N.Est. Simbiosi tra lo spazio urbano, arte e nuovi media

N.Est. Simbiosi tra lo spazio urbano, arte e nuovi media

N.Est. Simbiosi tra lo spazio urbano, arte e nuovi media 800 565 URBANOHUMANO

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Intervista a Danilo Capasso
Un progetto che vuole documentare le trasformazioni urbane attraverso gli occhi degli artisti e dei creativi che vi partecipano. Esperimento di videopartecipazione, database generativo di opere artistiche e web tv, N.EST investiga la periferia orientale di Napoli, anche attraverso il coinvolgimento della popolazione locale…

N.EST è un progetto sull’immaginario urbano, un database generativo di opere e progetti artistici indicizzati sulla mappa di un territorio reale – l’area orientale di Napoli – al quale è chiesto di ispirarsi. N.EST è un database collegato alla mappa dell’area, uno spazio simbolico sulla rete. Come nasce l’idea e a cura di chi?
Nuovi media, spazio urbano, architettura, arte; nel 2004 durate una navigazione notturna della rete alla ricerca di nessi tra questi ingredienti si e svelato un domino, un nome, un indirizzo, uno spazio. un database, www.napoliest.it.
L’idea nasce nel 2004, e prende forma in occasione dell’invito alla Mostra “Incursione Vesuviana”, una collettiva di artisti Napoletani curata da Gigiotto del Vecchio in occasione del passaggio in città di Utopia Station Revised, Biennale Arte di Venezia, Napoli Mostra d’Oltremare.
È un progetto che vuole documentare le trasformazioni urbane attraverso gli occhi degli artisti e dei creativi che vi partecipano e che sono il motore principale del progetto. N.EST è curato da un collettivo di cui fanno parte Giovanni Ferrarelli, Diana Marrone, Massimiliano Rianna. E naturalmente io…(n.d.r. Danilo Capasso).
Contemporaneamente N.EST è anche una pratica urbana, l’investigazione sensibile del territorio è la chiave per la costruzione di nuove idee per la rigenerazione, per proiettare nello spazio della periferia industriale le istanze e i desideri di quanti vivono questi luoghi per residenza o per lavoro. La periferia deve diventare città, e le forze creative presenti nel suo tessuto sono chiamate a partecipare con la messa in scena di una pianificazione virale, basata sull’esperienza diretta, partecipativa e complementare ai processi di cambiamento in corso.

Location, la periferia orientale di Napoli. Un motivo particolare per questa scelta?
Mentre il focus mediatico premia le aree periferiche di Bagnoli e Scampia, ultranote principalmente per motivi legati all’inquinamento industriale e per i livelli elevati di degrado sociale, Napoli est, sebbene sia un’area di ben 25 km quadrati che assume in se l’intero arcobaleno dei problemi di un’area marginale, non è ugualmente famosa per le cronache. Unico momento di vero exploit mediatico è stato nel febbraio 2008, quando in piena crisi rifiuti il Commissario Straordinario del Governo De Gennaro ha previsto di depositare diverse tonnellate di eco-balle all’interno dell’ex Manifattura Tabacchi. Uno splendido esempio di architettura industriale degli anni 30 a meno di due kilometri dal centro storico stava per diventare uno sversatoio, e questo in un’area ad alta densità di imprese, soprattutto nell’ambito dei servizi e dell’alta tecnologia.
Ma Napoli est è e resta un’area strategica per lo sviluppo della città, a dispetto della percezione di estraneità al centro, essa è la naturale espansione della città verso est, scomparsa dietro i rilevati ferroviari e autostradali. L’area est, un tempo area agricola e proto-industriale, tessuta da una rete di casali e mulini, è oggi un ibrido in cui i fantasmi dell’industria non hanno del tutto preso il sopravvento sulla residenzialità, e ancora resistono piccoli centri antichi con una loro precisa identità locale.

