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	<title>urbanohumano &#187; cittadinanza</title>
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	<description>Sentient City, P2P Urbanism, Commons, Open Government, Social Innovation, Politic</description>
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		<title>Verso la &#8220;Città Open Source&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 20:45:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sentient city]]></category>
		<category><![CDATA[accountability]]></category>
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		<description><![CDATA[La città contemporanea vive un complesso processo di trasformazione. Le ralazioni sociali e la vitalità urbana sono fenomeni sempre più rari e frammentati. I nostri vicini diventano dei completi sconosciuti e gli spazi pubblici della città semplici luoghi di attraversamento. Le reti sociali cresciute in internet permettono di sviluppare nuove dinamiche di comunicazione e relazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/05/planit-valley-portugal-21.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1122" title="planit-valley-portugal-2" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/05/planit-valley-portugal-21.jpg" alt="" width="545" height="299" /></a><br />
La città contemporanea vive un complesso processo di trasformazione. Le ralazioni sociali e la vitalità urbana sono fenomeni sempre più rari e frammentati. I nostri vicini diventano dei completi sconosciuti e gli spazi  pubblici della città semplici luoghi di attraversamento.</p>
<p>Le reti sociali cresciute in internet  permettono di sviluppare  nuove dinamiche  di comunicazione e relazione tra vicini, migliorando la coesione sociale  e la qualità della vita, offrendo la sensazione di maggiore sicurezza.</p>
<p>Le nuove tecnologie di comunicazione permettono nuove forme di collaborazione ed organizzazione per la gestione di beni comuni (pubblici); si possono usare per strutturare un sistema di informazioni che stabilisca una relazione diretta tra i tecnici e gli utenti (cittadini) assicurando una maggior collaborazione nella gestione urbana da entrambi i lati.<span id="more-1119"></span></p>
<p><strong>La città frammentata</strong></p>
<p>Oggi le dimensioni di spazio e tempo, storicamente in stretta relazione tra loro (percezione spaziale continua) si stanno progressivamente separando, diventando sempre più indipendenti (percezione spaziale frammentata). Attualmente un numero sempre maggiore di persone si sposta ogni giorno da un punto all’altro della città per giungere a lavoro e segue lo stesso percorso per tornare a casa. La distanza tra questi due punti e tutto ciò che vi accade nel mezzo non è di alcun interesse.  L’unica cosa che importa è il tempo di spostamento, che grazie allo sviluppo tecnologico è sempre più breve.</p>
<p>La città  non è più un luogo continuo, ma si caratterizza più come una struttura di nodi connesi in rete (network city). Questi nodi diventano sempre più definiti, organizzati, efficenti e lo spostamento tra loro sempre più rapido. Ogni luogo delle città che non riesce ad avvicinarsi a queste caratteristiche, che non abbia questa unica funzione (cioè che non sia un nodo) perde di importanza, come gli spazi pubblici.</p>
<p>Molto spesso la complessità ( il valore) di un punto consiste esclusivamente nel dar accesso ad altri punti. Da qui torniamo all‘importanza  attribuita oggi al movimento. Invece di vivere in uno spazio continuo, noi ci muoviamo continuamente tra spazi discontinui (punti o nodi ).</p>
<p>La struttura per punti rispetto ad una struttura continua ha meno livelli di diversificazione e complessità. A minori diversificazione e complessità  corrisponde maggiore necessità di movimento. Ogni punto ha una sua identità e funzione. Tutto sembra più organizzato e più facile da trovare .A patto che per trovare quello che cerchiamo siamo pronti a muoverci costantemente tra altri punti.</p>
<p>La maggior parte di questi spostamenti avviene con mezzi di trasporto e ad una velocità che non permette di relazionarsi con l’intorno. Ha solo un inizio ed una fine, senza possibilità di “sorpresa”  o di cambiamento . Tutto ciò suppone un impoverimento degli spazi intermedi, degli spazi che mettono in relazione i punti, e di conseguenza degli spazi pubblici.</p>
<p>Per agire in questo tipo di città è indispensabile intervenire su aspetti della vita quotidiana che apparentemente non hanno niente a che vedere con la progettazione dello spazio pubblico urbano .</p>
<p>Il nostro attuale stile di vita si sviluppa tra due dimensioni obbligandoci ad agire anche su quella che comunemente chiamiamo “virtuale” o “digitale” oltre che quella “presenziale”. Come dice il sociologo Castells “tutto ciò che facciamo, da quando cominciamo la giornata a quando termina, lo facciamo con internet&#8230;&#8230;la connessione tra il virtuale ed il fisico (non direi reale, perchè la realtà è virtuale e fisica allo stesso tempo) la scegliamo noi. Non ci sono due società , ci sono solo due forme di relazione ed attività sociale di noi stessi. Siamo noi che dobbiamo cercare la forma migliore di adattarle ed incastarale”.</p>
<p><strong>Spazi Pubblici, Spazi Sensibili</strong></p>
<p>Come dice Daniel Innerarty nella città lo spazio omogeneo e stabile non è altro che un caso limite all’ interno  di uno spazio globale di molteplicità locali connesse; al posto di vicinati si sviluppano reti locali ed il dibattito pubblico si realizza in uno spazio virtuale, con le strade e le piazze che hanno smesso di essere il principale luogo di incontro e rappresentazione.</p>
<p>Internet sembra  offrire un “luogo” per le relazioni sociali alternativo  ai luoghi “ tradizionali”. Questo fatto puo esser inteso come un problema in grado di aggravare il successivo  svuotamento  dello spazio pubblico; o al contrario, può essere considerato come una straordinaria opportunità per rafforzare le relazioni  sociali locali, creando i presupposti necessari ad accrescere la vitalità degli spazi pubblici. Internet è oggi giorno il luogo in cui con maggiore successo si stanno sperimentando modelli di gestione collettiva.</p>
<p>Credo sia molto importante tornare a considerare la città come il risultato della costruzione di tutti, e lo spazio pubblico come il luogo in cui questo processo possa avere luogo. Oggi disponiamo di strumenti capaci di catalizzare dinamiche partecipative che prima era impossibile coordinare. Sono sempre di più gli esempi di procesi di “creazione” di cittadinanza legati  all’uso delle nuove tecnologie e senza dubbio internet rappresenta uno dei principali fattori di cambiamento della società. Detto questo  credo sia evidente che non possiamo pensare lo spazio pubblico senza tener conto delle potenzialità di questa tecnologia, di come si usa e di come possono apportare valore aggiunto.</p>
