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	<title>urbanohumano &#187; italiano</title>
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	<description>Sentient City, P2P Urbanism, Commons, Open Government, Social Innovation, Politic</description>
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		<title>Network Design &#124; Workshop Online &#124; Dreamhamar</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 15:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
				<category><![CDATA[architecture]]></category>
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		<category><![CDATA[Andrés Walliser]]></category>
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		<description><![CDATA[Durante gli ultimi mesi, ad Ecosistema Urbano stiamo dedicando gran parte delle nostre energie ad un progetto che consideriamo molto innovativo. Si tratta del progetto “dreamhamar”, un processo di progettazione partecipata della piazza principale della città di Hamar (Norvegia). L’obiettivo è rivitalizzare la piazza attraverso un processo che vada oltre il modello di progettazione tradizionale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/08/hamar_italia_545.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1249" title="hamar_italia_545" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/08/hamar_italia_545.png" alt="" width="545" height="242" /></a></p>
<p>Durante gli ultimi mesi, ad <a title="Ecosistema Urbano Agency" href="http://ecosistemaurbano.com" target="_blank">Ecosistema Urbano</a> stiamo dedicando gran parte delle nostre energie ad un progetto che consideriamo molto innovativo. Si tratta del progetto “<a title="Dreamhamr | network design process around the Stortorget Square in Hamar, Norway" href="http://dreamhamar.org" target="_blank">dreamhamar</a>”, un processo di progettazione partecipata della piazza principale della città di <a title="Hamar, Norway" href="http://maps.google.es/maps?q=Hamar+(Norvegia)&amp;ll=60.805999,11.060829&amp;spn=0.067403,0.222816&amp;gl=es&amp;t=h&amp;z=13" target="_blank">Hamar</a> (Norvegia).</p>
<p>L’obiettivo è rivitalizzare la piazza attraverso un processo che vada oltre il modello di progettazione tradizionale, utilizzando un modello trasparente ed aperto, basato su una rete di partecipazione sia di carattere locale che di carattere internazionale.</p>
<p>La principale differenza di questa metodologia (che chiamiamo <a title="Network Design " href="http://dreamhamar.org/blog/what-is-network-design-methodology/" target="_blank">Network Design</a>) rispetto ad altri processi di progettazione partecipata è che, invece di cercare a tutti i costi un consenso generale intorno ad un’unica proposta, si  incoraggia lo sviluppo di una molteplicità di proposte.<span id="more-1248"></span></p>
<p>Altro elemento importante è la fase di sperimentazione diretta delle proposte. Durante tutto il processo ci saranno diversi workshop con i quali si realizzeranno le principali proposte a scala reale (mock-ups) con materiali di scarto e a basso costo, con carattere temporaneo.</p>
<p>L’idea alla base del <strong>Network Design</strong> è quella di creare le condizioni che possano facilitare la nascita ed il consolidamento delle reti sociali che andranno ad utilizzare la piazza una volta ultimata: evitare il problema di avere un momento zero in cui abbiamo una nuova piazza “bella che pronta”, però senza nessuna relazione con la storia e la società che la utilizzerà..</p>
<p>Come spiegavo all’inizio, il processo vuole avere non solamente un carattere di partecipazione locale, ma anche internazionale. A questo scopo abbiamo messo a punto una serie di workshop on-line con l’obiettivo di aprire il processo a studenti, architetti e creativi di tutto il mondo.</p>
<p>Crediamo che se da un lato gli abitanti di Hamar, conoscendo la loro città meglio di chiunque altro, possono portare un punto di vista importante, anche coloro che vivono in un altro paese e con una cultura differente avranno molto da dire e apportare a questo processo di brainstorming internazionale.</p>
<p>Questi workshop vogliono offrire una duplice opportunità: la partecipazione in un processo innovativo di Network Disign applicato ad un reale progetto di spazio pubblico e la collaborazione con professionisti e creativi di tutto il mondo.</p>
<p>I workshop on line sono:</p>
<p><strong>PUBLIC SPACE AND PEOPLE</strong><br />
workshop diretto da <strong>Andres Walliser </strong>(<a title="Andrés Walliser | Twitter" href="http://twitter.com/andreswalliser" target="_blank">@andreswalliser</a>) | sociologo<br />
per maggiori informazioni e per l’iscrizione  &gt; <a title="Dreamhamar | PUBLIC SPACE AND PEOPLE Online Workshop" href="http://dreamhamar.org/blog/public-space-and-people-online-workshop-call-for-participants/" target="_blank">http://dreamhamar.org/blog/public-space-and-people-online-workshop-call-for-participants/</a></p>
<p><a href="PUBLIC SPACE AND PEOPLE"><img class="alignnone size-full wp-image-1250" title="banner_public_space_page_545" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/08/banner_public_space_page_545.png" alt="" width="545" height="157" /></a></p>
<p><strong>TACTICAL URBANISM</strong><br />
workshop diretto da <strong>Ethel Baraona Pohl</strong> (<a title="Ethel Baraona | Twitter" href="http://twitter.com/ethel_baraona" target="_blank">@ethel_baraona</a>) e <strong>Paco Gonzalez</strong> (<a title="Paco Gonzalez" href="http://twitter.com/pacogonzalez" target="_blank">@pacogonzalez</a>)| architetti<br />
per maggiori informazioni e per l’iscrizione  &gt; <a title="Dreamhamar | TACTICAL URBANISM online workshop" href="http://dreamhamar.org/blog/tactical-urbanism-online-workshop-call-for-participants-2/" target="_blank">http://dreamhamar.org/blog/tactical-urbanism-online-workshop-call-for-participants-2/</a></p>
<p><a href="http://dreamhamar.org/blog/tactical-urbanism-online-workshop-call-for-participants-2/"><img class="alignnone size-full wp-image-1257" title="banner_tactical_page_545" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/08/banner_tactical_page_545.png" alt="" width="545" height="154" /></a></p>
<p>Per maggiori informazioni potete visitare la web <a title="Dreamhamar | network design process around the Stortorget Square in Hamar, Norway" href="http://dreamhamar.org" target="_blank">dreamhamar.org</a> o contattarmi attraverso gli abituali canali dei social network: <a title="Dreamhamar | Twitter" href="http://twitter.com/dreamhamar" target="_blank">@dreamhamar</a>, <a title="Dreamhamar | Facebook" href="http://facebook.com/dreamhamar" target="_blank">facebook.com/dreamhamar</a>, <a title="Dreamhamar | Livestream" href="http://livestream.com/dreamhamar" target="_blank">livestream.com/dreamhamar</a>.<br />
_<br />
le immagini sono basate su delle foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/gcbb/3274254551/" target="_blank">Gunnar Bothner-By</a> et <a href="http://www.flickr.com/photos/paolotonon/4922597285/" target="_blank">Paolo Tonon</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/08/hamar1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-1253" title="hamar1" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/08/hamar1-545x408.jpg" alt="" width="545" height="408" /></a></p>
<p>immagine  di qualche mese fa creata da <strong>Francesco Cingolani </strong>(<a title="Francesco Cingolani | Twitter" href="http://twitter.com/@immaginoteca" target="_blank">@immaginoteca</a>),  quando eravamo in attesa dei risultati del concorso che poi alla fine  abbiamo vinto e ci sta permettendo di realizzare questo straordinario  progetto: we were dreaming hamar…</p>
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		<title>Un viaggio per parlare di Bene Comune, di Città e di Architettura</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 16:43:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
				<category><![CDATA[architecture]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi voglio lasciare spazio ad un articolo non scritto da me, ma che mi riguarda da vicino. Si tratta del racconto di un viaggio fatto insieme a Giorgio Pini e Camilla Montevecchi che gentilmente mi hanno accompagnato da Roma fino a Cairano per partecipare al Cairano 7x. In realtà non si tratta del semplice racconto di un viaggio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/07/cairano7x_545.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1226" title="cairano7x_545" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/07/cairano7x_545.jpg" alt="" width="545" height="260" /></a></p>
<p>Oggi voglio lasciare spazio ad un articolo non scritto da me, ma che mi riguarda da vicino. Si tratta del racconto di un viaggio fatto insieme a <strong>Giorgio Pini</strong> e <strong>Camilla Montevecchi</strong> che gentilmente mi hanno accompagnato da Roma fino a Cairano per partecipare al <a title="Cairano 7x" href="http://www.cairano7x.it/2011/" target="_blank">Cairano 7x</a>.</p>
<p>In realtà non si tratta del semplice racconto di un viaggio, ma più che altro di un resoconto delle interessanti discussioni e riflessioni che sono nate tra un casello autostradale e l&#8217;atro e tra un ingorgo e l&#8217;altro. Come leggerete il viaggio é stato molto piacevole e mi ha permesso di conoscere due persone molto interessanti.</p>
<p>Si tratta in realtà solo della prima parte del racconto al quale immagino seguiranno nuove puntate in cui si parlerà più in profondità dell&#8217;evento <strong>Cairano 7x</strong> e del progetto <a title="Gluck Channel TV" href="http://gluckchannel.tv/" target="_blank">Gluck Channel TV</a>.<span id="more-1225"></span></p>
<p><strong>Gluck Channel</strong> è un progetto su cui lavorano Giorgio Pini, Camilla Montevecchi, Giorgio Salamone, Livia Campana e Diego Emanuele ai quali voglio fare i miei auguri e complimenti per il coraggio e l&#8217;energia con cui si stanno dando vida a questa nuova web-tv. </p>
<p>Gluck Channel è stata presente Cairano dove ha realizzato diverse interviste, tra le quali anche una a me.</p>
<p><iframe width="545" height="340" src="http://www.youtube.com/embed/dGNC5r1JhCI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Bene già mi sono dilungato abbastanza, vi lascio con il testo scritto da Camilla Montevecchi e le foto di Simone Luciani e Giorgio Pini:</p>
<p><strong>&#8220;&#8230;io chiedo nuovamente: perché un architetto, un architetto buono o un architetto cattivo, deturpa il paesaggio? L&#8217;architetto, come quasi ogni abitante della città, non ha civiltà. Gli manca la sicurezza del contadino, che possiede invece una sua civiltà. L&#8217;abitante della città è uno sradicato&#8230;&#8221;</strong><br />
(Adolf Loos, Parole nel vuoto, 1910)</p>
<p>Tarda mattinata di un venerdì di fine maggio, a Roma fa già molto caldo: io e G. stiamo partendo per Cairano ma prima dobbiamo passare a prendere Domenico Di Siena, un giovane architetto italiano trapiantato in Spagna. è stato invitato a parlare nel festival che stiamo andando a filmare, una manifestazione culturale che si apre con l&#8217;incontro di architettura naturale Microcosmi eccellenti _comunità, trasformazione, sviluppo locale promosso da ANAB (associazione nazionale architettura bioecologica).</p>
<p>Raggiungo l&#8217;aeroporto con il treno, osservo la città che scivola via dal finestrino, che si smaglia in paesotti, gruppi di case, capannoni, in spazi vaghi. L&#8217;aeroporto è nel suo abituale fervore, nel luogo del transito per eccellenza nessuno si ferma più del tempo necessario a finire una sigaretta o una bottiglietta d&#8217;acqua.</p>
<p>Ci troviamo solo dopo un complicato nascondino ed una lunga serie di telefonate dai cellulari, spaesati dalla ridondanza della pubblicità che copre la segnaletica e che, ripetendosi, genera fraintendimenti: &#8220;anche io sono sotto il cartellone Carpisa !!!&#8221;.</p>
<p>Quando finalmente mi allaccio la cintura dell&#8217;auto di G. e sento i primi fiati dell&#8217;aria condizionata, tiro un respiro di sollievo!<br />
Ah! La comodità del mezzo (e dello spazio) privato&#8230;.mi lascio irretire dal ritrovato benessere ma devo, ahimè, ricredermi subito.<br />
Il Grande Raccordo Anulare e le strade d&#8217;uscita da Roma sono congestionate di veicoli che scorrono lentamente come un fiume di lava, emanando fumi e rumori infernali.</p>
<p>Per fortuna siamo con un ospite interessante: abbiamo la stessa età, la stessa laurea, siamo nati nello stesso paese ma lui adesso vive in Spagna. Cominciamo a parlare della situazione attuale dell&#8217;Italia ma convergiamo subito sui problemi comuni, quelli globali.</p>
<p>D. ci racconta come in Spagna, e a Madrid in particolare, le persone hanno cominciato a porre fortemente all&#8217;attenzione del potere politico un concetto basilare: il &#8220;pro. comun&#8221;. In italiano sarebbe bene comune, ma la traduzione non definisce completamente il significato del verbo provechar, (approfittare): da noi un bene viene salvaguardato, mentre il &#8220;pro&#8221; spagnolo allude ad un&#8217;idea più ampia e dinamica, che include anche la proiezione comune su quel bene e sui suoi possibili usi, la possibilità di &#8220;approfittarne&#8221; tutti, teoricamente in egual misura.</p>
<p>Questo concetto porta con sé l&#8217;impellenza di prendersi cura delle cose comuni, di proteggerle dall&#8217;avidità della speculazione, di impegnarsi in prima persona: non a caso gli individui manifestano la loro voglia di partecipare (anche nel gioco) occupando lo spazio fisico con i loro corpi. Solo incontrandosi e scambiandosi idee e informazioni si può creare il senso dell&#8217;aggettivo &#8220;comune&#8221;. Da sempre gli esseri umani, quando vogliono incontrarsi o radunarsi, usano lo spazio come medium: l&#8217;architettura è nata da questa esigenza.</p>
<p>Oggi la Rete e la realtà virtuale costituiscono un ulteriore medium, nuovo e liquido ma non alternativo all&#8217;originale, un diverso tipo di spazio che raccoglie e diffonde le informazioni operando come un soggetto collettivo. Da sempre lo spazio è materia da architetti.</p>
<p>Nel suo blog (<a title="Urbanohumano | Domenico Di Siena | Blog" href="http://urbanohumano.org" target="_blank">http://urbanohumano.org</a>) D. racconta &#8220;&#8230;.l&#8217;esigenza di trasferire concretamente lo spazio virtuale di internet allo spazio fisico reale &#8230;.&#8221; e cita &#8220;&#8230;3 punti essenziali:<br />
1) Internet non ci ha portato su altre strane dimensioni ma al contrario ha aumentato l&#8217;interesse per il locale. Il luogo ci rispecchia. Che sia bello o brutto si ripercuote sempre in qualche misura sulla nostra identità.<br />
2) La stessa tecnologia internet che ci ha aperto al mondo globale, ci ha riportato anche a un interesse locale, perciò la tecnologia permetterebbe -nelle due dimensioni- la cosiddetta &#8220;glocalizzazione&#8221;.<br />
3) Attraverso lo spazio pubblico virtuale della rete internet, il cittadino torna ad essere un &#8220;produttore&#8221;, non solo un &#8220;consumatore&#8221;.</p>
<p>In effetti, in un significato che va al di fuori di quello prettamente commerciale, a partire dalla rivoluzione industriale il cittadino avrebbe smesso di produrre e creare lo spazio pubblico e si sarebbe limitato a usufruirne, solo consumandolo. La proposta è di riportare in ambito fisico le qualità di condivisione del mondo virtuale. Tentativo realizzato a Madrid, dove su una parete di un edificio son state fisicamente visualizzate, mediante dispositivi led, le stesse informazioni locali che sarebbero apparse altrimenti solo su internet.&#8221;</p>
