
Risultato: più turisti e più capitali. E i cittadini? Be in questo caso possiamo paragornarli a delle <strong>comparse di un parco tematico</strong>, indispensabili per tenere in vita una città che ha come unico scopo la ricezione di visitatori (<strong>turisti e capitali</strong>).<br />
Credo sia giunto il momento di pensare ad un nuovo modello di pianificazione che si basi obligatoriamente nella <strong>partecipazione dei cittadini</strong> evolvendo la fase di comunicazione verso un vero e proprio processo di progettazione partecipata.</p>
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