<p>Dovremmo incominciare a parlare di un nuovo tipo di spazio pubblico, uno spazio ibrido, in cui la tecnologia possa riuscire a catalizzare dinamiche di commistione tra attività che tradizionalmente non sono connesse o sono ospitate in altri spazi (privati).</p>
<p><a href="http://juanfreire.net" target="_blank">Juan Freire</a> lo spiega molto chiaramente: <em>“ la distinzione tra spazi, comunità fisiche e comunità vituali è superata. Assistiamo ad un processo  di ibridazione che modifica le nostre identità individuali , comunitarie e territoriali. Internet ha facilitato lo sviluppo di reti globali, ma paradossalmente ne è stata meno riconosciuta l’influenza negli ambiti locali.</em><em> Ovviamente le tecnologie digitali modificano il modo in cui ci organizziamo e relazioniamo con il nostro ambiente, tanto che viviamo già in territori in cui il digitale è rilevante quanto il fisico. Le reti Hiper-locali e gli spazi pubblici ibridi sono le nuove realtà che che ci troviamo di fronte con l’arrivo di internet e la cultura digitale nell’ambito locale”</em></p>
<p>Per Juan Freire la crisi degli spazi pubblici urbani è dovuta anche alla mancanza di un piano (aperto) che risvegli nei cittadini un vero interesse per ciò che usano; ed ha introdotto nel dibattito concetti come quello di spazio ibrido, in riferimento alle opportunità offerte dall ‘ ibridazione di fisico e digitale negli spazi pubblici.</p>
<p>Dato per assunto l’esistenza di una pelle digitale  che caratterizza gli spazi pubblici possiamo dedicarci a definire le loro qualità e caratteristiche. Al posto di “ibrido” voglio utilizzare il concetto di “sensibile”, e con “spazio sensibile”  faccio riferimento al carattere “vivo” di questi spazi; alla loro capacità di promuovere relazioni bidirezionali con i suoi utenti, di attrarre reti  sociali Hiper-locali e visualizzaare in maniera trasparente le informazioni legate al contesto.</p>
<p><strong>Reti sociali ed Auto-gestione</strong></p>
<p>Se consideriamo l’incremento nell’uso di social networks ed internet ci rendiamo conto che stiamo assistendo ad un processo di trasformazione che ci porterà alla scomparsa dell‘attuale  distinzione tra identità digitale ed identità fisica.</p>
<p>La maggior parte delle persone puo continuare a vivere normalmente senza preoccuparsi della propria presenza (identità) digitale nei social networks, ma è molto probabile che tra qualche anno, il concetto di identità giunga ad integrare sia la dimensione digitale che quella fisica.</p>
<p>Di conseguenza, ognuno sarà costretto a prestare la medesima attenzione  sia alla sua identità fisica che a quella digitale, cosa che alcuni di noi stanno già facendo da alcuni anni.</p>
<p>E’ necessario  prendere in considerazione alcuni fattori specifici di questo nuovo tipo di identità, tra cui la particolare dimensione temporale. Il processo di costruzione dell’identità digitale con il passare del tempo lascia tracce nella rete, una impronta visibile ed accessibile a qualunque utente. Il risultato è che una identità viene percepita come somma dell‘identità presente con le identità del passato (l’impronta).</p>
<p>Di norma siamo abituati a controllare la nostra immagine pubblica scegliendo in ogni momento cosa mostrare. Quando però la nostra identità ha lasciato un impronta nella rete la sua visibilità non è più qualcosa in nostro esclusivo potere ma è distribuita tra amici e conoscenti (peer group).<br />
Chiunque mi conosca  può pubblicare informazioni ( foto, testi, etc&#8230;) direttamente o indirettamente relazionate con la mia identità senza bisogno di autorizzazione. E’ cio’ che succede nella maggior parte dei social networks.</p>
<p>Senza dubbio l’identità digitale sarà completamente assimilata al processo di apprendimento e verrà sempre più associata ad un luogo fisico; significa che l’idea che abbiamo di una (o più) identità digitali parallele slegate dalla realtà stanno a mio avviso perdendo di interesse: in realtà non abiamo neanche il tempo per creare (gestire) identità parallele.</p>
<p>La nostra identità non si costruisce solo tramite le informazioni pubblicate da me ed i miei amici ma anche dalle informazioni che pubblicano i miei dipositivi. Un esempio sta nell‘uso di servizi come Foursquare che sfruttando la connessione ad internet dei nostri cellulari permette di pubblicare nei miei network il luogo in cui mi trovo in ogni momento.</p>
<p>Tale identità digitale inequivocabile, facilita lo sviluppo di progetti innovativi di hardware sociale  basati su di un tipo di  partecipazione senza carattere collettivo, in cui la dinamica di collaborazione è il risultato di una azione ed interazione  individuale. Si scoprono, un po’ per volta, le capacità di auto-organizzazione delle società informate capaci di rivoluzionare la propria struttura, sfruttando  il fenomeno dello specchio virtuale  che permette di associare le informazioni  sullo stato di una azione con le decisioni individuali.</p>
<p><strong>Controllo e Decentramento</strong></p>
<p>I social networks rafforzano un nuovo  tipo di controllo: un controllo decentrato ad opera di una pluralità di individui indipenedenti che collaborano utilizzando capacità ripartite e mobili, di calcolo e di comunicazione. Le Tecnologie di Informazione e Comunicazione (TICs) non rappresentano la soluzione, ma una opportunità di migliorare la nostra capacità di gestione del territorio. Possono essere usate per obiettivi diversi e contrapposti. Da una parte si può approfittare della loro enorme capacità di elaborazione dati per accentrare  tutte le informazioni e tentare di “ risolvere” la complessità urbana; ma può essere usata anche per aprire e decentralizzare le scelte.</p>
<p>Si tratta di capire come le TICs possono definire una struttura di gestione urbana in cui centri di controllo discontinuo possano vivere circondati da auto-determinazione (appropriazione) e libertà. Un’idea molto vicina al concetto di tensegrity definito da Buckminister Fuller: “ isole in compressione dentro un mare in tensione”.</p>
<p>L’integrazione di tecnologie digitali nello spazio fisico permette di sviluppare nuove dinamiche di comunicazione e relazione tra vicini, che rafforzano la coesione nelle comunità locali ed allo stesso tempo la qualità della vita offrendo una sensazione di maggiore sicurezza.</p>
<p>Grazie alle nuove tecnologie e ad alcune mutazioni culturali, sistemi e mondi prima totalmente chiusi e spesso poco trasparenti, si aprono alla partecipazione di agenti (e persone) esterni alla loro struttura organizzativa. I cittadini diventano più disponibili a partecipare  e collaborare perché sono più informati e finalmente sono considerati interlocutori utili per la gestione urbana. Architetti ed urbanisti possono ragionevolmente cominciare a lavorare in costante  comunicazione con i cittadini, “condividendo”  con questi il loro potere decisionale.</p>