<p><iframe width="545" height="439" src="http://www.youtube.com/embed/_Yk6LUxAzhg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Finalmente sfrecciamo sull&#8217;autostrada del sole ma la città sembra non volerci lasciare andare: centri commerciali, outlet, parchi tematici, aree di servizio; questi luoghi fanno da ripetitori per la diffusione seriale di quella qualità dell&#8217;urbano che è la rappresentazione del mondo fisico e culturale alla base dell&#8217;identità collettiva contemporanea. Nel frosinate passiamo vicino al luogo dove D. è nato: è partito da qui per frequentare l&#8217;università a Roma, poi l&#8217;Erasmus in Spagna e oggi vive a Madrid. Parliamo di come la piazza del piccolo paese sia un luogo che produce relazioni ed informazioni perché lì è possibile venire a sapere tutto della comunità locale e di come oggi la rete e i social network abbiano ampliato la possibilità di condividere e di partecipare cambiando i comportamenti e le abitudini delle persone e consentano al singolo di esprimersi e relazionarsi con l&#8217;altro oltre le tradizionali limitazioni fisiche.</p>
<p>D. e i suoi soci hanno creato uno studio di progettazione che si chiama &#8220;ecosistema urbano&#8221; (<a title="Ecosistema Urbano Agency" href="http://www.ecosistemaurbano.com" target="_blank">www.ecosistemaurbano.com</a>) e si definiscono &#8220;una struttura aperta, dedicata alla ricerca nel campo dell&#8217;architettura e del design, caratterizzata da un&#8217;elevata sensibilità verso l&#8217;ecologia e le sue relazioni con la sostenibilità delle città e del pianeta. A fronte di posizioni teorico critiche passive, intende svolgere un ruolo attivo e, a partire da uno sguardo costruttivamente critico sulla realtà, utilizza le proprie posizioni come linee guida di progetto. Gli architetti devono smette di pensare esclusivamente in termini materiali. L&#8217;uomo crea condizioni artificiali e configura ambienti che possono anche essere architettura. L&#8217;uso di mezzi immateriali è importante quanto quello di strumenti materiali. L&#8217;architetto contemporaneo è un manager che ottimizza tra i budget e le energie disponibili&#8221;. (da: &#8220;Ritratto di gruppo con idee&#8221;, M. Moro, quaderni di architettura naturale 06, anab) D. ci parla del loro &#8220;&#8230;progetto di ricerca dedicato al mondo dell&#8217;Urbanistica e della Partecipazione Pubblica in rapporto con le nuove tecnologie. L&#8217;obiettivo é individuare i punti critici della Progettazione Partecipata e proporre possibili soluzioni attraverso un uso &#8220;ragionato&#8221; delle nuove tecnologie di comunicazione e la definizione di linee guida per l&#8217; innovazione del modello attuale di Pianificazione&#8230;.&#8221;. ( Urbanistica Digitale, D. Di Siena, http://urbanohumano.org ).</p>
<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/07/DSC_0311.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-1235" title="DSC_0311" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/07/DSC_0311-545x364.jpg" alt="" width="545" height="364" /></a></p>
<p>All&#8217;altezza di Napoli, stiamo ben attenti a non sbagliare l&#8217;uscita: dobbiamo imboccare la A16 che ci porterà in Irpinia, non la famigerata Salerno &#8211; Reggio Calabria!<br />
Stiamo penetrando verso l&#8217;interno ed il paesaggio comincia a cambiare: alla nostra sinistra le forme massicce dei Monti del Partenio, parte del versante campano dell&#8217;Appennino Meridionale, emergono dall&#8217;afa; Il denso manto verde che li ricopre è martoriato da buchi bianchi: sono le cave, alcune abbandonate, altre in uso, altre ancora di prossima apertura. La radio parla dell&#8217;emergenza rifiuti in Campania e degli scontri tra le popolazioni e le forze dell&#8217;ordine.</p>
<p>Ad Avellino lasciamo l&#8217;autostrada e imbocchiamo &#8230;l&#8217;Appia! Mi sembra incredibile, dopo tanti giri di giostra abbiamo ritrovato la consolare romana. Ci chiamano da Cairano, siamo tremendamente in ritardo.<br />
La strada sale sinuosa sui pendii verso i Monti Picentini che si stagliano tra noi e la costa: scorriamo piccoli paesi, case isolate, cominciano anche i ruderi del grande terremoto del 1980. Stazioni di servizio, motel e ristoranti si susseguono lungo il percorso: per i trasporto merci su gomma questa è ancora la principale via di collegamento tra Puglia e Campania.</p>
<p>Rimpiangiamo di aver ceduto alla fame: non c&#8217;è paragone tra un bel pranzo da camionista ed il panino di plastica dell&#8217;Autogrill !!!</p>
<p>Siamo quasi arrivati, attraversiamo il fiume Ofanto che si allarga in un enorme lago artificiale creato con la costruzione più a valle di una grande diga. Il pianoro è stato allagato sommergendo tutto quello che c&#8217;era: i tetti degli edifici abbandonati e le chiome degli alberi spuntano dall&#8217;acqua, testimoni delle profonde trasformazioni naturali e non intervenute in questa zona, epicentro del sisma irpino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le strade si fanno sempre più piccole e le indicazioni sempre più rare. Finalmente all&#8217;orizzonte, appare la sagoma di uno scoglio, un relitto incagliato tra le colline ondulate gialle di grano: la rocca di Cairano!</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-1231" title="DSC_0140" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/07/DSC_0140-545x364.jpg" alt="" width="545" height="364" /></p>
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		<title>Verso la &#8220;Città Open Source&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 20:45:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sentient city]]></category>
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		<category><![CDATA[Città]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[gestione urbana]]></category>
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		<category><![CDATA[Open Source]]></category>
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		<description><![CDATA[La città contemporanea vive un complesso processo di trasformazione. Le ralazioni sociali e la vitalità urbana sono fenomeni sempre più rari e frammentati. I nostri vicini diventano dei completi sconosciuti e gli spazi pubblici della città semplici luoghi di attraversamento. Le reti sociali cresciute in internet permettono di sviluppare nuove dinamiche di comunicazione e relazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/05/planit-valley-portugal-21.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1122" title="planit-valley-portugal-2" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/05/planit-valley-portugal-21.jpg" alt="" width="545" height="299" /></a><br />
La città contemporanea vive un complesso processo di trasformazione. Le ralazioni sociali e la vitalità urbana sono fenomeni sempre più rari e frammentati. I nostri vicini diventano dei completi sconosciuti e gli spazi  pubblici della città semplici luoghi di attraversamento.</p>
<p>Le reti sociali cresciute in internet  permettono di sviluppare  nuove dinamiche  di comunicazione e relazione tra vicini, migliorando la coesione sociale  e la qualità della vita, offrendo la sensazione di maggiore sicurezza.</p>
<p>Le nuove tecnologie di comunicazione permettono nuove forme di collaborazione ed organizzazione per la gestione di beni comuni (pubblici); si possono usare per strutturare un sistema di informazioni che stabilisca una relazione diretta tra i tecnici e gli utenti (cittadini) assicurando una maggior collaborazione nella gestione urbana da entrambi i lati.<span id="more-1119"></span></p>
<p><strong>La città frammentata</strong></p>
<p>Oggi le dimensioni di spazio e tempo, storicamente in stretta relazione tra loro (percezione spaziale continua) si stanno progressivamente separando, diventando sempre più indipendenti (percezione spaziale frammentata). Attualmente un numero sempre maggiore di persone si sposta ogni giorno da un punto all’altro della città per giungere a lavoro e segue lo stesso percorso per tornare a casa. La distanza tra questi due punti e tutto ciò che vi accade nel mezzo non è di alcun interesse.  L’unica cosa che importa è il tempo di spostamento, che grazie allo sviluppo tecnologico è sempre più breve.</p>
<p>La città  non è più un luogo continuo, ma si caratterizza più come una struttura di nodi connesi in rete (network city). Questi nodi diventano sempre più definiti, organizzati, efficenti e lo spostamento tra loro sempre più rapido. Ogni luogo delle città che non riesce ad avvicinarsi a queste caratteristiche, che non abbia questa unica funzione (cioè che non sia un nodo) perde di importanza, come gli spazi pubblici.</p>
<p>Molto spesso la complessità ( il valore) di un punto consiste esclusivamente nel dar accesso ad altri punti. Da qui torniamo all‘importanza  attribuita oggi al movimento. Invece di vivere in uno spazio continuo, noi ci muoviamo continuamente tra spazi discontinui (punti o nodi ).</p>
<p>La struttura per punti rispetto ad una struttura continua ha meno livelli di diversificazione e complessità. A minori diversificazione e complessità  corrisponde maggiore necessità di movimento. Ogni punto ha una sua identità e funzione. Tutto sembra più organizzato e più facile da trovare .A patto che per trovare quello che cerchiamo siamo pronti a muoverci costantemente tra altri punti.</p>
<p>La maggior parte di questi spostamenti avviene con mezzi di trasporto e ad una velocità che non permette di relazionarsi con l’intorno. Ha solo un inizio ed una fine, senza possibilità di “sorpresa”  o di cambiamento . Tutto ciò suppone un impoverimento degli spazi intermedi, degli spazi che mettono in relazione i punti, e di conseguenza degli spazi pubblici.</p>
<p>Per agire in questo tipo di città è indispensabile intervenire su aspetti della vita quotidiana che apparentemente non hanno niente a che vedere con la progettazione dello spazio pubblico urbano .</p>
<p>Il nostro attuale stile di vita si sviluppa tra due dimensioni obbligandoci ad agire anche su quella che comunemente chiamiamo “virtuale” o “digitale” oltre che quella “presenziale”. Come dice il sociologo Castells “tutto ciò che facciamo, da quando cominciamo la giornata a quando termina, lo facciamo con internet&#8230;&#8230;la connessione tra il virtuale ed il fisico (non direi reale, perchè la realtà è virtuale e fisica allo stesso tempo) la scegliamo noi. Non ci sono due società , ci sono solo due forme di relazione ed attività sociale di noi stessi. Siamo noi che dobbiamo cercare la forma migliore di adattarle ed incastarale”.</p>
<p><strong>Spazi Pubblici, Spazi Sensibili</strong></p>
<p>Come dice Daniel Innerarty nella città lo spazio omogeneo e stabile non è altro che un caso limite all’ interno  di uno spazio globale di molteplicità locali connesse; al posto di vicinati si sviluppano reti locali ed il dibattito pubblico si realizza in uno spazio virtuale, con le strade e le piazze che hanno smesso di essere il principale luogo di incontro e rappresentazione.</p>
<p>Internet sembra  offrire un “luogo” per le relazioni sociali alternativo  ai luoghi “ tradizionali”. Questo fatto puo esser inteso come un problema in grado di aggravare il successivo  svuotamento  dello spazio pubblico; o al contrario, può essere considerato come una straordinaria opportunità per rafforzare le relazioni  sociali locali, creando i presupposti necessari ad accrescere la vitalità degli spazi pubblici. Internet è oggi giorno il luogo in cui con maggiore successo si stanno sperimentando modelli di gestione collettiva.</p>
<p>Credo sia molto importante tornare a considerare la città come il risultato della costruzione di tutti, e lo spazio pubblico come il luogo in cui questo processo possa avere luogo. Oggi disponiamo di strumenti capaci di catalizzare dinamiche partecipative che prima era impossibile coordinare. Sono sempre di più gli esempi di procesi di “creazione” di cittadinanza legati  all’uso delle nuove tecnologie e senza dubbio internet rappresenta uno dei principali fattori di cambiamento della società. Detto questo  credo sia evidente che non possiamo pensare lo spazio pubblico senza tener conto delle potenzialità di questa tecnologia, di come si usa e di come possono apportare valore aggiunto.</p>
<p>Dovremmo incominciare a parlare di un nuovo tipo di spazio pubblico, uno spazio ibrido, in cui la tecnologia possa riuscire a catalizzare dinamiche di commistione tra attività che tradizionalmente non sono connesse o sono ospitate in altri spazi (privati).</p>
<p><a href="http://juanfreire.net" target="_blank">Juan Freire</a> lo spiega molto chiaramente: <em>“ la distinzione tra spazi, comunità fisiche e comunità vituali è superata. Assistiamo ad un processo  di ibridazione che modifica le nostre identità individuali , comunitarie e territoriali. Internet ha facilitato lo sviluppo di reti globali, ma paradossalmente ne è stata meno riconosciuta l’influenza negli ambiti locali.</em><em> Ovviamente le tecnologie digitali modificano il modo in cui ci organizziamo e relazioniamo con il nostro ambiente, tanto che viviamo già in territori in cui il digitale è rilevante quanto il fisico. Le reti Hiper-locali e gli spazi pubblici ibridi sono le nuove realtà che che ci troviamo di fronte con l’arrivo di internet e la cultura digitale nell’ambito locale”</em></p>
<p>Per Juan Freire la crisi degli spazi pubblici urbani è dovuta anche alla mancanza di un piano (aperto) che risvegli nei cittadini un vero interesse per ciò che usano; ed ha introdotto nel dibattito concetti come quello di spazio ibrido, in riferimento alle opportunità offerte dall ‘ ibridazione di fisico e digitale negli spazi pubblici.</p>
<p>Dato per assunto l’esistenza di una pelle digitale  che caratterizza gli spazi pubblici possiamo dedicarci a definire le loro qualità e caratteristiche. Al posto di “ibrido” voglio utilizzare il concetto di “sensibile”, e con “spazio sensibile”  faccio riferimento al carattere “vivo” di questi spazi; alla loro capacità di promuovere relazioni bidirezionali con i suoi utenti, di attrarre reti  sociali Hiper-locali e visualizzaare in maniera trasparente le informazioni legate al contesto.</p>
<p><strong>Reti sociali ed Auto-gestione</strong></p>
<p>Se consideriamo l’incremento nell’uso di social networks ed internet ci rendiamo conto che stiamo assistendo ad un processo di trasformazione che ci porterà alla scomparsa dell‘attuale  distinzione tra identità digitale ed identità fisica.</p>
<p>La maggior parte delle persone puo continuare a vivere normalmente senza preoccuparsi della propria presenza (identità) digitale nei social networks, ma è molto probabile che tra qualche anno, il concetto di identità giunga ad integrare sia la dimensione digitale che quella fisica.</p>
<p>Di conseguenza, ognuno sarà costretto a prestare la medesima attenzione  sia alla sua identità fisica che a quella digitale, cosa che alcuni di noi stanno già facendo da alcuni anni.</p>
<p>E’ necessario  prendere in considerazione alcuni fattori specifici di questo nuovo tipo di identità, tra cui la particolare dimensione temporale. Il processo di costruzione dell’identità digitale con il passare del tempo lascia tracce nella rete, una impronta visibile ed accessibile a qualunque utente. Il risultato è che una identità viene percepita come somma dell‘identità presente con le identità del passato (l’impronta).</p>
<p>Di norma siamo abituati a controllare la nostra immagine pubblica scegliendo in ogni momento cosa mostrare. Quando però la nostra identità ha lasciato un impronta nella rete la sua visibilità non è più qualcosa in nostro esclusivo potere ma è distribuita tra amici e conoscenti (peer group).<br />
Chiunque mi conosca  può pubblicare informazioni ( foto, testi, etc&#8230;) direttamente o indirettamente relazionate con la mia identità senza bisogno di autorizzazione. E’ cio’ che succede nella maggior parte dei social networks.</p>
<p>Senza dubbio l’identità digitale sarà completamente assimilata al processo di apprendimento e verrà sempre più associata ad un luogo fisico; significa che l’idea che abbiamo di una (o più) identità digitali parallele slegate dalla realtà stanno a mio avviso perdendo di interesse: in realtà non abiamo neanche il tempo per creare (gestire) identità parallele.</p>
