Verso la "Città Open Source"
città condivisa

Verso la “Città Open Source”

La città contemporanea vive un complesso processo di trasformazione. Le ralazioni sociali e la vitalità urbana sono fenomeni sempre più rari e frammentati. I nostri vicini diventano dei completi sconosciuti e gli spazi pubblici della città semplici luoghi di attraversamento.

Le reti sociali cresciute in internet permettono di sviluppare nuove dinamiche di comunicazione e relazione tra vicini, migliorando la coesione sociale e la qualità della vita, offrendo la sensazione di maggiore sicurezza.

Le nuove tecnologie di comunicazione permettono nuove forme di collaborazione ed organizzazione per la gestione di beni comuni (pubblici); si possono usare per strutturare un sistema di informazioni che stabilisca una relazione diretta tra i tecnici e gli utenti (cittadini) assicurando una maggior collaborazione nella gestione urbana da entrambi i lati.

La città frammentata

Oggi le dimensioni di spazio e tempo, storicamente in stretta relazione tra loro (percezione spaziale continua) si stanno progressivamente separando, diventando sempre più indipendenti (percezione spaziale frammentata). Attualmente un numero sempre maggiore di persone si sposta ogni giorno da un punto all’altro della città per giungere a lavoro e segue lo stesso percorso per tornare a casa. La distanza tra questi due punti e tutto ciò che vi accade nel mezzo non è di alcun interesse. L’unica cosa che importa è il tempo di spostamento, che grazie allo sviluppo tecnologico è sempre più breve.

La città non è più un luogo continuo, ma si caratterizza più come una struttura di nodi connesi in rete (network city). Questi nodi diventano sempre più definiti, organizzati, efficenti e lo spostamento tra loro sempre più rapido. Ogni luogo delle città che non riesce ad avvicinarsi a queste caratteristiche, che non abbia questa unica funzione (cioè che non sia un nodo) perde di importanza, come gli spazi pubblici.

Molto spesso la complessità ( il valore) di un punto consiste esclusivamente nel dar accesso ad altri punti. Da qui torniamo all‘importanza attribuita oggi al movimento. Invece di vivere in uno spazio continuo, noi ci muoviamo continuamente tra spazi discontinui (punti o nodi ).

La struttura per punti rispetto ad una struttura continua ha meno livelli di diversificazione e complessità. A minori diversificazione e complessità corrisponde maggiore necessità di movimento. Ogni punto ha una sua identità e funzione. Tutto sembra più organizzato e più facile da trovare .A patto che per trovare quello che cerchiamo siamo pronti a muoverci costantemente tra altri punti.

La maggior parte di questi spostamenti avviene con mezzi di trasporto e ad una velocità che non permette di relazionarsi con l’intorno. Ha solo un inizio ed una fine, senza possibilità di “sorpresa” o di cambiamento . Tutto ciò suppone un impoverimento degli spazi intermedi, degli spazi che mettono in relazione i punti, e di conseguenza degli spazi pubblici.

Per agire in questo tipo di città è indispensabile intervenire su aspetti della vita quotidiana che apparentemente non hanno niente a che vedere con la progettazione dello spazio pubblico urbano .

Il nostro attuale stile di vita si sviluppa tra due dimensioni obbligandoci ad agire anche su quella che comunemente chiamiamo “virtuale” o “digitale” oltre che quella “presenziale”. Come dice il sociologo Castells “tutto ciò che facciamo, da quando cominciamo la giornata a quando termina, lo facciamo con internet……la connessione tra il virtuale ed il fisico (non direi reale, perchè la realtà è virtuale e fisica allo stesso tempo) la scegliamo noi. Non ci sono due società , ci sono solo due forme di relazione ed attività sociale di noi stessi. Siamo noi che dobbiamo cercare la forma migliore di adattarle ed incastarale”.

Spazi Pubblici, Spazi Senzienti

Come dice Daniel Innerarty nella città lo spazio omogeneo e stabile non è altro che un caso limite all’ interno di uno spazio globale di molteplicità locali connesse; al posto di vicinati si sviluppano reti locali ed il dibattito pubblico si realizza in uno spazio virtuale, con le strade e le piazze che hanno smesso di essere il principale luogo di incontro e rappresentazione.