N.EST è una collettiva d’arte ma anche un modello di interazione con i cittadini con laboratori di proposte e sperimentazioni. Il sito è l’interfaccia col mondo col quale vi relazionate. Come funziona?
N.EST è prima di tutto un lavoro di investigazione fatto con gli artisti, quali cittadini sensibili e dotati di uno sguardo capace di svelare aspetti inediti dei luoghi, di ri-identficarli e di esperirli e trasmetterli. Naturalmente questo esperimento deve anche arrivare ai comuni cittadini. Attraverso il sito internet è possibile interagire con le diverse attività a disposizione. L’interfaccia principale è rappresentata dal database www.napoliest.it, basato su una mappa navigabile divisa in moduli; ogni modulo è una porzione di territorio e contiene le opere e i documenti riguardanti quello spazio. Si può navigare il contenuto e guardare i video direttamente dalla mappa, oppure utilizzare i menù con le categorie, le tag o i nomi dei contributors. N.ESTube è invece un esperimento di videopartecipazione, una video internet community, locale. Un’idea 2.0 per comprendere i processi di partecipazione, anche attraverso i nuovi media. Il N.ESTube, creato in occasione del Festival della Creatività di Firenze 07, è una versione “local” – “site specific” di youtube, dove il contenuto è generato dagli utenti che postano i loro video, dedicati a Napoli est. Per finire ci sono anche il blog e la N.ESTV, quest’ultima creata per la mostra N.EST 2.0 al MADRE di Napoli è una webtv che trasmette full time i video contenuti del database di N.EST.

Dal 13 gennaio al 25 febbraio 2008 il MADRE ha ospitato, nella Project Room, N.EST 2.0 The making of the city/Disegna la tua città, il secondo progetto curato da Gigiotto Del Vecchio e Stefania Palumbo. Come è nata l’idea del progetto e con quale scopo?
È stata sicuramente un’esperienza incredibile e irripetibile.Quasi 50 artisti hanno aderito al progetto e partecipato ai numerosi laboratori e visite guidate nella periferia est, assieme anche ai comuni cittadini.
L’idea nasce dalla volontà di esplicitare le potenzialità del progetto N.EST creando uno studio laboratorio dove discutere, studiare, consultare, produrre, contenuti e idee su Napoli est. invitando le persone in uno spazio vivo da utilizzare giorno per giorno. Un’idea che non si riflette nel concetto di white cube quanto invece in una “pratica” che usa l’arte come mezzo per ridefinire il concetto di esperienza.
WORK, TALK, WALK sono le tre attività della “pratica” di N.EST 2.0. Tre assi come spazio, evento e movimento. Lo spazio del laboratorio con la ripida con-sequenza di incontri con le realtà più diverse, l’evento degli incontri domenicali di approfondimento con i conseguenti spazi di convivialità, muoversi, a bordo di un bus turistico, e visitare le aree marginali della periferia ad est.

Dopo il MADRE?
Mentre gli architetti di N.EST stanno lavorando sul progetto Art Station, un’installazione urbana nell’area del Parcheggio Brin a Gianturco, parallelamente sono in cantiere alcuni interessanti progetti, tra i quali un laboratorio con le scuole di Napoliest e un laboratorio/attivatore urbano in una nuova stazione della metropolitana, sempre a Gianturco.

Avete definito N.EST un ibrido a metà tra arte, ricerca, ed esperienza quotidiana; un luogo di discussione e si sviluppa come soggetto culturale attivo: registra il presente di un territorio e le sue percezioni. Come mettete in pratica l’ambizione di conciliare i tre aspetti?
Come rabdomanti ci dirigiamo di volta in volta dove l’energia è migliore… l’arte è sublimare le esperienze in qualcosa di trasmissibile ed emozionante, l’arte può essere la zona franca in cui ricerca ed esperienza quotidiana producono un flusso di informazioni e idee utili allo sviluppo della società e della cultura.
N.EST è soggetto culturale attivo perchè produce mitologia urbana di un’area marginale, gioca sull’immaginario per creare consapevolezza.

Pensate che N.Est sia un modello riproducibile in altri contesti territoriali?
Certamente, ovunque vi sia un’area urbana particolare su cui si può proiettare una lente per leggere il presente ed inventare un futuro. Sicuramente una periferia industriale da riqualificare è il posto migliore.
Napoli est in questo senso offre diversità e varietà in un unico contesto locale.

web: www.napoliest.it

fonte: www.tafter.it

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