<p>La nostra identità non si costruisce solo tramite le informazioni pubblicate da me ed i miei amici ma anche dalle informazioni che pubblicano i miei dipositivi. Un esempio sta nell‘uso di servizi come Foursquare che sfruttando la connessione ad internet dei nostri cellulari permette di pubblicare nei miei network il luogo in cui mi trovo in ogni momento.</p>
<p>Tale identità digitale inequivocabile, facilita lo sviluppo di progetti innovativi di hardware sociale  basati su di un tipo di  partecipazione senza carattere collettivo, in cui la dinamica di collaborazione è il risultato di una azione ed interazione  individuale. Si scoprono, un po’ per volta, le capacità di auto-organizzazione delle società informate capaci di rivoluzionare la propria struttura, sfruttando  il fenomeno dello specchio virtuale  che permette di associare le informazioni  sullo stato di una azione con le decisioni individuali.</p>
<p><strong>Controllo e Decentramento</strong></p>
<p>I social networks rafforzano un nuovo  tipo di controllo: un controllo decentrato ad opera di una pluralità di individui indipenedenti che collaborano utilizzando capacità ripartite e mobili, di calcolo e di comunicazione. Le Tecnologie di Informazione e Comunicazione (TICs) non rappresentano la soluzione, ma una opportunità di migliorare la nostra capacità di gestione del territorio. Possono essere usate per obiettivi diversi e contrapposti. Da una parte si può approfittare della loro enorme capacità di elaborazione dati per accentrare  tutte le informazioni e tentare di “ risolvere” la complessità urbana; ma può essere usata anche per aprire e decentralizzare le scelte.</p>
<p>Si tratta di capire come le TICs possono definire una struttura di gestione urbana in cui centri di controllo discontinuo possano vivere circondati da auto-determinazione (appropriazione) e libertà. Un’idea molto vicina al concetto di tensegrity definito da Buckminister Fuller: “ isole in compressione dentro un mare in tensione”.</p>
<p>L’integrazione di tecnologie digitali nello spazio fisico permette di sviluppare nuove dinamiche di comunicazione e relazione tra vicini, che rafforzano la coesione nelle comunità locali ed allo stesso tempo la qualità della vita offrendo una sensazione di maggiore sicurezza.</p>
<p>Grazie alle nuove tecnologie e ad alcune mutazioni culturali, sistemi e mondi prima totalmente chiusi e spesso poco trasparenti, si aprono alla partecipazione di agenti (e persone) esterni alla loro struttura organizzativa. I cittadini diventano più disponibili a partecipare  e collaborare perché sono più informati e finalmente sono considerati interlocutori utili per la gestione urbana. Architetti ed urbanisti possono ragionevolmente cominciare a lavorare in costante  comunicazione con i cittadini, “condividendo”  con questi il loro potere decisionale.</p>
<p>Per spiegare questo fenomeno si puo fare riferimento  al concetto di “lunga coda”  di Chris Anderson. Internet ed il contesto digitale hanno cambiato le leggi di distribuzione (del potere) e le regole di mercato. Il sistema economico e politico attualmente si basa su di una struttura piramidale in cui il potere (o potenziale economico/creativo) di molti si considera inferiore a quello dei pochi che si trovano nella parte più alta della piramide. Esiste un nuovo sistema basato sulla somma o accumulazione  di tutte le piccole potenzialità (o poteri della massa), che grazie ai sistemi  di comunicazione in rete offerti da internet possono eguagliare o superare il potere (o il potenziale)  di coloro che oggi occupano le posizioni privilegiate. Sono il vecchio mercato di massa e la nuova nicchia di mercato, rappresentati dalla testa e la coda del noto grafico di distribuzione statistica.</p>
<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/05/Long_tail.png"><img class="alignnone size-large wp-image-1133" title="Long_tail" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/05/Long_tail-545x283.png" alt="" width="545" height="283" /></a><br />
<em>La lunga coda è il nome gergale di una ben nota caratteristica di distribuzione statistica ( Zipf, Legge di potenze, distribuzione di Pareto e/o in generale distribuzione di Levy).La caratteristica è anche conosciuta come heavy tails, power-law tails, o le code di Pareto.</em></p>
<p>In tali distribuzioni una ampia frequenza o  gran frequenza di  di trasazione è seguita da una  bassa frequenza o bassa ampiezza della popolazione che decresce gradatamente. In molti casi, gli eventi a bassa frequenza o scarsa ampiezza- la lunga coda, qui rappresentata dalla porzione gialla del grafico-possono ricoprire la maggior parte del grafico.</p>
<p>La presenza di una entità centralizzata non è necessaria quando i dispositivi di controllo e di ritorno dell‘informazione (feedback) , permettono agli attori  di visualizzare o prendere coscienza delle conseguenze delle proprie azioni. Il fenomeno  di auto-organizzazione incosciente si trasforma in controllo cosciente ed intenzionale quando si permette agli individui di comprendere gli effetti delle proprie azioni. Qui si inserisce il concetto di tensegrity, in riferimento ad un modello di gestione in cui le decisioni decentralizzate si uniscono a quelle centralizzate evitando una dinamica di controllo completamente chiusa ed onnipresente.</p>
<p>Invertendo la supremazia della centralizzazione sulle decisioni  individuali, si ottiene che i cittadini  prendono coscienza delle proprie azioni e così cominciano a coordinarle in modo intenzionale. Questo processo potrebbe riuscire a restituire la necessaria legittimità e credibilità agli interventi  nelle aree urbane degradate.</p>
<p><strong>Verso la partecipazione: Accountability e open data</strong></p>
<p><em>“ La partecipazione richiede  un sistema di infomazione, un osservatorio e degli indicatori che riflettano periodicamente la situazione di quelle variabili che riteniamo chiave per stabilire la nostra evoluzione e che siano accessibili e comprensibili ai cittadini.”</em> (Agustín Hernández Aja, 2002)</p>
<p>Così nel 2002 Hernández Aja, docente di Urbanistica dell’ Università politecnica di Madrid, descrive i presupposti indispensabili per la partecipazione cittadina. Una decade più tardi acquistano popolarità modelli di comunicazione e dinamiche di gestione che ci avvicinano a questi presupposti. Tra questi vorrei far emergere l’accountability e il movimento Open Data.</p>
<p>Accountability è un termine anglosassone che potremmo tradurre  con “ responsabilità” o “obbligo di render conto”. Accostandoci al concetto di accountability possiamo creare un ecosistema di comunicazione e trasparenza che permetterebbe  al cittadino di esigere responsabilità dall’amministrazione. Il che ci aiuta a compiere l’obiettivo di decentralizzare il controllo  necessario per una vera democrazia.</p>
<p>Open Parlamento è un esempio stupendo  di come lavorare  per migliorare e ottenere accountability. Si tratta  di uno strumento Web che permette monitorare in maniera distribuita il lavoro  dei deputati del parlamento italiano.</p>
<p>La pagina web offre molte informazioni  sui proggetti di legge ed in generale su tutta l’attività del Parlamento Italiano. La cosa più interessante è il suo sistema di tracciamento distribuito che permette  di controllare  l’attività politica di ogni deputato. Ogni cittadino può “adottare” un deputato, pubblicare  tutte le sue dichiarazioni e confrontarle  con la sua attività parlamentare.</p>
<p>Immaginiamo questo stesso sistema applicato su scala locale, dove i cittadini hanno maggiore capacità di organizzazione e di esercitare pressione. Il controllo al quale sottostarebbero tutti gli amministratori locali sarebbe così intenso che questi si sentirebbero quasi obbligati a mettere in marcia un processo di trasformazione della struttura amministrativa verso un modello più aperto e partecipativo.</p>
<p>Il movimento Open Data si pone come una delle maggiori spinte ad ottenere trasparenza sulla gestione pubblica.</p>
<p>Open Data consiste nel porre a disposizione della società i dati dell‘ amministrazione pubblica, oltre i dati relazionati con progetti finanziati con denaro pubblico, o gestiti da istituzioni pubbliche.</p>
<p>L’obiettivo è approfittare di questi dati che le organizzazioni pubbliche non sanno o non sono capaci di analizzare. Liberarli in modo che qualunque persona o organizzazione possa usarli per costruire nuove formule di consultazione e visualizzazione, semplificare , diversificare oltre che arricchire le iniziali informazioni.</p>
<p>In Spagna, tra gli esempi di questa nuova tendenza spicca il progetto di Open Data Euskadi, parte integrante  dell’iniziativa  di Open Government del Governo Basco: un portale di esposizione  dei dati  pubblici in formato riutilizzabile, sotto licenza aperta. A scala urbana, emergono  i progetti attivati  da due città spagnole: Zaragoza e Cordoba, che  cominciano a compiere i primi passi  nel mondo di Open Data.</p>
<p>Sono convinto che la pressione cittadina obbligherà in breve tempo tutte le grandi città ad unirsi a questo processo di apertura e trasparenza.</p>
<p><strong>Open Source e Conscenza di Rete</strong></p>
<p>Come abbiamo detto, invertendo la supremazia della centralizzazione sulle azioni individuali,  i cittadini  prendono coscienza del proprio potere ed incominciano ad organizzarsi in rete.</p>
<p>Disponiamo della tecnologia, della conoscenza e delle dinamiche necessarie per porre in marcia processi di gestione urbana più aperti. I cittadini hanno cominciato a muoversi; le amministrazioni potrebbero approfittare di questi processi autonomi ed indipendenti per la gestione di situazioni  molto complesse, ma continua a mancare una chiara volontà politica.</p>
<p>Probabilmente gli amministratori sono riusciti a ritardare il passaggio verso un nuovo modello di gestione partecipata grazie all’appoggio indiretto e anche diretto di quello che viene chiamato “quarto potere”: la stampa. Il sistema di informazione attuale offre ancora ad amministratori e potenti ampie possibilità per manipolare  e controllare certi processi.</p>
<p>L’emergere di un modello di informazione molto più distribuito, incomincia ad offrire a qualunque cittadino la possibilità di produrre  informazione  locale rilevante. Nasce così un ecosistema di comunicazione basato nei Social Media.</p>
<p>Questo nuovo ecosistema di informazioni puo ridurre l’influenza dei mezzi di comunicazione di massa e quindi obbligare  gli amministratori a rendere conto delle loro decisioni. Gli ammministratori  si vedranno obbligati  a relazionarsi con questo nuovo tipo  di comunicazione, più orizzontale e distribuita: una opportunità per generare una forma di controllo sociale che migliori la trasparenza ed obblighi gli amministratori locali  a tener in considerazione l’opinione pubblica.</p>
<p>Un esempio chiarissimo di quanto stiamo dicendo, sono le ultime mobilitazioni che stanno contraddistinguendo la Spagna. Dopo la manifestazione del 15 maggio scorso, un evento autorizzato e organizzato per diverse settimane e che ha riunito decine di migliaia di persone, si stanno realizzando una serie di “ accampamenti ” permanenti nelle piazze urbane, organizzati in pochissime ore, grazie unicamente allo scambio di informazione attraverso social network come Twitter e Facebook. Il controllo di questi movimenti è semplicemente impossibile.</p>
<p>C’è stato un primo passo verso un modello in cui i governanti e gli amministratori devono capire che non potranno continuare ad ignorare i cittadini e difendere esclusivamente gli interessi dei più potenti.</p>
<p>Ci troviamo di fronte a un nuovo processo di costruzione del bene pubblico e del comune, insieme allo sviluppo di un nuovo modello si spazio pubblico che abbiamo chiamato spazio sensibile. I media tradizionali non riescono a trasmettere che cosa sta succedendo realmente nel quotidiano e di cosa stiamo discutendo o cosa stiamo organizzando noi cittadini. Al contrario, grazie ai Social Network tutti noi possiamo informarci e scambiare informazioni in tempo reale con le persone che in questo momento si sono accampate nelle piazze delle principali piazze spagnole.</p>
<p>Possiamo verificare come l’azione fisica sia assolutamente imprescindibile e come la sfera digitale sia capace di offrire un’intorno di comunicazione e di organizzazione di tipo “aumentato”, vale a dire che va oltre le possibilità di organizzazione di qualsiasi azione prevalentamente fisica: tutto diventa decentralizzato e allo stesso tempo connesso e sincronizzato.</p>
<p>Questi processi sembrano inevitabili e possono diventare, in tempi relativamente brevi, normali processi di gestione locale. A quel punto potremmo cominciare a parlare di una veritiera Città Open Source, e quindi di una città aperta alla partecipazione pubblica.</p>
<p><strong>Referenze</strong></p>
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<p>Scritto in spagnolo da Domenico Di Siena. Tradotto all&#8217;italiano da Lina Monaco (<a title="Lina Monaco | Twitter" href="https://twitter.com/Li_m0">@Li_m0</a>) e Giuseppe Di Siena (<a title="ing. Di Siena Giuseppe | Twitter" href="http://twitter.com/ingDiSiena" target="_blank">@ingdisiena</a>).</p>
<p>Licenza d&#8217;uso <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/" target="_blank">Creative Commons CC BY-SA 2.5</a> &#8220;Attribuzione &#8211; Condividi allo stesso modo&#8221;</p>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 08:19:58 +0000</pubDate>
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<p><em>Ragazzi!!!! La piazza é stracolma. Madrid lancia un appello a tutta l&#8217;europa. Seguiteci&#8230;seguiteci&#8230;.!!!</em></p>
<p>Con queste parole ho voluto esprimere le mie emozioni su Facebook mentre partecipo a uno dei più straordinari movimenti di cittadini.</p>
<p>Vi parlo del movimento <strong>15m</strong> che prende il nome dal giorno (15 maggio) in cui si é tenuta la manifestazione in diverse piazze della Spagna con lo slogan “<a href="http://democraciarealya.es/" target="_blank">¡Democracia Real Ya!</a>”, e cioè Democrazia Reale Adesso!</p>
<p>Dopo la manifestazione, che non è stata immune da i soliti incidenti con la polizia, un gruppo di ragazzi decide di rimanere in piazza!! La polizia li obliga a scomberare. Il giorno successivo il risultato à stato che la piazza è tornata a riempirsi. A quel punto c’erano ancora più persone disposte a rimenere accampate tutta la notte.<span id="more-1104"></span></p>
<p>La cosa più strardinaria dal mio punto di vista è stata la reazione a livello nazionale. In poche ore, sui social network comincia a rimpallare la notizia dell’<a title="Acampadasol" href="http://madrid.tomalaplaza.net/" target="_blank">accampata in Puerta del Sol a Madrid</a>. Il risoltado é stato una grande affluenza di gente in quella piazza e l’inizio di nuovi accampamenti in altre città spagnole.</p>
<p>In questo caso é stato chiarissimo il potenziale offerto dal nuovo modello di comunicazione orizzontale e distribuito offerto da Internet e dall’uso dei social network. Con il tag <a title="#spanishrevolution" href="http://twitter.com/#!/search/spanishrevolution" target="_blank">#spanishrevolution</a> <a title="#acampadasol" href="http://twitter.com/#!/search/acampadasol" target="_blank">#acapamadasol</a> e <a title="#15m" href="http://twitter.com/#!/search/15m" target="_blank">#15m</a> è possibile aggiornarsi in tempo reale sulla situazione.</p>
<p>E’ curioso perché io stesso, vivendo a pochi metri da puerta del sol mi sono accorto di quanto stava succedendo da un messaggio di Massimo (<a href="http://twitter.com/openp2pdesign">@openp2pdesign</a>), un amico italiano attualmente trasferito a Helsinki. Massimo mi chiedeva se potevo spiegargli meglio che cosa stava succedendo in Spagna. E&#8217; a quel punto che cerco di trovare informazioni usando Twitter e comincio a vedere che in realtá la gran parte dei miei contatti stava parlando dell’accampata a Puerta del Sol. E’ stato incredibile, il flusso di informazione scorreva veloce e altrettanto velocemente si organizzavano nuove accampate nelle varie città Spagnole.</p>