Internet sembra offrire un “luogo” per le relazioni sociali alternativo ai luoghi “ tradizionali”. Questo fatto puo esser inteso come un problema in grado di aggravare il successivo svuotamento dello spazio pubblico; o al contrario, può essere considerato come una straordinaria opportunità per rafforzare le relazioni sociali locali, creando i presupposti necessari ad accrescere la vitalità degli spazi pubblici. Internet è oggi giorno il luogo in cui con maggiore successo si stanno sperimentando modelli di gestione collettiva.

Credo sia molto importante tornare a considerare la città come il risultato della costruzione di tutti, e lo spazio pubblico come il luogo in cui questo processo possa avere luogo. Oggi disponiamo di strumenti capaci di catalizzare dinamiche partecipative che prima era impossibile coordinare. Sono sempre di più gli esempi di procesi di “creazione” di cittadinanza legati all’uso delle nuove tecnologie e senza dubbio internet rappresenta uno dei principali fattori di cambiamento della società. Detto questo credo sia evidente che non possiamo pensare lo spazio pubblico senza tener conto delle potenzialità di questa tecnologia, di come si usa e di come possono apportare valore aggiunto.

Dovremmo incominciare a parlare di un nuovo tipo di spazio pubblico, uno spazio ibrido, in cui la tecnologia possa riuscire a catalizzare dinamiche di commistione tra attività che tradizionalmente non sono connesse o sono ospitate in altri spazi (privati).

Juan Freire lo spiega molto chiaramente: “ la distinzione tra spazi, comunità fisiche e comunità vituali è superata. Assistiamo ad un processo di ibridazione che modifica le nostre identità individuali , comunitarie e territoriali. Internet ha facilitato lo sviluppo di reti globali, ma paradossalmente ne è stata meno riconosciuta l’influenza negli ambiti locali. Ovviamente le tecnologie digitali modificano il modo in cui ci organizziamo e relazioniamo con il nostro ambiente, tanto che viviamo già in territori in cui il digitale è rilevante quanto il fisico. Le reti Hiper-locali e gli spazi pubblici ibridi sono le nuove realtà che che ci troviamo di fronte con l’arrivo di internet e la cultura digitale nell’ambito locale”

Per Juan Freire la crisi degli spazi pubblici urbani è dovuta anche alla mancanza di un piano (aperto) che risvegli nei cittadini un vero interesse per ciò che usano; ed ha introdotto nel dibattito concetti come quello di spazio ibrido, in riferimento alle opportunità offerte dall ‘ ibridazione di fisico e digitale negli spazi pubblici.

Dato per assunto l’esistenza di una pelle digitale che caratterizza gli spazi pubblici possiamo dedicarci a definire le loro qualità e caratteristiche. Al posto di “ibrido” voglio utilizzare il concetto di “senziente”, e con “spazio senziente” faccio riferimento al carattere “vivo” di questi spazi; alla loro capacità di promuovere relazioni bidirezionali con i suoi utenti, di attrarre reti sociali Hiper-locali e visualizzare in maniera trasparente le informazioni legate al contesto.

Reti sociali ed Auto-gestione

Se consideriamo l’incremento nell’uso di social networks ed internet ci rendiamo conto che stiamo assistendo ad un processo di trasformazione che ci porterà alla scomparsa dell‘attuale distinzione tra identità digitale ed identità fisica.

La maggior parte delle persone puo continuare a vivere normalmente senza preoccuparsi della propria presenza (identità) digitale nei social networks, ma è molto probabile che tra qualche anno, il concetto di identità giunga ad integrare sia la dimensione digitale che quella fisica.

Di conseguenza, ognuno sarà costretto a prestare la medesima attenzione sia alla sua identità fisica che a quella digitale, cosa che alcuni di noi stanno già facendo da alcuni anni.

E’ necessario prendere in considerazione alcuni fattori specifici di questo nuovo tipo di identità, tra cui la particolare dimensione temporale. Il processo di costruzione dell’identità digitale con il passare del tempo lascia tracce nella rete, una impronta visibile ed accessibile a qualunque utente. Il risultato è che una identità viene percepita come somma dell‘identità presente con le identità del passato (l’impronta).