<p>Per spiegare questo fenomeno si puo fare riferimento  al concetto di “lunga coda”  di Chris Anderson. Internet ed il contesto digitale hanno cambiato le leggi di distribuzione (del potere) e le regole di mercato. Il sistema economico e politico attualmente si basa su di una struttura piramidale in cui il potere (o potenziale economico/creativo) di molti si considera inferiore a quello dei pochi che si trovano nella parte più alta della piramide. Esiste un nuovo sistema basato sulla somma o accumulazione  di tutte le piccole potenzialità (o poteri della massa), che grazie ai sistemi  di comunicazione in rete offerti da internet possono eguagliare o superare il potere (o il potenziale)  di coloro che oggi occupano le posizioni privilegiate. Sono il vecchio mercato di massa e la nuova nicchia di mercato, rappresentati dalla testa e la coda del noto grafico di distribuzione statistica.</p>
<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/05/Long_tail.png"><img class="alignnone size-large wp-image-1133" title="Long_tail" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/05/Long_tail-545x283.png" alt="" width="545" height="283" /></a><br />
<em>La lunga coda è il nome gergale di una ben nota caratteristica di distribuzione statistica ( Zipf, Legge di potenze, distribuzione di Pareto e/o in generale distribuzione di Levy).La caratteristica è anche conosciuta come heavy tails, power-law tails, o le code di Pareto.</em></p>
<p>In tali distribuzioni una ampia frequenza o  gran frequenza di  di trasazione è seguita da una  bassa frequenza o bassa ampiezza della popolazione che decresce gradatamente. In molti casi, gli eventi a bassa frequenza o scarsa ampiezza- la lunga coda, qui rappresentata dalla porzione gialla del grafico-possono ricoprire la maggior parte del grafico.</p>
<p>La presenza di una entità centralizzata non è necessaria quando i dispositivi di controllo e di ritorno dell‘informazione (feedback) , permettono agli attori  di visualizzare o prendere coscienza delle conseguenze delle proprie azioni. Il fenomeno  di auto-organizzazione incosciente si trasforma in controllo cosciente ed intenzionale quando si permette agli individui di comprendere gli effetti delle proprie azioni. Qui si inserisce il concetto di tensegrity, in riferimento ad un modello di gestione in cui le decisioni decentralizzate si uniscono a quelle centralizzate evitando una dinamica di controllo completamente chiusa ed onnipresente.</p>
<p>Invertendo la supremazia della centralizzazione sulle decisioni  individuali, si ottiene che i cittadini  prendono coscienza delle proprie azioni e così cominciano a coordinarle in modo intenzionale. Questo processo potrebbe riuscire a restituire la necessaria legittimità e credibilità agli interventi  nelle aree urbane degradate.</p>
<p><strong>Verso la partecipazione: Accountability e open data</strong></p>
<p><em>“ La partecipazione richiede  un sistema di infomazione, un osservatorio e degli indicatori che riflettano periodicamente la situazione di quelle variabili che riteniamo chiave per stabilire la nostra evoluzione e che siano accessibili e comprensibili ai cittadini.”</em> (Agustín Hernández Aja, 2002)</p>
<p>Così nel 2002 Hernández Aja, docente di Urbanistica dell’ Università politecnica di Madrid, descrive i presupposti indispensabili per la partecipazione cittadina. Una decade più tardi acquistano popolarità modelli di comunicazione e dinamiche di gestione che ci avvicinano a questi presupposti. Tra questi vorrei far emergere l’accountability e il movimento Open Data.</p>
<p>Accountability è un termine anglosassone che potremmo tradurre  con “ responsabilità” o “obbligo di render conto”. Accostandoci al concetto di accountability possiamo creare un ecosistema di comunicazione e trasparenza che permetterebbe  al cittadino di esigere responsabilità dall’amministrazione. Il che ci aiuta a compiere l’obiettivo di decentralizzare il controllo  necessario per una vera democrazia.</p>
<p>Open Parlamento è un esempio stupendo  di come lavorare  per migliorare e ottenere accountability. Si tratta  di uno strumento Web che permette monitorare in maniera distribuita il lavoro  dei deputati del parlamento italiano.</p>
<p>La pagina web offre molte informazioni  sui proggetti di legge ed in generale su tutta l’attività del Parlamento Italiano. La cosa più interessante è il suo sistema di tracciamento distribuito che permette  di controllare  l’attività politica di ogni deputato. Ogni cittadino può “adottare” un deputato, pubblicare  tutte le sue dichiarazioni e confrontarle  con la sua attività parlamentare.</p>
<p>Immaginiamo questo stesso sistema applicato su scala locale, dove i cittadini hanno maggiore capacità di organizzazione e di esercitare pressione. Il controllo al quale sottostarebbero tutti gli amministratori locali sarebbe così intenso che questi si sentirebbero quasi obbligati a mettere in marcia un processo di trasformazione della struttura amministrativa verso un modello più aperto e partecipativo.</p>
<p>Il movimento Open Data si pone come una delle maggiori spinte ad ottenere trasparenza sulla gestione pubblica.</p>
<p>Open Data consiste nel porre a disposizione della società i dati dell‘ amministrazione pubblica, oltre i dati relazionati con progetti finanziati con denaro pubblico, o gestiti da istituzioni pubbliche.</p>
<p>L’obiettivo è approfittare di questi dati che le organizzazioni pubbliche non sanno o non sono capaci di analizzare. Liberarli in modo che qualunque persona o organizzazione possa usarli per costruire nuove formule di consultazione e visualizzazione, semplificare , diversificare oltre che arricchire le iniziali informazioni.</p>
<p>In Spagna, tra gli esempi di questa nuova tendenza spicca il progetto di Open Data Euskadi, parte integrante  dell’iniziativa  di Open Government del Governo Basco: un portale di esposizione  dei dati  pubblici in formato riutilizzabile, sotto licenza aperta. A scala urbana, emergono  i progetti attivati  da due città spagnole: Zaragoza e Cordoba, che  cominciano a compiere i primi passi  nel mondo di Open Data.</p>
<p>Sono convinto che la pressione cittadina obbligherà in breve tempo tutte le grandi città ad unirsi a questo processo di apertura e trasparenza.</p>
<p><strong>Open Source e Conscenza di Rete</strong></p>
<p>Come abbiamo detto, invertendo la supremazia della centralizzazione sulle azioni individuali,  i cittadini  prendono coscienza del proprio potere ed incominciano ad organizzarsi in rete.</p>
<p>Disponiamo della tecnologia, della conoscenza e delle dinamiche necessarie per porre in marcia processi di gestione urbana più aperti. I cittadini hanno cominciato a muoversi; le amministrazioni potrebbero approfittare di questi processi autonomi ed indipendenti per la gestione di situazioni  molto complesse, ma continua a mancare una chiara volontà politica.</p>
<p>Probabilmente gli amministratori sono riusciti a ritardare il passaggio verso un nuovo modello di gestione partecipata grazie all’appoggio indiretto e anche diretto di quello che viene chiamato “quarto potere”: la stampa. Il sistema di informazione attuale offre ancora ad amministratori e potenti ampie possibilità per manipolare  e controllare certi processi.</p>