<p>No potevo resistere e sono uscito a vedere, chiavi e smartphone sono sceso in piazza e ho registrato e trasmesso in diretta quanto stava succedendo.</p>
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<p>La mattina successiva vado a lavoro e trovo questa situazione. Incredibile, l’organizzazione cresce.</p>
<p><object id="bplayer" width="465" height="400" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="wmode" value="opaque" /><param name="src" value="http://static.bambuser.com/r/player.swf?vid=1664767" /><embed id="bplayer" width="465" height="400" type="application/x-shockwave-flash" src="http://static.bambuser.com/r/player.swf?vid=1664767" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" wmode="opaque" /></object></p>
<p>La mattina del 18 maggio ricevo una mail da parte di Maximiliano Bianchi (<a href="http://twitter.com/strelnik">@strelnik</a>) che mi invita a partecipare ad una edizione di informacione per <a href="http://www.140nn.com/">140nn</a>. Naturalmente io non conosco Maximiliano ma é un altro mio amico, Federico (<a href="http://twitter.com/killeader">@killeader</a>) che lo mette in contatto con me. Il collegamento é stato interessantissimo e in quel momento, ancora una volta mi rendevo conto del grande potenziale della comunicazione orizzontale. I giornali anconra non perlavano, e ancor meno i telegiornali e io ero in diretta con altre persone a parlare di cosa stava succedendo.</p>
<p><iframe style="border: 0; outline: 0;" src="http://cdn.livestream.com/embed/140nn?layout=4&amp;clip=pla_45a35fd1-524a-4535-8ce4-b504a4b73213&amp;color=0xe7e7e7&amp;autoPlay=false&amp;mute=false&amp;iconColorOver=0x888888&amp;iconColor=0x777777&amp;allowchat=true" frameborder="0" scrolling="no" width="545" height="330"></iframe></p>
<p>Questi giorni sono un po’ frenetici e la voglia di essere il più possibile partecipe di questa movimento epocale deve fare i conti con l’esigenza delle attività di tutti i giorni, lavorare, fare la spesa ecc&#8230;.</p>
<p>E’ cosí que il 18 maggio insieme a Francesco (<a title="Francesco Cingolani | Twitter" href="http://twitter.com/immaginoteca" target="_blank">@immaginoteca</a>) e Jorge (<a title="Jorge Toledo | Twitter" href="http://twitter.com/eldelacajita" target="_blank">@eldelacajita</a>) decidiamo di mettere su un sito che posso promuovere a appoggiare il movimento. Con poche ore di lavoro cominciate alle 19h dopo il nostro normale orario di lavoro in studio ci mettiamo con le mani nella massa. In poche ore nache <a href="http://www.crowdmood.org">www.crowdmood.org</a> dove tuttora potete trovare le dirette delle due piazze più attive e delle attività su twitter e flickr.</p>
<p>La pagina dopo pochi minuti di funzionamento, grazie all’effeto rete è caduta per l’enorme quantità di persone connesse allo stesso tempo. Dopo qualche minuto riprende a funzionare.</p>
<p>Non contento il giorno successivo spinto dall’euforía e dal presentimento che in realtá quanto sta accadendo qui in Spagna potrebbe propagarsi in Europa, creo il sito <a href="http://www.europeanrevolution.eu">www.europeanrevolution.eu</a> dove raccolgo informazioni sui vari paesi in azione, al momento soprattutto Spagna e Italia.</p>
<p>Il sito permette a qualsiasi persona aggiungere nuove informazioni.</p>
<p>Nei prossimi giorni spero di poter pubblicare qualche riflessioni su quanto sta accadendo e su quali possono essere le conseguenza in Spagna, in Italia e in Europa.</p>
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		<title>Nuovi strumenti e metodi innovativi per la Pianificazione Partecipata.</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 15:42:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo esattamente 5 anni, oggi voglio rispolverare i documenti relazionati con la mia tesi di laurea intitolata &#8220;Nuovi strumenti e metodi innovativi per la Pianificazione Partecipata. Il caso di un piano intercomunale nel bacino nord del fiume Jarama (Madrid)&#8221; con la quale ho ottenuto la Laurea in Architettura il 16 maggio 2006 presso la Facoltá [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/05/titolo_tesi.png" alt="" title="titolo_tesi" width="545" height="132" class="alignnone size-full wp-image-1088" /><br />
Dopo esattamente<strong> 5 anni,</strong> oggi voglio rispolverare i documenti relazionati con la mia tesi di laurea intitolata <strong><em>&#8220;Nuovi strumenti e metodi innovativi per la Pianificazione Partecipata. Il caso di un piano intercomunale nel bacino nord del fiume Jarama (Madrid)&#8221;</em></strong> con la quale ho ottenuto la Laurea in Architettura il <strong>16 maggio 2006</strong> presso la Facoltá di Architettura &#8220;L. Quaroni&#8221; della Università La Sapienza di Roma.</p>
<p>Sono passati invece <strong>4 anni</strong> dalla cerimonia di premiazione del 17 maggio 2007 del <strong>&#8220;Premio Tesi 2007&#8243;</strong> promosso da <strong>BIC Lazio SpA</strong>, nella quale questa tesi fu premiata.<br />
Il Premio Tesi BIC Lazio viene concesso ai progetti che hanno individuato nuovi prodotti e processi produttivi, prospettando nuove soluzioni tecnologiche ed interventi sul mercato. Tra i criteri di valutazione dei lavori: il livello di studio e approfondimento; la capacità di elaborazione progettuale, con particolare riferimento ai risultati economici; il grado di trasferibilità sul mercato del servizio/tecnologia/prodotto oggetto dello studio.</p>
<p>Di seguito pubblico il testo che ho presentado come sintesi della tesi, necessario per poter partecipare al concorso:<span id="more-1079"></span></p>
<h2><strong>Nuovi strumenti e metodi innovativi per la Pianificazione Partecipata.</strong><br />
<strong> Il caso di un piano intercomunale nel bacino nord del fiume Jarama (Madrid)</strong></h2>
<h3><strong>Premessa</strong></h3>
<p>Da più di due anni mi interesso a temi relazionati con la Partecipazione Pubblica e mi occupo dell&#8217; organizzazione di workshop di progettazione partecipata come membro dell&#8217;associazione Laboratorio Urbano di Madrid. Da molto più tempo invece, sono un appassionato delle nuove tecniche di informazione e comunicazione (Internet).</p>
<p>Al momento di definire un argomento di tesi é stato per me facile dirigermi verso un tema che potesse riguardare questi due grandi mondi; mentre più difficile è stato definire un preciso ambito di studio.</p>
<p>Il primo grande problema è stato delimitare di che tipo di partecipazione mi sarei occupato e subito dopo definire un preciso obiettivo di ricerca. Fin dal principio mi rendevo conto dell&#8217;enorme potenzialità offerta dagli odierni strumenti di comunicazione come appoggio ai processi di progettazione partecipata, però non mi era del tutto chiaro in che modo e in che misura ciò potesse concretarsi. Da qui nasce il chiaro obiettivo di lavorare alla proposta di un modello semplificato di Pianificazione Partecipata, descriverne le fasi e le dinamiche più importanti, quindi ricercare e descrivere come usare strumenti e tecniche di comunicazione esistenti ed eventualmente proporne di nuovi. Per evitare di rimanere troppo nel teorico ho voluto presentare il tutto applicandolo ad un preciso caso di studio, in modo da avere un esempio chiaro delle diverse fasi descritte nel modello ed di come si potrebbero usare gli strumenti proposti.</p>
<h3><strong>1. Presentazione</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425194423-3df14e50f78d470d8ea5f9ed705e6d36&amp;docName=pianificazione-partecipata-1&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%201%2F10&amp;et=1305473151687&amp;er=21" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425194423-3df14e50f78d470d8ea5f9ed705e6d36&amp;docName=pianificazione-partecipata-1&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%201%2F10&amp;et=1305473151687&amp;er=21" /></object></p>
<p>Utilizzare la Partecipazione Pubblica nella gestione del territorio comporta un&#8217;importante evoluzione della società. Il ruolo del cittadino cambia, l’amministrazione pubblica diventa più trasparente; nei cittadini cresce il sentimento di appartenenza ad una comunità.</p>
<p>La gestione degli interessi comuni smette di essere delegata e diventa, almeno in parte, diretta ed accessibile a tutti. Si sviluppa un processo di “appropriazione” che rende tutti i cittadini consapevoli delle risorse della propria comunità, e quindi delle strategie amministrative adottate. Si moltiplicano le probabilità di esito di azioni, progetti e strategie di gestione, proprio perché assimilate, comprese e volute dagli stessi cittadini.</p>
<p>Tuttavia ancora troppo spesso, nella disciplina urbanistica, si guarda con diffidenza alla partecipazione dei cittadini nello sviluppo di un piano, ad un processo di consultazione dei cittadini e nel migliore dei casi ad un conseguente processo di informazione. Solo in questi ultimi anni, all&#8217;interno del dibattito urbanistico si sta cominciado a parlare seriamente del tema della partecipazione dei cittadini nei processi di gestione e trasformazione del territorio.</p>
<p>Si considera necessario individuare e promuovere un alternativo approccio progettuale e comunicativo, attraverso una pianificazione partecipata e condivisa, che preveda la collaborazione dei cittadini alla costruzione di politiche di programmazione e gestione del territorio.</p>
<p>Con questa tesi ho voluto inserirmi all&#8217;interno di questo nuovo dibattito, lavorando ad una proposta di un modello (uno schema) di pianificazione basato sulla partecipazione dei cittadini. Per essere il più concreto possibile vi ho affiancato la presentazione di nuovi strumenti, che a mio avviso consentirebbero un notevole miglioramento di tali processi.</p>
<p>Due di questi sono il risultato di due progetti su cui continuo a lavorare tuttora: “wikimap” e “Wikicity”, entrambi basati sulle nuove tecnologie di comunicazione e informazione.</p>
<p>Come caso di studio ho lavorato alla redazione di un piano intercomunale del bacino nord del fiume Jarama, nell&#8217;area metropolitana di Madrid che era stato già l&#8217;oggetto del mio laboratorio di Sintesi.</p>
<h3><strong>2. Obiettivi</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425202335-0810f8f669004a8fb627ed006a8aff0a&amp;docName=partecippianificazione-partecipata-4&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%204%2F10&amp;et=1305473381688&amp;er=78" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425202335-0810f8f669004a8fb627ed006a8aff0a&amp;docName=partecippianificazione-partecipata-4&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%204%2F10&amp;et=1305473381688&amp;er=78" /></object></p>
<p>Con questo lavoro comincio una riflessione sulle possibilità di sviluppo di un nuovo modello di Progettazione Partecipata, rivolgendo una particolare attenzione alle enormi potenzialità che ci offrono le nuove tecnologie informatiche e telematiche.</p>
<p>Tali strumenti permettono una enorme facilità di comunicazione interattiva e una straordinaria garanzia di trasparenza. Due concetti che stanno alla base di un qualsiasi processo di progettazione partecipata.</p>
<p>Nell&#8217;attuale fase storica in cui gli abitanti hanno sempre meno “relazioni” con il proprio territorio, mi propongo di illustrare alcune possibilità di innovazione nella metodologia di sviluppo del progetto partecipativo. Un modello integrato che permetta la collaborazione di molti soggetti (abitanti, utenti, soggetti locali organizzati, soggetti istituzionali, operatori privati) attraverso i nuovi strumenti di informazione e partecipazione diretta dei cittadini, capace ampliare le possibilità di successo di un progetto e uscire dalla logica degli interventi settoriali.</p>
<h3><strong>3. Metodo</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234439-57353f26b6b044e5ac2ceb2976d8c8cb&amp;docName=pianificazione-partecipata-7&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%207%2F10&amp;et=1305473948399&amp;er=83" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234439-57353f26b6b044e5ac2ceb2976d8c8cb&amp;docName=pianificazione-partecipata-7&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%207%2F10&amp;et=1305473948399&amp;er=83" /></object></p>
<p>Da circa due anni collaboro come membro dell&#8217;associazione Laboratorio Urbano a diversi progetti di progettazione partecipata, sperimentando diverse metodologie e strumenti.</p>
<p>Utilizzando l’esperienza acquisita come “base sperimentale” presenterò una proposta progettuale basata su di un modello integrato, in cui diverse metodologie e strumenti interagiscono in modo organico. In modo particolare mi centrerò sull’ integrazione delle nuove tecnologie informatiche e di informazione con i più tradizionali modelli di partecipazione.</p>
<p>La tesi si può dividere in due parti, una parte teorica (la definizone del modello) ed una progettuale (applicazione del modello: vedi le tavole allegate).</p>
<p>Con la prima presenterò una proposta per un nuovo modello di Progettazione Partecipata, che utilizzi in modo piú innovativo le nuove tecnologie di informazione e comunicazione. Con la seconda svilupperò un progetto territoriale seguendo le linee teoriche tracciate nella prima e basato sulla esperienza acquisita sul campo.</p>
<h3><strong>4. Caso di Studio</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425195613-e0a4adcfe41246478fccababcdf525b5&amp;docName=pianificazione-partecipata-2&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%202%2F10&amp;et=1305473235678&amp;er=82" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425195613-e0a4adcfe41246478fccababcdf525b5&amp;docName=pianificazione-partecipata-2&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%202%2F10&amp;et=1305473235678&amp;er=82" /></object></p>
<p>Il caso di studio sarà il bacino nord del fiume Jarama nell’area metropolitana di Madrid, costituito dai comuni Talamanca del Jarama, Valdetorres del Jarama y Fuente el Saz del Jarama.</p>
<p>Lo sviluppo di un processo partecipativo può essere visto come il miglior modo per cercare di avvicinare i cittadini di tre paesi. Il progetto riguarda un’area molto vasta alla quale si vuole dare un carattere ed una identità più forte, capace di evitare l’attrazione fatale della vicina metropoli:Madrid.</p>
<p>Il punto di forza è probabilmente la qualità paesaggistica e il bacino del fiume Jarama. Tale carattere può essere valorizzato solo se si attua una politica intercomunale. Da qui l’esigenza di elaborare un piano intercomunale.</p>
<p>Vista la separazione sociale e culturale esistente tra i tre paesini, la scelta di usare lo strumento partecipativo è in questo caso particolarmente appropriata. Il contatto diretto tra gli abitanti dei tre paesi propria di una dinamica partecipativa, costituisce una qualità aggiunta e facilita enormemente la successiva fase di attuazione del progetto.</p>
<h3><strong>5. Il modello</strong></h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425200625-ad631cbfeaa34088b79a807255d99bdf&amp;docName=lamina3&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%203%2F10&amp;et=1305473311456&amp;er=14" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425200625-ad631cbfeaa34088b79a807255d99bdf&amp;docName=lamina3&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%203%2F10&amp;et=1305473311456&amp;er=14" /></object></p>
<p><strong>5.1 Il modello classico</strong></p>
<p>Il modello classico che accompagna la disciplina Urbanistica fin dalla sua nascita puó essere semplificato in tre gradi fasi consecutive: analisi, sviluppo e attuazione.</p>
<p>Questo modello contempla un contatto diretto con i cittadini, quasi eclusivamente nella prima fase. Inoltre questo contatto si limita ad essere solo una buona fonte di informazione, peró in nessun caso arriva ad ad attribuire ai cittadini un qualsiasi ruolo attivo, seppur minimo alla definizione della proposte (vale a dire partecipare alla fase successiva).</p>
<p>Anche nei casi più recenti, quando si vuole dare importanza all&#8217;implicazione dei cittadini nel processo di pianificazione, in realtá ci si limita ad un miglioramento dell&#8217;informazione pubblica del progetto in corso.</p>