Di norma siamo abituati a controllare la nostra immagine pubblica scegliendo in ogni momento cosa mostrare. Quando però la nostra identità ha lasciato un impronta nella rete la sua visibilità non è più qualcosa in nostro esclusivo potere ma è distribuita tra amici e conoscenti (peer group).
Chiunque mi conosca può pubblicare informazioni ( foto, testi, etc…) direttamente o indirettamente relazionate con la mia identità senza bisogno di autorizzazione. E’ cio’ che succede nella maggior parte dei social networks.

Senza dubbio l’identità digitale sarà completamente assimilata al processo di apprendimento e verrà sempre più associata ad un luogo fisico; significa che l’idea che abbiamo di una (o più) identità digitali parallele slegate dalla realtà stanno a mio avviso perdendo di interesse: in realtà non abiamo neanche il tempo per creare (gestire) identità parallele.

La nostra identità non si costruisce solo tramite le informazioni pubblicate da me ed i miei amici ma anche dalle informazioni che pubblicano i miei dipositivi. Un esempio sta nell‘uso di servizi come Foursquare che sfruttando la connessione ad internet dei nostri cellulari permette di pubblicare nei miei network il luogo in cui mi trovo in ogni momento.

Tale identità digitale inequivocabile, facilita lo sviluppo di progetti innovativi di hardware sociale basati su di un tipo di partecipazione senza carattere collettivo, in cui la dinamica di collaborazione è il risultato di una azione ed interazione individuale. Si scoprono, un po’ per volta, le capacità di auto-organizzazione delle società informate capaci di rivoluzionare la propria struttura, sfruttando il fenomeno dello specchio virtuale che permette di associare le informazioni sullo stato di una azione con le decisioni individuali.

Controllo e Decentramento

I social networks rafforzano un nuovo tipo di controllo: un controllo decentrato ad opera di una pluralità di individui indipenedenti che collaborano utilizzando capacità ripartite e mobili, di calcolo e di comunicazione. Le Tecnologie di Informazione e Comunicazione (TICs) non rappresentano la soluzione, ma una opportunità di migliorare la nostra capacità di gestione del territorio. Possono essere usate per obiettivi diversi e contrapposti. Da una parte si può approfittare della loro enorme capacità di elaborazione dati per accentrare tutte le informazioni e tentare di “ risolvere” la complessità urbana; ma può essere usata anche per aprire e decentralizzare le scelte.

Si tratta di capire come le TICs possono definire una struttura di gestione urbana in cui centri di controllo discontinuo possano vivere circondati da auto-determinazione (appropriazione) e libertà. Un’idea molto vicina al concetto di tensegrity definito da Buckminister Fuller: “ isole in compressione dentro un mare in tensione”.

L’integrazione di tecnologie digitali nello spazio fisico permette di sviluppare nuove dinamiche di comunicazione e relazione tra vicini, che rafforzano la coesione nelle comunità locali ed allo stesso tempo la qualità della vita offrendo una sensazione di maggiore sicurezza.

Grazie alle nuove tecnologie e ad alcune mutazioni culturali, sistemi e mondi prima totalmente chiusi e spesso poco trasparenti, si aprono alla partecipazione di agenti (e persone) esterni alla loro struttura organizzativa. I cittadini diventano più disponibili a partecipare e collaborare perché sono più informati e finalmente sono considerati interlocutori utili per la gestione urbana. Architetti ed urbanisti possono ragionevolmente cominciare a lavorare in costante comunicazione con i cittadini, “condividendo” con questi il loro potere decisionale.

Per spiegare questo fenomeno si puo fare riferimento al concetto di “lunga coda” di Chris Anderson. Internet ed il contesto digitale hanno cambiato le leggi di distribuzione (del potere) e le regole di mercato. Il sistema economico e politico attualmente si basa su di una struttura piramidale in cui il potere (o potenziale economico/creativo) di molti si considera inferiore a quello dei pochi che si trovano nella parte più alta della piramide. Esiste un nuovo sistema basato sulla somma o accumulazione di tutte le piccole potenzialità (o poteri della massa), che grazie ai sistemi di comunicazione in rete offerti da internet possono eguagliare o superare il potere (o il potenziale) di coloro che oggi occupano le posizioni privilegiate. Sono il vecchio mercato di massa e la nuova nicchia di mercato, rappresentati dalla testa e la coda del noto grafico di distribuzione statistica.