<p>L’emergere di un modello di informazione molto più distribuito, incomincia ad offrire a qualunque cittadino la possibilità di produrre  informazione  locale rilevante. Nasce così un ecosistema di comunicazione basato nei Social Media.</p>
<p>Questo nuovo ecosistema di informazioni puo ridurre l’influenza dei mezzi di comunicazione di massa e quindi obbligare  gli amministratori a rendere conto delle loro decisioni. Gli ammministratori  si vedranno obbligati  a relazionarsi con questo nuovo tipo  di comunicazione, più orizzontale e distribuita: una opportunità per generare una forma di controllo sociale che migliori la trasparenza ed obblighi gli amministratori locali  a tener in considerazione l’opinione pubblica.</p>
<p>Un esempio chiarissimo di quanto stiamo dicendo, sono le ultime mobilitazioni che stanno contraddistinguendo la Spagna. Dopo la manifestazione del 15 maggio scorso, un evento autorizzato e organizzato per diverse settimane e che ha riunito decine di migliaia di persone, si stanno realizzando una serie di “ accampamenti ” permanenti nelle piazze urbane, organizzati in pochissime ore, grazie unicamente allo scambio di informazione attraverso social network come Twitter e Facebook. Il controllo di questi movimenti è semplicemente impossibile.</p>
<p>C’è stato un primo passo verso un modello in cui i governanti e gli amministratori devono capire che non potranno continuare ad ignorare i cittadini e difendere esclusivamente gli interessi dei più potenti.</p>
<p>Ci troviamo di fronte a un nuovo processo di costruzione del bene pubblico e del comune, insieme allo sviluppo di un nuovo modello si spazio pubblico che abbiamo chiamato spazio sensibile. I media tradizionali non riescono a trasmettere che cosa sta succedendo realmente nel quotidiano e di cosa stiamo discutendo o cosa stiamo organizzando noi cittadini. Al contrario, grazie ai Social Network tutti noi possiamo informarci e scambiare informazioni in tempo reale con le persone che in questo momento si sono accampate nelle piazze delle principali piazze spagnole.</p>
<p>Possiamo verificare come l’azione fisica sia assolutamente imprescindibile e come la sfera digitale sia capace di offrire un’intorno di comunicazione e di organizzazione di tipo “aumentato”, vale a dire che va oltre le possibilità di organizzazione di qualsiasi azione prevalentamente fisica: tutto diventa decentralizzato e allo stesso tempo connesso e sincronizzato.</p>
<p>Questi processi sembrano inevitabili e possono diventare, in tempi relativamente brevi, normali processi di gestione locale. A quel punto potremmo cominciare a parlare di una veritiera Città Open Source, e quindi di una città aperta alla partecipazione pubblica.</p>
<p><strong>Referenze</strong></p>
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<p>Scritto in spagnolo da Domenico Di Siena. Tradotto all&#8217;italiano da Lina Monaco (<a title="Lina Monaco | Twitter" href="https://twitter.com/Li_m0">@Li_m0</a>) e Giuseppe Di Siena (<a title="ing. Di Siena Giuseppe | Twitter" href="http://twitter.com/ingDiSiena" target="_blank">@ingdisiena</a>).</p>
<p>Licenza d&#8217;uso <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/" target="_blank">Creative Commons CC BY-SA 2.5</a> &#8220;Attribuzione &#8211; Condividi allo stesso modo&#8221;</p>
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		<title>#spanishrevolution chiama #italianrevolution</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 08:19:58 +0000</pubDate>
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<p><em>Ragazzi!!!! La piazza é stracolma. Madrid lancia un appello a tutta l&#8217;europa. Seguiteci&#8230;seguiteci&#8230;.!!!</em></p>
<p>Con queste parole ho voluto esprimere le mie emozioni su Facebook mentre partecipo a uno dei più straordinari movimenti di cittadini.</p>
<p>Vi parlo del movimento <strong>15m</strong> che prende il nome dal giorno (15 maggio) in cui si é tenuta la manifestazione in diverse piazze della Spagna con lo slogan “<a href="http://democraciarealya.es/" target="_blank">¡Democracia Real Ya!</a>”, e cioè Democrazia Reale Adesso!</p>
<p>Dopo la manifestazione, che non è stata immune da i soliti incidenti con la polizia, un gruppo di ragazzi decide di rimanere in piazza!! La polizia li obliga a scomberare. Il giorno successivo il risultato à stato che la piazza è tornata a riempirsi. A quel punto c’erano ancora più persone disposte a rimenere accampate tutta la notte.<span id="more-1104"></span></p>
<p>La cosa più strardinaria dal mio punto di vista è stata la reazione a livello nazionale. In poche ore, sui social network comincia a rimpallare la notizia dell’<a title="Acampadasol" href="http://madrid.tomalaplaza.net/" target="_blank">accampata in Puerta del Sol a Madrid</a>. Il risoltado é stato una grande affluenza di gente in quella piazza e l’inizio di nuovi accampamenti in altre città spagnole.</p>
<p>In questo caso é stato chiarissimo il potenziale offerto dal nuovo modello di comunicazione orizzontale e distribuito offerto da Internet e dall’uso dei social network. Con il tag <a title="#spanishrevolution" href="http://twitter.com/#!/search/spanishrevolution" target="_blank">#spanishrevolution</a> <a title="#acampadasol" href="http://twitter.com/#!/search/acampadasol" target="_blank">#acapamadasol</a> e <a title="#15m" href="http://twitter.com/#!/search/15m" target="_blank">#15m</a> è possibile aggiornarsi in tempo reale sulla situazione.</p>
<p>E’ curioso perché io stesso, vivendo a pochi metri da puerta del sol mi sono accorto di quanto stava succedendo da un messaggio di Massimo (<a href="http://twitter.com/openp2pdesign">@openp2pdesign</a>), un amico italiano attualmente trasferito a Helsinki. Massimo mi chiedeva se potevo spiegargli meglio che cosa stava succedendo in Spagna. E&#8217; a quel punto che cerco di trovare informazioni usando Twitter e comincio a vedere che in realtá la gran parte dei miei contatti stava parlando dell’accampata a Puerta del Sol. E’ stato incredibile, il flusso di informazione scorreva veloce e altrettanto velocemente si organizzavano nuove accampate nelle varie città Spagnole.</p>
<p>No potevo resistere e sono uscito a vedere, chiavi e smartphone sono sceso in piazza e ho registrato e trasmesso in diretta quanto stava succedendo.</p>
<p><object id="bplayer" width="465" height="400" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="wmode" value="opaque" /><param name="src" value="http://static.bambuser.com/r/player.swf?vid=1661186" /><embed id="bplayer" width="465" height="400" type="application/x-shockwave-flash" src="http://static.bambuser.com/r/player.swf?vid=1661186" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" wmode="opaque" /></object></p>
<p>La mattina successiva vado a lavoro e trovo questa situazione. Incredibile, l’organizzazione cresce.</p>
<p><object id="bplayer" width="465" height="400" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="wmode" value="opaque" /><param name="src" value="http://static.bambuser.com/r/player.swf?vid=1664767" /><embed id="bplayer" width="465" height="400" type="application/x-shockwave-flash" src="http://static.bambuser.com/r/player.swf?vid=1664767" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" wmode="opaque" /></object></p>