<p>Secondo il prof. Riccardo Wallach il rapporto dell&#8217;urbanista con i cittadini può essere molto più interessante, però questo può avvenire solo qualora si verificasse in modo continuo e non limitado alla fase di analisi. Wallach propone l&#8217;istituzione di un “urbanista di base”, una sorta di tecnico al servizio dei cittadini, capace di monitorare quotidianamente problemi, proposte e desideri dei cittadini relativi all&#8217;intorno urbano in cui vivono.</p>
<p><strong>5.2 Monitoraggio</strong></p>
<p>E&#8217; da questa originale idea che parte la mia riflessione per la proposta di un nuovo modello.</p>
<p>Associando l&#8217;idea del professor Wallach ad un modello di pianificazione, il risultato automatico è la definizione di una nuova fase trasversale a tutto il processo: il monitoraggio.</p>
<p>La Partecipazione dei cittadini, é qualcosa di molto complesso, non si può considerare come un semplice elemento in più da aggiungere a ciascuna delle tre fasi del modello classico. La Partecipazione é qualcosa di continuo, che dura nel tempo, che si costruisce poco a poco, con un ritmo molto più lento di quello della redazione di un piano e proprio per questo motivo necessita di un processo continuo (quindi una fase trasversale), sulla quale possa appoggiarsi un processo di pianificazione partecipata.</p>
<p>A questo punto mi sembra opportuno chiarire che quando parlo di Pianificazione Partecipata, in realtá non sto parlando di Partecipazione che come ho spiegato é qualcosa di molto complesso e necessita di tutta una struttura politica di appoggio. Quindi ci tengo a chiarire che questo lavoro non é uno studio sulla Partecipazione, ma su un modello di</p>
<p>Pianificazione basato sulla Partecipazione. Sembra un dettaglio ma sono assolutamente convinto che é importantissimo fare questa precisazione.</p>
<p><strong>5.3 Immaginario collettivo</strong></p>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234015-d6e1a0d595d140c586326a2ac169eccb&amp;docName=pianificazione-partecipata-6&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%206%2F10&amp;et=1305473843335&amp;er=70" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234015-d6e1a0d595d140c586326a2ac169eccb&amp;docName=pianificazione-partecipata-6&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%206%2F10&amp;et=1305473843335&amp;er=70" /></object></p>
<p>Ritornando al modello, una volta riconosciuta l&#8217;importanza di un processo di monitoraggio rimane da definire in che modo tale processo, continuo, possa comunicare con un modello di pianificazione, che é necessariamente costituito da fasi cronologicamente successive.</p>
<p>La risposta potrebbe essere l&#8217;introduzione di una fase che entri nello schema di successione cronologica del processo di pianificazione e che permetta una &#8220;comunicazione&#8221; tra i due processi.</p>
<p>Questa fase di comunicazione tra monitoraggio e pianificazione è probabilmente l&#8217;elemento più difficile da definire nell&#8217;ambito del modello che propongo. D&#8217;altro canto é qui che introduco alcune delle maggiori innovazioni al modello classico, proponendo nuove dinamiche di partecipazione ed sviluppandone gli strumenti adeguati.</p>
<p>L&#8217;anello di congiunzione tra Partecipazione e Pianificazione potrebbe essere una fase che abbia come obiettivo la definizione e quindi la riconoscibilità di un immaginario collettivo, riferito alla propria comunità, la propria città o in generale al tema oggetto del piano. La fase sarebbe costituita da una serie di dinamiche volte a definire una immagine di partenza condivisa dai cittadini. Un modo per definire l&#8217;idea che gli abitanti hanno dei luoghi in cui vivono.</p>
<p>In questo caso le idee di tutti si uniscono per definire un idea collettiva associata alla propria comunità.</p>
<p>Si tratta di rendere visibile, e quindi condividere (nel senso di conoscere) i temi di maggiore interesse per la comunità, riconoscere su quali c&#8217;è accordo e su quali c&#8217;è disaccordo arrivando alla rappresentazione di quell&#8217;immaginario collettivo che é fondamentale per poter passare ad una fase di partecipazione basata sulla “negoziazione creativa”, che per funzionare ha bisogno che ognuno conosca cosa pensano tutti gli altri.</p>
<p>Il problema maggiore é costituito dalla sintesi di questa immagine condivisa. E&#8217; facile intuire come la scelta del metodo é determinante per la definizione del risultato finale. Vale a dire che il metodo condiziona fortemente i risultati. Per risolvere questo problema sto lavorando allo sviluppo di uno strumento informatico capace di realizzare una sintesi &#8220;oggettiva&#8221; e soprattutto di rappresentarla in modo che sia facilmente comprensibile, che ho chiamato &#8220;Wikicity&#8221;. A questo si può aggiungere il simulatore di scenari &#8220;The Time Machine&#8221; sviluppato dal LaMP (Laboratorio di Analisi e Modelli per la Pianificazione), che però é meno intuitivo e necessita di una importante mediazione da parte dei tecnici, cosa che invece non succede con wikicity..</p>
<p>A tale immagine, che in qualche modo si costruisce in modo &#8220;automatico&#8221; come il risultato di una determinata dinamica si può associare l&#8217;analisi più professionale di un urbanista. In questo caso però mi riferisco ad un&#8217;analisi per niente convenzionale e totalmente innovativa, perché basata sulla partecipazione dei cittadini. Anche in questo caso propongo l&#8217;uso di uno strumento sul cui sviluppo sto lavorando personalmente: &#8220;wikimap&#8221;. Questo strumento permette ai cittadini di intervenire direttamente su una cartina digitale della propria città, apportando nuove informazioni (testo, video, audio, immagine). Nella fase Immaginario collettivo, un urbanista (che potrebbe benissimo essere l&#8217;urbanista di base di cui parla il prof. Wallach) potrebbe realizzare una analisi sintetica dei temi apportanti sulla cartina dinamica.</p>
<p>Con questa fase i tecnici (urbanisti) potranno &#8220;misurare&#8221;  la coscienza di città che hanno i cittadini e quindi organizzare le seguenti fasi nel modo più adeguado.</p>
<p><strong>5.4 Analisi</strong></p>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425233213-9099871d2149453fa00aa0f7a82f5a0f&amp;docName=pianificazione-partecipata-5&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%205%2F10&amp;et=1305473445940&amp;er=89" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425233213-9099871d2149453fa00aa0f7a82f5a0f&amp;docName=pianificazione-partecipata-5&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%205%2F10&amp;et=1305473445940&amp;er=89" /></object></p>
<p>La partecipazione e l’azione diretta dei cittadini comincia in questa fase. Attraverso l’uso di tecniche come il “Planning for Real” e dei workshop EASW si comincia a “giocare” con modellini e piani della zona. I cittadini cominciano a raccontarci il proprio paese, com’è e come lo vorrebbero.</p>
<p>In questo caso non é importante cercare l&#8217;accordo dei partecipanti, quindi non si ricerca una unica immagine da condividere. Si tratta di spingere tutti i partecipanti a fare la propria analisi, fare in modo che saltino fuori le idee e i commenti di tutti. Il risultato é un collage enorme di idee e commenti (anche contrastanti) che garantiscono che niente e nessuno sia stato trascurato.</p>
<p>I tecnici realizzeranno la loro analisi complementare a quella degli abitanti. Nella fase di progetto ci si servirà di entrambe le analisi.</p>
<p><strong>5.5 Sviluppo</strong></p>
<p>In questa fase è necessario cominciare con i primi passi di negoziazione. Si sceglieranno i temi sui quali lavorare. La scelta dei temi dipende chiaramente dalla differente importanza che ognuno gli attribuisce.</p>
<p>La impossibilità di usare una scala oggettiva dovrà spingere i cittadini ad uno sforzo di negoziazione. In questa fase si userà la procedura denominata “Open Space Tecnology”. I tecnici dovranno fare la stessa cosa utilizzando però uno strumento un poco più complesso che permetterà di definire uno scenario possibile a seguito dei temi e soluzioni proposti. In questo caso userebbero un Simulatore di Scenari che permette la &#8220;rappresentazione&#8221; di uno scenario futuro.</p>
<p>Naturalmente come per il wikicity anche qui stiamo parlando di una rappresentazione schematica e simbolica, che serve solo a visualizzare scelte e risultati possibili.</p>
<p><strong>5.6 Attuazione</strong></p>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425235114-672168c9c1db47869458d23f4e3d2d16&amp;docName=pianificazione-partecipata-9&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%209%2F10&amp;et=1305473695964&amp;er=7" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425235114-672168c9c1db47869458d23f4e3d2d16&amp;docName=pianificazione-partecipata-9&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%209%2F10&amp;et=1305473695964&amp;er=7" /></object></p>
<p>Un sicuro vantaggio della progettazione partecipata è data da una maggiore probabilità di successo della fase di attuazione del piano. I cittadini hanno partecipato attivamente, hanno dibattito e sicuramente anche coloro che non hanno partecipato attivamente hanno avuto modo di conoscere cosa si stava facendo, attraverso pubblicazioni e sito web o semplicemente discutendo con coloro che hanno partecipato.</p>
<p>C’è da aggiungere che l’uso di internet e di strumenti come il wikimap possono migliorare molto la fase di attuazione perché amplificano le capacità di monitoraggio degli stessi cittadini. Il loro “compito” passerà dal semplice protestare al presentare con uno strumento pubblico delle riflessioni e proposte.</p>
<p>Queste possono essere condivise in tempo reale da altri cittadini e cosi implicare un cambio del piano anche all’ultimo momento.</p>
<h3>6. Strumenti e tecniche</h3>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425235452-cb431186b5704e8a9875cd7eaa929248&amp;docName=pianificazione-partecipata-10&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%2010%2F10&amp;et=1305473745485&amp;er=13" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425235452-cb431186b5704e8a9875cd7eaa929248&amp;docName=pianificazione-partecipata-10&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%2010%2F10&amp;et=1305473745485&amp;er=13" /></object></p>
<p><strong>6.1 Strumenti sviluppati personalmente</strong></p>
<p><strong>6.11 Wikimap &#8211; Mappa digitale interattiva</strong></p>
<p>Wikimap è una mappa digitale dove, i pensieri, i suoni, le storie e i paesaggi percepiti dagli abitanti completano la rappresentazione di strade, edifici e piazze di una città (un paese, un quartiere, una cittadina).</p>
<p>Si presenta come uno spazio multimediale, flessibile ed espandibile, in grado di di far riscoprire e quindi rappresentare la memoria storica di una comunità; di fortificare direttamente o indirettamente la partecipazione dei cittadini alla vita sociale e culturale del proprio quartiere (o città).</p>
<p>Può considerarsi come un nuovo tipo di spazio pubblico in cui gli utenti-cittadini possono incontrarsi, conoscersi, condividere idee e storie; un punto di incontro in cui possono fortificarsi o incluso nascere nuove reti di collaborazione tra gruppi, collettivi, associazioni e cittadini, tutti aventi una importante caratteristica in comune: vivere nello stesso quartiere o città.</p>
<p>Non si tratta di una alternativa ai classici spazi pubblici della città, ma piuttosto di una specie di “anticamera” di questi utlimi, un “luogo” in cui gli utenti-cittadini possono conoscersi e dialogare, conservando la distanza e l&#8217;anonimato con cui si sentono più comodi.</p>
<p>Leggendo le riflessioni, le storie, le idee e le passioni che i propri vicini hanno aggiunto sulla mappa li rende persone più prossime e meno sconosciute, e sicuramente aumenta la possibilità che si ritrovino negli spazi di incontro del proprio quartiere, per una semplice chiacchierata o anche per mettere in marcia un progetto condiviso prima su internet.</p>
<p>Il funzionamento è molto semplice: si tratta di una mappa digitale interattiva, consultabile in Internet, che permette ai propri visitanti, di aggiungere contenuti multimediali associati ad un punto esatto della mappa. I contenuti aggiunti modificheranno in parte la visualizzazione della mappa e saranno visibili a tutti coloro che successivamente la consultino in internet.</p>
<p>La sua semplicità d&#8217;uso nasconde un&#8217;enorme possibilità di sviluppo. Gli utenti/cittadini che poco a poco aggiungeranno documenti multimediali relazionati con la strada in cui vivono, lavorano o che semplicemente conoscono, raccontando storie e lasciando opinioni su di essa, oppure semplicemente descrivendo i propri interessi, le passioni, i desideri, preferenze e speranze, contribuiranno a dar alla mappa un carattere ed una qualità rappresentanti la vita quotidiana della città.</p>
<p>Il wikimap potrebbe convertirsi in una “finestra aperta” sulla città. Una finestra che permetterebbe all’utente/cittadino, vedere come vive la città e allo stesso tempo intervenire su di essa, attraverso la rappresentazione digitale.</p>
<p>Ci mostrerebbei i punti della città più attivi, quelli con più attività culturali e quelli dove sono più sviluppate le relazioni sociali tra i vicinii di uno stesso quartiere.</p>
<p>Chiunque consulti questa mappa (in particolar modo un urbanista) potrà rendersi conto delle qualità che caratterizzano ognuna delle differenti zone della città, scoprire le preoccupazioni, le aspirazioni e i problemi che differenziano i quartieri, avere quindi una visione molto più realistica della città, grazie ad una rappresentazione dinamica e collettiva costruita dagli stessi abitanti.</p>
<p>Wikimap si sviluppa seguendo un nuovo modo di intendere internet (chiamato internet 2.0), caratterizzato soprattuo dal protagonismo attrubuito agli utenti che smettono di essere semplici recettori e si convertono in veri attori e autori. I siti web sviluppati secondo questa filosfia sono costituiti infatti da contenuti apportati dai suoi stessi visitatori.</p>
<p>Fino ad oggi, internet si è sviluppato soprattutto grazie alla sua capacità di avvicinare persone lontane e per il suo carattere anonimo. Adesso con il wikimap si prova a dargli un senso e una funzione esattamente contraria.</p>
<p>Wikimap potrebbe rappresentare un valido strumento per sperimentare un nuovo modo di relazionare spazio fisico e spazio virtuale e per dare la possibilità di essere meno anonimi agli utenti che lo desiderino.</p>
<p>Pretende sviluppare processi grazie ai quali la “rete” si trasformi in catalizzatore e propiziatore di relazioni sociali che ci permettano di conoscere meglio i nostri vicini, e quindi fortificare la comunità e il sentimento di appartenza alla stessa.</p>
<p>Tale strumento ha tutte le potenzialità per diventare la piattaforma ideale per la interazione tra tecnici e cittadini (e forse anche dei politici).</p>
<p><strong>6.12 Wikicity</strong></p>
<p>Lo sviluppo di questo strumento é uno dei risultati più importanti di questo lavoro. Durante la definizione del modello mi sono reso conto della necessità di inserire una nuova fase nel processo partecipativo. Una fase dedicata alla definizione e rappresentazione dell&#8217;immaginario collettivo che hanno i città cittadini del proprio territorio.</p>
<p>Il suo compito é quello di garantire la massima &#8220;obiettività&#8221; e trasparenza del processo oltre a fornire una rappresentazione sintetica dei risultati, una rappresentazione facilmente comprensibile e che tenga in conto l&#8217;opinione di tutti coloro che partecipano.</p>
<p>Si può definire come uno strumento utile a definire l&#8217;immaginario collettivo che gli abitanti hanno della propria città e in un certo senso misurare la coscienza di città che i cittadini hanno.</p>