La lunga coda è il nome gergale di una ben nota caratteristica di distribuzione statistica ( Zipf, Legge di potenze, distribuzione di Pareto e/o in generale distribuzione di Levy).La caratteristica è anche conosciuta come heavy tails, power-law tails, o le code di Pareto.

In tali distribuzioni una ampia frequenza o gran frequenza di di trasazione è seguita da una bassa frequenza o bassa ampiezza della popolazione che decresce gradatamente. In molti casi, gli eventi a bassa frequenza o scarsa ampiezza- la lunga coda, qui rappresentata dalla porzione gialla del grafico-possono ricoprire la maggior parte del grafico.

La presenza di una entità centralizzata non è necessaria quando i dispositivi di controllo e di ritorno dell‘informazione (feedback) , permettono agli attori di visualizzare o prendere coscienza delle conseguenze delle proprie azioni. Il fenomeno di auto-organizzazione incosciente si trasforma in controllo cosciente ed intenzionale quando si permette agli individui di comprendere gli effetti delle proprie azioni. Qui si inserisce il concetto di tensegrity, in riferimento ad un modello di gestione in cui le decisioni decentralizzate si uniscono a quelle centralizzate evitando una dinamica di controllo completamente chiusa ed onnipresente.

Invertendo la supremazia della centralizzazione sulle decisioni individuali, si ottiene che i cittadini prendono coscienza delle proprie azioni e così cominciano a coordinarle in modo intenzionale. Questo processo potrebbe riuscire a restituire la necessaria legittimità e credibilità agli interventi nelle aree urbane degradate.

Verso la partecipazione: Accountability e open data

“ La partecipazione richiede un sistema di infomazione, un osservatorio e degli indicatori che riflettano periodicamente la situazione di quelle variabili che riteniamo chiave per stabilire la nostra evoluzione e che siano accessibili e comprensibili ai cittadini.” (Agustín Hernández Aja, 2002)

Così nel 2002 Hernández Aja, docente di Urbanistica dell’ Università politecnica di Madrid, descrive i presupposti indispensabili per la partecipazione cittadina. Una decade più tardi acquistano popolarità modelli di comunicazione e dinamiche di gestione che ci avvicinano a questi presupposti. Tra questi vorrei far emergere l’accountability e il movimento Open Data.

Accountability è un termine anglosassone che potremmo tradurre con “ responsabilità” o “obbligo di render conto”. Accostandoci al concetto di accountability possiamo creare un ecosistema di comunicazione e trasparenza che permetterebbe al cittadino di esigere responsabilità dall’amministrazione. Il che ci aiuta a compiere l’obiettivo di decentralizzare il controllo necessario per una vera democrazia.

Open Parlamento è un esempio stupendo di come lavorare per migliorare e ottenere accountability. Si tratta di uno strumento Web che permette monitorare in maniera distribuita il lavoro dei deputati del parlamento italiano.

La pagina web offre molte informazioni sui proggetti di legge ed in generale su tutta l’attività del Parlamento Italiano. La cosa più interessante è il suo sistema di tracciamento distribuito che permette di controllare l’attività politica di ogni deputato. Ogni cittadino può “adottare” un deputato, pubblicare tutte le sue dichiarazioni e confrontarle con la sua attività parlamentare.

Immaginiamo questo stesso sistema applicato su scala locale, dove i cittadini hanno maggiore capacità di organizzazione e di esercitare pressione. Il controllo al quale sottostarebbero tutti gli amministratori locali sarebbe così intenso che questi si sentirebbero quasi obbligati a mettere in marcia un processo di trasformazione della struttura amministrativa verso un modello più aperto e partecipativo.

Il movimento Open Data si pone come una delle maggiori spinte ad ottenere trasparenza sulla gestione pubblica.

Open Data consiste nel porre a disposizione della società i dati dell‘ amministrazione pubblica, oltre i dati relazionati con progetti finanziati con denaro pubblico, o gestiti da istituzioni pubbliche.

L’obiettivo è approfittare di questi dati che le organizzazioni pubbliche non sanno o non sono capaci di analizzare. Liberarli in modo che qualunque persona o organizzazione possa usarli per costruire nuove formule di consultazione e visualizzazione, semplificare , diversificare oltre che arricchire le iniziali informazioni.