<p>La mattina del 18 maggio ricevo una mail da parte di Maximiliano Bianchi (<a href="http://twitter.com/strelnik">@strelnik</a>) che mi invita a partecipare ad una edizione di informacione per <a href="http://www.140nn.com/">140nn</a>. Naturalmente io non conosco Maximiliano ma é un altro mio amico, Federico (<a href="http://twitter.com/killeader">@killeader</a>) che lo mette in contatto con me. Il collegamento é stato interessantissimo e in quel momento, ancora una volta mi rendevo conto del grande potenziale della comunicazione orizzontale. I giornali anconra non perlavano, e ancor meno i telegiornali e io ero in diretta con altre persone a parlare di cosa stava succedendo.</p>
<p><iframe style="border: 0; outline: 0;" src="http://cdn.livestream.com/embed/140nn?layout=4&amp;clip=pla_45a35fd1-524a-4535-8ce4-b504a4b73213&amp;color=0xe7e7e7&amp;autoPlay=false&amp;mute=false&amp;iconColorOver=0x888888&amp;iconColor=0x777777&amp;allowchat=true" frameborder="0" scrolling="no" width="545" height="330"></iframe></p>
<p>Questi giorni sono un po’ frenetici e la voglia di essere il più possibile partecipe di questa movimento epocale deve fare i conti con l’esigenza delle attività di tutti i giorni, lavorare, fare la spesa ecc&#8230;.</p>
<p>E’ cosí que il 18 maggio insieme a Francesco (<a title="Francesco Cingolani | Twitter" href="http://twitter.com/immaginoteca" target="_blank">@immaginoteca</a>) e Jorge (<a title="Jorge Toledo | Twitter" href="http://twitter.com/eldelacajita" target="_blank">@eldelacajita</a>) decidiamo di mettere su un sito che posso promuovere a appoggiare il movimento. Con poche ore di lavoro cominciate alle 19h dopo il nostro normale orario di lavoro in studio ci mettiamo con le mani nella massa. In poche ore nache <a href="http://www.crowdmood.org">www.crowdmood.org</a> dove tuttora potete trovare le dirette delle due piazze più attive e delle attività su twitter e flickr.</p>
<p>La pagina dopo pochi minuti di funzionamento, grazie all’effeto rete è caduta per l’enorme quantità di persone connesse allo stesso tempo. Dopo qualche minuto riprende a funzionare.</p>
<p>Non contento il giorno successivo spinto dall’euforía e dal presentimento che in realtá quanto sta accadendo qui in Spagna potrebbe propagarsi in Europa, creo il sito <a href="http://www.europeanrevolution.eu">www.europeanrevolution.eu</a> dove raccolgo informazioni sui vari paesi in azione, al momento soprattutto Spagna e Italia.</p>
<p>Il sito permette a qualsiasi persona aggiungere nuove informazioni.</p>
<p>Nei prossimi giorni spero di poter pubblicare qualche riflessioni su quanto sta accadendo e su quali possono essere le conseguenza in Spagna, in Italia e in Europa.</p>
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		<title>Reti sociali locali e spazi pubblici ibridi per la revitalizzazione urbana</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 10:23:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da ormai qualche anno leggo con frequenza il sito Eddyburg. Si tratta a mio giudizio di uno dei più interessanti siti in lingua italiana dedicato ai temi della gestione del territorio. Molte settimane fa prima della polemica del piano casa e poi del tragico evento del terremoto, si era acceso su questo sito un interessante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-235" title="vittika_flickr_365" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2009/04/vittika_flickr_365.jpg" alt="vittika_flickr_365" width="365" height="154" /><br />
Da ormai qualche anno leggo con frequenza il sito <a href="http://www.eddyburg.it" target="_blank">Eddyburg</a>. Si tratta a mio giudizio di uno dei più interessanti siti in lingua italiana dedicato ai temi della gestione del territorio. Molte settimane fa prima della polemica del piano casa e poi del tragico evento del terremoto, si era acceso su questo sito un interessante dibattito riguardo al futuro degli spazi pubblici urbani. Rimasi colpito dalla linea generale di molti interventi, a mio giudizio poco &#8220;innovatori&#8221;.<br />
Mi é sembrato quindo opportuno scrivere al direttore per illustrare il mio personale punto di vista. Di seguito vi lascio il testo integrale della mia &#8220;carta al direttore&#8221;.<span id="more-234"></span><br />
Caro direttore,<br />
vorrei sottoporre alla sua attenzione e a quella di tutti i lettori di Eddyburg una riflessione sugli ultimi interventi sul tema della perdita di vitalità degli spazi pubblici.</p>
<p>Comincio dalla fine. Non posso essere d&#8217;accordo con chi afferma che lo svuotamento degli spazi pubblici debba attribuirsi a fenomeni quali lo sgretolamento della rete dei piccoli commerci di quartiere ed alla conseguente migrazione verso i centri commerciali della periferia o al fenomeno di privatizzazione e mercificazione degli stessi. Lei stesso nel suo <a href="http://eddyburg.it/article/articleview/12547/0/318/" target="_blank">ultimo editoriale</a> fa riferimento a questo tipo di fenomeni.</p>
<p>Sono convinto che esistono spiegazioni molto più interessanti, che individuano il problema nel carattere stesso di questi spazi, i quali già da molti anni hanno smesso di essere funzionali e di apportare valore aggiunto ai cittadini e alla cittadinanza; e nello straordinario processo di trasformazione che sta caratterizzando il nostro attuale stile di vita, caratterizzato da una forma di socialità basata su modelli e spazi di interazione completamente diversi da quelli conosciuti fino ad oggi.</p>
<p>E&#8217; certo che viviamo secondo un modello di cittadinanza in cui gli interessi economici sono liberi di promuovere qualsiasi tipo di trasformazione, con il potere politico immobilizzato dalla totale mancanza di visione di futuro o di una proposta sociale realmente contemporanea. Tuttavia, non sono affatto convinto che la privatizzazione sia la causa di questa trasformazione. Sono più propenso a considerare tale fenomeno come la &#8220;soluzione&#8221; più facile e più immediata che la società abbia saputo produrre. I privati, contrariamente ai gestori pubblici, sono capaci di promuovere velocemente nuove attività, riuscendo ad interpretare e a gestire in modo molto più &#8220;efficace&#8221; la realtà post-moderna legata alla società dello spettacolo.</p>
<p>Molto probabilmente, non é la mancanza di risorse economiche il motivo per cui gli enti pubblici locali si affidano ai privati per rivitalizzare gli spazi pubblici urbani. Si tratta piuttosto di una soluzione scaturita da una totale mancanza di lungimiranza politica, una facile scappatoia di fronte a un problema che non si sa come affrontare.</p>
<p>Dinanzi a un processo così travolgente e così sregolato, non posso pensare che si debba ancora credere al ritorno ad un modello del passato. Non posso credere che si parli ancora del negozietto di quartiere come la soluzione di tutti i mali.</p>