<p>Lo strumento è totalmente interattivo; tutti i suoi contenuti sono apportati  dai  suoi stessi utenti. La struttura è molto semplice, centrata prevalentemente sul carattere concettuale, sociale e culturale della partecipazione degli utenti-cittadini, le cui riflessioni sono messe in relazione tra loro e rappresentate in una forma intuitiva.</p>
<p>La dinamica è molto semplice. Il sistema chiede all&#8217;utente una descrizione della città (o del tema del progetto) attraverso delle parole chiave. In un secondo momento gli chiederà di associare le stesse parole con una relazione positiva o negativa. Poi se l&#8217;utente vuole essere più preciso, può definire l&#8217;intensità di relazione con un numero da 1 a 10, negativo o positivo.</p>
<p>Per esempio l&#8217;utente utilizza la parola “parchi” e vuole associarla alla parola “inquinamento”; in questo caso se pensa che i parchi riducono l&#8217;inquinamento metterà una relazione negativa.</p>
<p>Come risultato avremo una città ideale basata nelle valutazioni (positive o negative) dei diversi fattori (parole) che i cittadini (utenti) associano alla città. Con il tempo si crea una cartografia che rappresenta in modo strutturato  i legami semantici esistenti tra le parole che definiscono una città.</p>
<p>Ogni parola sarà associata a un quadrato con dimensione proporzionale al numero di volte che gli utenti l&#8217;hanno usata. I quadrati avranno dei legami di relazione con caratteristiche e dimensioni diverse dipendenti dalla intensità e dal segno medi definite dagli utenti.</p>
<p>Questa è una rappresentazione elemetare che non vuole essere una rappresentazione diretta, ma piuttosto schematica.</p>
<h3>6.2 Strumenti di interesse già esistenti</h3>
<p><strong>6.21Simulatore di Scenari</strong></p>
<p>Abbiamo visto che uno degli obiettivi fondamentali per una buona riuscita di un processo di pianificazione partecipata è riuscire a definire innanzitutto l&#8217;immaginario collettivo che gli abitanti hanno rispetto al proprio territorio. I “simulatori di scenari” sono gli strumenti più adatti alla definizione e rappresentazione della struttura e delle relazioni che definiscono tale immaginario.</p>
<p>Una volta costruito un immaginario collettivo (scenario) della situazione presente si può passare alla “costruzione” di uno scenario futuro (cioè un piano). Naturalmente parliamo solo di schemi e relazioni che però possono essere preziosi per definire le linee guida di un qualsiasi piano.</p>
<p>Tra i vari progetti sviluppati in diversi paesi e settori, considero molto interessante il simulatore denominato: “The Time Machine” proposto dal LaMP (Laboratorio di Analisi e Modelli per la Pianificazione).</p>
<p>La Macchina del Tempo è un software per la costruzione degli scenari basata sulla cross-impact analysis.</p>
<p>Gli scenari sono ottenuti attraverso l’interazione di diversi insiemi di entità attivabili in modi personalizzabili, i quali si influenzano a vicenda, e danno luogo ad uno scenario finale.</p>
<p>L’ipotesi di lavoro alla base del modello è l’idea che sia possibile “modellizzare” un sistema ed i suoi possibili sviluppi/scenari attraverso una serie di eventi che lo rappresentano.</p>
<p>In altre parole, il sistema viene definito come un ventaglio di scenari “in potenziale” attraverso una serie di eventi possibili.</p>
<p>Lo strumento si è rivelato particolarmente utile per l’attivazione di discussioni e per processi di costruzione del consenso.</p>
<p>Questo è un ulteriore argomento a favore dell’utilità di questa tecnica per la previsione del futuro: dato che normalmente abbiamo a che fare con sistemi la cui evoluzione dipende dalle azione di diversi soggetti, una tecnica che permetta di rilevare o anche influenzare il “movente” di azione umana, ovvero le visioni del mondo, la percezione delle situazioni, le aspettative sui comportamenti altrui e così via, merita un certo rispetto. Questo è particolarmente vero se i partecipanti alla “costruzione” della “simulazione di uno scenario” sono gli attori stessi, gli agenti dal “mondo reale”.</p>
<p><strong>6.22 Open Space Technology (OST)</strong></p>
<p>L’Open Space Technology (OST) è stato creato nella metà degli anni ’80 da un esperto americano di scienza delle organizzazioni, Harrison Owen, che realizzò che le persone che partecipavano alle sue conferenze apprezzavano più di ogni altra cosa i coffee break.</p>
<p>I seminari organizzati secondo la metodologia OST non hanno relatori invitati a parlare, programmi predefiniti, o espedienti organizzativi. Al contrario i partecipanti, seduti in un ampio cerchio, apprendono nell’arco della prima mezz’ora come faranno per creare la propria conferenza. Chiunque intende proporre un tema per il quale prova sincero interesse, si alza in piedi e lo annuncia al gruppo, e così facendo assume la responsabilità di seguire la discussione e di scriverne il resoconto. Quando tutti gli intenzionati hanno proposto i propri temi, viene dato avvio alla prima sessione di lavoro e si comincia. Alla fine della giornata sarà distribuito ai partecipanti il resoconto di tutte le discussioni svolte.</p>
<p><strong>6.23 Planning for real</strong></p>
<p>Planning for Real è un metodo di progettazione partecipata, sviluppato a partire dagli anni &#8217;60-&#8217;70 dalla Education for Neighborhood Change dell&#8217;Università di Nottingham e registrato dalla Neighborhood Initiatives Foundation (NIF), un&#8217;organizzazione no-profit fondata nel 1988 da Tony Gibson con sede a Telford in Inghilterra.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è quello di individuare bisogni e opzioni di intervento su uno specifico contesto territoriale a partire dall&#8217;esperienza della comunità locale, individuata come il soggetto che possiede la migliore conoscenza dei problemi del proprio territorio.</p>
<p>In questo senso Planning for Real nasce come tecnica alternativa alla discussione pubblica e ad altri metodi che tendono a favorire la partecipazione delle persone più abituate o più preparate a sostenerli, consentendo invece ad ogni partecipante di esprimere le proprie idee e le proprie opinioni liberamente e in modo anonimo.</p>
<p>Il punto di partenza è sempre una rappresentazione dell&#8217;area d&#8217;intervento attraverso un modello tridimensionale, il cui scopo è quello di aiutare gli abitanti a identificare ogni elemento del proprio quartiere e a individuare più facilmente su di esso le opere migliorative che ritengono necessarie.</p>
<p>Ogni persona è chiamata a posizionare sul plastico apposite carte-opzione, ciascuna delle quali indica un intervento migliorativo. Lo staff tecnico al termine delle giornata deve aver rilevato le preferenze espresse, per ciascun luogo rappresentato nel plastico, rilevando in questo modo anche la presenza inevitabile di opzioni conflittuali.</p>
<p><strong>6.24 EASW</strong></p>
<p>La metodologia EASW è promossa dalla Commissione Europea come strumento efficace per facilitare il dialogo e la partecipazione sociale in programmi come Agenda 21, Urban, programmi per lo sviluppo locale sostenibile e piani sociali di zona. Con EASW si gestiscono laboratori con un numero di partecipanti compreso tra 20 e 40 persone. Il lavoro è strutturato in due fasi: lo sviluppo di visioni, dove i partecipanti creano uno scenario futuro condiviso. La proposta di idee, dove si formulano idee progetto che possano contribuire da oggi alla realizzazione dello scenario futuro condiviso.</p>
<p><object style="width:545px;height:383px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234840-ae46368d079b49ed93d5126f6e60cec2&amp;docName=pianificazione-partecipata-8&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%208%2F10&amp;et=1305473604780&amp;er=46" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:545px;height:383px" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110425234840-ae46368d079b49ed93d5126f6e60cec2&amp;docName=pianificazione-partecipata-8&amp;username=urbanohumano&amp;loadingInfoText=Nuovi%20Strumenti%20e%20Metodi%20Innovativi%20per%20la%20Pianificazione%20Partecipata%208%2F10&amp;et=1305473604780&amp;er=46" /></object></p>
<h3>7. Bibliografia</h3>
<p><strong>7.1 Partecipazione</strong></p>
<p>Arendt H., Vita Activa. La condizione umana, Bompiani, Milano, 2000.<br />
Besio M., &#8220;Riqualificazione ambientale e protagonismo delle comunità locali. Due casi di progettazione Urbanistica partecipata: il recupero di piazza delle vigne a Genova; il recupero del territorio delle cinque terre&#8221;, Paramentro, 211, pp. 18-57, La forza della pianificazione debole, 1995.<br />
Bateson G., Il Ruolo dell&#8217;Umorismo nrlla Comunicazione Umana. &#8220;aut-aut&#8221; n. 282, pp. 4-52, 1997.<br />
De Bono E., Creatività e pensiero laterale, Rizzoli, Milano, 2001.<br />
De Bono E., Io ho ragione, tu hai torto, Sperling e kupfer, Milano, 1991.<br />
Fischer R., Ury W., L&#8217;arte del negoziato, Mondadori, Milano, 1995.<br />
Gambetta D., Le strategie della fiducia, Einaudi, Torino, 1989 .<br />
Gibson T., The Planning for Real Report, Notthingham University, Nottingham, 1981.<br />
Jedlowski P., Stoire comuni: la narrazione nella vita quotidiana, Mondadori, Milano, 2000.<br />
Mantini P., Cenni sulla partecipazione al procedimento amministrativo in materia urbanistica nell&#8217;Europa comunitaria, in Centro Studi Amministrativi della Provincia di Como (acura di),pp. 213-226, Giuffré, Milano, 1994.<br />
Neighbourhood Initiatives Foundation, The do-ers&#8217; guide to &#8220;Planning for Real&#8221;, NIF, Telford, U;K, 1999.<br />
Rinzafri. C., La pianificazione partecipativa: Teorie e tecniche. Un esempio di integrazione di diversi strumenti: GIOCOMO, Tesi di Laurea , IUAV, relatori prof. Edoardo Salzano e prof. Arnaldo Cecchini, Anno Accademico 2002/2003.<br />
Secchi E., Partiti, amministratori e tecnici nella costruzione della politica urbanistica in Italia, Angeli, Milano, 1984<br />
Sclavi M., Arte di ascoltare e mondi possibili, Le Vespe, Milano, 2000<br />
Slavi M., Avventure Urbane. Progettare la città con gli abitanti, Elèuthera, Milano, 2005.<br />
Wallach R., Documento del corso:raccolta degli argomenti delle lezioni, Anno Accademico 2004/2005.</p>
<p><strong>7.2 Pianificazione</strong></p>
<p>Choay F., La regola e il modello. Sulla teoria dell&#8217;architettura e dell&#8217;urbanistica, Roma, Officina, 1986.<br />
Cinà G.&#8221;Aree protette e aree agricole:alcune prospettive di sviluppo integrato&#8221;, Urbanistica Dossier,20,1999.<br />
Cinà G.,&#8221;Pianificazione e sviluppo locale negli ambienti sostenibili&#8221;,Urbanistica Dossier, 20, 1999.<br />
Donadieu P., &#8220;Può l&#8217;agricolura diventare paesistica?&#8221;, Lotus International, 101, pp. 60-71, 1999.<br />
Erba V., &#8220;La dimensione ambientale nella pianificazione territoriale&#8221;, Territorio, 14, 1993.<br />
Nucci C., Geografia Urbana:Le nuove strutture Urbano-Territoriali, Palermo, Università degli Studi, 1974.<br />
Karrer F., &#8220;L&#8217;ambiente nei processi di Pianificazione:Una ipotesi di lavoro&#8221; ,Via, 1, 1987.<br />
Salzano E., &#8220;Dal piano alla Pianificazione, dalla qualità alla qualità&#8221;, CRU &#8211; Critica della Razionalità Urbanistica,3,pp.28-35, 1995.<br />
Wallach R., L&#8217;ambiente costruito storico. La conservazione come trasformazione, Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;, Facoltà di Architettura, DIPTU, Roma, 1997.<br />
Wallach R., Mobilità e spazi urbani. Tipologie &#8211; repertori &#8211; norme, Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;, Facoltà di Architettura, DIPTU, Roma, 2003.<br />
Wallach R., Il bisogno di città. Strumenti e metodi per la costruzione della qualità urbana, Edizioni Kappa,Roma,2005.</p>
<p><strong>7.3 Siti internet</strong></p>
<p>Avventura Urbana &#8211; Associazione di professionisti con l&#8217;obiettivo di promuovere la progettazione partecipata &#8211; <a href="http://www.avventuraurbana.it" target="_blank">www.avventuraurbana.it</a><br />
OHA! BOLZANO &#8211; Progetto di partecipazione realizzato a Bolzano, curato dall&#8217;associazione Avventura Urbana &#8211; <a href="http://www.oha-bz.it" target="_blank">www.oha-bz.it</a><br />
Laboratorio Urbano &#8211; Associazione di prefessionisti architetti ed urbanisti (Madrid) &#8211; <a href="http://www.laboratoriourbano.org" target="_blank">www.laboratoriourbano.org</a><br />
Taller Niños Alcala &#8211; Workshop di progettazione partecipata realizzato da Laboratorio Urbano &#8211; <a href="http://www.urbanohumano.org/alcala.htm" target="_blank">www.urbanohumano.org/alcala.htm</a><br />
Wikimap Madrid &#8211; Progetto di una mappa interattiva realizzato a Madrid (di cui mi sono occupato personalmente) &#8211; <a href="http://www.wikimap.es" target="_blank">www.wikimap.es</a><br />
Demgames &#8211; Progetto britannico di partecipazione attraverso internet &#8211; <a href="http://www.demgames.org" target="_blank">www.demgames.org</a><br />
E-Democracy National project &#8211; Programma britannico per la promozione della partecipazione on-line &#8211; <a href="http://www.e-democracy.gov.uk" target="_blank">www.e-democracy.gov.uk</a><br />
Local e-gov &#8211; Agenzia di promozione della partecipazione locale &#8211; <a href="http://www.localegov.gov.uk" target="_blank">www.localegov.gov.uk</a><br />
AskBristol &#8211; Progetto di partecipazione on-line della città di Bristol &#8211; <a href="http://www.askbristol.com" target="_blank">www.askbristol.com</a><br />
Delib Creatin Understanding &#8211; Impresa che fornisce servizi di appoggio per la partecipazione on-line &#8211; <a href="http://www.delib.co.uk" target="_blank">www.delib.co.uk</a><br />
The Neighbourhood Initiatives Foundation  &#8211; Fondazione dedicata alla promozione della partecipazione &#8211; <a href="http://www.nif.co.uk" target="_blank">www.nif.co.uk</a><br />
Laboratorio di Analisi e Modelli per la Pianificazione &#8211; Laboratorio interuniversitario dedicadto allo sviluppo di modelli  innovativi per la pianificazione &#8211; <a href="http://http://www.lampnet.org/" target="_blank">www.lampnet.org</a></p>
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		<title>open mic &#8211; Io (non) mi sento italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 20:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io e Francesco partecipiamo con questo video all&#8217;open mic - Io (non) mi sento italiano, una iniziativa di Macondo (una nascente ma già molto attiva associazione culturale giovanile di Recanati) di riflettere in maniera spontanea, aperta e non retorica sul tema dell&#8217;appartenenza e dell&#8217;identità, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Cosa significa essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Mc5_v2BGMuU" frameborder="0" width="545" height="340"></iframe></p>
<p>Io e <a title="Francesco Cingolani | Immaginoteca | Blog" href="http://immaginoteca.com" target="_blank">Francesco</a> partecipiamo con questo video all&#8217;open mic - <strong><a href="http://www.notiziecontrovento.it/?p=1288">Io (non) mi sento italiano</a></strong>, una iniziativa di Macondo (una nascente ma già molto attiva associazione culturale giovanile di Recanati) di riflettere in maniera spontanea, aperta e non retorica sul tema dell&#8217;appartenenza e dell&#8217;identità, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia.</p>
<p><em>Cosa significa essere italiani nel mondo globale di oggi? Come ci si sente ad essere italiani d&#8217;adozione o italiani in fuga? In quali aspetti della storia e della vita civile italiana ci riconosciamo, quali sentiamo invece distanti? Cosa si può fare, infine, per rendere l&#8217;Italia un luogo della mente e dell&#8217;anima meno faticoso da abitare, più accogliente e quindi più vivibile?</em></p>