In Spagna, tra gli esempi di questa nuova tendenza spicca il progetto di Open Data Euskadi, parte integrante dell’iniziativa di Open Government del Governo Basco: un portale di esposizione dei dati pubblici in formato riutilizzabile, sotto licenza aperta. A scala urbana, emergono i progetti attivati da due città spagnole: Zaragoza e Cordoba, che cominciano a compiere i primi passi nel mondo di Open Data.

Sono convinto che la pressione cittadina obbligherà in breve tempo tutte le grandi città ad unirsi a questo processo di apertura e trasparenza.

Open Source e Intelligenza Collettiva

Come abbiamo detto, invertendo la supremazia della centralizzazione sulle azioni individuali, i cittadini prendono coscienza del proprio potere ed incominciano ad organizzarsi in rete.

Disponiamo della tecnologia, della conoscenza e delle dinamiche necessarie per porre in marcia processi di gestione urbana più aperti. I cittadini hanno cominciato a muoversi; le amministrazioni potrebbero approfittare di questi processi autonomi ed indipendenti per la gestione di situazioni molto complesse, ma continua a mancare una chiara volontà politica.

Probabilmente gli amministratori sono riusciti a ritardare il passaggio verso un nuovo modello di gestione partecipata grazie all’appoggio indiretto e anche diretto di quello che viene chiamato “quarto potere”: la stampa. Il sistema di informazione attuale offre ancora ad amministratori e potenti ampie possibilità per manipolare e controllare certi processi.

L’emergere di un modello di informazione molto più distribuito, incomincia ad offrire a qualunque cittadino la possibilità di produrre informazione locale rilevante. Nasce così un ecosistema di comunicazione basato nei Social Media.

Questo nuovo ecosistema di informazioni puo ridurre l’influenza dei mezzi di comunicazione di massa e quindi obbligare gli amministratori a rendere conto delle loro decisioni. Gli ammministratori si vedranno obbligati a relazionarsi con questo nuovo tipo di comunicazione, più orizzontale e distribuita: una opportunità per generare una forma di controllo sociale che migliori la trasparenza ed obblighi gli amministratori locali a tener in considerazione l’opinione pubblica.

Un esempio chiarissimo di quanto stiamo dicendo, sono le ultime mobilitazioni che stanno contraddistinguendo la Spagna. Dopo la manifestazione del 15 maggio scorso, un evento autorizzato e organizzato per diverse settimane e che ha riunito decine di migliaia di persone, si stanno realizzando una serie di “ accampamenti ” permanenti nelle piazze urbane, organizzati in pochissime ore, grazie unicamente allo scambio di informazione attraverso social network come Twitter e Facebook. Il controllo di questi movimenti è semplicemente impossibile.

C’è stato un primo passo verso un modello in cui i governanti e gli amministratori devono capire che non potranno continuare ad ignorare i cittadini e difendere esclusivamente gli interessi dei più potenti.

Ci troviamo di fronte a un nuovo processo di costruzione del bene pubblico e del comune, insieme allo sviluppo di un nuovo modello si spazio pubblico che abbiamo chiamato spazio senziente. I media tradizionali non riescono a trasmettere che cosa sta succedendo realmente nel quotidiano e di cosa stiamo discutendo o cosa stiamo organizzando noi cittadini. Al contrario, grazie ai Social Network tutti noi possiamo informarci e scambiare informazioni in tempo reale con le persone che in questo momento si sono accampate nelle piazze delle principali piazze spagnole.

Possiamo verificare come l’azione fisica sia assolutamente imprescindibile e come la sfera digitale sia capace di offrire un’intorno di comunicazione e di organizzazione di tipo “aumentato”, vale a dire che va oltre le possibilità di organizzazione di qualsiasi azione prevalentamente fisica: tutto diventa decentralizzato e allo stesso tempo connesso e sincronizzato.

Questi processi sembrano inevitabili e possono diventare, in tempi relativamente brevi, normali processi di gestione locale. A quel punto potremmo cominciare a parlare di una veritiera Città Open Source, e quindi di una città aperta alla partecipazione pubblica.

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Scritto in spagnolo da Domenico Di Siena. Tradotto all’italiano da Lina Monaco (@Li_m0) e Giuseppe Di Siena (@ingdisiena).

Licenza d’uso Creative Commons CC BY-SA 2.5 “Attribuzione – Condividi allo stesso modo”

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