<p>Riflettiamo un attimo sui benefici offerti alla vitalità urbana dal piccolo commercio di quartiere. Il negoziante non é altro che il nucleo di una rete di contatti tra vicini. Questa rete definisce, o meglio contribuisce a definire l&#8217;identità ed il carattere del luogo in cui vivono i clienti: il quartiere. Grazie all&#8217;anello di congiunzione costituito dal negoziante, un certo numero di vicini si scambiano due parole. Comunicano. Percepiscono l&#8217;umore, i pensieri e le preoccupazioni di coloro che vivono alla porta accanto. Vedono e costruiscono un briciolo di comunità.</p>
<p>Troppo spesso lo si considera come l&#8217;elemento di vitalità urbana per eccellenza o forse l&#8217;ultimo che ancora ci é rimasto. Ma è davvero quello che vogliamo? Non possiamo pensare a niente di meglio? Non capisco perché di fronte a un problema o un cambiamento, l&#8217;unica soluzione che sappiamo proporre é un ritorno alla situazione anteriore al problema o anteriore al cambiamento. E se pensassimo a un nuovo modello di spazio pubblico?</p>
<p>Caro direttore, lei nel suo editoriale fa un doveroso appello affinché si torni a dare importanza alla disciplina urbanistica, ridare forza alla pianificazione urbana; parla di &#8220;governo delle trasformazioni&#8221;. Poi però si lascia andare ad una poco propositiva nostalgia per il passato.</p>
<p>Non capisco. Di che protagonismo dell&#8217; urbanistica stiamo parlando? E soprattutto di che trasformazioni stiamo parlando?</p>
<p>Siamo a ridosso del 2010, viviamo nell&#8217; era delle reti. Non possiamo continuare a parlare di spazi pubblici e di relazioni sociali senza fare i conti con ciò che sta avvenendo in internet. O forse vogliamo ancora credere che anche internet sia tra le cause dello svuotamento degli spazi pubblici?</p>
<p>Stiamo assistendo ad un progressivo svuotamento degli spazi pubblici. D&#8217;accordo. L&#8217;attuale modello di vita spinge la grande maggioranza dei cittadini ad utilizzarli unicamente come via di transito. Come conseguenza l&#8217;unica funzione (importante) che continuano a svolgere é garantire l&#8217;indispensabile libertà che costituisce l&#8217;essenza stessa della cittadinanza.</p>
<p>Tuttavia, prima di correre diritti a cercare soluzioni del passato, credo che sarebbe utile capire bene che cosa sta succedendo nelle nostre vite quotidiane. Capire se sentiamo veramente la necessità di &#8220;vivere&#8221; questi spazi.</p>
<p>Fino ad oggi abbiamo disegnato gli spazi pubblici pensando nelle attività che vi si svolgevano o nelle esigenze scenografiche degli elementi architettonici che li circondano. Oggi che la società sembra aver transladato la maggior parte delle sue tradizionali attività in altri luoghi (spesso privati), non possiamo più continuare a progettare seguendo questo schema. Dobbiamo fare uno sforzo in più. Guardare un po&#8217; più avanti e ripensare a quale potrebbe e dovrebbe essere la funzione che deve svolgere lo spazio pubblico, e solo successivamente definirne le caratteristiche e le qualità: il disegno.</p>
<p>Generazione dopo generazione. Le nostre strade. Le nostre piazze. Subiscono mutazioni continue adattandosi alle attività che in esse svolgiamo. Le adattiamo alla produzione e scambio di merci, poi al transito delle carrozze, quindi delle macchine, poi ritorniamo sui nostri passi e privilegiamo il transito e l&#8217; accesso pedonale.</p>
<p>Dobbiamo smettere di inseguire le trasformazioni. Adesso tocca a noi. Professionisti e cittadini, dobbiamo ritornare a essere i protagonisti. Tocca a noi immaginare e coordinare in modo collettivo le attività che vi si svolgeranno.</p>
<p>E&#8217; giunto il momento di chiudere questa rincorsa alle attività e mettere l&#8217;accento sulla funzione che vogliamo che abbiano.</p>
<p>Se vogliamo che ritornino ad essere vivi e pieni di relazioni sociali, di attività politica nel senso di affermazione stessa della cittadinanza, allora probabilmente dobbiamo riflettere su come si manifestano oggi giorno tali funzioni e come pensiamo che si manifesteranno nel futuro.</p>
<p>Non credo si possa dubitare del fatto che le nuove tecnologie e soprattutto internet stanno già offrendo eccezionali opportunità per quanto riguarda questo ed altri tipi di relazioni. Molti opineranno che si tratta di un fenomeno che ha poco a che vedere con la città e con gli spazi &#8220;fisici&#8221;; io invece penso esattamente il contrario.</p>
<p>Il processo delle relazioni e il nostro stile di vita definisce senza alcun dubbio il carattere delle nostre città. Conseguentemente se l&#8217;importanza dello spazio pubblico sta nella creazione di relazioni e scambio di ogni tipo, quando passiamo alla progettazione o programmazione degli stessi, dobbiamo necessariamente introdurre un nuovo &#8220;materiale&#8221;; lo stesso di cui internet é pieno: le relazioni sociali, appunto. Un materiale intangibile con il quale non siamo abituati a progettare. In definitiva ci troviamo di fronte alla necessità di pensare a un nuovo modello di spazio pubblico, dove possano confluire, catalizzarsi e visualizzare le reti sociali locali, fisiche e &#8220;virtuali&#8221;.</p>
<p>Riassumendo. Di fronte ad un chiaro processo di impoverimento degli spazi pubblici, piuttosto che un &#8220;misero&#8221; ritorno al passato dobbiamo avere il coraggio e la capacità di guardare al futuro; cimentarci nel disegno di un nuovo tipo di spazio pubblico progettato pensando a come migliorare la sua funzione sociale senza limitarci ad adattarlo esclusivamente alle sue normali e &#8220;indispensabili&#8221; attività vitali.</p>
<p>Per agire in questa direzione sarà necessario rafforzare le dinamiche di formazione e sviluppo delle reti sociali locali. Offrire loro la possibilità di &#8220;crescere&#8221; in un nuovo tipo di spazio urbano. Uno spazio pubblico ibrido che utilizzi lo &#8220;spazio delle relazioni telematiche&#8221; come una opportunità per accrescere la comunicazione fra vicini di quartiere; permettere alle nuove dinamiche di &#8220;comunicazione continua&#8221; di rafforzare il sentimento di appartenenza ad una comunità locale; offrire le infrastrutture necessarie a far nascere nuove funzioni e nuovi caratteri gestite direttamente dai cittadini, basandosi su regole di funzionamento dettate più dal &#8220;bene comune&#8221; che dalle leggi del mercato.</p>