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		<title>Dalla ciociaria a Madrid cambiando il mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 11:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Salvatore D&#8217;Agostino, attento giornalista specializzato sui temi dell&#8217; Architettura ed autore del blog &#8220;Wilfing Architettura&#8221; ha da poco pubblicato una intervista che ha voluto dedicare alla mia condizione di professionista espatriato e su cui abbiamo lavorato diversi mesi. Vaglio approfittare per ringraziare Salvatore per la sua pazienza e professionalità, è stato un paicere rispondere alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/03/dome_avatar_by_masa_post.png"><img src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2011/03/dome_avatar_by_masa_post.png" alt="" title="dome_avatar_by_masa_post" width="545" height="329" class="alignnone size-full wp-image-946" /></a><br />
<strong>Salvatore D&#8217;Agostino</strong>, attento giornalista specializzato sui temi dell&#8217; Architettura ed autore del blog <a title="Wilfing Architettura | Salvatore D'Agostino" href="http://wilfingarchitettura.blogspot.com/" target="_blank">&#8220;Wilfing Architettura&#8221;</a> ha da poco pubblicato una intervista che ha voluto dedicare alla mia condizione di professionista espatriato e su cui abbiamo lavorato diversi mesi.</p>
<p>Vaglio approfittare per ringraziare Salvatore per la sua pazienza e professionalità, è stato un paicere rispondere alle sue domande; ragionando sul presente e futuro della professione e non solo.</p>
<p>Di seguito vi lascio il testo completo:</p>
<p><strong>Salvatore D’Agostino</strong><br />
<em>Domenico Di Siena di anni&#8230;, originario di&#8230;, migrante a &#8230;, qual è il tuo mestiere?</em></p>
<p><strong>Domenico Di Siena</strong><br />
Ho 32 anni.</br><br />
<strong>da dove vengo:</strong> Sono cresciuto in un piccolo centro del basso Lazio <a href="http://maps.google.it/maps?ll=41.34434,13.779066&amp;spn=0.008361,0.027466&amp;t=k&amp;z=16">Coreno Ausonio,</a> paesino della Ciociaria (provincia di Frosinone), situato in una ridente collina a pochi chilometri dal mare e non lontano dalle montagne del Parco Nazionale dell&#8217;Abruzzo.</br><span id="more-924"></span></p>
<p><strong>dove sono andato:</strong> Ho iniziato i miei studi di Architettura presso l&#8217;Università <a href="http://www.uniroma1.it/">La Sapienza di Roma</a>. Dopo quattro anni mi sono deciso a fare domanda per una borsa Erasmus con destinazione Parigi.<br />
Dove ho avuto la fortuna di frequentare, durante un anno accademico, i corsi presso la <a href="http://www.paris-lavillette.archi.fr/cms1.9.2/">Ecole d&#8217;Architecture de la Villette</a>. Ciò che ho apprezzato di più di questa esperienza sono state le lezioni di urbanistica e l&#8217;ambiente culturale che si respirava.</br></p>
<p>Dopo questa esperienza non avevo nessuna voglia di tornare in Italia, né a Roma né a<em> La Sapienza</em>. Così decisi di continuare con la scoperta di nuove culture e nuovi modi di concepire la didattica e l&#8217;architettura e mi sono recato a Madrid &#8211; dove potevo contare già su qualche buon amico &#8211; ed è qui che risiedo stabilmente da ormai 6 anni.</br></p>
<p><strong>che faccio:</strong> Mi occupo di Urban Social Design; mi dedico alla progettazione di spazi e dinamiche capaci di migliorare le relazioni sociali in un contesto urbano. L’attività professionale è strettamente collegata al lavoro di ricerca sviluppato presso l&#8217;<em><a id="umzt" title="Universitad Politecnica de Madrid" href="http://www.upm.es/institucional">Universidad Politécnica de Madrid</a></em>, orientata allo studio di nuovi modelli di progettazione e gestione dello spazio pubblico. Con un’attenzione particolare alle dinamiche emergenti nel campo delle nuove tecnologie.</br></p>
<p><strong>Le coordinate di Madrid sono <a id="e:w2" title="40°23′46″N 3°43′00″W" href="http://maps.google.it/?ie=UTF8&amp;ll=40.427872,-3.635101&amp;spn=0.135638,0.439453&amp;t=k&amp;z=12">40°23′46″N 3°43′00″W</a>, perché ti sei fermato qui?</strong></br></p>
<p>Madrid è una capitale europea con un’interessante offerta culturale, piena di contraddizioni e libertà: non l&#8217;avrei mai immaginato prima di viverci.</br><br />
Si può considerare tra le poche metropoli capaci di offrire un difficile equilibrio tra ciò che è locale e ciò che è globale. A Madrid ho la sensazione di poter vivere al meglio la mia condizione di cittadino <em>glocal</em>.</br><br />
Vivo la città, la sua identità, la sua forza e la sua vitalità allo stesso tempo vivo la sua straordinaria capacità di connessione con il resto del mondo, culturalmente, economicamente e professionalmente: sono a Madrid e sono dappertutto.</br><br />
Purtroppo da qualche anno a questa parte gli amministratori locali portano avanti politiche volte a limitare questa vitalità: processo che per la verità è comune a molte altre città spagnole ed europee.</br><br />
La gestione degli spazi pubblici sembra problematica soprattutto perché i nostri politici sono del tutto incapaci a comprenderne le dinamiche e quindi, ad accompagnarle nella direzione più conveniente alla collettività. Sono terrorizzati dalla possibilità di perdere il controllo e preferiscono restringerne le possibilità di uso attraverso classificazioni e regolamenti che limita enormemente ogni potenziale collettivo e sociale.</br><br />
Vivere questo processo quando la città ancora conserva un minimo di carattere, può essere interessante e può aiutare a capirne le ragioni, le dinamiche e le future conseguenze urbane. Permettendoci di proporre soluzioni e progetti capaci di migliorare la città e in qualche modo frenare le tendenze degradanti. Come ad esempio  l&#8217;<em><a id="ja5m" title="Ecobulevar a Vallecas" href="http://www.architizer.com/en_us/projects/view/ecoboulevard-madrid/11017/">Ecobulevar a Vallecas</a></em> o il recente complesso educativo infantile con annessa piazza a <em><a id="g3jn" title="Rivas Vaciamadrid" href="http://www.architizer.com/en_us/projects/view/plaza-ecopolis/13753/">Rivas Vaciamadrid</a></em>.</br></p>
<p><strong>Mentre chiacchieravamo per preparare questo colloquio mi ha incuriosito questa tua frase: «Mi piace definirmi cyber-architetto e pensare di essere un Urbanista».</br><br />
Puoi spiegare meglio questa auto definizione?</strong></br></p>
<p>Sono passate alcune settimane dal nostro primo scambio d’idee durante il quale ho avuto modo di maturate alcune riflessioni che rimuginavo da tempo. Oggi mi piace utilizzare una definizione differente, preferisco parlare di <em>Urban Social Design</em>.</br><br />
Quando parlavo di cyber-architetto, mi riferivo alla possibilità di considerare l&#8217;architettura come una disciplina che vada oltre la composizione architettonica e la costruzione, qualcosa di molto più vicino alla gestione di processi; da lì la referenza al mondo cyber e all&#8217;urbanistica.</br><br />
<em>Urban Social Design</em> mi sembra dare meglio l&#8217;idea di questo concetto: progettazione di spazi, situazioni o dinamiche, che hanno come obiettivo migliorare le relazioni sociali tra coloro che convivono un ambito urbano o più in generale un habitat <em>costruito</em>.</br><br />
Nel nostro studio (ndr <a id="l96u" title="Ecosistema Urbano" href="http://www.ecosistemaurbano.com/">Ecosistema Urbano</a>) lavoriamo a progetti che difficilmente si assocerebbero all&#8217;architettura. Elaborare una nuova definizione di quello che facciamo ci aiuta a trasmettere in modo strategico ed efficace gli obiettivi del nostro lavoro e quindi a innovare la nostra professione.</br></p>
<p>Attualmente stiamo lavorando a una piattaforma web che permette ai cittadini di esprimersi riguardo al proprio quartiere o città. A prima vista potrebbe sembrare un <em>semplice</em> progetto di consultazione popolare o, nella migliore delle ipotesi una sorta di progettazione partecipata. In realtà l&#8217;obiettivo è utilizzare l&#8217;interesse che i cittadini hanno per la propria città come opportunità per catalizzare nuove reti e contatti tra vicini di quartiere. In altre parole si cerca di generare l&#8217;humus necessario per far nascere nuove relazioni e attività sociali, costruite direttamente dal basso.</br><br />
Questo tipo di dinamiche vuole essere la base su cui poter costruire processi innovativi di progettazione basati sulla presenza di elementi fisici (piattaforme) e tecnologie di comunicazione (digitali). La professione dell&#8217;architetto in questo modo non s’intende più solo come un progettista di spazi, ma come un consulente (gestore) capace di definire gli elementi fisici e le dinamiche sociali, necessarie a catalizzare processi di auto-organizzazione.</br></p>
<p>Nel costante lavoro di riflessione e autocritica che portiamo avanti nello studio ci siamo resi conto di aver raggiunto un <em>savoir faire</em> che ha a che vedere non solo con la qualità architettonica ma anche con la capacità di catalizzare e gestire diversi processi che convergono verso un unico obiettivo: ci muoviamo in ogni nostro intervento su più fronti: sociale, economico, architettonico, tecnico e politico senza mai dimenticare l&#8217;importanza della comunicazione.</br></p>
<p><strong>Che cosa intendi per comunicazione?</strong></br></p>
<p>La comunicazione è una componente essenziale del processo di progettazione. Trasmettere in modo accurato ai collaboratori, clienti e utenti, le caratteristiche e gli obiettivi di ogni passo sono una delle chiavi per realizzare un buon progetto.</br><br />
Oggi tuttavia, comunicazione significa molto di più.</br><br />
La comunicazione sta diventando la necessità di ogni professionista. Se fino a qualche anno fa apparire nelle più importanti riviste di settore poteva essere l&#8217;elemento fondamentale per aumentare il prestigio professionale e la visibilità del proprio studio, oggi da un lato non è più sufficiente e dall&#8217;altro non è più l&#8217;unica strada.</br><br />
Il prestigio, o meglio la reputazione, comincia a essere qualcosa che si ottiene condividendo i risultati del proprio lavoro cominciando dal proprio processo di produzione/creazione. Non ci si limita più a corteggiare le riviste e gli editori più importanti per dare maggiore visibilità alle qualità dei nostri lavori. Ogni professionista dispone oggi dei mezzi per far conoscere il proprio lavoro. L&#8217;ostacolo maggiore è metodologico più che strutturale. La comunicazione distribuita si basa su un dialogo continuo e orizzontale. La gerarchia è sostituita dalla reputazione. I giovani progettisti e le piccole aziende cominciano a costruire la propria reputazione direttamente dal basso, dialogando direttamente con altri professionisti.</br><br />
I professionisti più attenti e innovativi basano il proprio lavoro su un continuo processo di ricerca e innovazione.</br><br />
In questa cornice è sempre più interessante condividere con altri professionisti (e non) i risultati del proprio lavoro generando una rete che si alimenta continuamente con nuove idee e contenuti.</br></p>
<p><strong>Insieme al gruppo <a id="iy6e" title="FOA" href="http://www.f-o-a.net/">FOA</a> avete rappresentato la città di Madrid &#8211; <a href="http://ecosistemaurbano.org/blog/airtreecommons/">con il progetto di uno spazio pubblico attrezzato</a> &#8211; al recente EXPO di Shanghai.</strong></br></p>
<p><strong>Non credi che sia un paradosso – non per te – per l’architettura italiana di oggi?</strong></br></p>
<p>Non lo considero un paradosso. Dovrebbe essere del tutto normale superare la nazionalità di chi propone un progetto per premiarne piuttosto le qualità.</br><br />
Ad ogni modo è sicuramente una situazione che fa riflettere.</br><br />
I fattori che contribuiscono a creare questa situazione sono molteplici.</br><br />
In Italia si respira <em>il potere</em>, è una sensazione che ci accompagna nella vita personale e professionale. Ci siamo abituati, lo respiriamo tutti i giorni, in un certo senso ne siamo assuefatti. Negli ultimi venti/trent’anni la cosa è peggiorata: praticamente in ogni settore, il potere è detenuto da una generazione <em>vecchia</em>; e con la parola vecchia, non intendo mancare di rispetto a chi è più anziano, ma piuttosto sottolineare la condizione di decadenza e di mancanza di visione di futuro.</br><br />
La società è bloccata, le città italiane stanno diventando dei borghetti ancorati a vecchi modelli di sviluppo, squarciati da una dimensione quotidiana influenzata dal culto dell&#8217;immagine continuamente spalmataci addosso dai media.</br><br />
Quando penso agli anni vissuti a Roma, mi rendo conto che la città non mi ha mai offerto l&#8217;opportunità di esser parte della sua identità come motore innovatore. Nelle città italiane non esiste la possibilità di sentirsi protagonisti della costruzione di una identità locale, ci limitiamo a consumare un&#8217;identità rifilataci bella che masticata.</br><br />
In altre parole, in Italia più che in altri paesi europei percepisco l&#8217;azione del <em>potere</em> che ridimensiona continuamente qualsiasi <em>conato</em> di innovazione.</br><br />
Tuttavia, sono convinto che sarà proprio l&#8217;Italia a fornire le forme più innovative di democrazia partecipata e nuove formule di open-government.</br><br />
La triste esperienza che si è accumulata in Italia durante decenni di oligarchia favorirà la nascita d’iniziative capaci di proporre un nuovo modello di gestione del territorio.</br><br />
In questo processo giocherà probabilmente un ruolo importante l&#8217;uso delle nuove tecnologie. A mio avviso, in questo senso due dei progetti più innovativi a scala mondiale sono proprio italiani: uno è<a href="http://criticalcity.org/home/">criticalcity.org</a> progetto di riqualificazione urbana ludica e partecipata l&#8217;altro è <a href="http://parlamento.openpolis.it/">openparlamento.it</a> un progetto che promuove maggiore trasparenza nella gestione pubblica facilitando la partecipazione diretta della cittadinanza.</br></p>
<p><strong>Attraverso il tuo studio gestisci un <a id="typz" title="blog" href="http://ecosistemaurbano.org/">blog</a>. A che cosa serve un blog per un architetto?</strong></br></p>
<p>Per capire a che serve un blog, forse è utile fare riferimento al concetto di commons che in italiano si potrebbe tradurre in modo approssimativo come <em>comune</em> e/o <em>dominio pubblico</em>.</br><br />
Ci troviamo di fronte a un nuovo ecosistema professionale che ci permette di sviluppare idee e progetti partendo dall&#8217;operato di altre persone, altri professionisti o altre aziende.</br><br />
La nascita di questo ecosistema è tuttora in processo, soprattutto in Italia, per ragioni culturali e strutturali. Uno dei principali <em>problemi</em> è la dipendenza dalla presenza d’intermediari come le associazioni, gli enti e le riviste di settore.</br><br />
Anche se lentamente, le parti di questo ecosistema professionale cominciano a comunicare senza intermediari. Questa comunicazione risulta essere più efficace e veloce; promuove un nuovo modello di lavoro che possiamo definire <em>lavoro in rete</em>. La comunicazione diventa relazione e dialogo, fortificando un modello che riconosce l&#8217;importanza dei commons.</br><br />
La stampa, come tutti gli enti di settore, sono abituati a essere <em>promotori e contenitori</em> del dibattito professionale, e faticano ad accettare l&#8217;essere solo <em>promotori</em> visto che il contenitore è la rete in cui tutti siamo prosumers: produttori e consumatori, in questo caso, del dibattito.</br><br />
Il dibattito si sposta continuamente verso quei nodi che meglio di altri sanno promuovere lo scambio vero d’idee e opinioni: quel sistema che permette di far crescere e di innovare.</br><br />
Avere e curare un blog significa dar vita e formar parte di questo ecosistema.</br></p>
<p><strong>Dove stai andando?</strong></br></p>
<p>Mi piacerebbe poter rispondere semplicemente: vado nella giusta direzione! Ma chi lo può dire?</br><br />
Forse non so dove vado, ma so dove voglio andare.</br><br />