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		<title>A Grosseto i cittadini partecipano direttamente al primo Regolamento urbanistico</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 11:36:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per una pianificazione del territorio all’insegna della trasparenza e della partecipazione, l’amministrazione comunale continua nell’azione di coinvolgimento dei cittadini. E proprio ai cittadini, così come alle associazioni di categoria, agli ordini professionali e a chiunque abbia un interesse specifico, è rivolto l’invito a presentare un contributo propositivo sul futuro assetto del patrimonio edilizio esistente e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per una pianificazione del territorio all’insegna della trasparenza e della partecipazione, l’amministrazione comunale continua nell’azione di coinvolgimento dei cittadini. E proprio ai cittadini, così come alle associazioni di categoria, agli ordini professionali e a chiunque abbia un interesse specifico, è rivolto l’invito a presentare un contributo propositivo sul futuro assetto del patrimonio edilizio esistente e delle aree di trasformazione, il tutto finalizzato alla redazione del primo Regolamento urbanistico, al quale l’assessorato sta lavorando con un gruppo di tecnici ed esperti del settore.</p>
<p><span id="more-107"></span><br />
“Il coinvolgimento dei cittadini ci permetterà di avere un quadro più preciso dei valori e delle priorità pubbliche nel periodo di validità dello strumento urbanistico, ovvero per i prossimi cinque anni” dice l’assessore all’Urbanistica, Moreno Canuti. “La gestione pubblica si deve basare sull’assunto che l’intervento pubblico o l’iniziativa privata non sono due fini in sé che si contrappongono e si ostacolano a vicenda, quanto due facce della stessa medaglia, due modi a disposizione della collettività per conseguire, caso per caso, gli obiettivi che si sono espressi e programmati. Quindi – prosegue Canuti &#8211; piano pubblico e progetti privati: piano pubblico volto a sollecitare progetti, definendo a priori i percorsi della sostenibilità, strumento di governo di una grande risorsa quale è il territorio, ma anche necessità di raccordare progetti di intervento multipli che per loro natura non possono non essere soprattutto di iniziativa privata e, quindi, non possono non fare i conti con il mercato”.<br />
Proposte, progetti, idee su possibili interventi riguardanti il futuro sviluppo e la gestione del territorio potranno essere presentati entro il 30 agosto al Comune di Grosseto, in piazza Duomo, 1. Si possono inoltre inviare via fax al numero 0564-488530 o mandare via mail all’indirizzo: rossana.chionsini@comune.grosseto.it.<br />
Per avere tutta la documentazione e per ulteriori chiarimenti ci si può rivolgere all’ufficio Pianificazione urbanistica, in via Minghetti 3/a (tel. 0564/488694) o si può visitare il sito del Comune: <a href="http://www.comune.grosseto.it" target="_blank">www.comune.grosseto.it</a>.</p>
<p>fonte: <a href="http://www.tafter.it/dettaglio.asp?id=5072" target="_blank">www.tafter.it</a></p>
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		<title>Azione locale partecipata e sviluppo urbano sostenibile</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jun 2007 20:02:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con molto piacere voglio segnalare un bel corso post-lauream que si svolge presso la Università Iuav di Venezia- Dipartimento di Pianificazione Facoltà di pianificazione del territorio con il patrocinio del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane. Corso di perfezionamento post-lauream: Azione locale partecipata e sviluppo urbano sostenibile a.a 2007-2008 settembre – novembre 2007 palazzo tron santa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con molto piacere voglio segnalare un bel corso post-lauream que si svolge presso<br />
la <strong>Università Iuav di Venezia</strong>- Dipartimento di Pianificazione Facoltà di pianificazione del territorio con il patrocinio del <strong>Coordinamento Agende 21 Locali Italiane</strong>.<span id="more-18"></span></p>
<p>Corso di perfezionamento post-lauream:<br />
<strong>Azione locale partecipata e sviluppo urbano sostenibile</strong></p>
<p>a.a 2007-2008 settembre – novembre 2007<br />
palazzo tron santa croce 1957 venezia</p>
<p>Per informazioni relative al bando e all’iscrizione al corso:<br />
vai al sito del <a href="http://iuav.inet2.it/dp/formazione/corsi/0708/azione_locale0708.html">Dipartimento di Pianificazione</a><br />
La scadenza per presentare la domanda di ammissione è il 12 luglio 2007</p>
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		<title>In prima pagina sul Ciberpais</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2007 13:27:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con questo post voglio raccontare come per caso sono finito sulla prima pagina dell&#8217;inserto dedicato a Scienza e Tecnologia del quotidiano &#8220;El Pais&#8221;, il piú importante della Spagna. Il 22 e il 23 marzo ho partecipato insieme al mio amico Alfonso al congresso e-stas (symposium sobre tecnologías y acción social) che si celebró nella cittá [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con questo post voglio raccontare come per caso sono finito sulla prima pagina dell&#8217;inserto dedicato a Scienza e Tecnologia del quotidiano &#8220;El Pais&#8221;, il piú importante della Spagna.<br />
Il 22 e il 23 marzo ho partecipato insieme al mio amico Alfonso al congresso <a href="http://e-stas.org/" target="_blank">e-stas</a> (<strong>symposium sobre tecnologías y acción social</strong>) che si celebró nella cittá di Siviglia. Abbiamo potuto partecipare in quanto erano stati ritenuto di interesse i nostri curriculum e (immaginiamo) soprattutto il nostro progetto <a href="http://tsmb.meipi.rg" target="_blank">meipi</a>.<span id="more-15"></span><br />
Durante la pausa pranzo del secondo giorno di Symposium ci avvicina una giornalista credendoci portavoce di una delle tente ONG presenti all&#8217;evento. Le spieghiamo che non apparteniamo a nessuna ONG, pero approfittammo per presentargli il progetto meipi. Tre settimane dopo mi ritrovo in prima pagina sul &#8220;<strong>ciberpais</strong>&#8221; (inserto de &#8220;El Pais&#8221;). In internet é consultabile l &#8216;<a href="http://www.elpais.com/articulo/red/Jovenes/arquitectos/crean/web/fomentar/relacion/vecinos/elpeputeccib/20070412elpcibenr_7/Tes" target="_blank">articolo</a>. Purtroppo nella versione on-line non c&#8217;è la foto che ci fecero a durante l&#8217;evento. La foto ha un interesse particolare perché é la prima e unica foto in cui porto i baffi.<br />
<em>Per la cronaca i baffi erano il risultato di una festa tra amici. E&#8217; abbastanza divertente pensare che per un volta che mi faccio i baffi vado a finire sui giornali.</em></p>
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		<title>Giornalismo collettivo</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2007 21:24:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qui in Spagna, da un po&#8217; di tempo si comincia a parlare (soprattutto in internet), di giornalismo collettivo . Il tema é veramente interessante ed é direttamente relazionato con il mio progetto di una mappa dinamica e partecipativa, dove tutti i cittadini (con accesso a internet) possono scrivere un post (articolo). In effetti se ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qui in Spagna, da un po&#8217; di tempo si comincia a parlare (soprattutto in internet), di giornalismo collettivo . Il tema é veramente interessante ed é direttamente relazionato con il mio progetto di una mappa dinamica e partecipativa, dove tutti i cittadini (con accesso a internet) possono scrivere un post (articolo).<br />