Stiamo vivendo una rivoluzione storica, paragonabile a quella del &#8217;68. Proprio come allora si sta creando una frattura profonda tra la classe dirigente (vecchia) e la cultura <em>emergente</em>, quella dei giovani. La realtà ereditata ci sta stretta e le nuove tecnologie ci permettono di volare alto, sogniamo un mondo migliore, e lo crediamo possibile semplicemente perché ci stiamo organizzando in modo orizzontale, creando reti indipendenti.</br><br />
Siamo la generazione della cultura libera: concetto molto semplice e potenzialmente rivoluzionario. Soprattutto quando lo associamo all’intelligenza collettiva, al dominio pubblico, alla collaborazione, allo spazio pubblico.</br><br />
Voglio che le mie azioni quotidiane, personali e professionali mettono in pratica questa <em>rivoluzione culturale</em>.</br><br />
Ho proprio voglia di essere felice. Una cosa molto semplice. Lo voglio dire. Il mio obiettivo è essere felice e per esserlo ho bisogno di cambiare il mondo. Cambio il mondo. Quello piccolo. Quello quotidiano. Voglio essere sereno mentre cambio il mondo. Mentre faccio la rivoluzione. Quanto più tempo posso passare con le persone a me care più mi rendo conto che sono vicino al mio obiettivo.</br> </p>
<p>Stiamo vivendo un&#8217;epoca estremamente interessante, un&#8217;epoca di cambiamento. Una rivoluzione.</br><br />
Io voglio parteciparvi!</p>
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		<title>Ecosistema Urbano partecipa a ARCHITECTS MEET IN SELINUNTE</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 09:54:26 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="prezi-player">
<p><object id="prezi_al2d4jkmdl5j" width="545" height="340" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="flashvars" value="prezi_id=al2d4jkmdl5j&amp;lock_to_path=0&amp;color=ffffff&amp;autoplay=no&amp;autohide_ctrls=0" /><param name="src" value="http://prezi.com/bin/preziloader.swf" /><embed id="prezi_al2d4jkmdl5j" width="545" height="340" type="application/x-shockwave-flash" src="http://prezi.com/bin/preziloader.swf" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" flashvars="prezi_id=al2d4jkmdl5j&amp;lock_to_path=0&amp;color=ffffff&amp;autoplay=no&amp;autohide_ctrls=0" /></object></p>
<div class="prezi-player-links"></div>
</div>
<p>Fra poche ore saró in partenza con destinazione Sicilia, per essere piú precisi saró a Selinunte. Lo scopo di questo viaggio è partecipare nella sezione CRITICS del <strong>ARCHITECTS MEET IN SELINUNTE</strong> organizado por <a href="http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=2527" target="_blank">Associazione Italiana di Architettura e Critica (AIAC)</a>.<span id="more-906"></span></p>
<p>La mia partecipazione è prevista per il primo pomeriggio del sabato.</p>
<p>L&#8217;evento si presenta ricco e interessante, oltre a nosotros (<a title="Ecosistema Urbano | Blog" href="http://www.ecosistemaurbano.org" target="_blank">Ecosistema Urbano</a>) saranno presenti:</p>
<p><strong>TALENTS</strong>, gruppi under 35 provenienti da tutto il mondo: Altroom (Ukraine), BiCuadro (Italy), Blaf Architecten (Belgium), Boundary Unlimited (Taiwan-Netherlands), Antonino Cardillo (Italy), Demo Architects (Netherlands-Italy), Design Ether (India), Frida Escobedo (Mexico), Gilad-Shiff Architecture (Israel), Ia-Architectures (Francia), Jojko+Nawrocki Architects (Poland), Francesco Librizzi (Italy), Moya Trovato Arquitectos (Spain), Annette Pui Man Chu (Hong Kong), Beatriz Ramo – STAR (Netherlands-Spain), Roman Rutowsky (Poland), Urbantainer (South Korea), Tom van Malderen Architecture Project (Malta), Vicini TBR (Dominican Republic), Zero Architects (Italy).</p>
<p><strong> </strong><strong>CRITICS</strong>, cioè dei direttori delle riviste partner dell’evento e critici di riconosciuto livello internazionale: Hans Ibelings (A10_Netherlands), Aaron Levy (USA), Bill Menking (The Architects’ Newspaper_USA), Valerio Paolo Mosco (Italy), Luigi Prestinenza Puglisi (Compasses) e le conferenze degli SPECIAL GUEST, cioè quattro studi di architettura operanti a livello internazionale e noti per la loro ricerca architettonica: Bellaviti Coursaris (France), Dekleva Gregoric (Slovenia), Ecosistema Urbano (Spain), Onix (Netherlands-Sweden).</p>
<p><strong>BLOCKBUSTER EVENT.</strong><br />
- Lectio magistralis di ospiti illustri: Arup, Dante O. Benini (Italy), Mario Cucinella (Italy), Neil Leach (USA), Daniel Libeskind (USA), James Wines (USA);<br />
- Mostra del lavoro di sette studi siciliani: Architrend, Arrigo, Cusenza-Salvo, Iraci, La Monaca, Scau, UFO. In occasione dell’inaugurazione della mostra sarà presentata la raccolta dei progetti pubblicata da Mancosu Editore.</p>
<p>Per maggiori informazioni:</p>
<p><a href="http://www.presstletter.com">www.presstletter.com</a><br />
<a href="http://www.backstage-architecture.org">www.backstage-architecture.org</a></p>
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		<title>Città Digitale – La città, la rete e la sua forma</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 15:07:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2010/06/index_urbis_roma_feature.png"><img class="alignnone size-large wp-image-699" title="index_urbis_roma_feature" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2010/06/index_urbis_roma_feature-620x240.png" alt="" width="620" height="240" /></a></p>
<p>Sabato 12 giugno ho partecipato a uno dei Forum <strong>“Città Digitale – La città, la rete e la sua forma”, </strong>organizzato da <span style="font-weight: normal;"><strong>Paolo Valente</strong></span><strong> </strong>per<strong> </strong>la <a href="http://www.indexurbis.it/" target="_self">Festa dell’architettura di Roma</a>, evento di 4 giorni che si è tenuto presso alcuni padiglioni dell’<strong>ex mattatoio del Testaccio </strong>(<a href="http://www.macro.roma.museum/macro_future/visita_virtuale" target="_blank">MACRO Future</a>).</p>
<p>Vi lascio con una <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2010/06/festa-dellarchitettura-di-roma-la-citta-digitale/" target="_blank">breve rassegna</a> scritta da <strong>Giuseppe Di Siena</strong> (mio fratello) nel <a href="http://www.giuseppedisiena.com" target="_blank">suo blog</a>.<span id="more-698"></span></p>
<blockquote><p>E’ il coordinatore <strong>Paolo Valente </strong>(<a href="http://arcorosca.blogspot.com/" target="_blank">Temperatura 2.0</a>) a introdurre dapprima una gentile rappresentante dell’assessore alla cultura del Comune di Roma, poi a presentare e moderare gli interventi in programma. <strong>Carlo Ratti</strong> (<a href="http://senseable.mit.edu/" target="_blank">SENSEable City MIT</a>) spiega che Copenaghen 30 anni fa era una città stracolma di auto come tante altre. Oggi il 50% degli spostamenti vi avviene in bicicletta. In proposito il MIT ha lavorato al progetto di una ruota in grado di recuperare energia nei percorsi in discesa o in fase di frenata, e di restituirla poi al ciclista nella coppia di pedalata. Tra le altre cose mostra uno studio che ha permesso di tracciare il percorso compiuto da comuni oggetti di consumo dopo essere diventati rifiuti, e un tetto d’acqua a scomparsa, realizzato nella città di Saragoza in occasione dell’Expo 2008. Secondo <strong>Andrea Granelli</strong> (<a href="http://www.firstdraft.it/2010/03/06/re-design-del-territorio/" target="_blank">re-design del territorio</a>) la fase di de-industrializzazione che stiamo vivendo deve indurci a un riprogetto dei luoghi. In Italia più volte è avvenuta una analoga reinvenzione dei luoghi, giacché non è affatto vero, come si potrebbe pensare, che le città storiche siano sempre rimaste uguali a se stesse.  Ogni città d’arte vive di due aspetti: l’uno fisico,  tangibile; l’altro simbolico, virtuale. E’ anche questo secondo che deve essere restituito al turista e le nuove tecnologie digitali possono contribuire in tal senso. Per <strong>Salvo Mizzi</strong> (<a href="http://twitter.com/ideeperilfuturo" target="_blank">Capitale Digitale</a>) per ordinare la città reale nel mondo virtuale occorre innanzitutto una “tassonomia”: una struttura col potere di “assegnare i nomi” che permetta di inquadrare in modo organico le infinite informazioni provenienti dagli innumerevoli ambiti di possibili letture. L’Italia, non tanto per la quantità del suo patrimonio storico-artistico, quanto per la <em>varietà</em> e <em>diversità</em> di quest’ultimo, si presterebbe a diventare il più grande laboratorio del mondo.<strong> Salvatore Iaconesi</strong> e <strong>Oriana Persico</strong> (<a href="http://www.neorealismovirtuale.com/" target="_blank">neorealismo virtuale</a>) presentano una casa editrice che non stampa libri cartacei, ma permette a ciascun cittadino di appropriarsi di un oggetto reale di dominio collettivo per aggiungervi, attraverso la rete internet, il proprio contributo individuale. Qualcosa di simile, spiega Salvatore, allo skateboardista che con la sua performance atletico-artistica riesce, per un momento, a dare il proprio valore a una panchina rotta. <strong>Carlo Infante</strong> (<a href="http://urbanexperience.ning.com/" target="_blank">Urban Experience</a>) paragona lo spazio pubblico di internet alla piazza rinascimentale italiana. I social network (come twitter) consentirebbero al singolo di fare politica con gesti concreti, di esprimersi come a volte in nessun altro modo è possibile. La storia produce informazione, ma anche il luogo produce informazione. La città di Torino, una città grigia ed operaia, ha scoperto un’insperata vocazione turistica solo a partire dalle olimpiadi invernali del 2006.</p>
<p>L’esigenza di trasferire concretamente lo spazio virtuale di internet allo spazio fisico reale è subito dichiarata da <strong>Domenico Di Siena</strong> (<a href="http://www.ecosistemaurbano.com" target="_blank">Ecosistema urbano</a>, Madrid).  Si limita per amor di efficacia e brevità a citare in modo pregnante almeno 3 punti essenziali.<strong>1)</strong> Internet non ci ha portato su altre strane dimensioni ma al contrario ha aumentato l’interesse per il locale. Il luogo ci rispecchia. Che sia bello o brutto si ripercuote sempre in qualche misura sulla nostra identità. <strong>2)</strong> La stessa tecnolologia  internet che ci ha aperto al mondo globale, ci ha riportato anche a un interesse locale, perciò la tecnologia permetterebbe -nelle due dimensioni- la cosiddetta “glocalizzazione”. <strong>3)</strong> Attraverso lo spazio pubblico virtuale della rete internet, il cittadino torna ad essere un “produttore”, non solo un “consumatore”. In effetti, in un significato che va al di fuori di quello prettamente commerciale, a partire dalla rivoluzione industriale il cittadino avrebbe smesso di produrre e creare lo spazio pubblico e si sarebbe limitato a usufruirne, solo consumandolo. Nella piazza del piccolo paese da cui Domenico proviene, un tempo era possibile venire a sapere tutto della collettività che vi ruotava attorno. La proposta  è di riportare in ambito fisico le qualità di condivisione del mondo virtuale. Tentativo realizzato a Madrid, dove su una parete di un edificio son state fisicamente visualizzate, mediante dispositivi led, le stesse informazioni locali che sarebbero apparse altrimenti solo su internet.</p></blockquote>
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		<title>Signor Sindaco Massimo Cialente, dott. Guido Bertolaso:</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 07:43:01 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi non se ne fosse ancora accorto mi sta molto a cuore la vicenda del terremoto a L&#8217;Aquila e soprattutto lo squallore derivato dall&#8217;intervento dello stato che grazie al potere mediatico berlusconiano é completamente occultato a la maggioranza degli italiani.</p>
<p>Oggi voglio pubblicare una lettera scritta dai comitati cittadini aquilani che cercano ad ogni costo di riportare sulla buona strada (quella partecipata) il processo di partecipazioen della città.</p>
<p><em>Signor Sindaco Massimo Cialente, dott. Guido Bertolaso,</em></p>
<p><em>con questa lettera intendiamo ribattere con chiarezza alla Vostra chiara missiva congiunta del 10 ottobre.</em></p>
<p><em>E&#8217; vero: comincia a fare freddo, all&#8217;Aquila ed è un bene che il Comune dell&#8217;Aquila e il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile se ne siano accorti. Proprio perché ve ne siete accorti anche Voi, l&#8217;analisi che fate della situazione delle tendopoli necessariamente da smantellare, è perfetta.</em></p>
<p><em>Peccato che si dimentichi una premessa: la decisione di lasciare per così tanto tempo le persone nelle tendopoli è stata presa da Voi, che avete scientemente rifiutato l&#8217;uso di altri sistemi utilizzati per la gestione dell&#8217;emergenza dopo altri eventi sismici e che, fra l&#8217;altro, avrebbero ben risposto alle indicazioni delle integrazioni al Metodo Augustus, finalizzato ad evitare lo spostamento delle famiglie interessate da un evento calamitoso dai luoghi di abituale residenza. </em></p>
<p><em>Voi, che, insieme al Governo, avete fatto credere che tutti avrebbero avuto una sistemazione entro settembre. Quando questo si è rivelato impossibile (era il mese di luglio, ma lo si sapeva da tempo), il Presidente del Consiglio dichiarò che il termine ultimo per dare un tetto a tutti sarebbe stato novembre. Nello stesso intervento, la Conferenza Stampa dell&#8217;8 luglio al G8, il Presidente del Consiglio promise anche un altro G8 &#8220;entro l&#8217;anno&#8221; sulle catastrofi naturali, all&#8217;Aquila. Altra promessa &#8211; fortunatamente, questa &#8211; disattesa. Fu proprio Lei, dott. Bertolaso, a giustificarlo in seguito, dicendo che aveva parlato sull&#8217;onda dell&#8217;entusiasmo. Mentre Lei, dott. Cialente, cominciava a chiedere i Moduli Rimovibili anche per L&#8217;Aquila. Casette su ruota, li chiamava, se lo ricorda?<br />
Bene, oggi voi garantite a tutti quelli che hanno una Casa E e F una sistemazione entro il 31 dicembre 2009. E&#8217; forse un gioco al ribasso? </em></p>
<p><em>Voi, che ora chiedete ai cittadini un ultimo sforzo e che tirate in ballo il Natale, da passare tutti assieme all&#8217;Aquila, non siete nemmeno disposti a ammettere i Vostri numerosi errori, commessi in nome di una costruzione di 19 new town che disgregheranno una volta di più un tessuto sociale già devastato.</em></p>
<p><em>Voi che oggi vi accorgete che fa freddo e che fate una perfetta analisi della situazione dimenticandovi di ammettere che siete stati Voi a crearla. </em></p>
<p><em>Così come vi siete dimenticati di Piazza d&#8217;Armi; della ricostruzione sociale, del lavoro; delle case A, B, C che pure citate (sono stati messi in campo tutti gli strumenti necessari, sì. Ma quando è stato fatto? Vogliamo parlare dei tempi?); delle soluzioni che, in Umbria, hanno garantito una ricostruzione soddisfacente senza la perdita dell&#8217;identità territoriale. Così come vi dimenticate di dire agli aquilani cosa sarà dell&#8217;Aquila fra dieci anni. Dell&#8217;Aquila di una volta, quella prima del 6 aprile, ma anche delle sue 19 new town.</em></p>
<p><em>Voi che in tempo di emergenza avete preso decisioni che avranno ricaschi a lungo, lunghissimo termine e avete ignorato ogni istanza proveniente dal territorio e dalla sua gente, oggi pensate, dopo sei mesi, che possa essere sufficiente per tutti un periodo di pochi giorni per attuare il trasferimento.</em></p>
<p><em>Voi, con le vostre decisioni dall&#8217;alto, ancora una volta sopra la testa delle persone, ignorandole nei loro bisogni più elementari. Voi, con il vostro assistenzialismo spinto e la presunzione di sapere cosa è meglio per tutti.</em></p>
<p><em>Mentre scriviamo, piove forte e fa proprio freddo. E Voi non dovreste avere il coraggio di chiedere ancora collaborazione.<br />
Almeno, non prima di aver pubblicamente ammesso i vostri errori.</em></p>
<p><strong>A qui volesse avere maggiori informazioni su cuanto accade a L&#8217;Aquila consiglio i siti:</strong> <a href="http://www.collettivo99.org/" target="_blank">www.collettivo99.org</a> e <a href="http://www.3e32.com/" target="_blank">www.3e32.com</a></p>
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