In effetti se ci fermiamo un po&#8217; a pensare ci rendiamo conto che non ha nessun senso che le notizie locali siano riportate nella stessa maniera di tutte le alte notizie, come fanno tutti i giornali tradizionali. Una notizia locale é qualcosa che ci tocca da vicino e non puó essere trattata alla stessa maniera della guerra in Irak e cosa simili.<span id="more-13"></span></p>
<p>Mi domanda se in Italia se ne parla e mi farebbe molto piacere conoscere un esempio concreto. Per il momento vi lascio il link di uno spagnolo: <a href="http://www.bottup.com" target="_blank">bottup</a>.<br />
Concludo precisando che in spagnolo il giornalismo collettivo si definisce come &#8220;periodismo ciudadano&#8221;, che tradotto letteralmente significa: giornalismo cittadino. Quale sará la migliore definizione?</p>
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		<title>Perché scommettere sulla Partecipazione</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 23:32:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell’ultimo decennio, il tema della partecipazione dei cittadini nei processi di gestione e trasformazione della città e del territorio, ha acquisito maggiore risalto all’interno del dibattito urbanistico. Sempre più spesso si considera necessario individuare e promuovere un alternativo approccio progettuale e comunicativo, attraverso una pianificazione partecipata e condivisa, che preveda la collaborazione dei cittadini alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ultimo decennio, il tema della partecipazione dei cittadini nei processi di gestione e trasformazione della città e del territorio, ha acquisito maggiore risalto all’interno del dibattito urbanistico. Sempre più spesso si considera necessario individuare e promuovere un alternativo approccio progettuale e comunicativo, attraverso una pianificazione partecipata e condivisa, che preveda la collaborazione dei cittadini alla costruzione di politiche di programmazione e gestione del territorio.<span id="more-9"></span><br />
Utilizzare la Partecipazione Pubblica (PP) nella gestione del territorio comporta un importante evoluzione della società. Il ruolo del cittadino cambia, l’amministrazione pubblica diventa più trasparente; nei cittadini cresce il sentimento di appartenenza ad una comunità. La gestione degli interessi comuni smette di essere delegata e diventa, almeno in parte, diretta ed accessibile a tutti. Si sviluppa un processo di “appropriazione” che rende tutti i cittadini consapevoli delle risorse della propria comunità, e quindi delle strategie amministrative adottate. Si moltiplicano le probabilità di esito di azioni, progetti e strategie di gestione, proprio perché assimilate, comprese e volute dagli stessi cittadini.</p>
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		<title>Comunicazione o Marketing?</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 04:25:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questo periodo in Spagna sta per quotarsi in borsa un grande gruppo editoriale. La campagna pubblicitaria che la promaziona recita: &#8220;esiste qualcosa di piu&#8217; importante della comunicazione?&#8220;. Questo spot mi ha fatto riflettere sul ruolo che ha assunto oggi giorno la comunicazione nella vita quotidiana in genere e su come sta influenzando la disciplina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo periodo in Spagna sta per quotarsi in borsa un grande gruppo editoriale. La campagna pubblicitaria che la promaziona recita: &#8220;<em>esiste qualcosa di piu&#8217; importante della comunicazione?</em>&#8220;.<br />
Questo spot mi ha fatto riflettere sul ruolo che ha assunto oggi giorno la comunicazione nella vita quotidiana in genere e su come sta influenzando la disciplina Urbanistica.<br />
<span id="more-8"></span> La pubblicitá essenzialmente cerca di attirare l&#8217;attenzione su un prodotto, in genere senza dirci nulla di nuovo su di esso. A causa della enorme quantità di messaggi pubblicitari, un prodotto acquista (o conserva) visibilità solo grazie ad una continua campagna di pubblicità (<strong>comunicazione</strong>).<br />
Le amministrazioni pubbliche sembrano aver recipito il messaggio e dedicano sempre più risorse alla comunicazione, cercando di farsi spazio tra la multitudine di informazioni che quotidianamente ci bombardano.<br />
Da qualche tempo giá non si parla di comunicazione ma bensí di <strong>Marketing Urbano</strong>. La parola Marketing mi fa pensare immediatamente ad un prodotto da vendere. Se penso alla città mi domando quale sia il prodotto in vendita.<br />
La risposta é più semplice di quello che sembra. Ciò che si sta cercando di vendere con il marketing urbano, è un determinata idea di città. Per essere più precisi, le strategie di marketing urbano spesso vengono utilizzate per creare consenso intorno ad un idea di città fra i propri abitanti e promozionare la città nel mercato internazionale del turismo e degli investitori. Si usano per ottenere un consenso minimo su grandi progetti di trasformazione urbana evitando di passare per un lungo e difficile dibattito pubblico, eventualità che danneggerebbe la strategia di marketing della cittá a livello nazionale ed internazionale.<br />
Un esempio chiarissimo é cio che sta succedendo a <strong>Madrid</strong>. L&#8217;amministrazione pubblica sta promozionando la cittá con un determinato marketing che ha come punta di diamante la candidatura olimpica: buona qualità di vita, sole, divertimento, accoglienza, innovazione, grandi opere pubbliche, crescita economica e fisica della città.<br />
La conseguenza é una città assediata dai cantieri, che rende la vita impossibile ai cittadini, i cuali non hanno alcuna voce in capitolo. Quando i cantieri chiuderanno tutti beneficeranno di una città più moderna, con strade enormi e ancora più macchine. L&#8217;idea di città sarà stata a quel punto <strong>venduta e accettata</strong> (obligatoriamente) dai cittadini e le quotazioni della cittá saranno cresciute a livello internazionale. Però durante tutto il processo le risorse che si sarebbero dovute desitnare alla promozione di un indispensabile dibattito pubblico sono state spese per la promozione della nuova immagine di città.<br />
Risultato: più turisti e più capitali. E i cittadini? Be in questo caso possiamo paragornarli a delle <strong>comparse di un parco tematico</strong>, indispensabili per tenere in vita una città che ha come unico scopo la ricezione di visitatori (<strong>turisti e capitali</strong>).<br />
Credo sia giunto il momento di pensare ad un nuovo modello di pianificazione che si basi obligatoriamente nella <strong>partecipazione dei cittadini</strong> evolvendo la fase di comunicazione verso un vero e proprio processo di progettazione partecipata.</p>
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